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L'esorcista IV: il film che visse due volte...
2004

recensione di Andrea Voglino

La storia tormentata e un po’ lisergica del serial demoniaco inaugurato nel 1973 dal leggendario William Friedkin ricomincia da un prequel ambientato negli Anni '40. Ma la lavorazione è stata un vero inferno…
"Non ho niente a che fare con quella robaccia. Quel ridicolo progetto africano con Merrin. Ci siamo già passati ai tempi de L'Esorcista II. Con Merrin in Etiopia. Spero che non se ne faccia nulla. Anzi, prego che non se ne faccia nulla". Così parlò William Peter Blatty, screenwriter di vaglia nei favolosi Anni '70, e vera e propria "anima nera" della saga horror de L'esorcista. E al centro dei suoi strali, nell’intervista rilasciata mesi addietro a IGN Filmforce, c'è una delle pellicole più tormentate dell’ultimo lustro: L'esorcista IV - gli inizi, ennesimo repechage della mistica disfida fra bene e male intessuta nel 1973 da William Friedkin, e riportata sugli schermi fra il 1977 e il 1990 da John Boorman e dallo stesso Blatty. Ma perché tanto astio nei confronti di una creatura cinematografica tanto longeva e fortunata? Per capirlo, vale la pena di fare un passo indietro. E ripercorrere la sofferta e tortuosa storia produttiva di questo kolossal “maledetto”.

Money, Money, Money

I primi rantoli de L’esorcista IV risalgono a un paio d’anni fa, e al clamoroso successo della riedizione “Director’s Cut” dell’Esorcista originale, arrivata sul grande schermo in concomitanza con il ventennale del film. Nella pellicola, opportunamente restaurata e rimasterizzata per l’occasione, non c’era molto di più che nell’edizione originale: giusto 11 minuti di scene tagliate, fra cui la storica performance “tarantolata” di un’allora giovanissima Linda Blair. Ma nonostante le attese della casa di produzione, che vedeva nel rilancio del film un’occasione per “spingere” il Dvd della pellicola, L’Esorcista finì in cima alle classifiche inglesi, e ramazzò in tutto il mondo la rispettabile cifra di 100 milioni di dollari. Ce n’era più che a sufficienza per scrivere un nuovo capitolo della serie, e infatti Morgan Creek, la casa di produzione che deteneva i diritti della pellicola, si mise subito alla ricerca di uno sceneggiatore adatto alla bisogna. Alla fine, la scelta cadde sul collaudatissimo William Wisher - Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1984), Il 13° Guerriero (1999) - che partorì un prequel dedicato al primo incontro fra padre Merrin, l’esorcista originale – e il fumantino demone Pazuzu. Non restava che trovare un regista disposto a portare a termine l’impresa. Ma nonostante le apparenze, la cosa si sarebbe rivelata ben più difficile del previsto.

Uno, due, tre, quattro

Il primo candidato alla regia era Tom McLoughlin, sconosciutissimo filmaker con all’attivo episodi minorti di saghe horror come Nightmare e Venerdì 13 e scelta ideale per un filmaccio low budget. Ma nel frattempo, il copione de L’Esorcista IV era fortunosamente arrivato sulla scrivania del veterano John Frankenehimer - Va’ e uccidi, Ronin), che si innamorò del progetto. Silurato McLoughlin, e con Frankenheimer a bordo, la produzione decise di investire massicciamente sul film, strombazzando il primo ciak per l’estate del 2002, e affidando la parte del giovane padre Merrin nientemeno che a Liam Neeson (Star Wars - Episodio I: la minaccia fantasma, Gangs of New York). Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, nel luglio di quell’anno, Frankenheimer morì. Fu a quel punto che, inopinatamente, la produzione decise di affidare il film a Paul Schrader, il regista di Affliction (1997) e Auto-Focus (2002). Cambio della guardia anche nel cast: viste le lungaggini produttive, Neeson abbandonò per precedenti impegni, lasciando la tonaca di padre Merrin allo svedese Stellan Skarsgård (Le onde del destino, Blu Profondo). La produzione si rimise alacremente in moto. Visto il cast tecnico e artistico, c’erano tutte le premesse per un thriller parapsicologico all’altezza dell’originale, un doloroso studio sulle contraddizioni della fede e il fascino morboso del male. Ma al momento della proiezione ai maggiorenti della Morgan Creek, il diavolo ci mise nuovamente lo zampino. E Schrader, reo di aver realizzato un film noiosetto ed eccezionalmente avaro di effettacci, fu gentilmente messo alla porta per lasciare il posto al quarto regista della serie: un improbabile Renny Harlin.

Un nuovo inizio

Chi ama il cinema sa quanto possa essere rischiosa la carta di un regista come Harlin, e quale senso possa avere: l’ex enfant prodige del cinema finnico ha al suo attivo un buon numero di «sparatutto» più o meno riusciti, da Die Hard: 58 minuti per morire (1990) a Driven (2001), da Corsari (1995) a Cliffhanger (1993). È evidente, dunque, che la produzione voglia un film più trucido e “up-to-date” di quello girato da Schrader. E se in un primo momento sembrava che il regista dovesse semplicemente implementare il film di Schrader con un tot di sequenze shock girate ex novo, ormai è certo che è ripartito da zero, inserendo nel cast per buon peso anche l’ex “bond girl” Isabel Scorupco e il “socio” di Russell Crowe il “Master and Commander” (2003), James D’Arcy. Ma nonostante questa patina di glamour, e la sua fama di regista per palati facili, Harlin non sembra affato intimidito dall’impresa. “Quello che ho tentato di fare”, ha dichiarato il regista a MTV.com, “è di dare un senso a tutte le domande senza risposta poste in «L’esorcista». C’erano un sacco di nodi narrativi rimasti irrisolti, così ho deciso di scioglierli, in modo che guardando prima questo film e poi l’originale, quest’ultimo sembrerà un sequel”. A dargli una mano nell’impresa sui due set del marocco e di Cinecittà, il direttore della fotografia Vittorio Storaro, il mago del montaggio Mark Goldblatt, e un crew tutto “Made in Italy”. Sarà vera gloria? Chissà. Ma chi cerca conforto nel cinema intelligente non dovrà vendere l’anima al diavolo per vedere L’Esorcista IV nella versione di Schrader: a quanto pare, infatti, basterà aspettare l’uscita del Dvd, e frugare fra i contenuti speciali. Amen.