Tracklist
Disc
1
1. Back in the U.S.S.R.
2. Dear Prudence
3. Glass Onion
4. Ob-La-Di, Ob-La-Da
5. Wild Honey Pie
6. Continuing Story of Bungalow Bill
7. While My Guitar Gently Weeps
8. Happiness Is a Warm Gun
9. Martha My Dear
10. I'm So Tired
11. Blackbird
12. Piggies
13. Rocky Raccoon
14. Don't Pass Me By
15. Why Don't We Do It in the Road?
16. I Will
17. Julia
Disc 2
1. Birthday
2. Yer Blues
3. Mother Nature's Son
4. Everybody's Got Something To Hide Except Me And My Monkey
5. Sexy Sadie
6. Helter Skelter
7. Long, Long, Long
8. Revolution 1
9. Honey Pie
10. Savoy Truffle
11. Cry Baby Cry
12. Revolution 9
13. Good Night
The
Songs of the Beatles
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"WHITE
ALBUM" - L'ANARCHIA IN SENO AL GRUPPO: METASTASI DEL NUCLEO
BEATLES
Reduci dall'insuccesso del progetto Magical
Mystery Tour e orfani del loro manager Brian Epstein,
I Beatles diedero avvio a un inconvertibile ed apparentemente
inarrestabile declino, prima umano che artistico, e questo stato
di apparente "follia interna" sarebbe esploso ben
presto in una bellicosa forma di anarchia che spezzo' il gruppo
in quattro entita' separate, scisse in modo drammatico ed irreversibile
dai loro ormai ingrassati e ingovernabili ego; in breve essi
diventarono a tutti gli effetti musicisti e compositori solisti,
qui intesa nell'accezione piu' larga del termine.
Lo status di complesso unito quanto la teoria di complementarieta'
reciproca, con il White Album vennero frantumate
in tanti piccoli, in alcuni casi non identificabili, "oggetti
volanti" dispersi nella loro personalissima, inespugnabile
galassia cosmica, diretti chissa' dove e per quale mai intenzione...
Il "doppio bianco", com'e' unanimemente conosciuto,
sia da fans che da critici, non solo si sarebbe trattato dell'ennesimo,
strabiliante capolavoro musicale dei Beatles, nonche', con molte,
probabilita', il loro definitivo zenith creativo, ma avrebbe
rappresentato un insuperato esempio di abilita' "decostruttiva"
del Pop, "decostruzione" che, seguendo un'inedita
logica musicale, assunse il significato di "nuovo confine
abbattuto" in seno alla musica popolare del Ventesimo Secolo.
Se
SGT. PEPPER porto' i Beatles a toccare il cielo con un dito,
e provoco' la Seconda Grande Rivoluzione di massa in ambito
rock, il WHITE ALBUM funse da perfetta quanto spietata, spudorata
antitesi alle "colorizzazioni" sgargianti e talvolta
opprimenti del Sergente Pepe: niente piu' trucchi dall'appeal
ipnotico e stralunato, ma un album, un percorso che avesse l'intenzione
di tracciare una strada al contrario, in netto contrasto con
le sfarzosita' e gli eccessi psichedelici dell'"LP piu'
influente della storia del ROCK".
Il White Album si materializzera', secondo
l'assoluta volonta' di JOHN, PAUL, GEORGE e RINGO, come "nemico
dichiarato" di Sgt. Pepper e Revolver; l'hype questa volta
lascia spazio all'anarchia musicale piu' devastante: assisteremo
all'ultima grande provocazione ad opera degli ex-quattro baronetti.
A cominciare dalla copertina, a suo modo tanto magnetica quanto
fu quella di SGT. PEPPER, ma in modo del tutto distante e contrastante:
interamente bianca, un bianco "minimale", quasi non
volesse recare disturbo a coloro che fossero rimasti "accecati"
e poi... non vedenti a causa degli "abbagli" del precedente,
illustre LP. Tale spregiudicata mossa si rivelo', seppur implicitamente,
un atto di "gentile ed intelligente"
polemica e acido astio verso tutti coloro che malinterpretarono
e fraintesero gli acuti concetti esposti all'interno di "Pepe".
Dopo l'esplosione, infatti, molti, troppi gruppi si gettarono
sulla scia della nuova, sconvolgente moda psichedelica, che
proprio con i Beatles (sebbene essi stessi si potrebbero definire
in mille modi tranne che "psichedelici"...), venne
promossa, da moda "underground", a divulgatrice di
nuovi e mai sperimentati "concetti", qualche mese
prima solo sfruttati in cantine o casomai "sepolti"
in qualche bobina gelosamente nascosta e rivelan-ti "verita'"
inudibili, per i tempi.
Sin dalla prima traccia, la trascinante, irriverente Back
In The USSR, a firma di Paul McCartney,
e' fin troppo chiaro che, nonostante sia passato solamente un
anno e poco piu', l'album avrebbe vertito su coordinate del
tutto differenti da quelle ultra-cervellotiche ed avanguadistiche
degli lp predecessori. Scoordinato, sballato, conciso e serrato,
un'opera ambiziosa ma allo stesso tempo resa unica dalla accattivante
semplicita', contraddistinta da una insolita ma gradita durezza
e asprezza; elementi questi che rendevano THE BEATLES un'opera
di grande valore ed impreziosita da un impareggiabile eclettismo.
Esso fu l'emblema della scomposizione e poi ristrutturazione
del genere musicale; si ha, con il Doppio Bianco, un'eccitante,quanto
inaudita per i tempi, ricerca a 360° gradi, nei meandri
piu' scavati ed inaccessibili di un apparentemente ristretto
e limitato pianeta musicale.
Con SGT. PEPPER i Beatles avevano dato dimostrazione al mondo
intero che la musica che essi stessi suonavano ed elaboravano
di continuo nei propri studi di Abbey Road, aveva il diritto
supremo ed incontestabile di essere eletta a Nuova Forma d'Arte
contemporanea, valicando ogni piu' inimmaginabileconfine della
musica del Ventesimo Secolo e occupando prepotentemente un posto
d'elite accanto alle due formedi musica "colta" per
eccellenza: il jazz e la musica classica.
THE BEATLES invece ha tutt'altre "ambizioni": intende
correre "al contrario", quasi si trattasse di una
macchina da formula 1 che, d'improvviso, vedendo che tutti stavano
seguendo la sua scia, un po' per ira, un po' per dispetto, avrebbe
deciso che sarebbe stato il momento di rimettersi in discussione
e fare .... una drastica, "inconcebile" marcia indietro.
Il disco e' un calvario di suoni e distorsioni, in continuo
bilico tra rock'n'roll e vaudeville (Honey
Pie), sospesa fra eteree ballate dall'appeal
psichedelico (Cry Baby Cry)
e pseudo-avanguardiste (Revolution
9);
ma vi troviamo al suo interno anche reminiscenze di hard-rock
(Everybody's
Got Something To Hide Except Me And My Monkey),
candide ballate da camera dal feel quasi-classiccheggiante
e sorrette da un testo al limite del nonsense (Martha
My Dear); oppure squarci di rock lennoniani come I'm
So Tired
e la celebre Happiness Is a Warm
Gun (uno dei capolavori del disco: un brano
che in realta' contiene tre frammenti di tre melodie diverse,
a testimonianza, questa, della "scientificita'", nelle
modalita' di composizione, di Lennon e McCartney).
Ma a detta di molti la traccia piu' entusiasmante ed emotivamente
riuscita e' While My Guitar Gently Weeps, ad
opera di un sempre piu' maturo, in qualita' di autore, George
Harrison : musicalmente si tratta di una malinconica,
struggente ballata poi visceralmente invigorita, fino a compiere
una perfetta metamorfosi di liricita' e grande senso di perdita
nel vuoto; a lungo restera' IL capolavoro harrisoniano.
Anche i testi riflettono la grande, monumentale versatilita'
espressa dalle musiche del White Album: si
passa dai temi piu' disimpegnati (ma mai sciocchi, anzi: assai
ironici) di Back In The USSR a vere e proprie
celebrazioni di Madre Natura (Mother
Nature's Son) che rivela un sorprendente McCartney
in versione soft-country; Lennon, da par suo, eccelle
nella sarcastica e spregevole Sexy Sadie (narrante
la delusione e conseguente disillusione provocata dal Maharishi
Yogi, che Lennon non ha alcuna remora nel definirlo un povero
"buffone" e cialtrone...);
McCartney dà ampia dimostrazione, poi, di concepire liriche
di dubbio, ambiguo gusto, come nel caso della durissima, sferzante
Helter Skelter, ricca di distorti, laceranti
frastuoni (la cui tetra fama fu data dal fatto che ispirò
il folle Charles Manson
a compiere l'ormai arcinota strage in Casa Polansky, uccidendo,
abbandonandosi a rituali satanici, la bellissima moglie Sharon
Tate...), quasi un rock concepito per "violentare"non
solo le orecchie dell'ascoltatore ma anche la sua fantasia...
Opera aperta per eccellenza, dunque, nella quale nessuno degli
autori si impone barriere o tabu', anzi, il compito, la Missione
principale del "doppio bianco" e' infrangere i cliche's
che riducevano la musica pop a tre semplici accordi uniti a
testi dall'imbarazzante banalita'.
A questo proposito, JOHN / PAUL / GEORGE AND RINGO sarebbe risultato
essere un titolo di gran lunga piu' adatto:e' praticamente impossibile
rimanere indifferenti alla estrema liberta' creativa individualistica
che con THE BEATLES raggiunge vertici di espressivita' raramente
riscontrabili in altre opere "di rottura" del Ventesimo
Secolo. Ma, onde raggiungere questo status di assoluta' liberta'
artistica, non sono stati risparmiati alcuni, "piccoli"
ed insignificanti scarti che avrebbero funto da "scarabocchi"
all'interno del magniloquente dipinto beatlesiano. Certo ci
saremmo potutirisparmiare l'inutilita' di ascoltare autentici
rimasugli e "piccole deliziose schifezze" quali Honey
Pie, Don't Pass Me by, The
Continuing Story Of Bungalow Bill, le tutt'altro che
memorabili Rocky Raccoon (esempio di fiacco western'n'roll)
e Wild Honey Pie, "donateci" da un
fin troppo supponente McCartney che, ahinoi, qui ci avrebbe
rivelato le prime avvisaglie di Muzak di cui diverra', nel cuore
della carriera solista dei '70, il principale esponente.
E George Martin, il loro infallibile produttore, non poteva
che avere ragione quando, assai saggiamente, aveva consigliato
ai quattro di ridurre ad un eccellente album singolo di 14 -
16 pezzi, tutta quell'incredibile "iniezione" di creativita',
la quale "infetto'" "divinamente" gli ultra-prolifici
"capi" Lennon e McCartney. Ma il reale problema fu
che i Beatles, in un '68 sempre piu' "caldo", sempre
piu' sfuggente, si consideravano, di giorno in giorno, sempre
piu' Beatles, il che aveva significato di padronanza assoluta
(da parte loro) di un Mondo Musicale che guardava, da sempre,
meravigliato e "pietrificato" ogni qualvolta i Nostri
concepivano i loro "geniali parti-lirico-pop".
I Beatles erano consci di tutto questo divino potere, ed il
loro indiscusso status di "inespugnabilita'"
rendeva i loro ego ancor piu' impazienti e insoddisfatti del
loro operato, alla continua ricerca della perfezione tecnico-musicale-creativa,
in special modo da parte di Paul McCartney,
il quale aveva preso sempre piu' a litigare con il suo reticente
"compagno di genio" Lennon. Quest'ultimo, all'apice
sentimentale con Yoko Ono, credeva sempremeno nel progetto-Beatles
ed premeditava gia' allora di sciogliere il famoso complesso,
onde potersi dedicare alla sua imminente carriera solista.
La reale "guerra", come tutti possono supporre, era
naturalmente tra i due Grandi Despoti Lennon e McCartney, considerando
che il "povero" Harrison non aveva mai avuto la possibilita'
di auto-candidarsi a valido strumento di opposizione contro
la Dittatura dei Due Mostri Sacri. Non parliamo poi di Ringo...
Ormai il processo disgregativo era entrato in funzione, e il
punto di non-ritorno ("annunciato" simbolicamente
dal fallimento di Magical Mystery
Tour) fu decretato in maniera definitiva. Ognuno
procedeva e componeva per proprio conto, specie portandosi session-men
negli Abbey Road Studios (come per esempio fece George
Harrison con Eric Slowhand Clapton,
onde conferirgli il titolo di chitarrista solista all'interno
di While My Guitar Gently Weeps, che Clapton
stesso impreziosira' con un tagliente, sensuale e magnetico
assolo nella sezione centrale del brano).
Spesso oggi si parla di cross-over o di abbattimento
di generi; molti evidentemente non sanno che furono proprio
i Beatles, in quel nevralgico, isterico '68, a decretare l'abbattimento
delle barriere della musica pop, avventurandosi spesso
e volentieri in territori abitualmente a loro sconosciuti ed
uscendone con nuove formule musicali e concepimenti, all'epoca,
del tutto inediti, "uniti" dal folle intento di comporre
musica cercando pedissequamente e con grande spirito pionieristico,
di allontanarsi dagli abituali, oramai logori, clichès
del tempo.
Il White Album, in definitiva, avrebbe rappresentato
per tutto il mondo del Rock un supremo esempio di "decodificazione
musicale", dove il genere si tramutava in "non-genere"
e viceversa, e dove spesso cio' che si intendeva comporre non
era musica ma bensi' un primo, azzardato tracciato di... "non-musica".
Abbiate dunque il coraggio di "immergervi" nei solchi
di THE BEATLES e ne uscirete con un concetto ex-novo sulla
musica rock, sia del vostro che... del "nostro" tempo.
...Anche se quando vengono tirati in ballo i Beatles parlare
di "tempo" e' quasi sempre relativo e, in alcuni casi,
fuori luogo.
Quando si tende a dire "musica e opere senza tempo"...
quando annunciamo: Ladies and Gentlemen... The Timeless Beatles!
E mi tuffai...
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© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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