La locandina del film
© Universal Pictures




il sito ufficiale del film
The Zombie Farm
tutto sullo “Zombi” originale
Il sito di James Gunn
Tutto sull'enfant prodige del nuovo cinema hollywoodiano



I vivi e i morti
filmografia zombi

Chi si rivede: Scott H. Reininger e Ken Foree!
© Universal Pictures

 





 
voi siete qui: drive index | cinema | prossim@mente: archivio | Dawn of the Dead

DAWN OF THE DEAD: L'ALBA DEI MORTI VIVENTI

Il nuovo cinema horror a stelle e strisce guarda al passato.Tornano i “classici” mostri di ieri, come Dracula, la creatura di Frankenstein e l’Uomo Lupo, presto alle prese con il baldanzoso Van Helsing di Stephen Sommers. Torna King Kong, il gorillone erotomane di Merian C. Cooper e Peter Shoedsack, nuovo oggetto del desiderio di Peter Jackson.
Tornano, soprattutto, gli zombie, protagonisti assoluti dell’epopea postatomica di George A. Romero.
Due i film in arrivo dedicati agli inarrestabili cadaveri semoventi perennemente affmati di carne umana: il risibile House of the Dead del tedesco Uwe Boll, tratto - e dai! – dall’omonimo videogame della Sega. E poi, l’atteso e discusso L’alba dei morti viventi, remake ufficiale del capolavoro splatter firmato dal leggendario cineasta di New York. Una cupa metafora contro il consumismo che all’epoca del suo debutto, nel 1979, fece scalpore per il suo mix di humour nerissimo ed emoglobina. E che dal prossimo 25 aprile, per gentile intercessione della Universal Pictures, deflagrerà nelle sale italiane in versione “riveduta e corretta” per la gioia di tutti i fan dell’orrore estremo.

Ma Romero non c’è

Sarah Polley & Friends
© Universal Pictures
Difficile dire se il film farà proseliti: anche se la Universal, in un comunicato ufficiale del marzo scorso a “Variety”, ha promesso di farne “Un film del terrore molto al passo con i tempi, con grande enfasi sull’azione e sul cast”, manca all’appello un ingrediente essenziale: cioè, lo stesso Romero. Invocato a gran voce dai fan, ma snobbato dalle teste pensanti della major, che gli hanno preferito il “deb” Zack Snyder, ex videoclipparo per Soul Asylum e Morrissey.
Bocche cucite sui motivi che hanno spinto la Universal a stroncare sul nascere la candidatura del “maestro”.
L’unica giustificazione, forse, sta nel rapporto controverso che Romero ha sempre coltivato con le major: un rapporto che si è raffreddato in seguito ai tiepidi incassi di film “de paura” misconosciuti come Monkey Shines (1988) e Bruiser (2000), e a uno stile di regia forse troppo “slow” per le platee adrenaliniche del nuovo millennio.
Peccato: perché mentre il nostro fatica a trovare i finanziamenti per Dead Reckoning, il “gran finale” della serie iniziata con il livido, terrificante La notte dei morti viventi (1968), i suoi figli prediletti sono ancora più vivi – pardon: morti – che mai.





Amore al primo morso

La sceneggiatura di Dawn of the Dead porta la firma di James Gunn, enfant prodige del cinema “de paura” Hollywoodiano, e un curriculum di luci ed ombre, che alterna chicche come il Tromeo and Juliet (1996) della Troma, leggendaria casa di produzione underground all’insegna del trash più spinto, e solenni boiate come Scooby Doo (2001) e Scooby Doo Too: Monsters Unleashed, presto sugli schermi. L’idea, semplice ed efficace come una schioppettata nel cranio, l’ha spiegata lo stesso Gunn in un’intervista a Fanboyplanet.com: “All’inizio, ero piuttosto titubante all’idea di questo remake: i rifacimenti dei film di successo lasciano sempre il tempo che trovano. Ma per qualche motivo, Dawn of the Dead mi ha illuminato… l’ho preso come una chance per scrivere qualcosa di diverso dagli horror "adolescenziali" degli ultimi anni. Il tono è lo stesso dei grandi, trucidi film horror degli Anni '70, ma con effetti e budget aggiornati”. Risultato: le premesse del film – la misteriosa epidemia che trasforma i cadaveri in cannibali, il piccolo gruppo di sopravvissuti asserragliati in un supermercato, il sogno della fuga verso un “altrove” incontaminato – sono le stesse di sempre. Ma dove c’era un cast minimalista, ora c’è un campionario di tipi umani che comprende sbirri, pusher, contadini, donne incinte, agenti di commercio, e chi più ne ha più ne metta. Dove c’era un mondo in cui, dopotutto, “la vita continua”, e una battuta di caccia al morto vivente può diventare un buon antidoto contro il logorio della vita moderna, c’è la società inquieta del dopo 11 settembre. E dove c’erano gli zombie grigiastri, barcollanti e tutto sommato inoffensivi di Romero, ci sono gli zombie di Snyder: affamati. Pericolosi. E più brutti che mai, grazie alle meraviglie della grafica computerizzata e del make-up, capaci di offrire al pubblico cadaveri ambulanti presi di pacca dai manuali di medicina legale, ognuno con il suo giusto tasso di decomposizione.

Zombie sì, ma al passo con i tempi

La grande differenza fra il Dawn of the Dead del 1979 e il remake, però, sta soprattutto nel modo in cui gli zombie nascono, cacciano, affrontano le loro controparti umane. Per cominciare, il processo di “zombificazione” è questione di attimi, non di ore, come ai bei tempi. Un morso, e via: passi a miglior vita, e ti risvegli al volo, pronto per una bella abbuffata di carne umana. In secondo luogo, anche il rigor mortis ha la sua importanza: uno zombi fresco, ça va sans dire, si dimostrerà ben più agile, veloce e letale di uno zombie stagionatello.
In più, nonostante la fame, gli zombie del nuovo millennio sono maledettamente selettivi, e attaccano solo ed esclusivamente i propri simili, uomini, topi o cani che siano – dettaglio che, nell’economia della trama, si rivelerà fondamentale. Da tener d’occhio anche il cast: c’è Ving Rhames, il Marcellus Wallace di “Pulp Fiction” (1994), qui finalmente protagonista, roccioso come non mai; c’è la deliziosa ma tostissima Sarah Polley (“La mia vita senza me”, “EXistenZ”), fan dichiarata dell’originale; e ci sono tre comparsate “cult” per Scott H. Reininger, Ken Foree e Tom Savini, già al servizio di Romero, e qui trasfigurati in baluginanti fantasmi televisivi a uso e consumo dei cinefili più accaniti. Ma anche il motto è quello storico: “Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla Terra”. I vivi, invece, tutti al cinema. Sperando che il gioco valga la candela.


© 2004 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

drive index | cinema | prossim@mente: archivio
Drive Magazine Copyright 1999-2004 Stefano Marzorati