|
LEWIS TRONDHEIM, UNA VALANGA A FUMETTI...
Classe 64 e sicuramente una gigantesca voglia di raccontare.
Questo è Lewis Trondheim, iperprolifico autore
francese da cui ci siamo iprovvisamente trovati invasi.
Anche in Francia non si può dire sia emerso da molto
tempo. Fonda nel 1990, insieme ad un gruppo di colleghi,
lAssociation, una struttura editoriale indipendente
segnata dalla totale libertà despressione, per
cui crea il personaggio di Lapinot. Poi, dopo aver vinto,
proprio con Slalom, la prima storia del coniglio dagli
enormi piedi Lapinot, un premio ad Angoulème nel 94,
comincia la collaborazione con la casa editrice Dargaud e dal
95 ad oggi esplode la valanga in tutto il suo impeto.
Progetti e collaborazioni si moltiplicano in modo esponenziale,
così come le collaborazioni: a Dargaud si affianca Dupuis
e Delcourt.
Vulcanico, non si spaventa di offrirsi in tutti e tre i ruoli
principali del mondo della Bande Dessinèe: qui è
autore completo, là offre solo la matita, di qua si limita
a scrivere.
Nellopera
di Trondheim ci si trova spesso a notare come sembri tutto filtrato
attraverso un bambino. Il gusto del giocare, che sia col lettore,
che sia con la storia, in mille diversi modi. Il gusto per il
sorriso e la risata. Il disincanto. E il piacere per i mostri.
In
Italia ci siamo ritrovati tra le mani prima di tutto il volumetto
Monolinguisti e altri esercizi di stile, una raccolta
di suoi lavori pubblicati da
Lizard (francese) tra il '90 e il '92, edito dalla desaparecidas
Rasputin!libri. Siamo nel 1998 e subito questo, per noi
nuovo, autore ci lascia straniti: una serie di tavole dallaspetto
assolutamente scarno e ripetitivo. Sagomine che sono si e no
tre segni e pallini come sfondi, ripetuti drammaticamente di
vignetta in vignetta. Il tutto per offrirci monologhi o minidialoghi
spiazzanti ed esilaranti. Ed è subito evidente che questo
qui è tutto fuorchè uno sprovveduto.
Lanno dopo la bolognese Kappa edizioni dà alle
stampe La Mosca (in originale FlyFly), una storia completamente
muta dellesilarante giornata tipo di una mosca sui generis.
Lidea, nella sua semplicità, è così
forte che genera al produzione di una serie animata che passa
anche qui da noi su Rai Due.
Poco dopo altre due case editrici italiane lanciano una serie
di questo autore: le edizioni Bande Dessinèe che pubblica
proprio il premiato Slalom, e Phoenix che pubblica
il primo volume del fantasy La Fortezza, che realizza
su testi dellamico Joan Sfarr.
E a questo punto del nostro Lewis una cosa è chiara:
non ha limiti tematici, ma è lumorismo la sua attenta
chiave di lettura.
Slalom, ovvero la storia desordio delle avventure
di Lapinot, parla di vita comune, amicizie, settimane bianche
e limmancabile rapporto uomo donna. Tutto attraverso
buffi e umanissimi animali antropomorfi.
Per la BD Lapinot ha visto pubblicati altri due volumi della
serie, Blacktown, dove il far west finisce tra le grinfie
del nostro autore, ed Amore ad Interim, dove credo
già il titolo la dica lunga. Arguzia, acutezza e forse
un velo nostalgico. La serie accompagna sorrisi, risatine
e pensieri lungo tutta la sua lettura.
Le serie de La Fortezza ha avuto tre volumi per
la Phoenix, ovvero Cuore danatra, Il re del casino e
La principessa dei barbari e ora viene portata avanti da
Magic Press (che dalla scomparsa Phoenix ha ricevuto il
testimone delle sue pubblicazioni) che ne ha già pubblicato
un nuovo volume. Qui ci troviamo davanti ad un dissacrante
fantasy, che gioca e smonta un clichè dietro laltro,
in situazioni e pastichè tra lesilarante e il
demente.
E
tra il 2000 e il 2001 tutto questo diventa semplicemente la
punta delliceberg: BD in breve tira fuori unaltra
serie di volumi ad opera del nostro cugino doltralpe,
con quella che sembra lintenzione di pubblicare tutto
il pubblicabile.
Prima arriva la serie Piccolo Babbo Natale, di cui
ha già pubblicato Buongiorno Piccolo Babbo Natale
e Felice Halloween Piccolo Babbo Natale, dove scrive
per i disegni del cartoonesco Thierry Robin. E proprio
un cartone animato sembrano le buffe avventure di questo Piccolo
Babbo Natale, che via via ha a che fare con creature e mostri
bizzarri e deliziosi. Senza una parola, totalmente universale.
Subito dopo la serie del Re Catastrofe, anche questa
arrivata già a due volumi italiani, anche questa solo
scritta dal nostro: i disegni sono di Fabrìce Parme
(con cui in Francia ha realizzato un altro volume, Venezia,
che credo non tarderemo troppo a vedere anche qui da noi).
Il re catastrofico del titolo è Adalberto, bimbo evidentemente
viziato che si concede tutto quello che le voglie di un bimbo
e i poteri di re gli possono permettere, in una struttura
che ricorda molto da vicino il concetto della striscia e con
una grafica ancora una volta colorata e umoristica. Per quanto
cambino i collaboratori certe caratteristiche restano costanti.
Infine, almeno per ora, due volumi autoconclusivi. Il primo
è di nuovo un opera di totale paternità del
nostro, anche se ai suoi disegni ha accompagnato quelli dei
suoi figli, utilizzandoli in una chiave che non immaginate
neanche lontanamente. Sempre un disegno di quelli che porta
al sorriso, sempre animali umanizzati e ancora una storia
con retrogusto da fiaba moderna. Eppure non è difficile
notarci qualche spizzico di autobiografico nellentourage
familiare protagonista della storia. anche se quelli che ricoprono
contemporaneamente il vero ruolo di protagonisti e quello
di narratori (con tutto ciò che questo può comportare)
sono i bambini di casa. un ottica del racconto quindi bizzarra
e diverso.
Il
secondo, realizzato con i disegni di Sergio Garcia,
che è anche colpevole di aver lanciato lidea
(della multilenearità narrativa ne ha fatto la tesi
che gli è valsa il dottorato), può tranquillamente
definirsi un prodotto sperimentale. Le Tre Strade,
infatti, si potrebbe leggere come un'unica lunga monotavola
dove le vicende dei quattro protagonisti più coprimari,
si svolgono in unico piano spazio temporale, intrecciandosi
e ingarbugliandosi continuamente. Dietro una spiegazione così
stravagante in realtà cè una storia dallimmediata
comprensibilità: tre strade e tre storie e i personaggi
che le percorrono, tutti sulla tavola davanti a voi che è
un'unica grande vignetta: le strade si sa non sono mai una
linea retta, sia in senso pratico che in quello figurato,
e così è normale che possano intrecciare il
loro percorso. Una storia e unidea che affascinano.
A questo punto unaltra caratteristica di Trondheim sarà
ormai saltata agli occhi di tutti: i bambini sono uno dei
suoi bersagli preferiti. Ma non un bersaglio da colpire e
sfruttare, bensì un bersaglio da coinvolgere, di cui
e per cui scrivere, attraverso i quali osservare il mondo.
Nellopera di Trondeihem ci si trova spesso a notare
come sembri tutto filtrato attraverso un bambino. Il gusto
del giocare, che sia col lettore, che sia con la storia, in
mille diversi modi. Il gusto per il sorriso e la risata. Il
disincanto. E il piacere per i mostri.
Forse è proprio questo il segreto di Trondheim. Tutta
lenergia che dimostra, tutto lentusiasmo che si
legge tra le righe. Tutto il frizzante divertimento. Tutta
la nuvola costante di idee. Quali altre creature se non nei
bambini trovate queste cose?
A rigor di logica, quindi, Trondheim altro non può
essere che un adulto bambino..
©
2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

drive
index
| fumetti | archivio
speciali
© Copyright 1999-2004 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive
|