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SCUSI, DOV’È LA FINE DEL MONDO?

Fra i tanti pregi del fantastico, ce n’è uno un po’ sui generis. Da che mondo e mondo, questo inimitabile pilastro della fiction ha manifestato la tendenza a generare, catalizzare e consolidare fenomeni di culto tanto longevi quanto partecipati. È una lunga, ininterrotta litania di chicche che annovera strisce a fumetti come Buck Rogers e Flash Gordon, serial Tv come “Spazio:1999” o “X-Files”, Kolossal epocali come “2001: Odissea nello Spazio” (1968) o “Star Wars” (1977). E poi, ovviamente, ci sono tonnellate di romanzi. Si passa dalla fantascienza kantiana di Isaac Asimov alle distopie di Philip Dick. Dalle visioni oniriche di Richard Matheson alle saghe binarie di William Gibson. E ci sono addirittura casi in cui la “science fiction” sbraga decisamente sul versante umoristico. Il più delle volte, i risultati sono disastrosi. Ma in certi casi, il miracolo accade, e la fantascienza “da ridere” colpisce al cuore. È il caso, ad esempio, del compianto Douglas Adams e della sua Guida galattica per gli autostoppisti. Concepita nel 1978 come un Helzapopping radiofonico ad uso e consumo degli spettatori della Bbc, grazie al suo inconfondibile e irresistibile mix di fantascienza dura e pura e poetica dell’assurdo la “Guida Galattica” è istantaneamente diventata una delle saghe cult della scena anglosassone, generando tre serie radio, una serie Tv, e ben cinque romanzi originali. Finora, se si escludono le innumerevoli citazioni disseminate in molti blockbuster fantascientifici più o meno recenti, dall’automa esistenzialista di Heavy Metal (1981) alle passeggiatici tripoppute di “Total Recall” (1994), la fabbrica dei sogni se n’era rimasta in disparte. Ma a giudicare dai molti segnali dispersi nella Rete delle Reti, le cose stanno per cambiare. Perché la Guida galattica per gli autostoppisti ora è diventata un film.

Vent’anni… e non sentirli

Per condensare in poco più di due ore di pellicola tutte le gag e i personaggi da manicomio partoriti dalla fertile mente dello scrittore di Cambridge nei suoi best-seller, ci sono voluti vent’anni e parecchi miliardi di dollari. Le prime avvisaglie risalgono all’inizio degli anni '80: in quell periodo, a opzionare i diritti del film fu nientemeno che Ivan Reitman, uno dei guru del cinema “fantasticomico” a stelle e strisce. Reitman era un autostoppista galattico della prima ora, e pur di realizzare il film commissionò allo stesso autore del romanzo tre diverse stesure della sceneggiatura. Ma quando Dan Aykroyd gli girò il soggetto di Ghostbusters (1984), il copione del film finì sul fondo di un cassetto da cui sarebbe riemerso solo vent’anni dopo, dopo la morte prematura dell’autore. Nel frattempo, molti grandi di Hollywood hanno accarezzato e abbandontato il progetto: dai registi Spike Jonze (“Il ladro di orchidee”) e Jay Roach (“Mi presenti i tuoi?”), a star del calibro di Rowan Atkinsons (“Mister Bean”), Jim Carrey (Se mi lasci ti cancello) e Bruce Willis (Il sesto senso). Ma ora, finalmente, nonostante tutto il film è in post-produzione. E a giudicare dal cast, e dalle prime immagini del trailer attualmente in circolazione sul sito ufficiale, questa nuova incarnazione della Guida galattica per gli autostoppisti, in tutte le sale cinematografiche del globo a partire dal 6 maggio 2005, dovrebbe valere l’attesa. Per molti motivi.

Risate nello spazio

La sceneggiatura originale del film è la stressa scritta da Douglas Adams oltre 20 anni or sono, con qualche apporto di Karey Kirkpatrick, già visto all’opera in piccola chicche di humour surreale come James e la pesca gigante (1996) e Galline in fuga (2000). La trama è la stessa dell’opera originale: a pochi secondi dalla distruzione della terra ad opera della temibile stripe aliena dei vogons, un timido impiegatuccio inglese, Arthur Dent, viene salvato per il rotto della cuffia dal proprio amico del cuore. Quest’ultimo, rivelatosi un alieno, trascinerà il poveraccio in un viaggio picaresco alla ricerca del significato ultimo della vita, dell’universo e di tutto quanto il creato. Nel frattempo, la vicenda inanella una ridda di incontri ravvicinati da far tremare i polsi a un esercito di cosmonauti: c’è Zaphod Beeblebrox, “presidente galattico” con due teste e un braccio extra. C’è Marvin, l’”androide paranoide” celebrato nell’omonima hit dei Radiohead. C’è Trillion, sogno erotico del misero Arthur e unica terrestre sopravvissuta al massacro. E ci sono molti altri personaggi divertenti, scoppiettanti, assolutamente imperdibili, compresa la Guida stessa, pronta a punteggiare la narrazione con tante esilaranti “dritte” a uso e consumo degli autostoppisti delle stelle. A cucinare il tutto, una ensemble d’eccezione. Dietro la macchina da presa troviamo Garth Jennings, regista di alcuni dei videoclip più memorabili degli ultimi anni – su tutti, “Coffee and Tv” dei Blur, quello con il tetrapak di latte che se ne va in giro per la città. Da tenere presente anche il cast artistico: Martin Freeman, il pornodivo timido di Love Actually (2003), presta la sua faccia qualunque ad Arthur Dent. L’artista hip hop Mos Def, già visto al cinema in The italian job (2003) e The Woodsman (2004) gigioneggia nei panni di Ford Prefect. E c’è spazio anche per John Malkovich, un irresistibile alieno creato appositamente per il film. La scenografia è di Joel Collins (The Flintstones), mentre I costumi sono di Sammy Howarth (“Il Gladiatore”) e Sammy Sheldon (Il mercante di venezia). Gli effetti speciali sono affidati agli specialisti di Cinesite.
Insomma, come suggerisce il motto del film, “niente panico”: un’occhiata, questa Guida, la merita. In tutte le sale dal 6 maggio 2005.

© 2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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