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 Up'n Down (SEGA 1983)
Piattaforma: Coin op
Genere: Guida/labirinto
Prodotto da: Sega
Sviluppato da: Sega
Distribuito da:Oggi come oggi, M.A.M.E.
N° Giocatori:
1
Note: Convertito anche per Commodore 64 da U.S. Gold nel 1984

NOSTALGIA: UP'N DOWN

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Quando ancora Sega non frequentava le teste calde e le testerosse di Out Run, già pittava nondimeno le proprie vetture di cremisi. Tre anni prima del celebre cabinato noto agli avventori delle sale dell'epoca semplicemente come "il gioco della ferrari", la SErvice GAmes già pensava a come innovare il genere automobilistico, oltre quell'orizzonte simulativo fortemente voluto da Namco col suo Pole Position (1982). No: Sega pensava a ben altre strade di game design, in particolare quelle battute da Data East col suo Bump'n Jump (1982): macchine che si sfasciano a vicenda in un tripudio di irrealismo, amico da sempre delle migliori vibrazioni arcade.


Ecco dunque Up'n Down, che di Bump'n Jump conserva ben più del "'n" di congiunzione
. Saltare sopra le macchine altrui per distruggerle, ad esempio. MA! Non è tutto. Sega va oltre, e mescola il racing game con il labirinto: raccogliete tutte le bandierine disposte sul circuito. E che buffo circuito, che scorre come uno sparatutto a scorrimento verticale, ma con un twist nel design: la casa giapponese riutilizza infatti la visuale isometrica pseudo 3D già impiegata nel celeberrimo Zaxxon, declinandola a nuovi livelli di profondità, e inserendo cioè salite, discese, precipizi e scorci paesaggistici decisamente suggestivi per l'epoca. Da bambini passavamo ore a cercare di riprodurre su carta quei giochi isometrici al limite dell'escheriano, senza peraltro ottenere mai risultati soddisfacenti (forse era colpa della palette limitata dei Carioca?).


Il sistema di controllo era tosto, vuoi per l'inesistenza di curve (solo svolte e raccordi a 90°), vuoi perché ingranando la retro non era possibile saltare, vuoi perché un salto compiuto in discesa risentiva dell'accelerazione come se la vettura fosse stata ancora ancorata all'asfalto. Eppure c'era qualcosa che spingeva a perseverare, forse il modello di guida sui generis ma estremamente coerente, forse la grafica maggiolina e tutta matta, forse il mero brand name Sega che all'epoca faceva faville (pensate che oggi, tra i videogamer nipponici, la connotazione del marchio in questione oscilla pericolosamente verso il "nerd/sfigato"!). Insomma, a vent'anni di distanza, sono pochi coloro che possono vantarsi di aver raggiunto il roll-over dei livelli. O di aver beccato il cameo di Pengo, altro classico Sega.
Cercatelo. Provatelo. Amatelo. Voto: ***1/2


Voto ***1/2

Andydandy

© drive magazine 2003