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PROVACI ANCORA, COURTNEY

Courtney Solomon: chi era costui? Gli amanti del cinema fantasy lo ricorderanno di sicuro. Impossibile dimenticare, infatti, quel Dungeons and Dragons con cui nel 2001 il giovanissimo Solomon esordiva alla regia. Cast di star prezzolate con un occhio al copione e l’altro saldamente ancorato al tassametro, sceneggiatura risibile, effetti speciali da luna park di provincia, la trasposizione cinematografica del leggendario role-playing game della TSR è passata alla storia come una delle peggiori boiate mai sfuggite alla fabbrica dei sogni di Hollywood. Eppure, al baldo ragazzotto una qualità tocca riconoscerla: la tenacia. Nonostante i dieci anni investiti nell’impresa di portare “D&D” sullo schermo, e nonostante lo storico “flop” del film, passato nelle sale di tutto il mondo fra i lazzi e i cachinni degli astanti come una meteora, Solomon è rimasto nei paraggi. E adesso si ripresenta al pubblico con l’horror parapsicologico An American Haunting, intrigante trasposizione cinematografica della americanissima leggenda della Strega di Bell.

American Gothic

Non è la prima volta che questa storia arriva sul grande schermo: gli annali dell’aggiornatissimo Internet Movie Data Base segnalano diverse variazioni sul tema. Si va da pellicole misconosciute e invero bruttarelle come The Bell Witch Haunting (2004) e Bell Witch - The Movie (2005) a grandi e piccoli classici di Hollywood come L’albero del male di William Friedkin (1990) e The Blair Witch Project di Myrick e Sanchez (1999). E il motivo di tanta longevità cinematografica è abbastanza comprensibile: quella della Strega di Bell è una storia che ha tutti gli ingredienti per incollare alla poltrona anche gli spettatori più distratti. Il succo della vicenda è quello raccontato nei tanti volumi dedicati all’argomento, o in siti web come Bellwitch.org. L’anno è il 1817. Il luogo, una fattoria nei pressi di Robertson County, Tennessee. La star della storia, uno spettro in gonnella, che non trova di meglio da fare che amareggiare una famiglia di coloni a suon di schiamazzi, apparizioni demoniache e poltergeist maneschi. Il finaleè aperto: dopo sei anni di angherie mortifere, documentate da testimoni più o meno attendibili, la terribile virago fantasma si dilegua nel nulla, promettendo però di tornare a colpire. Il clima della storia, insomma, è lo stesso dei romanzi di Lovecraft o di poe, o di dipinti come American Gothic di Grant Wood: il lato oscuro del calvinismo americano. Il soggetto ideale, per un cineasta alla ricerca di un rilancio in grande stile. E così Solomon ci si è buttato a pesce.

Brividi low-budget

An American Haunting si colloca sulla stessa scia di horror “sui generis” come Il Sesto Senso di M. Night Shyamalan (1999) o The Others di Alejandro Amenabar (2001): niente sangue, pochi effetti speciali, tanta atmosfera e una spruzzata di buone prove d’attore. Alla sceneggiatura hanno provveduto lo stesso regista e il romanziere Brent Monahan, autore del libro omonimo. Adrian Biddle, già direttore della fotografia di V For Vendetta (2006) e Nick Allder, specialista degli effetti speciali di Hellboy (2004) e Underworld (2005) garantiscono al film un tasso tecnico di livello, nonostante il budget “minimal” intorno ai 15 milioni di dollari. E siccome An American Haunting è una coproduzione anglo-canadese, c’è un solo americano nel cast: la darkissima Sissy Spacek di Carrie - Lo sguardo di Satana (1976) e The Ring Two (2005). Ma il cartellone comprende altri habitué del cinema storico come Donald Sutherland (Orgoglio e Pregiudizio) e James D’Arcy (Master and Commander - Sfida ai confini del mare). Il Tennessee del diciannovesimo secolo è stato ricostruito nelle campagne rumene, un po’ per risparmiare e un po’ perché ormai l’America rurale era troppo industrializzata. Il film, uscito negli Usa nello scorso autunno e poi a macchia di leopardo in tutta Europa, ha diviso la critica: se The Hollywood
Reporter scrive che “Nel tradurre una leggendaria storia di fantasmi per il grande schermo, lo sceneggiatore e regista Solomon ha costruito un horror di qualità tutto basato sulle performance e sull’effetto”, il New York Times commenta che “Gli unici sobbalzi, in questo film, sono garantiti dalle poltrone che si svuotano, mentre gli spettatori schizzano via sospinti da una noia destinata a perseguitarli per giorni”. Uscita italiana ancora da definire: ma la distribuzione direct to video sembra garantita. Vedarém...

© 2006 Andrea Voglino - per gentile concessione dell'autore

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