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NIENTE MALE, MISTER MALICK
In un mondo che vive di bulimia mediatica, lassenza
può rivelarsi una virtù. Gli esempi, nella mecca
del cinema, non mancano: da Howard Hughes a M. Night Shyamalan,
da Orson Welles a Stanley Kubrick, i cineasti fantasmatici
sono uno dei topoi hollywoodiani per eccellenza. La
vulgata comune li vuole colti, tecnicamentwe allavanguardia,
e un po mattocchi: e poco importa che le voci di corridoio
siano esagerate. Limportante è prolungare il
mito del film-maker maledetto, tutto preso dalle proprie ossessioni
voyeuristiche e dalle proprie manie di perfezionismo. Fra
i personaggi più chiacchierati, in questo senso, cè
un tale che porta il nome di Terrence Malick. Nato
nel 1943 a Waco, Texas, questo curioso cineasta ha un curriculum
che corrisponde perfettamente a quanto accennato più
sopra. Al suo attivo, una lunga gavetta da cowboy,
poi un repentino passaggio allo studio della filosofia, con
tanto di tesi su Martin Heidegger, e ancora qualche anno di
insegnamento. Poi, finalmente, il cinema, con liscrizione
allAmerican Film Institute e le prime misconosciute
prove dautore, le sceneggiature di due western contemporanei
ambientati nellAmerica profonda. Ma a trasformare il
regista nel William Salinger del cinema a stelle e strisce
è stata una stringa di film tale da far passare Stanley
Kubrick per un regista prolifico. E che comincia nel 1973
con La rabbia giovane.
Cera una volta il west
Sulla scia del ribellismo tipico di tanti film anni '60 e
'70, dal geniale Lindsay Anderson di If
(1968)
al primo Spielberg di Sugarland Express (1974) La
rabbia giovane racconta la fuga di una coppia di Natural
born killers antelitteram sulle strade dellAmerica
depressa. Scrive Paolo Mereghetti nel suo seminale Dizionario
dei film: Lironia, il surrealismo sottotono,
lassoluta mancanza di retorica ne fanno uno dei film
più insoliti e preziosi del cinema americano.
Il tutto, insieme a un cast che annovera star del calibro
di Martin Sheen e Sissy Spacek conquista la critica e convince
la Paramount Pictures a aprire i cordoni della borsa per finanziare
lopera seconda del regista, I giorni del cielo.
E qui cominciano i guai: Jack Nicholson e Dustin Hoffman rifiutano
uno dopo laltro il ruolo del protagonista del film,
che toccherà a un imberbe Richard Gere. Il regista
raduna un cast tecnico infarcito di pezzi da novanta
come il direttore della fotografia Nestor Almendros (Kramer
contro Kramer) e il leggendario Ennio Morricone, ma poi dimostra
grossi limiti nel gestirlo. Il montaggio del film si protrae
per due lunghi anni, mettendo a dura prova la pazienza della
produzione. E al momento del debutto in sala, questo raffinato
dramma ambientato nellAmerica rurale dei primi del secolo
raccoglie tanti premi, ma pochi incassi. Per Malick è
una macchia incancellabile: schiacciato dal peso dellinsuccesso,
ma anche dalle pressioni dellestablishment holliwoodiano,
il regista trasloca a Parigi pensando a un film di guerra
che resterà in gestazione per quasi vent'anni: La
sottile linea rossa, ispirato allomonimo romanzo
autobiografico scritto nel 1962 da James Jones.
Di nuovo in guerra
Quattro lustri di inattività non hanno smussato gli
spigoli di Malick, che si prende un lungo sabbatico nel sud-est
asiatico per scrivere il film, litiga con i co-produttori
e rompe i rapporti con la Sony per questioni di budget.
Per fortuna, a Hollywood si fa la fila per lavorare con lineffabile
Salinger con la cinepresa: e così, la Fox si sobbarca
il progetto, affida al regista un cast di tutte stelle,
e lo paracaduta on location per girare la sua
versione della battaglia di Guadalcanal, una delle più
sanguinose del secondo conflitto mondiale. Malick si presenterà
in sala montaggio con oltre sei ore di girato, poi ridotte
a tre a forza di tagli sanguinosi. Il film esce in tutto il
mondo nel 1999. E dopo vent'anni di lontananza dalle scene,
o forse proprio per questo, finalmente il regista coglie il
suo primo successo di pubblico. Solido, visivamente inarrivabile,
lento e solenne, il film conferma il grande talento visivo
di Malick e la sua grande capacità affabulatoria. E
riporta lautore di lavoro a ritmi più ragionevoli.
Che si traducono in un progetto, poi accantonato, per una
biografia su Ernesto Che Guevara. E in una pellicola
che vedrà la luce nellinverno di questo tormentato
2005. Ovvero, Il nuovo mondo.
Verso il nuovo mondo
Descrivere in poche parole la nuova scommessa filmica dellex
enfant prodige di Hollywood in poche righe è
unimpresa ardua. Come sempre, al centro dellobiettivo
del regista cè il confronto fra individui, culture
e modi di pensare diversi, antitetici, sullo sfondo di una
natura matrigna. Ma stavolta la storia è quella molto
mainstream della tormentata relazione fra la principessa
indiana Pocahontas e il pioniere John Smith. A cacciare i
soldi è la New Line Cinema della trilogia de Il
Signore Degli Anelli. Al solito, Malick si è trascinato
dietro tanti grandi nomi della fabbrica dei sogni: nel cartellone
spiccano icone macho come Colin Farrell (Alexander)
e Christian Bale (Batman
Begins); la fotografia è di Emanuel Lubetzki
(Lemony Snicket: una serie di sfortunati eventi),
mentre lo storico sodale del regista, il Jack Fisk
di La Rabbia Giovane, ha curato la scenografia. A completare
il tutto, gli effetti speciali della Intelligent Creatures
(Chicago, Resident Evil: Apocalypse. Il resto
è ancora avvolto dal mistero, e cè da
scommettere che lo resterà fino alluscita del
film, prevista per il prossimo Natale. Lunico modo per
saperne di più è consultare il sito ufficiale
del film. E aspettare: dopotutto, si tratta solo di qualche
mese. Niente, in confronto ai tempi cui siamo abituati.
©
2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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