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SULLE ORME DI SPIRIT
Ci sono comic-book movies che si possono fare e altri
che no, proprio non si possono fare. Batman si poteva fare,
e non a caso è diventato il personaggio dei fumetti
cinematograficamente più longevo. Superman non si poteva.
Ma la tenacia di Chris Reeve alla fine ha convinto tutti che
sì, anche un uomo può volare. L’uomo Ragno
e gli X-Men si potevano e si dovevano fare, e hanno addirittura
rilanciato un genere che con Joel Schumacher sembrava aver
toccato il fondo. E se anche character ad alto rischio come
Popeye, Dick Tracy e Hellboy sono riusciti a fare un salto
sul grande schermo, be’, vuol dire che c’è
speranza per tutti. Per tutti, tranne che per il personaggio
che dagli Anni '40 a oggi ha incarnato più di tutti
gli altri l’anima pulp degli eroi mascherati, la loro
fondamentale ingenuità, la loro granitica “Way
of Life”. Dando vita a una saga che, da un irripetibile
mix di maestria tecnica, visionarietà e umorismo
nero, ha insegnato ai pezzi grossi della scena “Made
in Usa” a tenere in mano matite e pennelli. Ovvero,
Spirit. L’ultimo dei grandi eroi mascherati
della golden age del fumetto Usa, sulla carta, sarebbe potuto
essere una copia sbiadita dei raddrizzatorti a fumetti messi
in campo dalla concorrenza. Non poteva contare sul carisma
dell’Uomo d’Acciaio, né sul fascino sottilmente
inquietante del Cavaliere Oscuro. E pur sfoggiando molti tratti
in comune con il “plainclothes detective” Dick
Tracy, non aveva un decimo del suo machismo granitico. In
compenso, però, aveva a disposizione un’arma
formidabile: il marchio di fabbrica di Will Eisner.
Un autore giovane, ma rivoluzionario, pronto a scuotere il
mondo dei comic books alle fondamenta.
Un eroe storico
Nell’america di Roosevelt, gli autori di fumetti erano
una casta in ascesa. Grazie all’intraprendenza delle
syndication, e a un mercato decisamente effervescente,
non passava giorno senza che i principali editori lanciassero
nelle edicole qualche nuovo personaggio o qualche nuovo magazine.
In questo contesto, cominciarono a fiorire vere e proprie
botteghe nate con lo scopo di fornire teste e braccia alle
publishing companies sulla piazza. Fra le tante,
una delle più gettonate era l’Eisner
& Iger Studio di New York. Alla fine degli anni
30, i due soci fondatori della società di Madison Avenue
avevano al loro attivo personaggi come “Sheena, la regina
della giungla”, “Dollman” e “Blackhawk”.
In più, lavoravano a pieno ritmo su character come
la Torcia Umana originale e Sub-Mariner in una struttura che
aveva visto sedersi ai tavoli da disegno artisti del calibro
di Bob Kane, Jack Kirby, e Wally Wood. Due personaggi arrivati,
insomma. Nel 1940, la svolta: Eisner riscatta le sue quote,
molla tutto, e comincia a lavorare su un personaggio fatto
a sua immagine e somiglianza. “Volevo lavorare su qualcosa
di meglio dei super-eroi. L’ambiente del fumetto era
un ghetto. Ma gli editori volevano un eroe a tutto tondo,
un eroe in costume. Così mi chiesero se il mio fosse
un personaggio mascherato. Mi limitai ad appiccicargli sul
viso una mascherina e risposi che sì, si trattava di
un eroe in costume”. L’origin story di
Spirit ha tutta la potenza visiva e l’appeal
di un classico, e comincia “in medias res”, mentre
il giovane e coraggioso detective Denny Colt
penetra di soppiatto nel rifugio del suo acerrimo nemico,
il Dottor Cobra, proprio mentre quest’ultimo si accinge
a perfezionare una pozione venefica con cui sterminare l’intera
città. Investito dal contenuto della cisterna, Colt
sembra defunto. Ma come nelle migliori storie del genere,
si tratta di un decesso apparente. E così, il “Detective
creduto morto” torna sulla breccia, braccando i criminali
sotto la maschera di Spirit. Sono solo i primi passi di uno
status di culto che fra alti e bassi dura fino al nuovo millennio,
con l’inserimento ufficiale del personaggio nell’universo
DC Comics.
L’eredità di Eisner
L’influenza di Spirit sul fumetto americano
per lettori maturi è evidente: per rendersene conto,
basta dare un’occhiata a “The Question”
di Steve Ditko, o a “Il Corvo” di James O’
Barr. O ancora, alle opere recenti dell’autore che negli
ultimi anni ha tentato di sintetizzare in un format innovativo
gli ingredienti principali dell’opera del maestro –
i bianchi e neri vischiosi, l’ironia dark e il penchant
per le donne belle e discinte. Ovvero, Frank Miller.
Non sorprende, quindi, che sia proprio l’ex cartoonist
di Olney, Maryland, a dirigere il film che la LionsGate Production
ha dedicato al personaggio di Will Eisner.
Una pellicola di cui si parla dall’inizio degli Anni
'90. il produttore Michael Uslan, che detiene
i diritti di Spirit da quel dì, finora ha fallito nell’impresa
solo per manifesta insipienza dei tanti cineasti che nel corso
degli ultimi decenni hanno tentato di accostarsi allo sbirro
mascherato di Eisner: come riportato in una dichiarazione
rilasciata a Comic Book Resources, c’era chi avrebbe
voluto farne una sorta di zombie buono à la “Deadman”,
e chi addirittura aveva pensato di infilarlo dentro una calzamaglia,
trasformandolo in un grottesco super-eroe. Ma Uslan, che aveva
promesso all’autore la massima fedeltà nei confronti
dello “Spirit” originale, ha tenuto duro finché
all’orizzonte non è apparso Miler. Un regista
esordiente, d’accordo. Ma anche un autore innamorato
da sempre del personaggio e delle atmosfere brumose del fumetto
originale. Sulla carta, ci sarebbero tutte le premesse per
fare bene, anche perché Miller ha dichiarato di voler
prestare la massima fedeltà all’essenza del personaggio
senza scadere nella nostalgia, sibilando a una giornalista
di Variety che il film “Sarà molto più
pauroso di quanto il pubblico si aspetti”. Anche il
cast a tutte stelle capitanato da Gabriel Macht,
Samuel L. Jackson e Scarlett Johansson
fa ben sperare. Ma per capire se il gioco funziona, tocca
aspettare il 19 aprile 2008, data del debutto in rete del
teaser trailer del film. Perché le prime immagini
rubate sul set non promettono granché. L’ultima
parola, ovviamente, ai posteri: ma se ne riparlerà
solo nel gennaio del 2009.
©
2008 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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