La locandina del film
(© Disney/Pixar 2004)




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INCREDIBILI MA PIXAR...

Cosa succede mettendo insie me un gruppetto di nerd con il pallino dell’informatica, un esercito di animatori e una batteria di computer potentissimi? Semplice: si sbanca il botteghino. Questo, almeno, è quello che è successo alla Pixar, la casa di produzione californiana che negli ultimi anni ha inanellato una serie di film animati baciati dal successo, come il recente Alla ricerca di Nemo (2003), best-seller di sempre anche nella recente versione home video. Ora la Pixar è di nuovo sulla bocca di tutti per due novità clamorose. La prima è un nuovo kolossal, il film-evento della prossima stagione Invernale. La seconda, un clamoroso divorzio.

Ieri e oggi

1984: Edwin Catmull, ex enfant prodige del New York Institute of Technology e talento emergente della Lucasfilm Ltd., la factory del regista di Star Wars, contatta uno sconosciuto animatore Disney, John Lasseter, per proporgli la regia di un “corto”. Catmull ha al suo attivo un rivoluzionario sistema di animazione computerizzata, il Pixar Image Computer; e avendo assistito al primo “vagito” del giovanotto - un test di computer animation firmato insieme al veterano Glen Keane e intitolato Where The Wild Things Are - ha intravisto in questo nuovo mezzo espressivo potenzialità insospettabili. In pochi mesi, grazie e due supercomputer Cray di stanza a Minneapolis, la strana coppia Catmull-Lasseter partorirà il primo vero cartoon interamente realizzato al computer, The adventures of André & Wally B.. È l’inizio della leggenda. 2004: Steve Jobs, il Chief Executive officer dei Pixar Animation Studios, rilascia una dichiarazione che squassa Hollywood con la potenza di una scossa tellurica: “Dopo 10 mesi di sforzi continui per tentare di trovare un accordo con la Disney, abbiamo deciso di proseguire da soli”. Nel frattempo, la computer animation ha superato la maggiore età, con un nom de plume ormai ridotto a CGI, acronimo del termine Computer Generated Imagery, e una solida fama nel campo dell’entertainment. Oggi, i computer sono un requisito indispensabile dell’immaginario disegnato: lo dimostra il successo di tanti blockbuster digitali, da Shrek (2001) a Monsters e Co. (id.), a L’era glaciale (2002). Oggi, Pixar non è più sola: tutte le major di Hollywood hanno in cantiere film capaci di rinnovare a ogni stagione la magia del sogno digitale. Ma la fine della partnership fra la factory di Emeryville e la “Casa del Topo” ci lascia in eredità un vero e proprio canto del cigno: ovvero, The Incredibles, una pellicola che mescola comiche slapstick ed epica supereroistica, beghe familiari e imprese titaniche, avventure al cardiopalma e risatacce grasse: insomma, la classica ricetta di tutti i film Pixar. Con molte certezze e qualche sorpresa.

Il crepuscolo dei super-eroi

The Incredibles porta la firma del regista Brad Bird, un transfuga dei Warner Bros. Animation Studios noto ai più per il clamoroso flop del suo film d’esordio, Il gigante di ferro (1999), esaltato dai critici, ma demolito dall’ufficio marketing della WB e da una promozione quasi inesistente. Visto il precedente, Bird è arrivato alla Pixar con un grande desiderio di rivalsa. E un’idea fissa in testa: il primo kolossal in Cgi dedicato ai supereroi. La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista, pesca a piene mani dalle grandi saghe supereroistiche della storia, in un pastiche che deve molto ai comic books ingenui e ottimistici di Stan Lee e Jack Kirby, ma anche a miniserie “per lettori maturi” come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons e Marshal Law del duo Pat Mills-Kevin O’Neill. In un mondo in cui i super-eroi sono stati costretti al ritiro dalle autorità, un superuomo in disarmo, Mister Incredible, è costretto a tornare sulla breccia per sventare una oscura minaccia. C’è solo un problema: tenere nascosto il suo “secondo lavoro” a una famiglia cha annovera una super-moglie e tre super-marmocchi. Inutile dire che l’impresa si trasformerà in una muscolosissima commedia degli equivoci, punteggiata dalle gag esilaranti che gli aficionados Pixar conoscono bene.

Verso l’infinito, e oltre

Raccontata così, la faccenda sembra solo un espediente per cavalcare l’onda del successo delle ultime pellicole supereroistiche e di quelle in arrivo, da Spiderman 2 (2004) di Sam Raimi all’improbabile Catwoman (id.) diretto dal francese Pitof: ma per rendersi conto che il film non ha niente da invidiare ai grandi kolossal animati degli ultimi anni, basta un’occhiata al teaser trailer presentato su Pixar.com, o ai resoconti dei pochi fortunati che poche settimane or sono hanno avuto il privilegio di gustarsi la preview del film. “Dopo aver visto quello che ho visto oggi”, scrive Zombie McGruder di Aint-it-cool.com, “non ho più neanche un’ombra di dubbio sul fatto che The Incredibles, da novembre, sia destinato a spaccare il mondo. Lo humour ve la farà fare sotto dalle risate, l’azione vi toglierà il fiato e la qualità dell’animazione vi manderà fuori di testa. Le poche sequenze che mi sono goduto oggi avevano un’atmosfera Anni '60 che… beh, non può che togliere il fiato”. A completare il tutto, un cast vocale che da solo meriterebbe la visione in lingua originale, e che annovera Craig T. Nelson (Poltergeist) e Holly Hunter (Lezioni di Piano”) nei ruoli di Mr. Incredible e signora, Samuel L. Jackson (Pulp Fiction) in quello del perfido Frozon, il cattivo del film, e lo stesso Brad Bird nel ruolo di Edna, esilarante “stilista dei supereroi” protagonista di una delle sequenze più esilaranti della pellicola. Ma oltre alla minaccia dei doppiatori, gli “Incredibili” super-eroi della Pixar dovranno vedersela con una minaccia ben più concreta: quella rappresentata dalla concorrenza. Fra gli altri kolossal digitali prossimamente in uscita, infatti, ci sono i Robot della 20th Century Fox e la “detective story“ subacquea Sharkslayer della Dreamworks. E come se non bastasse, all’orizzonte si profila la sagoma massiccia e irriverente dell’orco Shrek, presto in arrivo in una nuova, delirante fiaba animata tutta da ridere. E mentre i profeti del box office tirano fuori le calcolatrici, noi possiamo voltare pagina confortati da una certezza: che quello che ci aspetta al cinema sarà davvero un bel Natale.


© 2004 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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