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MISSIONE NEGLI ABISSI... Ispirandosi a una
serie di episodi storici avvenuti nel corso della Battaglia dell'Atlantico
durante la Seconda Guerra Mondiale, U-571 narra le gesta dell'equipaggio
di un sottomarino americano che riuscì a impossessarsi di un U-Boot
tedesco con a bordo l'Enigma, un apparecchio che permetteva di decriptare
i codici di comunicazione militare che i tedeschi utilizzavano sui propri
sottomarini e che contribuì ai grandi successi sul mare che questi
ottennero nei primi anni del conflitto. Jonathan Mostow (Breakdown),
qui in veste sia di regista sia di sceneggiatore, dimostra competenza
nell'alimentare costantemente il ritmo dell'azione in un crescendo rossiniano,
il cui epigono viene raggiunto nella sequenza del massiccio attacco al
sottomarino con le bombe di profondità, che costringono il comandante
a portare il suo equipaggio a una profondità (200 metri) e a una
relativa pressione esterna (21 ATM, ndr)) ai limiti dell'implosione. Il
pathos è forte, anche senza l'inevitabile riferimento alla recente
tragedia del sottomarino russo Kursk. Mostow non ci mostra nulla di nuovo:
atmosfere, situazioni, personaggi e stereotipi sono già visti,
ma quello che ci propone è ben fatto. U-571 appartiene
all'ondata di ritorno di una concezione classica del film d'azione, fatta
di corpi di attori, di rilettura dei generi tradizionali (il film di guerra,
nel caso specifico), di un montaggio serrato e di solidi soggetti e sceneggiature,
lasciando in secondo piano le meraviglie degli effetti speciali e dei
trucchi da computer graphic. © Marco Ferrari
- per gentile concessione dell'autore |