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Il primo Rorschach non si scorda mai
© Warner Bros. 2007




Tanti “rumors” sul film


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ASPETTANDO I GUARDIANI...

“Francamente, non penso che sia possibile farci un film. Non ho costruito questa storia per sottolineare le affinità fra cinema e fumetto, che pure sono innegabili, anche se a parer mio marginali. L’ho costruita per sottolineare quello che il fumetto è in grado di rappresentare e il cinema e la letteratura, invece, no”. Inutile chiedere ad Alan Moore cosa pensi di tutti gli “stop and go” occorsi alla trasposizione cinematografica di Watchmen dall’89 a oggi: come dimostra questa bella citazione dell’intervista concessa a suo tempo a Danny Graydon di “Variety”, la sola idea di un “Watchmen” a ventiquattro fotogrammi al secondo gli ha sempre fatto venire l’orticaria. E il gran rifiuto del guru di Northampton pesa sui destini cinematografici del seminale romanzo grafico DC come una maledizione. Per rendersene conto, basta scorrere i nomi e i curriculum di tutti i cineasti che sono rimasti scottati dal progetto dal 1989 a oggi. Un vero e proprio “Parterre de roi” che avrebbe potuto condurre in porto senza fare una piega qualunque megaproduzione hollywoodiana. Nel gruppo ci sono signori sceneggiatori come Sam Hamm e Warren Skareen (Batman), Charles McKeown (Brazil) o David Hayter (X-Men), registi come Terry Gilliam (I Fratelli Grimm e l’incantevole strega), Paul Greengrass (United 93) o Darren Aronofsky (The Fountain - L’albero della vita) o grandi star come Schwarzenegger, Jamie Lee Curtis o Kevin Costner, “rumored” a più riprese come possibili membri del cast. Possibile che gente di questo livello non sia riuscita a tirar fuori da un libro del genere uno straccio di film? Possibile sì. E gli aficionados del fumetto di Moore e Gibbons sanno bene dove stia il problema: nell’impossibilità di strizzare le tonnellate di trame, sottotrame, citazioni, storie e geografie diluite nei 12 capitoli di questa miniserie in un film di due ore. Per molti anni, la ricchezza di “Watchmen” ha costituito uno scoglio insormontabile per ogni film-maker. Ma nell’era del Dvd “Extended Play”, ha tutte le possibilità di diventare un valore aggiunto, allungando la vita della versione “theatrical” e irrobustendola a suon di scene tagliate, aggiunte e integrazioni.

Un film “extended play”

A quanto pare, le cose andranno proprio in questo modo: a confermarlo a IGN.com è stato proprio Zack Snyder, già regista di 300, richiamato in servizio dalla Warner per scrivere l’ultimo capitolo di questa storia infinita. “Alla peggio, potremmo utilizzare tutto il materiale «spurio» contenuto nel fumetto, come le “Tales of the Black Freighter”, per la versione “alternativa” del film. Ma la battaglia non è ancora persa, per cui non ho intenzione di mollare”. La storia, quindi, dovrebbe restare quella che ha rilanciato i super-eroi nell’immaginario di fine millennio. Come V For Vendetta, Watchmen è una distopia ambientata in un 1985 alternativo in cui gli Usa hanno vinto la guerra del Vietnam, Nixon è ancora presidente e la Russia minaccia una guerra nucleare. Fra i responsabili della situazione c’è anche un gruppo di super-eroi chiamati “Minutemen”. Il più potente è l’invincibile Dottor Manhattan, insensibile “ubermensch” dalla pelle azzurrognola in grado di trasformare ogni suo desiderio in realtà. Accanto a lui c’è il Comico. Un super-soldato violento, amorale e privo di scrupoli, pronto a tirare lacrimogeni sulle vecchiette e sbuzzare le donne incinte senza fare una piega. E, intorno, un bel campionario di sballati in costume, da Nite Owl, un Blue Beetle alternativo privo del “Sense of Humour” di Ted Kord, alla ex pin-up Silk Spectre, dal vigilante psicopatico Rorschach al megalomane Ozymandias, che ha trasformato i propri poteri in un business. Quando il Comico muore in circostanze misteriose, i suoi ex colleghi, ormai fuorilegge, tornano in pista per indagare sul suo assassinio. Ma solo per scoprire che il morto era solo una pedina nelle mani di un nemico più diabolico di qualunque super-criminale da fumetto. La trama in sé sarebbe tutta qui. Ma nel corso della storia, Watchmen deborda nel metafumetto, in un frullato di linguaggi che riassume in un grumo coeso e ribollente gli ultimi cinquant'anni di cultura popolare Made in Usa. Rotocalchi, “Tijuana bibles”, Biopic, pubblicità, strip orrorifiche, feuilleton: nel grande affresco tracciato da Moore e Gibbons, come in un immenso puzzle, questi e altri elementi si mescolano. E il risultato è un’opera adulta e consapevole. Che ora si appresta a debuttare al cinema in un mix di tecniche altrettanto composito.

Mix and match

La prima immagine ufficiale di Watchmen è arrivata in Rete all’inizio di marzo, insieme con uno dei tanti trailer prodotti per il lancio di “300”. Pur essendo solo una “prova costumi” con qualche ritocco in Photoshop, quella prima istantanea di Rorschach ha mandato in fibrillazione tutti i siti di comic book movies: si tratta, infatti, della prima prova provata che stavolta mamma Warner fa sul serio. La sceneggiatura del “deb” Alex Tse ricalca i punti salienti di quella scritta a suo tempo da Hayter, e recensita in termini entusiastici da tanti “Watchmen Geeks”. Fra i suoi punti di riferimento visivi, oltre al fumetto originale, Snyder annovera nientemeno che “Taxi Driver”: nonostante questo, come “300”, il film vivrà su un mix di tecniche, dalle riprese “on location” sul set al “green screen” utilizzato in kolossal recenti come la nuova trilogia di “Star Wars” e “King Kong”. A quanto pare, grazie al cielo, non dobbiamo aspettarci un remake “paro paro” del fumetto, come con Sin City o “300”, ma una “reinvention” che nasce per esaltarne i momenti fondamentali. Ovviamente, come da copione, Moore e Gibbons hanno declinato ogni coinvolgimento con la produzione. Gli unici membri del cast tecnico che gli aficionados di fumetti a stelle e strisce ricorderanno con piacere sono Adam Hughes e John Cassaday, i due celeberrimi penciller saltati a bordo in veste di costumisti. E il cast? Corre voce che Tom Cruise stia facendo fuoco e fiamme per il ruolo di Ozymandias, ma al momento non c’è nulla di certo sulla sua partecipazione. È quasi certo, invece, che Ron Perlman (Hellboy) e Gerald Butler (300) saranno della partita. Resta da vedere in che termini. Ma da queste parti, contiamo di restare alla finestra. Alla prossima, dunque.

© 2007 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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