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LABBRACCIO ITALIANO CON GLI U2 di Loris Cantarelli
(cantarelli@tiscalinet.it)
Sabato 21 luglio, ore 2 del mattino. Sono a Lecco da un amico
e stiamo partendo per il concerto degli U2 a Torino con i classici
sacchi a pelo
continuo a ripetermi che non ho più letà
(il 9 agosto compio 31 anni)
ma per vedere in prima fila lunico
concerto italiano (con relativa ressa) della più bella tournée
degli U2 da dieci anni a questa parte, mi convinco che si può
fare. Ancora non lo so, ma un amico mi chiederà di trasformarmi
in inviato speciale per Drive, una delle migliori riviste
on line italiane (Marzorati sa che non è piaggeria): nessun
problema, ecco a voi la raccolta (esagerata?) delle sensazioni del
concerto
per quello che le parole possono esprimere!
LARRIVO
E LINGRESSO
Alle
4,30 siamo davanti ai cancelli, dove dalla sera prima ci sono oltre
500 persone. Tra i canonici (e inutili) strappi della
fila a ogni ora prima di entrare, tiriamo fino a mezzogiorno: il
sole arriva alle 6 e riscalda un po lambiente, mentre
riusciamo a riportare in auto i sacchi a pelo prima di rimetterci
in coda. Visto che ci sono già 10 mila persone, i cancelli
si aprono proprio a mezzodì, due ore prima del previsto:
è un attimo, tutti corrono per poter entrare dentro
al cuore (anzi, come diceva una canzone degli esordi, into
the heart), la zona recintata (anche per spezzare la pressione
di un intero campo da calcio contro il palco, come già nelle
date allaperto nel 93) dentro cui sono ammesse poche
migliaia di persone. Perdo di vista gli amici e lattimo è
fatale: arrivo allentrata del cuore e la security chiude laccesso.
Che beffa! Inutile spiegare che siamo venuti insieme (e io ho la
borsa con il mangiare): chi è dentro è dentro, chi
è fuori è fuori... anche se guardando allinterno
mi sembra evidente che di spazio ce nè ancora: la giornata
è ancora lunga, mancano nove ore al concerto, lo stop pare
calcolato proprio perché con tutto il giorno riuscirà
a entrare ancora altra gente. Non ho voglia di discutere con la
security (firmata Calvin Klein, tra laltro
una piccola
concessione agli sponsor per coprire le spese?). Mi tolgo dal sole
e mi siedo sugli spalti ad aspettare gli amici, che possono uscire
e rientrare a piacere ricevendo un braccialetto di carta timbrato:
un espediente che ho già sperimentato proprio qui al Delle
Alpi nel tour Zooropa 93. Mi dico che non si può
avere tutto nella vita, che sei giorni fa ero a Monaco di Baviera
a vedere lo stesso show nellintimità di un palazzetto,
che chi è sugli spalti vede peggio
in realtà
ci metto due ore a smaltire la delusione. Proprio allora esce uno
dei miei compagni di viaggio, con una soluzione truffaldina ma evidentemente
ammessa dallorganizzazione per la relativa facilità
con cui si può organizzare: staccando lentamente il proprio
braccialetto e chiedendone uno nuovo per uscire (come se non lo
si fosse mai fatto), un mio compare alle 14 mi permette di entrare
into the heart. È fatta: adesso inizia tutta
unaltra giornata... prima di godere di tutto un altro concerto.
A pochi metri dal palco e dalla passerella, potendo uscire per andare
in bagno o al bar, sdraiandosi per dormire, leggere o giocare a
carte. Proprio come otto anni fa stesso stadio, stesso gruppo:
supporter di allora, il giovane fan Ligabue (cià, ragazzi,
speriamo di non rompervi troppo i maroni mentre aspettiamo gli U2).
Quasi non mi sembra vero.
GUARDANDOSI
ATTORNO
La passerella a forma di cuore pulsante di luci, che al chiuso
incornicia i 300 fan che riescono a entrare per primi, qui allaperto
ne contiene almeno 1500 (vedi la foto al chiaro allegata), permettendo
ai quattro di camminare ancora di più tra la folla (vedi
laltra foto durante il concerto, con il mio punto di osservazione).
Il palco è nettamente più grande rispetto alle 60
date tenute finora, per non dire delle casse e delle luci.
Già dalle 13, tre dj italiani diffondono dal palco musica
rock di tutti i generi (ma ci scappa anche 44 gatti!)
che allietano lattesa: particolarmente apprezzate Smells
like teen spirit dei Nirvana, Should I stay or should
I go dei Clash e Song 2 dei Blur. Alle 17 siamo
già in 40 mila e iniziano le esibizioni dei gruppi di spalla:
a sorpresa i Timoria (per un quarto dora acustico,
prima di correre a Bergamo per un concerto vero), i
Verdena (unora tiratissima, molto meno simili agli
Smashing Pumpkins di quanto appaia su radio e TV) e dopo
unopportuna pausa per far respirare le orecchie i newyorchesi
Fun Lovin Criminals già supporter nel PopMart
tour: per una decina di minuti allinizio della loro esibizione
si intravvedono il manager Paul McGuinness (da sempre a fianco
del gruppo, il quinto U2 che condivide il 20% di tutto)
e come al solito Adam che da anni ha smesso con alcool, droga
e Naomi Campbell, concedendosi soltanto la classica sigaretta durante
i concerti (stavolta lo farà alla fine).
Pare che soltanto 10 delle 70 mila persone previste siano di Torino
e dintorni, gli altri arrivano da tutta Italia ma non solo. Sugli
spalti e tra la folla iniziano a sventolare striscioni. Alcuni con
slogan banalotti, come Bergamo is here for you e Today
is our beautiful day, altri più politicizzati: U2,
rockn roll stop the debit da un gruppo di Cologno, che
strizza locchio al graffito Rocknroll stops
the traffic (durante il concerto improvvisato davanti alla
Borsa di San Francisco nel 1987) e alla campagna di Jubilee 2000.
Bono shout to G8, dice un altro striscione, firmato
Africas Desperation. I migliori perché più
divertenti mi sembrano incontestabilmente Bono for
Papa, Add Bono to G8 e Voi G8, noi U2.
Alle 20 parte musica da discoteca, mentre chi ha i binocoli gioca
a riconoscere i VIP i tribuna, finalmente piena: il sindaco Sergio
Chiamparino e Sergio Cofferati, Ligabue e Chiambretti, Nicoletta
Mantovani (meglio per voi se non sapete chi è), Litfiba e
Subsonica, Zucchero e Vasco, Jovanotti appena tornato da Genova
(dove ha tenuta una conferenza con Bono e Bob Geldof per la campagna
Cancella il debito), Calvin Klein, Giorgio Armani e
la famiglia Trussardi. Noi preferiamo seguire i tecnici del suono
gli stessi da ventanni che iniziano il soundcheck
(accordando la chitarra di Edge, il veterano Dallas condensa in
pochi minuti i riff di tutto il concerto: da paura!), camminate
sulla passerella comprese. Cè appena il tempo di notare
Victoria Cabello che come al solito fa la cretinetta per le telecamere
di MTV
e poi iniziano le tre canzoni trasmesse dagli altoparlanti
prima dellinizio.
CIAO,
TURINO!
Sono
le 21.20, quando la classicissima Sgt. Peppers Lonely
Club Hearts Club Band dei Beatles (vi presento quanto
conoscete da anni
speriamo vi divertiate, sedetevi e lasciate
scorrere la notte
è meraviglioso essere qui, è
di certo un brivido, siete un pubblico così amabile, vorremmo
portarvi a casa con noi
non voglio fermare lo show, ma penso
vogliate sapere che il cantante sta per cantare una canzone e vuole
che cantiate tutti
) sfuma nellintro di Elevation
(2000). Come previsto, Larry, Adam, Edge e Bono entrano a luci accese
(oltretutto, nello stadio cè ancora un po di
luce) e fanno subito saltare tutti come bambini, che intonano a
più non posso gli ululati iniziali e tutta la canzone fino
al ritornello finale: elevation, jubilation. The Edge
guarda la folla, vistosamente emozionato a quattro anni dallultimo
concerto allaperto. Luci ed effetti speciali si capisce subito
che saranno pochi e calcolati: quello che nessuno prevede nelle
dimensioni è la miglior prestazione del gruppo da anni. Il
resto dello spettacolo lo fa il pubblico, davvero protagonista insieme
alla band sul palco.
Dopo linizio trascinante, è la volta di Beautiful
Day (2000): quando il pezzo esplode, si accendono i quattro
schermi sopra il palco a riprendere ciascun membro della band. Lentusiasmo
è alle stelle, mentre gli aerei del vicino aereoporto volano
bassi sullo stadio: sembra quasi di essere nel videoclip girato
al Charles de Gaulle di Parigi.
Arriva Until the End of the World (1991), un dialogo tra
Gesù e Giuda introdotto da Bono che chiede a grida voce:
ehi, Giuda
cè Giuda?. Il cantante
sale con Edge sulla passerella arrivando al centro del pubblico,
calciando un pallone tirato dal pubblico e infine duellando come
toro e torero: Bono prima sembra prevalere poi crolla a terra sotto
gli accordi del chitarrista. Edge torna sul palco e, alternandosi
tra piano e chitarra, fa partire New Years Day (1983),
mettendo in crisi le coronarie dei fan di vecchia data. Alla fine
Bono torna sul palco e saluta in italiano: Ciao, Turino
Siete incrèdibili. Poi aggiunge, ancora nella lingua
di Dante: Tutta lItalia è qui, stasera.
Poi prosegue in inglse, anzi irlandese: Questa canzone è
per le figlie di Edge, Blue e Arran, che sono qui stasera
e inizia Kite (2000) che scatena la prima, immensa fiaccolata
di accendini (letteralmente migliaia, da brividi vederli dal centro
dello stadio!). Anziché diminuire, a ogni brano la serata
diventa sempre più emozionante.
LA
QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA
Segue Gone (1997), annunciata dalle grida di un commosso
Bono Hutch! Hutch! (ricordando lamico Michael
Hutchence degli INXS), con Edge che accompagna il coro (me
ne sono già andato
e non tornerò giù)
e i quattro illuminati dai colori pop. Subito dopo, il basso di
Adam introduce nella penombra New York (2000), ancora con
Bono avanti e indietro sulla passerella. A seguire, lurlo
Turino
I will follow annuncia lomonimo singolo
(1980) e il pubblico investe con un boato gli accordi iniziali di
Edge. Nella parte più lenta del brano, Bono improvvisa sullonda
delle emozioni della giornata (in mattinata Bono era a Genova per
una conferenza stampa): Ring those bells Edge, make those
bells ring, wrote a love song on two strings, ring those bells Edge,
silver and gold, ring those bells Edge, those bells never grow old,
our spirits not old, my spirit will never grow old, our spirits
will never grow old... never grow old Turino, let the lines disappear
off my face, our spirits will never grow old.
Subito dopo arriva Sunday Bloody Sunday (1983), non in versione
blues come a Parigi qualche giorno fa ma in modo molto simile alloriginale:
appena Larry comincia con linconfondibile giro di batteria
le urla sono già alle stelle prima che partano gli accordi
di Edge e le parole ispirate allIrlanda del Nord ma che si
adattano tremendamente agli avvenimenti di Genova in queste stesse
ore (Non posso credere alle notizie di oggi, non posso chiudere
gli occhi e mandar via tutto
Per quanto ancora dovremo cantare
questa canzone? La lotta è appena iniziata, ci sono già
molti caduti, ma dimmi chi ha vinto?). A metà pezzo,
Bono si dirige sulla pedana centrale e si capisce che la canzone
sta per diventare ancor di più dichiarazione politica, mentre
la base prende la ritmica di una marcia militare: Se cè
una lezione che possiamo ricavare dalla storia, è che la
violenza non è mai giusta, urla Bono. Siete arrabbiati.
Sono arrabbiato
ma la violenza non è mai giusta...
Nelle strade di Genoa la violenza non è mai giusta, nelle
strade dellIrlanda del Nord la violenza non è mai giusta,
ma noi ci solleveremo sempre per i nostri diritti e la frase
diventa Get up, stand up di Bob Marley: Alzatevi,
in piedi, sollevatevi per i vostri diritti
ma non prendete
mai una vita, non prendetevi mai una vita
come nelle strade
di Genoa. La conclusione è semplice, senza retorica:
Siamo così stanchi di questo, ne abbiamo abbastanza,
aggiungendo per tempi migliori e concludere il brano
davanti a una bandiera irlandese lanciata dal pubblico.
WE
CAN BE AS ONE, TONIGHT
Tra gli applausi il cantante torna sul palco, accennando i versi
della beatlesiana In My Life e poi dedica alla mia
ragazza (la moglie Alison o più probabilmente la figlia
12enne Jordan, alle prese con i primi turbamenti delladolescenza)
Stuck in a moment you cant get out of (2000): E
se la notte sembra eterna, e se il giorno non finisce mai e se il
sentiero di pietre lungo il tuo cammino dovesse vacillare, è
soltanto un momento e questo momento passerà. I quattro
schermi rendono al meglio lidea della canzone, inquadrando
particolari in primissimo piano dei quattro anziché la loro
figura intera. Il pubblico alla fine si fa sentire per ringraziare
con il più classico degli Alè-oò:
Bono sale sulla passerella e partecipa anche lui, finché
chiede a Edge In a little while (2000), dichiarando soul
music. Durante il brano il chitarrista lo raggiunge e al termine
il cantante si china tra la folla per annunciare trionfante in italiano:
The Edge
Numero sette! Poi chiama gli altri compari,
in lingua madre: Larry Mullen Jr. vieni quaggiù
alla batteria, Larry Mullen Jr
Al basso, il primo manager
degli U2, Lord Adam Clayton
. Poi altro fuori programma
improvvisato: Questa è una canzone sullambizione
cieca
che cosa pensate della cieca ambizione? Mai, questo
gruppo avrebbe avuto alcuna ambizione senza questuomo qui:
Adam Clayton, thank you, per poi continuare: e mai questo
gruppo avrebbe avuto alcuna umiltà senza questuomo
qui (indicando Edge, che sorride), e mai questo gruppo
avrebbe avuto le palle senza questuomo qui (abbracciando
Larry, che non fa una piega), e mai, mai questo gruppo avrebbe
avuto alcun problema senza questuomo qui... (indicando
se stesso). Tra le risate dei quattro e dello stadio con loro, parte
Desire, con Bono che porge il microfono oltre che a Edge anche
ad Adam
il quale però si guarda bene dal cantare!
Finale con Bono allarmonica e con un accenno alla Gloria
di Van Morrison, ripresa negli anni Settanta da Patti Smith (due
artisti fondamentali per quattro ragazzini di Dublino
). Mentre
Adam e Larry (la sala macchine degli U2, ha scritto
qualcuno) si riposano, Bono e The Edge eseguono quasi faccia a faccia
unacustica Stay (1993), tra i momenti più intimi
del concerto. A questo punto subentra Bad (1984), per alcuni
la più bella di sempre, che purtroppo non dura quanto nei
concerti anni Ottanta e che sfuma nel ritornello salmodiante della
storica 40 (1983) che ancora nel 1998 chiudeva i concerti.
Ma intanto si sente già un synth familiare
si alzano
gli schermi bassi sul fondo del palco
ed è lapoteosi:
Where the Streets Have no Name (1987) viene eseguita quasi
completamente a luci accese in un momento trascinante (immaginate
sotto il palco senza neanche il fastidio della gente che spinge!)
con tutti i 70 mila che si guardano increduli.
Una silhouette sugli schermi in fondo che si alza e abbassa qua
e là accompagna la successiva Mysterious Ways (1991),
con Bono che sfiora le ragazze delle prime file, per poi iniziare
una tranquilla intro che si rivela una tremenda The Fly (1991),
con il cantante che al termine del brano si schianta like
a fly on a wall contro gli schermi bassi alle spalle della
band.
ULTIMI
FUOCHI
Finalmente una pausa, anche se i più sanno che si riprende
con il filmato di una dichiarazione di Charlton Heston (era meglio
quando recitava e non rappresentava la sua reale carica di presidente
dellAssociazione per la lobby delle armi
) che, se allinizio
può sembrare corretta (Le armi sono cattive se sono
in mano a persone cattive e sono buone in mano a persone buone,
unarma in mano a persone buone fa paura solo alle persone
cattive), rivela tutta la sua fragilità soltanto mostrando
una bimba che prende in mano una pistola carica come fosse un giocattolo
ed esplode Bullet The Blue Sky (1987), con gli schermi che
mandano immagini di violenza e armi con bambini e Bono che con un
piccolo faro in mano (il riflettore che gli ha lussato una spalla
nel Joshua tour ha lasciato il segno
) illumina la folla
anche se rispetto ai palazzetti lo stadio risulta troppo grande
per gli effetti di luce e poi ricorda che a scherzare troppo
con i mass nedia la si paga, citando John lennon e il suo omicida
Mark Chapman.
Poi arriva attesissima With or Without You (1987), con Bono
che avvisa il tecnico delle luci (che tiene un diario su www.u2.com)
Preparati a spegnere le luci, Willie!, aggiungendo:
lasciale accendere alla gente... e il Delle Alpi viene
così illuminato dai 70.000 presenti, tanto che Bono ripete
in italiano Siete incrèdibili.
Tornato sul palco, Bono inforca la chitarra ed esclama (ancora in
italiano): Africa, siamo allinizio, non alla fine
lItalia ci sta facendo strada, ringrazia Lorenzo
Jovanotti, più Timoria, Verdena e Fun Lovin Criminals
e inizia One (1991), un brano che è riuscito a commuovere
perfino Axl Rose e chi non ha mai sopportato gli sberleffi degli
U2 anni Novanta alla società.
Al termine, le luci rimangono su Bono e The Edge, che regalano una
bellissima versione di Wake Up Dead Man (1997), più
che una canzone una vera e propria preghiera per Bob, il 75enne
padre del cantante seriamente in ospedale da una settimana. Si accendono
le luci e la batteria di Larry introduce, presentato da Bono con
il richiamo San Suu Kyi
Walk on, il previsto ultimo
brano (2000) dedicato alla leader dellopposizione democratica
al regime della Birmania in esilio dal 1960 e premiata con Nobel
per la Pace giusto dieci anni fa. Nel finale, il cantante chiede
di cantare tutti allOnnipotente chiudendo il brano
come nei concerti più recenti accennando Hallelujah.
LAST,
BUT NOT AT LEAST
Anche i fan più esperti credono a questo punto di aver
visto tutto (il gruppo ringrazia felice), ma si sbagliano: Ancora
una, per voi! urla Bono e, con uno stravolgimento allintera
tournèe parte Pride (In the name of love) (1984)...
ed è un nuovo delirio collettivo: tutto lo stadio è
impazzito di gioia e stupore per levidente affetto ricambiato
dalla band... Al termine la band ripete il saluto che ognuno dei
presenti vorrebbe fare personalmente al gruppo: Grazie per
avere reso le nostre vite grandi, cominciando ad andarsene..
e a questo punto accade un altro incredibile fuori programma: Edge
non riesce ad andare via, ipnotizzato dai 70 mila presenti (Non
possiamo andare
) e richiama lattenzione di Bono,
che in un attimo corre a fondo palco richiamando Adam e Larry che
si erano già levati le magliette per infilarsi gli accappatoi
bianchi. Il pubblico capisce e se possibile impazzisce ancor di
più. I quattro fanno così un giro della passerella
(con Larry che si riveste a fatica) per ringraziare in modo ancor
più caloroso. Ma cè un ulteriore colpo di scena
da infarto: il gruppo si dispone di nuovo sul palco e Bono ripete:
Ancora una!. Nessuno sa più cosa dire né
pensare
se non guardare deliziato gli amici vicini. Arriva
lultimo pezzo, addirittura il nostro primo singolo,
quellOut Of Control (1979) suonano una mezza dozzina
di volte nel tour (e mai negli ultimi dieci anni) e che deve pure
iniziare con qualche attimo di ritardo perchè Adam non trova
più il basso! Al termine nuovi ringraziamenti e nessuno ha
il coraggio di chiedere di più (anche se non posso far a
meno di pensare: allora potrebbero fare anche 11 oclock
tick tock
vabbè, è colpa loro se quasi
divento incontentabile!). Sono le 23.55 e il concerto si conclude,
dopo due ore e mezza. Anche perché (lo si saprà il
giorno dopo) Bono viene colto da un leggero malore vittima
della stanchezza della giornata particolarmente intensa, tra Genova
e lincredibile show senza risparmiarsi e soccorso dai
volontari della Croce Verde. Un medico e un infermiere lo accompagnano
in auto allaeroporto, dove a tarda notte il gruppo lascia
Torino a bordo dellElevation Air (il loro aereo privato) diretti
alla casa di Bono a Nizza.
Io e gli amici rientriamo al parcheggio e, tra un occhio chiuso
e laltro, torniamo a Lecco
anche se probabilmente siamo
ancora tutti in trance ipnotica.
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