prossim@mente




Energia positiva
© 2007 Warner Bros Ent. Harry Potter Publishing Rights
© J.K.R.




Il sito ufficiale del maghetto
Il sito ufficiale di J. K. Rowling
Il sito ufficiale dell’orco della Dreamworks Pictures

IN ARCHIVIO:

Batman: Intimidation
Batman Begins
I, Robot


Il mago e il regista
© 2007 Warner Bros Ent. Harry Potter Publishing Rights © J.K.R.




 
voi siete qui: drive index | cinema | prossim@mente: archivio | Harry Potter vs. Shrek


HARRY POTTER Vs. SHREK: LA LUNGA ESTATE FANTASY

Harry Potter, quinto movimento. Per chi ha vissuto la sinfonia fantasy di J. K. Rowling solo attraverso la sontuosa trasposizione cinematografica della Warner Bros, dall’11 luglio si preannuncia una ripartenza col botto: archiviata ogni residua concessione al tempi spensierati dell’infanzia, la nuova pellicola dedicata al maghetto di Hogwarts e ai suoi compagnucci sconfina con decisione nel territorio dell’azione pura. Poco humour, quindi, e pochi birignao, appaltati quasi in toto a “new entry” di lusso come Helena Bonham-Carter, qui nei panni della ignobile stregaccia Bellatrix Lestrange; pochissime concessioni alla fenomenologia di Hogwarts e sui suoi ospiti soprannaturali, troppo visti e troppo preschool per reggere l’usura del tempo; e per una volta, grazie a Dio, niente pallosette amichevoli di quidditch fra scapoli & ammosciati. Invece di librarsi nell’aria sulle scope d’ordinanza, anzi, la serie si immerge negli inferi del ministero della magia, sporca mani, facce e corpi ormai irrimediabilmente adolescenti di sangue e fuliggine, annega la morbida paletta colori dei film precedenti in un livore grigio piombo da horror giapponese e traghetta il giovin maghetto fra eros e thanatos. Bimbi a bordo, quindi, ma con juicio: già alle prime battute del film, i più piccoli e tenerelli fra gli spettatori potrebbero portarsi a casa qualche ottimo spunto per i propri incubi notturni.

Come da copione, la storia ricomincia con il ritorno di Harry & Co. a Hogwarts per l’inizio del quinto anno del corso di magia. La situazione non è delle migliori il maligno Voldemort è di nuovo a piede libero e minaccia sfracelli; il nostro eroe, unico a preoccuparsi della cosa, passa per un cacciapalle; e come se non bastasse, il ministro della magia ha sostituito Albus Silente con la nuova insegnante di difesa delle arti oscure, Dolores Umbridge. Un bel tipetto di Mary Poppins incazzosa che invece di preparare gli allievi all’imminente scontro contro l’armata dei babau si limita a castrarli. Logico che Harry prenda il problema di petto e decida di addestrare i colleghi sbarbati in proprio perché accolgano le forze del male a suon di latinorum e fuochi d’artificio. Nel mix c’è spazio anche per qualche turbamento genuinamente adulto: nell’arco delle due ore e rotti della proiezione, Harry scopre l’inquietudine della maturità, il soft petting e una voglia di guerra preventiva degna di Dick Cheney. Mica poco, considerando che pur essendo ispirato al libro più lungo della serie, il film è il più compatto di tutti quelli prodotti dal 2001 a oggi. Ovviamente, tanta concisione ha un prezzo: per strizzare le oltre 800 pagine di Harry Potter e l’Ordine della Fenice in uno screen time accettabile, lo sceneggiatore Michael Goldenberg (Contact, Peter Pan), degno sostituto del veterano Steve Kloves, ha ridotto il succo del romanzo all’essenziale, triturando trame e sottotrame, relegando il menàge-a-trois fra Harry, Ron e Hermione sullo sfondo, e concentrando l’attenzione sull’addestramento delle truppe. Narrativa lineare allo stato puro, insomma, per un pubblico che dev’essere disposto a passare senza troppi patemi dall’infanzia all’adolescenza, dalle fiabe, ai comic-books e ai videogames.

Il “cambio della guardia” dietro la macchina da presa non produce scossoni di rilievo. Il nuovo regista della serie, David Yates, si colloca nel solco scavato da professionisti in ragazzate colte come Chris Columbus e Antonio Cuaron, e ne raccoglie il testimone con una professionalità accumulata in anni di solido mestiere soap-operistico, puntando tutto su affetti ed effetti speciali. Il cast ragazzino, affinato da sei anni di bildungsroman fantasy, gioca a memoria, con più credibilità e simpatia che in passato. E per un Ralph Fiennes ormai un po’ stucchevole nei tic coccodrilleschi di Voldemort, grazie al cielo c’è Alan Rickman, che supera se stesso regalando al professor Severus Piton una performance tanto breve quanto memorabile. Il resto è spettacolo, ben servito da un cast tecnico in cui spiccano lo scenografo Stuart Craig, il costume designer Jany Temime e il composer Nicholas Hooper, deciso a dar seguito al soundtrack originale di John Williams con una colonna sonora altrettanto tonitruante. Chi ha seguito la vicenda fin qui si sentirà a casa, chi non la conosce scoprirà un film abbastanza teso da riservare qualche piacevole brivido. E il seguito, come si dice, alla prossima puntata. Sperando che nel frattempo qualcuno non sciupi la suspense con qualche spoiler sul gran finale della saga. Quella, sì, sarebbe magia nera.

Altra storia, invece, con Shrek terzo. La nuova avventura dell’orco con le orecchie a trombetta non passerà alla storia per originalità. Ma le stilettate elargite al film dai critici americani puzzano più delle scoreggette del nostro eroe. Chiuso in qualche scrigno ogni afflato satirico e disinnescate le tendenze anarcoidi del protagonista, la pellicola punta tutto sul batti e ribatti delle spalle comiche del regno di Molto, Molto Lontano. Grande spazio, quindi, al Gatto con gli stivali, sempre agile e maliardo; grande spazio alle scapolotte del primo film, petulanti Charlie’s Angels in crinoline; e grande spazio al ricco bestiario degli eroi delle fiabe. La trama in soldoni: deciso a scrollarsi dal capoccione la scomoda corona di Re Ranocchio, Shrek parte alla ricerca dell’unico deputato a sostituirlo, un imberbe Re Artù. Ma approfittando della sua assenza, il principe Azzurro si impadronisce del regno con la complicità di tutti i “villain” della letteratura fantastica e segrega Fiona. Lo scontro fra il bene e il male è inevitabile, come l’immancabile happy end. Il “deb” Chris Miller, già sceneggiatore dei primi due capitoli e “story artist” di Madagascar (2005), dirige il tutto senza grandi botte di inventiva. Ma si sorride spesso. E la qualità dell’animazione, pur sotto i livelli siderali della Pixar, garantisce al film il giusto tasso di spettacolarità. Uscita prevista: 31 agosto. Per un’estate davvero magica.

© 2007 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

drive index | cinema | prossim@mente: archivio
Drive Magazine Copyright 1999-2007 Stefano Marzorati
scrivete a drive