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LA VENDETTA DEI FRATELLI WACHOWSKI
Correva lanno 1988. Dopo un lungo periodo di bonaccia,
favorito da una crisi creativa senza precedenti, finalmente
i fumetti a stelle e strisce stavano tornando a calamitare
linteresse del pubblico. Ma al contrario dei loro indistruttibili
predecessori, prigionieri dei propri poteri ipertrofici e
dellineffabile Comics Code Authority - un rigidissimo
codice di decenza nato allepoca della caccia
alle streghe per difendere i pargoli americani dalla pessima
influenza dei comic books - i protagonisti del cosiddetto
rinascimento americano erano eroi dai mille volti
e dalle mille personalità. Cera il titanico e
dolente Cavaliere Oscuro
di Frank Miller, un Batman forte, secco e stagionato
come un bourbon dannata. Cera The Man Of Steel,
il Superman umanizzato, consapevole e strafico partorito da
John Byrne. E poi, dulcis in fundo, cerano
le storie e i personaggi creati da un gruppuscolo di autori
nati nella scena underground inglese, e passati sullaltra
sponda dellatlantico con un cospicuo bagaglio di talento,
humour e cattiveria. Fra questi ultimi, i più brillanti
erano due sceneggiatori alquanto in palla, Neil Gaiman
e Alan Moore. Gaiman era un fumettaro con ambizioni
da novelist, e con il tempo ha abbandonato le nuvolette per
rifugiarsi nella prosa con risultati decisamente apprezzabili
leggere, per credere, il clebratissimo Coraline
(Mondadori, _ 14,80) o il gustoso fantasy dickensiano
Nessundove (Fanucci). Moore, invece, era un novelist
con ambizioni da fumettaro, con una ghigna degna di Rasputin
e un cervello degno di Anthony Burgess. Arrivato negli States
in sordina al seguito di eroi minori come Swamp
Thing e Capitan Bretagna, il nostro uomo ha dato
alle stampe due romanzi a fumetti davvero seminali: Watchmen,
una maxiserie in dodici capitoli su un gruppo di super-eroi
in pensione fra acciacchi vari e manie di grandezza. E poi,
soprattutto, V for Vendetta.
Una storia lunga cinque anni
Questa saga per immagini portava le stimmate delleccezionalità:
cominciata nel 1983 sulle pagine della rivista inglese Warrior,
si era interrotta con la chiusura del magazine, per
concludersi solo un lustro più tardi grazie al fiuto
della DC Comics, che aveva deciso di puntare massicciamente
su Moore. V for Vendetta era la storia di un super-eroe
molto sui generis. Meglio: di un vero ubermensch
nietzschiano, unico simbolo di libertà e folle raziocinio
in uninghilterra alternativa reduce da una
guerra nucleare e governata con il pugno di ferro da una tirannia
mediatica degna di un romanzo orwelliano. Come un novello
Guy Fawkes lattentatore cattolico che
nel 1605 aveva tentato senza successo di uccidere re Giacomo
I° radendo al suolo la House of Parliament in un gran
botto leroe della storia era un personaggio davvero
particolare. E come questultimo, pur di affermare i
propri ideali di giustizia e libertà, era disposto
a tutto. Anche a uccidere. Riuscire a riassumere in poche
parole tutti i plus della storia è unimpresa
da far tremare i polsi. Ma vuoi per la trama, incentrata sul
rapporto commovente e realistico fra lo strano antieroe mascherato
e la sua protetta, vuoi per i disegni ricchi di pathos
del bravo e misconosciuto David Lloyd, alla fine V
for Vendetta è diventata unopera di culto.
E ora, dopo From Hell La vera storia di Jack lo
Squartatore (2001) e La
leggenda degli uomini straordinari (2003) e From
Hell, malriuscite trasposizioni in celluloide delle
visioni di Moore, si appresta a planare in tutte le sale con
il suo carico di gloria ed efferatezze. Il miracolo porta
la firma dei due cineasti che nellultimo lustro hanno
resettato il sistema del cinema fantascientifico a suon di
effetti speciali e citazioni colte. Ovvero, i fratelli Wachowski.
Sorpresa? Macché. A ben guardare, il successo della
saga di Matrix aveva molte analogie con la cupa favola
postatomica prodotta a suo tempo dalla DC comics. In
tutti e due i casi, sullo sfondo della vicenda cè
uno stato totalitario. In tutti e due i casi, il futuro è
tuttaltro che un letto di rose. E in tutti e due i casi,
si fa il tifo per i cattivi, i terroristi, i disturbatori
dello status quo. Ma dopo aver attinto senza ritegno allopera
del guru di Northampton, i fratelli terribili del cinema
ad alto budget hanno deciso di tornare sul luogo del
delitto per rendere a Moore quello che è di Moore.
E magari, anche qualcosina in più.
Luci ed ombre
La produzione di V for Vendetta nasce sotto i migliori
auspici per tutti i fan della serie originale e delle sue
atmosfere indie. Se i Wachowski Bros. Si sono
limitati a scrivere la sceneggiatura, a produrre il film sarà
la Village Roadshow di Joel Silver, già
produttore di successi stagionati come Predator (1987)
e Arma Letale (1987) ma anche di successi recenti come
quel Codice: Swordfish (2005) che ha contribuito alla
seconda giovinezza di John Travolta. A dirigere il film è
una vecchia conoscenza del dinamico duo, ovvero il Lewis
Mc Teague che, dopo lesordio alla ILM si è
fatto notare come aiuto regista degli ultimi due episodi di
Star Wars nonché tre blockbuster futuribili
diretti dai Wachowski fra il 2001 e il 2004. Per un regista
di nicchia, un cast già avvezzo agli action movies
avvolti da unaura di culto: nel ruolo del misterioso
V cè James Purefoy, già
visto in Resident Evil
(2002) e La fiera delle Vanità (2004). La parte
di Evey Hammond, protagonista femminile della vicenda,
è andata a una che ai cattivi soggetti cè
abituata fin dal suo esordio sulle scene con Leon (1994),
Natalie Portman. Nel comunicato stampa diramato il
15 ottobre 2004 dalla Warner Bros., Silver si è detto
entusiasta della scelta: Natalie Portman è una
delle attrici più brillanti e dotate della sua generazione,
e siamo entusiasti che abbia deciso di contribuire al nostro
film con la sua presenza e la sua personalità.
Si comincia a girare on location a Berlino in
questi giorni, con un budget ben lontano dai fasti
della trilogia di Matrix, ma comunque interessante. Luscita
è prevista per lautunno 2005 in tutte
le sale, come promette, con un vago senso di minaccia, lo
spettacoloso e inquietante poster ufficiale del film. E mentre
allorizzonte si profila lenigmatico sorriso di
V, nelle segrete stanze della Warner bolle in
gran segreto un altro kolossal dedicato all opus
magnum di Alan Moore: quel Watchmen lungamente
accarezzato da Terry Gilliam e attualmente in preproduzione
con la regia di Paul Greengrass (The Bourne Supremacy).
Ma questa è unaltra storia
©
2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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