|
SPIELBERG: DESTINAZIONE MONACO
Allalba del 5 settembre 1972, otto guerriglieri
palestinesi del gruppo Settembre nero irrompono
nel villaggio olimpico di Monaco di Baviera e prendono in
ostaggio undici atleti appartenenti alla squadra israeliana.
Il sequestro investe i Giochi Olimpici con unonda durto
degna di uno tsunami, che in poche ore rimbalza in tutto il
mondo. Mentre i cittadini del nascente villaggio globale assistono
agli sviluppi del caso con il fiato sospeso, il ministro degli
interni tedesco Hans-Dietrich Genscher tenta freneticamente
di trovare il bandolo di una matassa che con il passare delle
ore si ingarbuglia sempre di più. Gli sforzi delle
autorità sembrano destinati al successo. Ma quando
gli eventi sembrano volgere al meglio, e i terroristi arrivano
all'aeroporto di Fürstenfeldbruck con gli ostaggi per
salire sullaereo che dovrebbe portarli in Egitto, le
teste di cuoio aprono il fuoco: nellazione, perderanno
la vita tutti gli ostaggi. Con loro, cinque terroristi e un
agente di polizia. Le Olimpiadi, cominciate fra
le polemiche per lesclusione del Sudafrica e della Rhodesia,
nazioni escluse dalla competizione perché in odore
di apartheid, si concludono in un bagno di sangue che
cancellerà I successi di atleti del calibro di Mark
Spitz e Olga Korbut, e segnerà per sempre le sorti
della manifestazione. Ancora oggi, la tragedia di Monaco costituisce
uno spartiacque fra gli Anni del Boom e gli Anni
di Piombo, fra lottimismo inox del dopoguerra
e le atmosfere rugginose dello stragismo. E ancora oggi, costituisce
il primo, grande successo mediatico della jihad islamica,
il primo atto di una strategia della tensione pronta a rimettere
drammaticamente in discussione tutte le certezze delloccidente.
Difficile fare un film su una vicenda del genere. Difficile,
anche se alle redini del progetto cè un certo
Steven Spielberg.
Alti e bassi
Ammettiamolo: negli ultimi anni, lex bambino prodigio
della Hollywood Anni Settanta ha offerto al pubblico prestazioni
decisamente discontinue.
Film come Salvate il soldato Ryan (1998), Prova
a prendermi (2002) e The Terminal (2004) dimostrano
la volontà di rimettere in discussione la propria grammatica
filmica, e di ampliare i propri orizzonti di creativi. E scelte
potenzialmente impopolari come il bianco e nero vischioso
di Schindlers List (1993) lo scarso glamour
di Amistad (1997) o la schizofrenia stilistica di A.I.
- Intelligenza artificiale (2001) testimoniano una
voglia di cinema dautore non comune. Il problema, semmai,
sta in quelle che ai bei tempi di Incontri ravvicinati
del terzo tipo, E.T - L'extraterrestre e dei vari
Indiana Jones erano marce in più, e oggi sono
palle al piede: la passione per gli affetti speciali,
le sbavature retoriche, un approccio visivo che sembra preso
di peso dalle grandi tele All American di Norman
Rockwell. E che a volte puzza un po di stantio. I budget
stellari, poi, hanno pesato sugli ultimi Pop-corn Movies
del grande cineasta di Cincinnati, Ohio, trasformandoli in
luna park visivi patinatissimi ma privi di slanci creativi.
Forse memore di tutto questo, il nuovo Spielberg
riparte dal cinema-verità, e da una vicenda che si
presta a molteplici chiavi interpretative: Munich -
questo il titolo dellopera, in uscita a Natale negli
Stati Uniti, e sui nostri schermi dal 17 gennaio 2006
- si propone allo stesso tempo come un thriller, un
character piece, e un docu-drama. Ma soprattutto,
coma la prima, autentica
esplorazione del terrorismo internazionale dopo il fatale
momento dell11 settembre 2001.
Un
blockbuster sul serio
Data limportanza di questa sfida cinematografica,
non si può dire che Spielberg abbia affrontato la produzione
a cuor leggero. La sceneggiatura del film porta la firma di
Tony Kushner, già premio Pulitzer per Angels
in America, nonché del veterano del docu-drama
Eric Roth (Insider, Ali). Il cast
tecnico comprende vecchie conoscenze del regista come
il direttore della fotografia Janusz Kaminski e il
mago della cutting room Michael Kahn (Minority
Report, La Guerra dei Mondi, Terminal).
Fra gli interpreti, brillano alcune delle star emergenti del
nuovo cinema global: Eric Bana, già Ettore
in Troy (2004), presta
il fisico e i basettoni a un coriaceo agente del Mossad, ben
coadiuvato dal novello Bond Daniel Craig. E nei ruoli
di rincalzo brillano illustri sconosciuti come Mathieu
Kassovitz (Birthday Girl) e Geoffrey Rush
(Tu chiamami Pete). La confezione, come di consueto,
si annuncia sontuosa, ma mai eccessiva: a guardare il primo
trailer ufficiale del film, on line su munichmovie.com,
si ha la netta sensazione che, stavolta, Spielberg abbia lasciato
nel cassetto caramelle e lustrini per puntare direttamente
al cuore e allo stomaco dello spettatore. Ma se dovesse andar
male, pazienza: dopotutto, dietro langolo ci sono due
progetti mica da ridere: un film su Abramo Lincoln interpretato
dal grande Tom Hanks. E poi, ovviamente, il quarto
Indiana Jones. Una vecchia fiamma del regista, ma anche degli
spettatori. Con cui presto bisognerà fare i conti.
©
2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
|