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THE NUMBER 23: LA PAURA FA 90...
Se occorresse definire i registi americani più quotati
dell'ultimo decennio con altrettanti aggettivi ad hoc,
una volta arrivati a Joel Schumacher bisognerebbe
chiudere il Devoto-Oli e fare un bel respiro. Arguto, giovanile
e ben più interessante di gran parte dei film che ha
firmato in oltre un trentennio di militanza dietro la macchina
da presa, il sessantottenne Schumacher è uno dei grandi
misteri umani di Hollywood e dintorni. Ha lavorato a classici
Anni '70 come Il Dormiglione (1974) e The
Wiz (1978). Ha lanciato nell1empireo delle star sex
symbol come Demi Moore, Kiefer Sutherland o Colin Farrell,
e affossato tutte le principali icone della "American
Way of Life", dagli avvocati, ai clerks, ai
super-eroi. Ha affrontato con coraggio e senza pippe autoriali
tutti i generi del cinema di genere, dal thriller,
al police procedural, al musical. Ha alternato
con nonchalanche fiaschi di proporzioni epiche (uno
su tutti, l'ultimo, imbarazzante Batman degli Anni 90) e piccole
chicche di "instant cinema" a basso budget
come l'agile e scoppiettante In
linea con l'assassino (2002).
Insomma, ne ha combinate tante da meritarsi, oltre a raffiche
di sonori pernacchioni, anche un occhio (critico) di riguardo.
Così, quando i principali siti di cinema non offrono
niente di interessante su cui spettegolare, quando i reparti
di rumour control delle major fanno catenaccio,
insomma, quando all'orizzonte filmico non c'è niente
da segnalare, per distrarsi un
po' basta andare a vedere cosa combina l'ineffabile - eccolo
qui, l'aggettivo che mancava: ineffabile - Schumacher. Il
che ci porta a un film che negli States uscirà in sordina
a fine febbraio e che promette parecchie sorprese: "The
Number 23". Ovvero, "Il numero 23".
Un insieme di sfortunate coincidenze
Anche se normalmente non ci si pensa mai, il 23 è davvero
un numero speciale. È il numero dei cromosomi che papà
e mammà immettono nel Dna di ogni nascituro. Coincide
con il numero di secondi che occorrono al sangue per farsi
il giro del sistema circolatorio, ma anche con l'ampiezza dell'angolo
dell'asse terrestre - che, per chi non lo sapesse, ha un'inclinazione di 23,5 gradi. Ma quando vuole,
il 23 sa anche essere un numero un po' sfigato.
Basta pensare a Giulio Cesare e alle stilettate che si beccò
il giorno fatale delle idi di marzo, o all'affondamento del
Titanic, avvenuto, guarda caso, il 15/5/!912: la somma di
giorno, mese e anno del disastro dà appunto 23. L'elenco
potrebbe continuare ancora a lungo. Consultare, per credere,
la voce corrispondente su Wikipedia.org, una spataffiata di
quasi sette pagine di coincidenze. Con premesse del genere,
non stupisce che le prime immagini del film ci offrano un
Jim Carrey tutt'altro che rassicurante. E infatti, ormai deciso
ad affrancarsi definitivamente dai propri trascorsi da giullare,
e ormai vocato a ruoli adulti, con questo film l'ex scemo
e più scemo compie una decisa virata verso il lato
oscuro della forza. "Il numero 23 è un film completamente diverso
da quelli che ho interpretato fino a oggi, ed è proprio
quello che stavo cercando", ha dichiarato l'attore al
sito Jim Carrey On Line. "Le storie che preferisco sono
quelle che mi pongono sfide interessanti, come «Se mi lasci ti cancello».
In quel caso, il nocciolo della storia stava nel chiedersi
«cosa cancelleresti dalla tua mente? Chi vorresti rendere
invisibile? Ti hanno mai cancellato la memoria?». E
anche in questo caso, il film tocca temi che nessun film ha
mai toccato prima d'ora".
Pari o dispari?
Come molti altri film a tutta suspense, The number
23 è una variazione su un tema immarcescibile:
quello del "doppio". Al centro della storia c'è
un romanzaccio pulp scovato in una libreria dalla
moglie del protagonista. Il venefico libercolo, nato come
un innocuo regalo di compleanno, si trasforma ben presto in
un ponte fra il mondo reale del protagonista, un
bonario accalappiacani, e un mondo fittizio intriso di disperazione
e follia. Il minimo comune denominatore fra queste due realtà
è Carrey, pronto a saltabeccare come un novello Fregoli
dalla maschera del bonario accalappiacani Walter Sparrow a
quella, ben più sinistra, dell'investigatore psicopatico
Fingerling.
"Il numero 23 è il lato di Walter che il personaggio
rifiuta", continua Carrey. "Quel numero, in realtà,
non rappresenta una semplice cifra, ma la coscienza. Si tratta
di una rivelazione, e l'ossessione che l'uomo ne ricava è
qualcosa di cui non riesce a liberarsi perché non riesce
ad andare fino in fondo. Così, in realtà, il
numero è solo un pretesto sotto cui si nasconde l'ossessione
vera e propria". Accanto al pirotecnico attore canadese,
nel cast, un bel mazzetto di bravi caratteristi come
la Virginia Madsen di Sideways - In viaggio con Jack
(2004) e il Danny Houston di 21 grammi (2003).
Conoscendo i precedenti di Schumacher nel ramo "film
de paura", da Un giorno di ordinaria follia a
8 mm - Delitto a luci rosse il rischio
è che il film parta benino, e poi scivoli lentamente
verso la truculenza più bieca. Ma finché c'è
vita c'è speranza. L'appuntamento in sala è
per il 30 marzo. Con tanti auguri.
©
2007 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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