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IO,
ROBOT: NEL NOME DI ASIMOV
Fra tutti i generi del cinema, quello fantascientifico è
quello che più si presta ai proverbiali Esercizi
di stile decantati oltre mezzo secolo fa da Raymond Queneau.
Il catalogo, antico quanto la Settima Arte, è ricco e
variegato, e parte da Le voyage dans la Lune (1902) dei
fratelli Meliès per arrivare ai tre Matrix
dei fratelli Wachowski. In mezzo, anni luce di pellicole cupe,
commoventi o disturbanti: si va dalla fantascienza mistica di
2001: odissea nello spazio
(1968) alla fantascienza pulp del primo Star Wars
(1978); dalle visioni distopiche di Paul Verhoeven e Ridley
Scott alle fiabe zuccherose di Steven Spielberg; dalla barcollante
animazione stop-motion di Willis OBrien e Ray
Harryhausen, alle meraviglie animatroniche di Stan Winston.
Il futuro è adesso
Stranamente, però, cè una branca della fantascienza
che sul grande schermo cè arrivata con il contagocce:
trattasi, ça va sans dire, della fantascienza filosofica
ispirata ai romanzi e ai racconti di Isaac Asimov. Fino
a oggi, lo scrittore di origine russa era sbarcato al cinema
solo con il lacrimevole Luomo bicentenario (1989)
di Chris Columbus (Mamma, ho perso laereo). Ma allalba
del nuovo millennio, pare proprio che le cose stiano cambiando.
Il 29 ottobre 2004, è in uscita nelle sale italiane Io,
Robot. Un kolossal che nasce intorno a unidea
fissa: quella di riportare il grande narratore in cima al box-office.
A scorrere il cast, Io, Robot sembra uno di quei film
studiati a tavolino per far saltare il banco: un regista molto
stilish, laustraloegiziano Alex Proyas,
noto ai più per Il Corvo (1994), e ai meno per
il misconosciuto cult Dark City (1998). La star
di blockbuster come Independence Day (1996), MIB
Men In Black (1997) e MIB Men in Black
II (2002), Will Smith, qui supportato da un cast
di contorno composto da James Cromwell (L.A. Confidential)
e Bruce Greenwood (Below). Una Factory
di effetti speciali che comprende il Production Designer Patrick
Tatopoulos (Independence Day, Godzilla, Alien
Vs. Predator) e la Digital Domain di James
Cameron (Titanic). Eppure, a dispetto di tutto questo
ben di Dio, il film ha avuto una gestazione lunga e tormentata,
che ha avuto inizio nove anni fa, nel 1995.
Le tre leggi della robotica
In principio fu Jeff Vintar, lo sceneggiatore di Final
Fantasy (2001). Vintar, un grande fan di Asimov, aveva buttato
giù plot e dialoghi di Hardwired, un frullato
di spunti creativi strappati di peso da tutti i romanzi della
serie: il punto nodale erano le celebri tre leggi della robotica
secondo cui (a) un robot non può mai danneggiare un essere
umano, o fare niente che possa direttamente danneggiare un essere
umano, (b) un robot è tenuto a eseguire tutti gli ordini
impartiti da un essere umano, a meno che questi ultimi non infrangano
la prima legge della robotica, e (c) un robot è tenuto
a difendersi, a meno che questo non comporti una violazione
delle prime due leggi. Ma Hardwired incorporava anche
elementi tratti da altre opere di Asimov, dal racconto breve
Madre Terra (1949) al romanzo Abissi dacciaio.
Il risultato: una sorta di romanzo hard-boiled che nei
dieci anni successivi ha destato linteresse di major
come la Walt Disney Pictures, ma anche di registi come Bryan
Singer (X-Men, X2), senza mai riuscire a concretizzarsi.
Almeno finché allorizzonte non è comparsa
la Twentieth Century Fox, che, sprezzante del pericolo, ha acquistato
la sceneggiatura, mettendo in moto una macchina produttiva degna
delle migliori occasioni.
Un nuovo Blade Runner?
Dodici mesi e svariate centinaia di milioni di dollari dopo,
molti dei quali bruciati in effetti speciali per
dar vita ai robot del film, finalmente Io, Robot è
in rampa di lancio. Il sito ufficiale ci porta direttamente
nel futuro invitandoci allacquisto di un Assistente
domestico automatico NS-5. Una grande idea: ma cosa potrebbe
succedere se dopo lacquisto il robot di casa andasse in
tilt, e decidesse di contravvenire alle proprie direttive primarie,
magari uccidendo qualcuno? A tentare di dare una risposta a
questa domanda è il detective robofobico
Del Spooner, interpretato da Smith, e invitato a penetrare
le segrete stanze della potente multinazionale U.S. Robotics
per indagare sul brutale assassinio di uno scienziato, apparentemente
ucciso da un automa. Per sapere se Io, Robot è
il Blade Runner prossimo venturo occorrerà aspettare
i primi freddi. Ma basta uno sguardo al trailer per capire
che, mal che vada, quello che ci aspetta al cinema è
un film teso, impattante, spettacolare, capace di dar corpo
alla grandeur minimalista dei racconti di Asimov con un cast
solido, e un look and feel davvero particolare. Il che,
di questi tempi, è già grasso meccanico,
sintende - che cola.
©
2004 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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