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DA
VENEZIA: IL
CERCHIO
IL CERCHIO (Dayereh),
regia di Jafar Panahi, con: Fereshteh Sadr Orafai,
Nargess Mamizadeh, Maryiam Parvin Almani, Elham Saboktakin, Fatemeh Naghavi;
produzione: Iran, Italia, Francia; distribuzione: Mikado;
anno: 2000; Premi: Leone d'Oro 57 Festival di Venezia;
commento: ** 1/2
Nell'immediato
dopoguerra, in Italia esplose il fenomeno del Neorealismo: il cinema
scese nelle strade per filmare la gente comune, con i suoi piccoli-grandi
drammi, senza finzioni o artifizi, ricorrendo in alcuni casi anche
ad
attori non professionisti, per una ricerca di maggiore genuinità.
Con il Neorealismo italiano crebbero grandi artisti e furono realizzati
capolavori riconosciuti a livello mondiale e gli anni a seguire videro
molte altre cinematografie ispirarsi a questa corrente.
A partire dagli anni Ottanta, diverse cinematografie, cosiddette emergenti,
hanno riportato in auge il Neorealismo attraverso la ripresentazione
dei
suoi archetipi per narrare i problemi di vita vissuta di popoli lontani.
Dopo alcuni capolavori e l'entusiasmo iniziale, viene perÚ da chiedersi
quale sia il senso di ricopiare stili e metodologie di una corrente cinematografica
già vista e interpretata in maniera uguale se non migliore di
quanto non si faccia oggi.
Il cinema iraniano è tra quelli che hanno più ampiamente
abbracciato questa tendenza. Come spesso accade in questi casi, accanto
a grandi
autori
quali Kiarostami (E la vita continua, Il sapore della ciliegia,
Il vento ci porterà via), è emersa una serie di gregari
che cavalcano l'onda del successo riproponendo continuamente lo stesso
clichè. Jafar Panahi è tra questi. Dopo il successo
de Il palloncino bianco (opera pregevole, vincitrice della Camera
d'Or al Festival di Cannes 1995), Panahi - accattivatisi i favori della
lobby della critica dei festival internazionali - ha strappato con "Il
cerchio" un immeritato Leone d'Oro al 57° Festival di Venezia 2000.
Il film in sintesi: una denuncia delle difficili condizioni di vita
della
donna in Iran, vista attraverso una camera a mano che segue nove differenti
personaggi femminili lungo i loro drammi quotidiani. "Cerchio" in quanto
il film ha un processo circolare e si chiude nello stesso spazio-luogo
temporale da dove è iniziato. E' stato detto che il film attualizza e
ripropone il Neorealismo. E allora? L'hanno fatto innumerevoli altri
film di diversi autori, di diversi Paesi, spesso con una superiore leggerezza
del tocco. E' stato anche detto che sarebbe piaciuto a Zavattini per
come
segue/pedina i personaggi. E allora? Niente che non si sia già visto
più volte, sotto diverse forme (dallo stesso "Palloncino bianco" e dai
film di Kiarostami, fino a generi completamente diversi, con "Guy").
Inoltre il film dovrebbe emozionare lo spettatore in primo luogo e
non un grande
regista da tempo scomparso. Altri ancora l'hanno applaudito per la sua
denuncia sociale. Pur essendo completamente solidali con il dramma
delle
donne iraniane, abbiamo la sensazione che non sia stato aggiunto niente
di più di quello che lo spettatore televisivo settimanalmente possa
vedere in un tg-dossier in seconda serata.
Riteniamo invece che si tratti di un'opera manieristica (basti pensare
agli insistiti primi piani sullo sguardo smarrito della diciottenne alla
stazione dei pullman) e compiacente, cinematograficamente già vista,
che strizza l'occhio alla critica e inganna lo spettatore, due soggetti
ormai
sempre più distanti e incapaci di dialogo tra loro, come l'elettorato
e i partiti politici.
© Marco
Ferrari - per gentile concessione dell'autore
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