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RIFLESSIONI SUL MERCATO DEL FUMETTO USA NEGLI ANNI '90, di Adriano Barone

Gli anni '90 sono stati decisamente movimentati per il fumetto USA; in questo inizio di millennio è forse possibile tentare di tirare qualche somma, analizzando indistintamente aspetti di mercato (e tecniche di marketing) e questioni artistiche. Il fenomeno pił appariscente che aprì il decennio fu sicuramente la fondazione dell' Image, con l'abbandono della Marvel da parte di superstars del calibro di Todd McFarlane, Jim Lee, Rob Liefeld. La lotta per i diritti d'autore che questi disegnatori dicevano di voler portare avanti si è risolta per molti di loro, in tentativi (spesso riusciti) di fare molti soldi e subito, non pensando alle conseguenze che certi comportamenti avrebbero potuto avere sul mercato. Ci riferiamo a tutta una serie di trovate di marketing, che se nel breve periodo hanno fruttato molto, nel medio periodo si sono dimostrate disastrose (e nel lungo periodo? Nel lungo periodo, come disse il famoso economista, saremo tutti morti). Image e Valiant, seguite a ruota da Marvel e DC Comics, inondarono le librerie di albi con alternate covers (in parole povere: contenuto identico, diversa copertina, sempre molto più appariscente e molto più costosa della versione normale dell'albo): il risultato fu costituito da vendite spropositate, che però non corrispondevano alle reali potenzialità del mercato. Come John Romita Jr. disse in un intervista a Wizard, "I fans non aprono nemmeno le buste per controllare il contenuto dell'albo" (Questa situazione fu dovuta in gran parte a una caratteristica (o un'aberrazione) del mercato USA: il collezionismo. Esistono cioè privati o negozi che comprano più di una copia di un albo per poi rivenderla a prezzo maggiorato, e il fan che successivamente vorrà acquistare, dovrà accettare il prezzo, in quanto negli USA NON ESISTONO RISTAMPE !). Per quanto riguarda i contenuti degli albi, ciò che venne a mancare fu proprio la qualità di questi ultimi. Secondo una tendenza che era già riscontrabile nelle testate Marvel curate da Liefeld (X-Force) e McFarlane (SpiderMan), il disegno spettacolare (spesso carente nello storytelling), una costruzione della tavola estremamente dinamica e una spesso strepitosa colorazione al computer divennero i marchi di fabbrica dello "stile Image", e graficamente costituirono lo standard a cui le altre case editrici dovettero adeguarsi. L'Image rivoluzionò le tecniche con cui realizzare i fumetti, adeguandoli all'era della diffusione dei videogiochi, e questo fu sicuramente un pregio. La povertà di contenuti e la discontinuità delle uscite (aspetto che alcuni studi Image non sono riusciti a risolvere nemmeno al giorno d'oggi, nel 2001, dopo ben 9 anni di esperienza), però, causarono una certa stanchezza dei fan. Infatti il fenomeno più rilevante dopo il boom di inizio anni '90 fu il crollo del mercato.

A inizio anni '90 i numeri uno di testate come X-Force, SpiderMan, X-Men vendettero milioni di copie. Oggi la testata più venduta negli States sono gli X-Men, con 200.000 copie al mese. Dylan Dog ne vende 300.000, e la popolazione italiana è circa un quinto di quella americana. Altre due tendenze furono quelle delle bad girls e dei gruppi di super teenagers: in entrambi i casi ci fu una proliferazione di personaggi che raggiungevano rapidamente le vette delle top ten, per poi finire nel dimenticatoio con velocitą ancora maggiore. Fare dei nomi risulterebbe inutile: il mercato ha compiuto una sorta di selezione naturale, e chi aveva la forza di camminare con le proprie gambe è ancora vivo o sopravvive a stento (si vedano ad esempio i Gen13 della Wildstorm, che, nati nel periodo di massima diffusione del grunge, oggi appaiono già irrimediabilmente datati). Un fenomeno divertentissimo, che seppure in calo, non è ancora scomparso, è quello dei crossover tra personaggi di diverse case editrici. L'idea di coinvolgere i lettori (tramite e-mail o telefonate) nello scontro tra Marvel e DC fu sicuramente un'ottima trovata, ma l'effetto di "novità" dello scontro non fu ripetibile: una seconda lotta tra i due universi fumettistici fu quasi ignorata dai lettori. Anche in questo caso, a costo di ripeterci, i fenomeni furono i soliti: grandi vendite nel breve periodo, seguite da una stagnazione del mercato subito dopo. Un fenomeno simile, ma nato gią nel decennio precedente, fu quello dei mega crossover (o delle miniserie con tie-in in tutte le testate) interni alla stessa casa editrice, un'altra pratica vincente solo sul breve termine. A volte questi eventi hanno dato luogo a interessanti occasioni di lettura (si veda One Million della Dc Comics, scritto da Grant Morrison), spesso hanno avuto l'effetto di disturbare i piani degli sceneggiatori, che si trovavano costretti a non poter sviluppare trame su periodi prolungati. Segnaliamo anche la nascita del manga style, dovuta soprattuto all'operato di Joe Madureira su Uncanny X-Men, che creò una moda alla quale si adeguarono molti autori, e il cui effetto sul medio termine è stato soprattutto quello di giustificare i bassi standard qualitativi dei lavori dei nuovi sopravvalutatissimi disegnatori apparsi sulla scena nella seconda metà degli anni '90 (tra cui Humberto Ramos o Chris Sprouse, giusto per citare due fan-favourite).

Nella seconda metà del decennio abbiamo potuto vedere i frutti più maturi di alcune tendenze culturali riscontrabili in tutta la cultura pop anni '90: recupero del revisionismo anni '80, apocalittismo, teoria del complotto, un adeguamento alle tematiche postmoderne, tra cui la riflessione metanarrativa e l'attenzione alla cultura pop (che nel caso del fumetto coincidono). Per quanto riguarda il fumetto di supereroi, gli esempi più alti sono costituiti probabilmente dalla JLA di Grant Morrison e da Stormwatch/Authority e Planetary, di Warren Ellis. Un forte senso di impotenza nei confronti delle forze di un cosmo ostile, tutt'altro che antropocentrico, nel caso di JLA; un senso di paranoia portato a livelli estremi, pulsioni anarchiche e post-cyberpunk nei lavori di Ellis. Il fumetto che racchiude in maniera completa tutte queste tematiche è sicuramente The Invisibles di Grant Morrison, una Summa Fumettologiae che verra ricordata come uno dei prodotti più raffinati della'arte degli anni '90 (senza distinzioni, che ormai non hanno pił senso, tra pop-culture e high culture). (Prima di concludere rispondiamo a un'eventuale critica: non aver menzionato Garth Ennis e il suo Preacher. A questo rispondiamo che Ennis non ha fatto altro che portare nel fumetto USA la violenza del pulp tarantiniano, ma che, in quanto autore, non è paragonabile alla visione poetica di un Morrison e di un Ellis, definibili come Autori veri e propri, che approfondiscono tematiche nel corso di tutta la loro opera. In poche parole, saper dire le cose non significa avere qualcosa da dire. Altrimenti si potrebbe apprezzare - e molti lettori lo fanno - anche un Paul Jenkins, bravissimo scrittore, ma di fumetti inconsistenti). Il decennio si è concluso, con un ironico contrappasso, con la parziale dissoluzione dell'Image: Silvestri si era distaccato dal consorzio per poi tornare a farne parte, Liefeld è stato cacciato dagli altri soci, Jim Lee se n'è andato e si è associato alla DC. Le vendite non salgono, e le case editrici sembrano solo sperare che Hollywood si accorga di qualche personaggio e ne ricavi un film che dia respiro alla testata, ma non sempre il passagio è scontato: il film di Blade negli USA è stato un succcesso, la testata ha venduto sei numeri e ha chiuso. La Marvel ha adottato l'uso di far ripartire dal numero uno le testate più vecchie (per sconfiggere la "sindrome da grandi numeri" del lettore, che constatando che un fumetto è arrivato al numero 400, non pensa di poter comprenderne al 100% le vicende), ma neanche questo metodo attira i lettori per più di qualche mese.

In America la situazione non cambierà finchè non si capirà che ogni operazione multimediale è efficace se il prodotto di base ha successo per meriti propri e per tempi prolungati, in quanto il fumetto è un media SERIALE, e, in quanto tale, ad esso non può essere pubblicato il modello di sfruttamento multimediale applicato ai romanzi. Del resto, secondo chi scrive, la situazione non avrà vie d'uscita proprio a causa della configurazione dei cosiddetti "universi" fumettistici: il fatto che le storie dei personaggi possano proseguire all'infinito e che siano collegate alle avventure di altri personaggi non incoraggia certamente i lettori alla lettura (e all'acquisto). Una soluzione possibile (anche per il mercato italiano) è data dal modello giapponese, che analizzeremo in un futuro secondo articolo.

copyright Adriano Barone 2001 - per gentile concessione dell'autore

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