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IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO

La barra del leggendario e inflessibile “Tomatometro” del sito web Rottentomatoes.com, la webzine che vota i film di cassetta sulla base delle recensioni di tutti i critici sulla piazza, si è assestata su uno squillante 94 per cento. E in effetti, Il Cavaliere Oscuro ci arriva in souplesse, ai pieni voti. Perché moltiplica e frammenta le suggestioni più adulte di quel “Batman Begins” che nel 2005 aveva rilanciato il mito dell’Uomo Pipistrello con una sceneggiatura che ricorda i western metropolitani di Brian De Palma o Michael Mann. Perché traduce i personaggi e le trame partorite in settant'anni anni di comics da autori come Bob Kane, Frank Miller o Alan Moore in un perfetto mix di suggestioni “alte” e “basse”. E soprattutto, perché riesce a dare all’eroe di Gotham e ai suoi compagni di strada uno spessore drammatico davvero inedito. Inutile cercare zuccherini pop in questo “The Dark Knight”: fatte le debite proporzioni con i Bat-Film del passato, qui siamo dalle parti del Tim Burton di “Batman-Il ritorno”, fra eroi condannati all’emarginazione, villain deformi nel corpo e nell’anima e seduzioni irrealizzate o irrealizzabili. La differenza sta tutta nell’approccio estetico imposto alla pellicola dal regista: se l’Hollywood degli anni 90 aveva trasportato l’eroe nei territori di un espressionismo gotico sui generis, Il Cavaliere Oscuro gioca tutte le sue carte sull’iperrealismo. Risultato: un film molto scritto e scritto piuttosto bene, lontano mille miglia da ogni deriva consolatoria, scarno e diretto anche nei momenti più estremi e spettacolari.

Le due facce della medaglia

Contrariamente a gran parte dei blockbuster arrivati nelle sale in una stagione cinematografica densa di eroi di carta, il nuovo Batman non punta a stupire facendo leva sugli effetti digitali, ma su una sceneggiatura a nervi scoperti. Christian Bale torna nel ruolo che l’ha sdoganato sul mercato degli eroi d’azione dopo i fatti narrati in “Batman Begins”: sistemato Ra’s Al Ghul e decapitata la mala di Gotham City, l’eroe medita di appendere la cappa al chiodo. In città c’è un nuovo sceriffo che promette sfracelli contro le gang della metropoli, il biondissimo e waspissimo Harvey Dent. Come se non bastasse, anche i cittadini di Gotham si stanno dando da fare in proprio per ripulire le strade da teppisti e criminali. La situazione cambia radicalmente quando sulla scena arriva il misterioso Joker. Un cattivo che è anche una sorta di gemello cattivo del Cavaliere Oscuro: un amante della teatralità che usa la propria maschera low-tech, “un po’ di benzina e qualche pallottola” per mettere in scena il suo personale 11 settembre. Un pagliaccio sadico che contrappone all’ossessione securitaria dell’eroe la propria personale ossessione per il caos. Il mostro si aggira nella tenebre come uno squalo a cominciare dalle battute iniziali del film, seminando cadaveri in preda a una sete di sangue che sembra solo frutto di uno humour crudele. Ma dietro la matta mattanza del clown del crimine c’è un disegno che punta a distruggere il labile equilibrio che sostiene le imprese dell’eroe e i destini dell’impero americano. E per riuscire a fermare la sua nemesi, il detective mascherato deve mettere da parte la propria integrità morale. E mutare nell’antieroe evocato nel titolo.

Una splendida festa di morte

Parlare bene del giocattolo a orologeria congegnato da Christopher Nolan e dai suoi sodali Jonathan Nolan e David Goyer è fin troppo facile. Grazie a un cast tecnico e artistico degno dei suoi 180 milioni di budget, Il Cavaliere Oscuro regge agevolmente il confronto con la concorrenza. Insostituibile l’apporto dei soliti collaboratori del regista: la fotografia di Wally Pfister porta sullo schermo una inedita Gotham City by Day, livida e torreggiante quanto quella by night, cui conferiscono profondità e spessore le scenografie di Nathan Crowley e i costumi di Lindy Hemming. La prova d’attore di Heath Ledger, davvero impressionante nei suoi tic e nelle sue mossette, consegna al pubblico un Joker con cui qualunque aspirante villain del grande schermo dovrà fare i conti. Ma il peso del film resta tutto sull’Uomo Pipistrello e sulle tematiche che sorreggono tanto cinema di Nolan, da “Memento” (2000), a “Insomnia” (2002), a “The Prestige” (2006): l’ambiguità, la solitudine, la differenza fra ciò che sembra e ciò che è. E il ruolo divorante della coscienza individuale e collettiva, cuore vertiginoso della crudeltà umana. Sono queste, e non i giocattoli e le sequenze d’azione che punteggiano il film, le armi migliori del Batman di Nolan. Qualche difetto c’è: un pistolotto scopertamente buonista, alcune scene d’azione un po’ troppo confuse, un doppiaggio abbastanza discontinuo. Ma nonostante questi peccati veniali, Il Cavaliere Oscuro è un film che continua a frullarti nel cervello molto oltre le battute finali. Più che un semplice film-fumetto, insomma, un film graphic novel. Era ora.

© 2008 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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