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WITCHBLADE
- IL FILM di Paolo Ferrara
WITCHBLADE,
regia di Ralph Hemecker, con Yancy Butler, Anthony
Cistaro, Conrad Dunn, David Chokachi, Kenneth Welsh, William
Yun Lee, Eric Etebari; Sceneggiatura: J.D. Zeik.
Una delle cose che non si può dire si siano fatti mancare
i ragazzotti della Image sono le trasposizioni. Dallanimazione
al cinema ai videogame (ultimamente sia come esportazione
che come importazione) hanno collaudato un po tutte
le vie. Ovviamente con i risultati più disparati: si
va dalla pregevolissima serie animata di Spawn al tristo film
tutto luci e colori e zero contenuto narrativo, per fare un
esempio.
Le commistioni si allargano, moltissimi disegnatori Image
si sono messi al soldo delle industrie di videogame (alcuni
trascurando le loro stesse creazioni fumettistiche come Scott
Campbell e Maduera che hanno praticamente abbandonato
i loro personaggi, Danger Girl e Battle Chaser
creati per la Cliffanger!, sottoetichetta creata apposta per
loro).
Alinterno
di questo strano mondo parallello una delle ultime nate e
la serie televisiva di Witchblade, con attori in carne ed
ossa di cui è stato prodotto un pilot film.
Witchblade è stato il personaggio che ha rilanciato
e portato al successo la Top Cow di Mark Silvestri.
La storia vuole mescolare temi polizieschi con fantastico
ed orrore, cercando di discostarsi dai canoni classici del
superomismo. La serie parte anche relativamente bene, ma ben
presto comincia a rivelarsi piuttosto povera. Il vero fautore
del successo della serie resta il talentuoso giovane autore
che vi si fa sopra le ossa, Michael Turner, virtuoso
in donzelle succinte. Ora Witchblade sta cercando altre strade
(e soprattutto altri autori) per cercare di alzare il tiro
(anche perché non vantando più i disegni di
Turner deve correre i ripari: far risalire la storia o cercare
un degno sostituto) e sembre proprio che ultimamente stia
raggiungendo un certo equilibrio.
E il film pilota?
La prima cosa di cui ci si rende conto cominciandone la visione
è una certa vicinanza al fumetto, non solo per quanto
riguarda i personaggi (i nomi tornano tutti e parecchi sono
pure somiglianti. Escluso il personaggio più carismatico
della serie a fumetti, il killer orientale Ian Nottingham
dai capelli lunghi e lo stile impeccabile che nella trasposizione
dal vivo diventa un americano trasandato) ma anche per sensibilità.
Il film vuole essere a tutti i costi un film di seria A, da
sbancare i botteghini, ma più si va avanti e più
ci si rende conto che non riesce ad allontanarsi nemmeno dalla
Z.
Splendide armature, buone scenografie, effetti speciali ricercati
e anche piuttosto dispendiosi. Ma è evidente che il
regista vuole fare il sofisticato a tutti i costi e butta
le cose qui e lì, un po dove capita senza cognizione
di causa forzando spesso la mano. Effetti roboanti in momenti
assolutamente inutili.
I dialoghi sono sempliciotti e banali e non aiutano certo
il film, così come la voce fuoricampo della protagonista
che ha la pessima abitudine di saltare fuori nei momenti meno
indicati. Come ad esempio una scena che sarebbe potuta risultare
bella e poetica e invece ricorda una pubblicità di
Calvin Klein.
Lo sviluppo poi risulta lento, pesante, soporifero. Le poche
scene dazione, per altro vagamente confuse, non sono
sufficienti ad alzare la soglia dattenzione.
Arrivare alla fine è quasi una tortura. Chissà
se questa volta, così come col tempo hanno capito che
splendidi disegni non sono sufficienti se non sono sorretti
da una trama interessante, capiranno che effetti speciali
in quantità non sono assolutamente sufficienti per
coprire carenze registiche e di sceneggiatura.
©
2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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