La locandina di “Superman Reborn”,
annunciato ma mai entrato in produzione.
© Warner Bros. 2004




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ASPETTANDO L’UOMO D’ACCIAIO

Dieci anni di lavorazione. 40 milioni di dollari “bruciati” senza girare nemmeno un metro di pellicola. E una litania di “numeri uno” di Hollywood – attori, sceneggiatori, registi, tecnici degli effetti speciali – immolati sull’altare del nulla. La storia del nuovo Superman in celluloide sembra una telenovela, e invece è un thriller che arriverà sugli schermi nel 2006 grazie a uno specialista del genere: Bryan Singer, già visto all’opera con I soliti sospetti (1995), L’allievo (1997), e soprattutto con i due kolossal multimiliardari dedicati agli X-Men di Stan Lee e Jack Kirby. Mentre scriviamo, Singer e gli executive della Warner Bros stanno cercando l’uomo che dovrà tentare di soppiantare nel cuore dei cinefili l’indimenticabile e sfigatissimo Christopher Reeve. Ma in attesa del verdetto, che secondo i soliti bene informati vede in pole position Jim Caviezel, il tormentato Gesù di Mel Gibson, vale la pena di fare un salto nel passato. Un po’ per festeggiare questa attesissima fumata azzurra, e un po’ per capire come si è arrivati fin qui.

Cronaca di una morte annunciata

A illuminarci sono le innumerevoli webzine dedicate alla lunga carriera cinematografica dell’uomo d’acciaio. La storia comincia nel 1993, quando
la Warner rileva i diritti cinematografici del super-eroe di Jerry Siegel e Joe Shuster da Alexander Salkind, il produttore dei quattro “Superman" usciti nelle sale fra il 1978 e il 1987. Nel mondo dei fumetti, l’Uomo d’Acciaio sta vivendo una seconda giovinezza. The Man of Steel, l’interessante miniserie firmata dal bravo autore inglese John Byrne, lo ha rimesso al passo con i tempi, regalandogli un insperato successo di pubblico e di critica. E quando le vendite cominciano a scemare, gli autori della storica “publishing house” DC Comics gli mettono contro un mostro kryptoniano altrettanto “super” - il granitico Doomsday - e lo fanno secco. La notizia della morte di Superman travolge il mondo dei fumetti e diventa l’evento mediatico del momento. E alla Warner Bros. decidono di approfittarne. Assoldato lo sceneggiatore Johnatan Lemkin (L’avvocato del diavolo) e richiamato in servizio Tim Burton, deus ex machina del rilancio cinematografico di Batman, cominciano a cucinare Superman Reborn, un polpettone new age che vede l’eroe morire e rinascere come figlio di Lois Lane. Un entusiasta Nicholas Cage (The Rock, Face Off) salta a bordo della produzione e comincia a entrare nella parte del Kryptoniano. Ma subito dopo il decollo, l’attesissimo super-kolossal si avvita su se stesso e sulla sua improbabile sceneggiatura. Passano i mesi, gli anni e gli sceneggiatori. Alla fine degli anni 90, il cadavere di Superman comincia a puzzare, e a provare a rianimarlo è Kevin Smith, grande fan dei comic books super-eroistici e regista di “chicche” indipendenti come Clerks (1994): ma la passione e il talento di Smith fanno a pugni con i desiderata dell’ineffabile Jon Peters, produttore del film, e la storia della morte e resurrezione di Superman finisce in un cassetto. Gli unici a guadagnarci saranno Burton e Cage, pagati milioni di dollari per la rescissione del contratto. Sul Super-Thriller cala il sipario. Ma per poco.

Batman Vs. Superman… e oltre

Nell’estate del 2003, una notizia-shock irrompe nelle redazioni delle maggiori testate di entertainment mondiali: la Warner Bros., ebbra degli incassi delle saghe di Matrix e Harry Potter, e desiderosa di dare filo da torcere alle franchise targate Marvel, annuncia l’inizio della lavorazione di un kolossal ispirato alla serie a fumetti World’s Finest Comics, storico successo Anni '50 dedicato alle avventure in team di Batman e Superman. C’è un regista commerciale e commerciabile, il Wolfgang Petersen di La tempesta perfetta (2000). C’è una sceneggiatura firmata da Andrew Kevin Walker, già sceneggiatore di Se7en (1995). Per i ruoli del Cavaliere Oscuro e dell’Uomo di Krypton spiccano le candidature di Colin Farrell (In linea con l’assassino) e Josh Hartnett (Pearl Harbor). A fermare la produzione sono le dure leggi della matematica e del marketing: terrorizzati dal budget del film, attestato intorno ai 200 milioni di dollari, e preoccupati di restituire popolarità a due eroi tutti da ricostruire, i dirigenti della Warner sterzano proprio all’ultimo momento, e decidono di rilanciare Batman e Superman in due pellicole a sé. Batman finisce nelle capaci mani di Christopher Nolan, che comincia a lavorare alacremente a Batman Begins. L’Uomo d’Acciaio, invece, si impantana in una serie di disavventure produttive degne di “Superman Reborn”. Il nuovo super-kolossal nasce intorno allo screenplay firmato da J.J. Abrams (Scooby Doo, L’alba dei morti viventi), e a un imperativo categorico: quello di inserirsi nel trendissimo filone delle trilogie portato al successo da Il Signore degli Anelli. Nonostante le incongruenze, puntualmente segnalate nei tanti “fan sites” sull’Uomo di Domani, la sceneggiatura in sé non è affatto male. D’accordo, Krypton, pianeta natale di Superman, non si disintegra; d’accordo, Lex Luthor viene declassato da magnate ad agente della CIA. Ma nonostante tutto, il plot ha tutte le premesse per rilanciare il padre di tutti i super-eroi. I problemi cominciano al momento del casting del regista e del protagonista del film. I primi ad essere contattati sono Joseph “McG” Nichol (Charlie’s Angels) e ancora Josh Hartnett. L’attore rifiuta. Il bizzoso regista accetta, ma viene “rimbalzato” dai fan e successivamente dalla produzione, sempre per questioni legate al budget. Poi il cerino passa fra le dita di Brett Ratner, già dietro la macchina da presa di Rush Hour (1998) e Red Dragon (2002). Il giovane regista di Miami Beach tenta inutilmente di trovare un Supes all’altezza della situazione, senza però riuscirci: depennati per varie ragioni Jake Gylleenhal (L’alba del giorno dopo), Jude Law (Sky Captain and the World of Tomorrow) e Ashton Kutcher (The Butterfly Effect), e dopo sei estenuanti mesi di preproduzione, Ratner se ne va sbattendo la porta. Ma quando per il film si profila un ennesimo rinvio a data da destinarsi, entra in scena l’uomo dei sogni: Bryan Singer, il regista dei due “X-Men” della Fox.

Echi di un futuro possibile

Dietro l’ingaggio di Singer, entusiasta di misurarsi con un personaggio che, nelle sue stesse parole “ha influenzato pesantemente il mio modo di concepire il mondo dei supereroi”, c’è un dream team che comprende Alan Horn, presidente della Warner e Lorenzo DiBonaventura, il producer del nuovo Batman di Chris Nolan. L’annuncio ufficiale della Warner, datato 19 luglio 2004, accende l’entusiasmo dei tanti fan del Super-eroe giallo, rosso e blu, che ora stanno seguende gli sviluppi della produzione con il fiato sospeso – soprattutto da quando nell’elenco dei possibili Superman è spuntato il nome di Caviezel, che ha il fisico, il carisma e le doti recitative necessarie per reggere il confronto con i suoi tanti acclamatissimi predecessori. L’ultima battuta, ma solo per ora, spetta di diritto ad Akiva Goldsman, sceneggiatore con il pallino degli eroi di carta. Che, a proposito della lunghissima e sfortunata storia produttiva del film, ha dichiarato: “Che ci mettano pure quanto gli pare. Nessuno, ripensando a un gran film, dirà "cavoli, quanto c’è voluto per farlo"”. Il resto della storia è tutto da scrivere


© 2004 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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