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THE PRESTIGE: MAGIA NERA
Chi si sta chiedendo se Chris Nolan abbia
gli attributi per realizzare un Bat-Sequel all’altezza
delle aspettative, replicando la sfida tra il Cavaliere Oscuro
e il Joker senza far rimpiangere i fasti di Tim Burton, può
dormire sonni tranquilli. E magari, ingannare un’attesa
destinata a concludersi nell’estate del 2008 concedendosi
l’ultimo film del biondo regista anglosassone. The
Prestige, tratto dal romanzo omonimo di Christopher
Priest, riassume il passato e anticipa il futuro
di Nolan, combinando in poco più di due ore di spettacolo
molte costanti dell’autore di Memento,
Insomnia e Batman
Begins. La più appariscente, naturalmente,
è l’ossessione per il “doppio”, qui
spinta alle estreme conseguenze da un plot che abbandona lo
spettatore per buona parte della pellicola in quella terra
di nessuno che si estende fra il mondo reale e quello del
fantastico. Ma non mancano gli altri elementi che hanno fatto
la fortuna del giovane regista esploso nel 1998 con “Following”:
un debole per il montaggio alternato e lo storytelling non
lineare (in caso di pipì, meglio aspettare l’intervallo;
anche qui, come in “Memento”, ogni secondo di
pellicola è funzionale alla storia); un approccio visivo
e concettuale ricco di chiaroscuri; e last but not least,
un cast che riesce a far convivere felicemente sulla scena
giovani e vecchi leoni di Hollywood. Tutto quello che occorre,
insomma, per ogni buon film-panettone.
Un Natale tutto dark
C’è solo un unico, piccolissimo problema. E cioè
che, a onta della data d’uscita, fissata per il 22 dicembre
2006, The Prestige è un thriller che
di natalizio non ha proprio nulla. Tranne, forse, l’ambientazione
vagamente Dickensiana. La trama del film vede contrapporsi
sullo sfondo della Londra di inizio ’900 due giovani
illusionisti. Uno ha l’accento cockney e i
modi sbrigativi di Christian Bale, bello,
sfrontato e inquietante come e più che in American
Psycho (2000). L’altro, l’eleganza e
la paraculaggine di Hugh Jackman, l’irsuto
Wolverine della trilogia di X-Men
(2000-2006). Come ne I Duellanti, i due entrano
in scena tirando metaforicamente di fioretto: ma a differenza
che nel film d’esordio di Ridley Scott, man mano che
la vicenda si dipana sullo schermo, la scelta delle armi si
fa sempre più sottile, complessa, stratificata, fino
a mettere in gioco persone, sentimenti e identità.
Il risultato è una pellicola che parte come un diesel,
smitizzando con cinico sarcasmo le piccole grandi imprese
dei maestri del vaudeville, per poi accelerare a grandi passi
verso un finale che affastella illusioni e colpi di teatro
senza soluzione di continuità, proprio come lo spettacolo
di un prestigiatore. E il senso del film, la sfida che lancia
allo spettatore, sta proprio nella frase-tormentone che uno
dei protagonisti rivolge al suo pubblico: “Are you watching
closely?” (“Stai guardando attentamente?”).
Un piacere effimero
Come da inveterata tradizione hollywoodiana, ovviamente, lo
spettacolo di arte varia portato sullo schermo da Nolan ha
tutte le carte in regola per vellicare i bassi istinti del
pubblico pagante. Oltre a Bale e Jackman, perfettamente a
proprio agio nei rispettivi ruoli, il cartellone comprende
personaggi illustri come Sir Michael Caine,
Scarlett Johanson e Andy Serkis,
finalmente affrancato dai panni di Gollum. C’è
anche David Bowie, di nuovo al cinema diciotto
anni dopo L’Ultima tentazione di Cristo
di Martin Scorsese. Il resto sta tutto nei 68 diversi set
dove è stato girato il film, e nelle arti magiche dispiegate
dai consumati illusionisti che sono ormai parte integrante
del clan di Nolan: il fratellino Jonathan,
coautore della sceneggiatura; Wally Pfister,
già direttore della fotografia di tutti i film più
recenti del regista, insieme con il montatore Lee
Smith e lo scenografo Nathan Crawley;
la costumista Joan Bergin (The Boxer,
Veronica Guerin, e un David Copperfield
Tv che le è valso una candidatura all’Emmy Awards);
e per finire, David Julyan, autore di una
colonna sonora tanto “minimal” quanto ricca di
atmosfera insieme con il duca bianco. Dopo tanti disvelamenti,
alla fine si esce spossati. E magari, un tantino depressi
da un happy end che così happy non è. Ma mai
come in questo caso, il medium è il messaggio,
e il film la materia che tratta: puro piacere effimero, fatto
per durare lo spazio di una serata e di un applauso. Dunque,
Chapeau, messieur Nolan. E alla prossima.
©
2006 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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