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SANGUE, BUGIE E VIDEOTAPE
Nel gergo hollywoodiano, li chiamano sleepers,
ovvero dormiglioni. Sono quei film che escono
sottotraccia, lontano dai grandi budget promozionali,
e poi esplodono sulle ali del passaparola, trasformandosi
in successi planetari. Prendiamo levento cinematografico
del 2002, The Ring: costato 45 milioni di dollari,
ne ha incassati quasi 130 solo negli Usa. Davvero un miracolo,
per un remake. Ma quando cè di mezzo la
Settima Arte, i miracoli non sono mai casuali. E nel caso
di questa pellicola maledetta, a fare la differenza
sono stati diversi fattori. In primo luogo, la materia grezza:
una saga horror nata nel 1985 dalla mente ispirata del narratore
giapponese Koji Suzuki, e poi esplosa in una miriade
di spin-off cinematografici e televisivi.
Lattacco
della videocassetta assassina
Al nocciolo della storia cera una videocassetta clandestina
capace di far schiattare di paura nel giro di una settimana
chiunque avesse la disgrazia
di vederla. Come in tutte le saghe manga che si rispettino,
la vicenda si dipanava tra visioni morbose, suggestioni techno
e melodrammi familiari, in una spirale di colpi allo stomaco
povera di effetti speciali ma davvero inquietante. Logico,
quindi, che il remake, diretto da un emergente abile come
Gore Verbinski (Un topolino sotto sfratto,
La maledizione della Prima Luna), interpretato
da Naomi Watts, belloccia e sensibile interprete del Lynchiano
Mulholland Drive (2001), e irrobustito dal make-up
disturbante di uno specialista come Stan Winston (A.I.-Intelligenza
artificiale, Terminator 3 - Le macchine ribelli)
colpisse nel segno. Un po meno logico, forse, che la
Dreamworks Pictures faticasse a capitalizzare il successo
della pellicola, e a dargli un seguito. Ma come in tutte le
fiabe nere che si rispettino, ora la storia sta per ricominciare.
E anche se per vedere il film ci toccherà aspettare
l8 aprile 2005, quando il secondo capitolo di The
Ring uscirà nel nostro Paese, il film ha già
catalizzato lattenzione di tutti i Movie Maniacs
sparsi in rete. E il motivo è semplice: a dirigere
il secondo capitolo della serie sarà Hideo Nakata,
lautore del Ringu originale (1998).
Pericolo
giallo
Quello che sembra un colpo di genio, in realtà, è
solo lultimo di una catena di eventi iniziati più
di un anno fa. Le prime avvisaglie risalgono al 25 febbraio
2003: in quella data, sullelegante e aggiornatissima
webzine Ringworld.com, una fonte anonima annunciava linizio
della preproduzione del film. Fra le certezze, il ritorno
della Watts e di Ehren Krueger, sceneggiatore principe
del nuovo cinema da brivido a stelle e strisce (Arlington
Road, Scream 3). Fra le incertezze, il ritorno
dietro la macchina da presa di Gore Verbinski, ormai
votato anima e corpo al seguito delle sue fantasie piratesche.
Quel primo annuncio riduceva i papabili alla regia a tre candidati,
tutti di altissimo profilo: Wes Craven (Nightmare -
Dal profondo della notte, Scream), Sam Mendes (American
Beauty) e addirittura lo stesso Steven Spielberg,
patron della Dreamworks insieme a Jeffrey Katzemberg e David
Geffen. Poi, tutto tace per 9 lunghi mesi. Il 5 novembre 2004,
finalmente, Variety e The Hollywood Reporter svelano al mondo
il nome del regista di The Ring 2: si tratta di Noam
Murro, un esordiente nato sui set pubblicitari e assurto
agli onori della cronaca per il suo approccio visionario e
disturbante. Murro si mette alacremente al lavoro, ma regge
solo 5 mesi, per poi abbandonare la produzione per imprecisate
divergenze creative con la produzione. Per la
successione si fa il nome di Richard Kelly, sceneggiatore
e regista dellinteressante commedia nera Donnie Darko
(2004). Poi, fra il 10 e il 17 marzo 2004, Nakata sale in
cattedra. Da allora, solo il silenzio. Rotto solo dal brusio
distinto e sottilmente disturbante del trailer che
accoglie i visitatori del sito ufficiale di Ring 2.
Brividi
inediti
Per vedere come va a finire, dunque, non resta che aspettare
luscita della pellicola. Per ora, le voci captate in
Rete dicono che il secondo The Ring non nasce come
un remake, ma come un sequel incentrato sui
protagonisti delloriginale, la giornalista Rachel Keller
e suo figlio Aidan, e sulla loro battaglia personale contro
la videocassetta patogena più amata dagli amanti del
genere. Accanto a loro, una psicologa interpretata da Sissy
Spacek, già nota ai fan del cinema de paura
per la sua interpretazione in Carrie, lo sguardo di Satana
di Brian De Palma (1976). E poi, linquietante dark
lady fantasma già vista in The Ring, Samara
Morgan. Daveigh Chase, la giovane attrice che la interpretava
nel primo film, non ci sarà: in unintervista
ha dichiarato che Samara non solo compare a malapena nella
sceneggiatura, ma non mostra neanche il viso.
Un bene o un male? Chissà: la sensazione è che
allorizzonte ci sia qualche sorpresa terrificante. In
un senso o nellaltro.
©
2004 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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