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DOOM: PIOMBO CALDO SU MARTE
Gli amanti del divertimento elettronico di tutto il mondo
li chiamano semplicemente FPS, con un acronimo
che riassume la formula First Person Shooter. Ma dalle
nostre parti, tutti li conoscono come sparatutto in
soggettiva. Sono la versione riveduta, corretta e debitamente
anabolizzata dei vecchi tirassegno da luna park. Al posto
dei vecchi e cigolanti fucili a tappo dei bei tempi che furono
cè un intero arsenale di pistole, mitragliatori
e lanciagranate. E al posto del leggendario orso ballerino
che sobbalzava ululando dopo ogni colpo a segno, beh, a seconda
del videogame cè solo limbarazzo della
scelta. Nei war game di Medal of Honor,
il teatro delle operazioni è la Seconda Guerra Mondiale
con tutti i suoi scenari mito, da Omaha Beach ad Arnhem: si
spara addosso a nazisti e giapponesi, manco a dirlo con armi
e munizioni filologicamente corrette. Red Dead Revolver,
o il recentissimo Gun di Activision sono ambientati
sulle polverose piste del west, fra tagliagole, desperados
e bravacci di ogni risma. E in Star Wars: Battlefront,
appena arrivato sugli scaffali con il secondo tomo, il campo
di battaglia è la archetipica galassia lontana
lontana vagheggiata da George Lucas dal 1976 a oggi.
Gli sparatutto, insomma, costituiscono uno dei sottogeneri
più fortunati delluniverso dei videogiochi. E
lultima frontiera per una macchina dei sogni perennemente
a caccia di stimoli a misura di teenager.
A che gioco giochiamo?
Daltronde, era destino: ormai, il fatturato planetario
dellindustria dei videogiochi sfiora il triplo di quello
delle sale cinematografiche. E flop come come quelli
del seminale Super Mario Bros. di Annabel Jankel e
Rocky Morton (1993), con Bob Hoskins e John Leguizamo nei
panni del working Class Hero Nintendo e di suo
fratello Luigi, o dellinguardabile Mortal Kombat
dello specialista Paul W. S. Anderson sono ormai un lontano
ricordo: Tomb Raider conta due episodi, Resident
Evil si appresta a toccare quota tre; e anche filmaker
blasonati come Christophe Gans (Il
patto dei lupi) o Peter Jackson (King
Kong) sembrano pronti al gran passo: il primo, con
la trasposizione in celluloide del survival horror
Silent Hill. E il paffuto regista neozelandese de Il
Signore degli Anelli con Halo, un blockbuster
di prossima uscita ispirato a uno dei più gettonati
sparatutto di cui sopra. Nel frattempo, restando in tema,
cè un altro film che in queste ultime settimane
sta facendo molto parlare di sé: Doom. Il film,
uscito nelle sale Usa in concomitanza con Halloween, e in
uscita nel nostro paese allinizio della stagione primaverile,
riassume in 100 minuti di pellicola i tre FPS della serie
inaugurata nel 1993 dalla id Software. Il pubblico sembra
aver apprezzato liniziativa: lo dimostrano i 15 milioni
di dollari di incasso raggranellati da questo sparatutto live-action
durante il primo week-end di programmazione. Il tutto, nonostante
la temuta classificazione R, che negli States
equivale grosso modo al nostro Vietato ai minori di
18 anni. Una cifra di tutto rispetto, che fa presagire
un futuro luminoso per tutti i prossimi videogiochi da vedere.
Luci ed ombre
Nonostante queste premesse, però, a giudicare dalle
voci che rimbalzano sulla rete delle reti, Doom sembra
una pellicola intessuta di luci (fioche) e ombre (cospicue).
Fra le luci, uno sviluppo narrativo che ricalca fedelmente
quella del videogioco e di tanti successi hollywoodiani di
lotta e di governo, e vede al centro della vicenda leterna
lotta fra marines spaziali e extraterrestri cattivissimi.
O ancora, un cast supermacho in cui spiccano i muscolacci
molto anni '80 di Dwayne The Rock Johnson (Il
Re Scorpione), e Karl Urban (Il Signore degli Anelli-Le
Due Torri, Riddick). Fra le ombre, una produzione
decisamente sparagnina, realizzata interamente nella Repubblica
Ceca, e affidata al carneade Andrzej Bartkowiak, già
noto al pubblico italiano per pellicole sotto vuoto spinto
come Romeo deve morire (2000) e Ferite Mortali
(2001). O ancora, una sceneggiatura che porta la firma molto
sopra le righe di Wesley Strick. La critica, ovviamente,
è discorde: cè chi apprezza, come Justin
Chang di Variety o Devin Faraci di Chud, per cui il film non
è poi malaccio. E poi, come nella migliore tradizione,
cè chi spara a zero. il San Francisco Examiner
parla di Doom come di Una noia mortale.
La redazione di Entertainment Weekly si chiede
se i personaggi dei film di fantascienza abbiano mai
visto cosa succede nei film di fantascienza. E limmarcescibile
Roger Ebert si accoda: La cosa migliore del film è
la sequenza introduttiva, con il logo Universal che gira intorno
a Marte. E poi, non contento: Assistere al film
è come avere in casa un ragazzino che si è impadronito
del vostro computer, e non vuol sapere di mollare losso.
Per gli amanti dei videogame originali, e per tutti
gli altri spettatori italiani, lappuntamento è
rimandato al 10 marzo 2006. Nel frattempo, per farsi
unidea di cosa bolla in pentola, cè sempre
il sito ufficiale della Universal.
©
2005 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore
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