La grande scimmia
Dicembre 2005
recensione di Andrea Voglino
Nel mondo dellindustria culturale, non si butta via niente.
Basta uno sguardo al mondo dellarte, della musica e della letteratura
degli ultimi decenni per rendersi conto che le opere dingegno più
riuscite sono nate cucinando con gli avanzi. Il grande cinema, ovviamente,
non fa eccezione: anche qui, nulla si cancella, nulla si distrugge, tutto
si trasforma, in un continuo rimescolio di archetipi che a volte può
portare a risultati davvero notevoli. Come in Via col vento. Come in
Guerre Stellari. Come in Jesus Christ
Superstar. O ancora, come in King Kong,
la trasposizione più viscerale e riuscita della fiaba de La
bella e la bestia. Come scrive Paolo Mereghetti nel suo monumentale
Dizionario dei film, lepopea della grande scimmia Fonde
perfettamente tutti gli elementi del divertimento popolare con una serie di
espliciti riferimenti al mondo dello showbusiness e in particolare al cinema,
così da diventare anche unacuta riflessione sullo spettacolo
e i suoi limiti. Per questo, dal 1933 in poi, ha attirato al cinema
intere generazioni di spettatori, dando vita a una serie inesauribile di seguiti
e remake più o meno ufficiali. Nessuno dei quali, fino a questo
momento, si è rivelato allaltezza del prototipo. Ma presto le
cose potrebbero cambiare: perché ora, a riportare sullo schermo la
grande scimmia, sarà Peter Jackson, il deus ex machina
della saga del Signore degli Anelli.
Un amore antico
La notizia di un interessamento dellirsuto regista neozelandese per
il gorillone portato al cinema oltre settantanni addietro da Merian
Cooper e Ernest B. Shoedsack è arrivata su tutti i quotidiani
del globo nellautunno del 2004. Ma per gli habitué delle principali
webzines dedicate alla settima arte, dalle storiche Corona
Coming Attractions e Aint-It-Cool-news.com alla più recente ma
altrettanto succosa KingKong.com, i primi rumors relativi al King
Kong di Jackson sono ormai storia antica. Le dichiarazioni damore
del paffuto cineasta per la pellicola originale del 1933 si sprecano: tutti
gli hardcore fan di PJ sanno che il nostro è letteralmente ossessionato
dal pupazzone di Willis OBrien, e pensa a un remake della
pellicola fin dalletà di 13 anni. Nel 1996, come ci informa Greg
Dean Schmitz di Yahoo: Movies, il sogno ha rischiato di diventare realtà:
Jackson cominciò a lavorarci dopo Sospesi nel tempo,
e sarebbe dovuto essere una coproduzione fra la Universal Pictures e la Miramax.
Ma nel gennaio del 1997, le major rinunciarono al progetto, temendo che Il
grande Joe e Godzilla avessero già monopolizzato
la scena. Nel 1998, Jackson si gettò nella produzione della trilogia
de Il Signore degli Anelli. Il risultato: 17 Oscar, poco più
di 2 miliardi e mezzo di euro di incasso globale, e una factory di effetti
specialissimi in grado di rivaleggiare con quelle di George Lucas & Co,
ovvero la WETA Digital. Date queste premesse, era prevedibile che il
regista volesse togliersi lo sfizio di tornare sul suo vecchio progetto. Illuminante,
in questo senso, la citazione da unintervista rilasciata a Newsweek
in data 6 dicembre 2004: Vivere il resto della mia vita tentando di
replicare il successo de Il Signore degli Anelli sarebbe una follia
e una frustrazione continua. Meglio, piuttosto, buttarsi su un film di puro
intrattenimento, in modo da non deludere il pubblico. E a giudicare
dalle prime dichiarazioni della produzione, e dalle prime indiscrezioni lasciate
filtrare ad arte dal set, il nuovo Kong cancellerà dalla
memoria degli spettatori in un sol colpo tutte le precedenti incarnazioni
della Grande scimmia, da Il figlio di King Kong (1934), a Il Re
dellAfrica (1949), ai due improbabili film catastrofici prodotti
da Dino De Laurentiis negli Anni '70.
Ritorno al passato
Al contrario di tutti i principali Monster Movies
prodotti a Hollywood e dintorni negli ultimi anni, il King Kong di
Jackson non vuole essere una trasposizione up-to-date del capolavoro
originale. Piuttosto, punta a riproporne la magia, le ambientazioni Anni '30
e la fondamentale ingenuità, facendo leva su un budget davvero
mostruoso di 110 milioni di dollari, e su un effetto nostalgia
analogo a quello di blockbuster come I predatori dellarca
perduta (1980), La mummia (1999), o il più recente Sky
Captain and the world of tomorrow (2004). La trama è la stessa
del film originale: una troupe cinematografica capitanata da uno spericolato
documentarista finisce per errore su unisola ricoperta da una giungla
impenetrabile, e lunica donna della troupe viene rapita dagli abitanti
del luogo e offerta in sacrificio al gigantesco gorilla. Questultimo,
però, invece di divorarla si innamora della donna: e qui cominciano
i guai. Come già accaduto per Il Signore degli Anelli,
Jackson e i suoi sodali stanno lavorando su ogni dettaglio del film con la
stessa precisione filologica. Così, la sceneggiatura è ricca
di ammiccamenti allo slang Anni '30 e di gustose citazioni delloriginale.
Il cast annovera nei ruoli principali visi noti ma non troppo
come quelli di Naomi Watts (The Ring), Jack Black (School
of Rock) e Adrien Brody (The Village). E la Weta Digital
si sta facendo in quattro per far rivivere sul grande schermo le scenografia
mozzafiato dellIsola del Teschio e della New York del bel tempo che
fu, arrivando a utilizzare foto storiche e planimetrie originali della Grande
Mela. E il gorillone? Come il Gollum del Signore degli Anelli, sarà
tutto digitale. E, come il Gollum del Signore degli Anelli, potrà contare
sulla stupefacente mimica facciale e corporea del mimo Andy Serkis,
che servirà da modello per la torreggiante star del film. A quanto
pare dalle dichiarazioni del regista e dai rumors che circolano in
Rete, ci aspetta unoverdose di azione, humour e immagini mozzafiato,
con una spruzzata di citazioni colte. Uscita prevista: dicembre 2005. Non
cè che dire: sarà un Natale bestiale.
