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LA CANDY CAMERA DI TIM
BURTON
Tutto comincia dal seme, o meglio dal minuscolo germe
di unidea. Puoi coltivarlo per un annetto buono, prima
di dargli forma. Quando ci riesco, non comincio mai a scrivere
sui due piedi. Sono molto cauto. Ci giro intorno, gli do
unocchiata, lo annuso, vedo se può funzionare.
perché una volta che si parte, cè in ballo
un anno di lavoro, quindi si tratta di una decisione importante.
Si capisce perché lautore di queste righe, il
grande scrittore per linfanzia Roald Dahl, non
avesse apprezzato la trasposizione cinematografica del suo
Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato: per quanto
scoppiettante, per quanto colorito, per quanto ben realizzato,
il film diretto nel 1971 dal carneade Mel Stuart su consiglio
della figlia non era che una copia sbiadita del suo bildungsroman
zuccherino e dirompente. Tolto un Gene Wilder in stato
di grazia, la pellicola poggiava sulle scenografie dei Bavaria
Studios di Grunland, Germania, nonché sulle doti recitative
di un pugno di raccomandatissimi sbarbati. E a parte il protagonista,
il resto lasciava abbastanza a desiderare: il perfetto equilibrio
agrodolce tipico di Dahl aveva lasciato il posto a una fiaba
lisergica simile a un videogame Nintendo. E in il lato più
dark della faccenda era consistito nella difficoltà
di reperire i nani cui affidare il ruolo dei mitici Oompa
Loompas, impresa resa quasi impossibile dalle purghe Hitleriane.
Come se non bastasse, a finanziare il papocchio era stata
la Quaker Oats, una azienda dolciaria pronta a sfruttare il
povero Willy Wonka per bieche motivazioni commerciali. Risultato:
un grande passo per il pubblico, subito ammaliato dai flash
lisergici della fabbrica e dai funambolismi di Wilder, e un
grande insuccesso per Dahl, che da quel momento cominciò
a chiudere sistematicamente le porte in faccia alle profferte
Hollywoodiane.
La fabbrica di cioccolato e la fabbrica
dei sogni
Passa un quarto di secolo, e la ruota gira. Hollywood, affamata
di idee for Kids come non mai, dopo aver raschiato
il barile delle fiabe classiche comincia a rastrellare le
biblioteche di tutta lEuropa e di tutta lAmerica,
alla disperata ricerca di qualche spunto da monetizzare. Grandi
scrittori per i bimbi e copywriter furbetti si mettono in
fila pur di passare alla cassa, e il format della fiaba
per ragazzi torna in auge. A tirare la volata per tutti sono
film come Il Grinch di Ron Howard (2000) e Harry
Potter di Chris Columbus (2001). Gli ingredienti della
ricetta sono quelli utilizzati da tutti I creatori di miti
da Omero in poi: giovani eroi in cerca di illuminazione, caverne
reali e/o metaforiche, mostri inconsci più o meno cattivi
e una bella spruzzata di magia pret-a-porter. Il successo
delliniziativa è immediato, e tutti i producer
degni di tale qualifica si gettano alla ricerca della nuova
J.K. Rowling, del nuovo Doctor Seuss, e soprattutto del nuovo
Roald Dahl. Lo troveranno in un cineasta che fra gli Anni
'80 e gli Anni '90 ha ripercorso le orme del leggendario narratore
anglosassone con rispetto e deferenza, popolando i propri
film di macchine celibi infantili e malinconiche e di atmosfere
perennemente in bilico fra fiabe e incubi: il Tim Burton
di Edward Mani di Forbice (1990), Nightmare Before
Christmas (1993) e James e la pesca gigante (1996).
Willy, Johnny & C.
Burton, da sempre, è un grande fan di Dahl. Così,
quando il progetto di un remake de Willy Wonka e
la fabbrica di cioccolato arriva alla Warner, il regista
si siede sulla riva del fiume di cioccolata, e aspetta di
veder passare i cadaveri dei pretendenti alla regia. Fra il
1999 e il 2004, la Warner Bros. depenna nellordine Gary
Ross (Pleasantville), Rob Minkoff (Stuart Little 1 e 2)
e addirittura limmenso Martin Scorsese (The Aviator),
mentre il ruolo di Willy Wonka solletica allegri tipetti come
Nicolas Cage e il rocker Marilyn Manson. Poi, finalmente,
lo spettinatissimo Burton si impadronisce del progetto con
la benedizione degli eredi del romanziere. Le idee del regista
sono chiare fin dallinizio: Niente in contrario
alla tecnologia digitale, ma io preferisco lavorare sui set....
Convocati i suoi abituali compagni di avventure il
direttore della fotografia Philippe Roussellot, visto
in Il Pianeta delle Scimmie (2001) e Constantine
(2004) e gli scenografi Alex Mc Dowell e Peter Young
di Batman (1989), Il Corvo (1994) e Minority
Report (2002), per non parlare di Gabriella Pescucci,
costumista dei felliniani Prova dorchestra (1978)
e La città delle donne (1980), il nostro riapre
la fabbrica di cioccolato. E affida le parti di Willy Wonka
e del suo giovane erede Charlie Bucket a una coppia già
consumata: quella rappresentata da Johnny Depp e Freddy
Highmore (Neverland). Una sorpresa alla Tim Burton
anche alla produzione: a cacciare i soldini, infatti, è
la Plan B di Brad Pitt e Jennifer Aniston.
Un biglietto tutto doro
Il Willy Wonka che fra poche settimane debutterà nei
cinema di tutto il mondo, per poi planare nel nostro paese
giusto in tempo per linizio delle scuole, e unennesimo
saggio di bel cinema alla Tim Burton. Un budget ipertrofico
di 180 milioni di dollari, per raccontare una storia che è
già mito: ovvero, comè che un ragazzino
poverissimo trova un biglietto doro in una barretta
di cioccolato, e si ritrova catapultato in una fabbrica insieme
con altri quattro suoi coetanei. Pronto a contendere a questi
ultimi leredità fatata della leggendaria fabbrica
di cioccolato di Willy, fra scoiattoli operai perfettamente
addestrati ad aprire nocciole, caramelloni perpretui che mai
si consumano e fiumi di dolci davvero magici. Detesto
rovinare i ricordi dinfanzia degli spettatori, ma il
Willy Wonka del 1971 era un film loffio, commenta Burton.
Ho deciso di rigirarlo per riportare lattenzione
sulla vera invenzione di Dahl: cioè, lidea di
trattare i bimbi come da adulti. Anche se questi ultimi tendono
a dimenticarlo, il romanzo rappresenta uno dei primi casi
in cui la letteratura per ragazzi ha assunto un tono più
sofisticato, e ha cominciato a trattare tematiche e sentimenti
più dark. "Willy Wonka dimostra che linfanzia
non è solo un luogo lieto, ma può avere un lato
assai sinistro. E se lo dice lui, che di incubi se ne
intende, cè da credergli. Per chi volesse verificare,
però, lappuntamento è per il 23 settembre
in tutti i cinema: e buone dolcezze a tutti.
©
2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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