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ASPETTANDO I GUARDIANI...
“Francamente, non penso che sia possibile farci un film.
Non ho costruito questa storia per sottolineare le affinità
fra cinema e fumetto, che pure sono innegabili, anche se a
parer mio marginali. L’ho costruita per sottolineare
quello che il fumetto è in grado di rappresentare e
il cinema e la letteratura, invece, no”. Inutile chiedere
ad Alan Moore cosa pensi di tutti gli “stop
and go” occorsi alla trasposizione cinematografica di
Watchmen dall’89 a oggi: come dimostra
questa bella citazione dell’intervista concessa a suo
tempo a Danny Graydon di “Variety”, la sola idea
di un “Watchmen” a ventiquattro fotogrammi al
secondo gli ha sempre fatto venire l’orticaria. E il
gran rifiuto del guru di Northampton pesa sui destini
cinematografici del seminale romanzo grafico DC come una maledizione.
Per rendersene conto, basta scorrere i nomi e i curriculum
di tutti i cineasti che sono rimasti scottati dal progetto
dal 1989 a oggi. Un vero e proprio “Parterre de roi”
che avrebbe potuto condurre in porto senza fare una piega
qualunque megaproduzione hollywoodiana. Nel gruppo ci sono
signori sceneggiatori come Sam Hamm e Warren
Skareen (Batman), Charles
McKeown (Brazil) o David
Hayter (X-Men), registi come Terry
Gilliam (I Fratelli Grimm e l’incantevole
strega), Paul Greengrass (United
93) o Darren Aronofsky (The
Fountain - L’albero della vita) o grandi star
come Schwarzenegger, Jamie Lee Curtis o Kevin Costner, “rumored”
a più riprese come possibili membri del cast. Possibile
che gente di questo livello non sia riuscita a tirar fuori
da un libro del genere uno straccio di film? Possibile sì.
E gli aficionados del fumetto di Moore e Gibbons sanno bene
dove stia il problema: nell’impossibilità di
strizzare le tonnellate di trame, sottotrame, citazioni, storie
e geografie diluite nei 12 capitoli di questa miniserie in
un film di due ore. Per molti anni, la ricchezza di “Watchmen”
ha costituito uno scoglio insormontabile per ogni film-maker.
Ma nell’era del Dvd “Extended Play”, ha
tutte le possibilità di diventare un valore aggiunto,
allungando la vita della versione “theatrical”
e irrobustendola a suon di scene tagliate, aggiunte e integrazioni.
Un film “extended play”
A quanto pare, le cose andranno proprio in questo modo: a
confermarlo a IGN.com è stato proprio Zack
Snyder, già regista di 300,
richiamato in servizio dalla Warner per scrivere l’ultimo
capitolo di questa storia infinita. “Alla peggio, potremmo
utilizzare tutto il materiale «spurio» contenuto
nel fumetto, come le “Tales of the Black Freighter”,
per la versione “alternativa” del film. Ma la
battaglia non è ancora persa, per cui non ho intenzione
di mollare”. La storia, quindi, dovrebbe restare quella
che ha rilanciato i super-eroi nell’immaginario di fine
millennio. Come V For Vendetta, Watchmen
è una distopia ambientata in un 1985 alternativo in
cui gli Usa hanno vinto la guerra del Vietnam, Nixon è
ancora presidente e la Russia minaccia una guerra nucleare.
Fra i responsabili della situazione c’è anche
un gruppo di super-eroi chiamati “Minutemen”.
Il più potente è l’invincibile Dottor
Manhattan, insensibile “ubermensch” dalla pelle
azzurrognola in grado di trasformare ogni suo desiderio in
realtà. Accanto a lui c’è il Comico. Un
super-soldato violento, amorale e privo di scrupoli, pronto
a tirare lacrimogeni sulle vecchiette e sbuzzare le donne
incinte senza fare una piega. E, intorno, un bel campionario
di sballati in costume, da Nite Owl, un Blue Beetle alternativo
privo del “Sense of Humour” di Ted Kord, alla
ex pin-up Silk Spectre, dal vigilante psicopatico
Rorschach al megalomane Ozymandias, che ha trasformato i propri
poteri in un business. Quando il Comico muore in
circostanze misteriose, i suoi ex colleghi, ormai fuorilegge,
tornano in pista per indagare sul suo assassinio. Ma solo
per scoprire che il morto era solo una pedina nelle mani di
un nemico più diabolico di qualunque super-criminale
da fumetto. La trama in sé sarebbe tutta qui. Ma nel
corso della storia, Watchmen deborda nel
metafumetto, in un frullato di linguaggi che riassume in un
grumo coeso e ribollente gli ultimi cinquant'anni di cultura
popolare Made in Usa. Rotocalchi, “Tijuana bibles”,
Biopic, pubblicità, strip orrorifiche, feuilleton:
nel grande affresco tracciato da Moore e Gibbons, come in
un immenso puzzle, questi e altri elementi si mescolano. E
il risultato è un’opera adulta e consapevole.
Che ora si appresta a debuttare al cinema in un mix di tecniche
altrettanto composito.
Mix and match
La prima immagine ufficiale di Watchmen è
arrivata in Rete all’inizio di marzo, insieme con uno
dei tanti trailer prodotti per il lancio di “300”.
Pur essendo solo una “prova costumi” con qualche
ritocco in Photoshop, quella prima istantanea di Rorschach
ha mandato in fibrillazione tutti i siti di comic book
movies: si tratta, infatti, della prima prova provata
che stavolta mamma Warner fa sul serio. La sceneggiatura del
“deb” Alex Tse ricalca i punti
salienti di quella scritta a suo tempo da Hayter, e recensita
in termini entusiastici da tanti “Watchmen Geeks”.
Fra i suoi punti di riferimento visivi, oltre al fumetto originale,
Snyder annovera nientemeno che “Taxi Driver”:
nonostante questo, come “300”, il film vivrà
su un mix di tecniche, dalle riprese “on location”
sul set al “green screen” utilizzato in kolossal
recenti come la nuova trilogia di “Star Wars”
e “King Kong”. A quanto pare, grazie al cielo,
non dobbiamo aspettarci un remake “paro paro”
del fumetto, come con Sin City o “300”,
ma una “reinvention” che nasce per esaltarne i
momenti fondamentali. Ovviamente, come da copione, Moore e
Gibbons hanno declinato ogni coinvolgimento con la produzione.
Gli unici membri del cast tecnico che gli aficionados
di fumetti a stelle e strisce ricorderanno con piacere sono
Adam Hughes e John Cassaday,
i due celeberrimi penciller saltati a bordo in veste
di costumisti. E il cast? Corre voce che Tom Cruise stia facendo
fuoco e fiamme per il ruolo di Ozymandias, ma al momento non
c’è nulla di certo sulla sua partecipazione.
È quasi certo, invece, che Ron Perlman
(Hellboy) e Gerald Butler
(300) saranno della partita. Resta da vedere
in che termini. Ma da queste parti, contiamo di restare alla
finestra. Alla prossima, dunque.
©
2007 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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