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Sin City: profondo noir...
Marzo 2004

recensione di Andrea Voglino

La serie a fumetti cult degli anni '90 arriva sul grande schermo con il suo cocktail di humour nero, erotismo e morti ammazzati. E un regista che promette sfracelli. Anzi, due.
“Robert Rodriguez mi ha presentato un’idea solida e coerente per portare la mia creatura sugli schermi. Era un’offerta da prendere al volo: ne verrà fuori un poliziesco davvero originale”. Il comunicato stampa è firmato dalla Dimension Films, la casa di produzione indipendente che ha rilanciato il cinema di genere a stelle e strisce, offrendo al pubblico chicche imperdibili come Dal tramonto all’alba (1996) o Below (2002) di David Twohy. E la citazione porta la firma di un gigante del fumetto Usa come Frank Miller. Che, dopo un decennio di false partenze e progetti abortiti - come il deludente Robocop 2 di Irvin Kershner (1990) o il Batman: Anno Uno sponsorizzato e poi trombato dalla Warner Bros. - finalmente si appresta a volare al cinema con la sua saga più longeva e fortunata. Ovvero, Sin City. Il miracolo, caso più unico che raro nella lunga e travagliata liaison fra comic books e cinema d’autore, sta avvenendo in pochi mesi. Annunciato da "Variety" il 26 febbraio scorso, il film sta rapidamente prendendo forma, e arriverà sugli schermi di tutto il pianeta nell’estate del 2005. C’è giusto il tempo di spaparanzarsi di fronte al computer e farsi una cultura sull’universo cupo e affascinante della “Città del peccato” e sui suoi cittadini più rappresentativi.

Marv, Dwight, Nancy e gli altri

All’inizio fu Sin City, la saga originale. Un pasticciaccio brutto che raccontava le ultime ore disperate di un killer indistruttibile e ottuso pronto a tutto pur di vendicare la morte di una prostituta. La storia in sé non brillava certo per originalità: ma a fare la differenza – e a proiettare la serie in cima alle classifiche dei comic books più amati dal grande pubblico – furono le atmosfere e il character design. Come le Crime Story partorite da Joe Simon e Jack “The King” Kirby fra gli Anni '40 e '50, Sin City proiettava il lettore in un mondo talmente violento e grottesco da risultare caricaturale. E i personaggi, poi, che sagome: killer scolpiti nel granito come Marv, unico eroe dei fumetti a conquistarsi una “action figure” il cui principale accessorio è una piccola, efficientissima sedia elettrica. Cardinali corrotti. Psicopatici cannibali. Avvocatesse lesbiche. Mercenari nazisti. E chi più ne ha più ne metta. Era logico che la serie solleticasse gli istinti più bassi dei castigatissimi fanboy statunitensi, trascinandoli sulla strada del peccato. E così, quello che era nato come un passatempo è diventato un lavoro a tempo pieno. E ha prodotto altre storie tesissime, e tanti altri personaggi indimenticabili, come il poliziotto “duro e puro” John Hartigan, la “silenziosa e letale Miho”, una prostituta giapponese con un debole per le armi da taglio, i due forbitissimi killer Shlubb & Klump, e tonnellate di altri “dropout” da antologia.

Il ritorno del “Mariachi”

E’ a questo punto che entra in scena Robert Rodriguez. Balzato agli onori della cronaca con l’originale western in salsa chili El Mariachi (1992), e poi confermatosi con pellicole dal sapore speziato come Four Rooms (1995) e C’era una volta in Messico (2003), Rodriguez era il personaggio più adatto a prestare il proprio talento iconoclasta al Black & White sporco e granuloso di Frank Miller. La sua passione per il fumetto ha fatto la differenza. E l’ha portato verso Sin City. Il primo passo, convincere Miller a portare la sua creatura davanti alla macchina da presa, è stato relativamente facile: Rodriguez si è presentato dal padre di tutti i fumetti noir con un misteriosissimo “test shooting” di dieci minuti, girato con precisione meticolosa per dimostrare all’autore della serie che sì, portare Sin City al cinema era possibile. “Facciamo così, Frank: se questo “corto” ti piace, ne facciamo un film a quattro mani. Se invece non ti piace, beh, consideralo un omaggio personale da mostrare agli amici”. Difficile resistere a un’offerta del genere: e ottenuto il placet dell’autore, la strada è stata tutta in discesa.

Il bar dei destini incrociati

A sentire i bene informati, come Greg Dean Schmitz di Yahoo.com o Patrick Sauriol di Corona Coming Attractions, il plot di Sin City ricalca abbastanza da vicino tre fra le storyline più amate della serie, nel’ordine la miniserie originale, Sesso e sangue a Sin City e Quel bastardo Giallo – da leggere, o rileggere, assolutamente. Chi conosce il materiale sa che ce ne sarebbe abbastanza per girare non uno, ma almeno una decina di film. la soluzione, tanto barocca quanto efficiente, è quella già ampiamente collaudata dallo stesso Miller nei suoi fumetti, ma anche da registi celebrati come Quentin Tarantino (Le Iene - Cani da rapina, Pulp Fiction, Kill Bill) o Alejandro Gonzalez Inarritu (Amores Perros, 21 grammi). Come il fumetto, più che il fumetto, Sin City non farà perno su un plot coeso, ma su una serie di trame e sottotrame che si intersecano, si aggrovigliano e si dipanano intorno a un unico centro di gravità, il mitico strip bar di Josie, verso un finale notturno che promette azione ed emoglobina a fiumi. Ma qui, le stelle non stanno a guardare: fanno la fila per unirsi al cast.

Pronti a morire

Il cast di Sin City rappresenta un vero e proprio Wet Dream per tutti gli amanti del fumetto originale, ma anche del cinema macho. Il redivivo Mickey Rourke (9 settimane e 1/2) presta il suo volto tumefatto e dolente a Marv, il Killer dal cuore d’oro. Bruce Willis (Pulp Fiction, Die Hard) è John Hartigan, sbirro “a poche ore dalla pensione” con il pallino per le cause perse. Elijah Wood, il Frodo Baggins della trilogia di Il Signore degli Anelli (2001 – 2004) è Kevin, un serial killer antropofago da fare invidia al leggendario Hannibal Lecter, e Jessica Alba, la “Dark Angel” della serie Tv, indossa i panni succinti e le curve mozzafiato di Nancy Callahan, una delle tante donne perdute della città del peccato. Ma non finisce qui: in cartellone ci sono anche Christopher Walken, Carla Cugino, Josh Hartnett, Leonardo DiCaprio, Michael Clarke Duncan e tante altre facce da Oscar, diligentemente riunite sul set di Austin, Texas, per dar corpo ai sogni e soprattutto agli incubi di questa strana coppia di registi. La data d’uscita è ancora da definire. Ma viste le premesse, a chi scrive non resta altro che stare in ascolto e scrutare la rete alla ricerca di indizi, come ogni segugio che si rispetti. Perché nei prossimi mesi, a Sin City come su internet, c’è da scommettere che farà dannatamente caldo.