2002
LEWIS TRONDHEIM, UNA VALANGA A
FUMETTI...
di Paolo Ferrara
Classe 64 e sicuramente una gigantesca voglia di raccontare. Questo
è Lewis Trondheim, iperprolifico
autore francese da cui ci siamo iprovvisamente trovati invasi.
Anche in Francia non si può dire sia emerso da molto tempo. Fonda nel
1990, insieme ad un gruppo di colleghi, lAssociation,
una struttura editoriale indipendente segnata dalla totale libertà
despressione, per cui crea il personaggio di Lapinot. Poi, dopo
aver vinto, proprio con Slalom, la prima storia del coniglio dagli
enormi piedi Lapinot, un premio ad Angoulème nel 94, comincia
la collaborazione con la casa editrice Dargaud e dal 95 ad oggi esplode
la valanga in tutto il suo impeto. Progetti e collaborazioni si moltiplicano
in modo esponenziale, così come le collaborazioni: a Dargaud si affianca
Dupuis e Delcourt.
Vulcanico, non si spaventa di offrirsi in tutti e tre i ruoli principali del
mondo della Bande Dessinèe: qui è autore completo, là
offre solo la matita, di qua si limita a scrivere.
In Italia ci siamo ritrovati tra le mani prima di tutto il volumetto Monolinguisti
e altri esercizi di stile, una raccolta di suoi lavori pubblicati da Lizard
(francese) tra il '90 e il '92, edito dalla desaparecidas Rasputin!libri.
Siamo nel 1998 e subito questo, per noi nuovo, autore ci lascia straniti:
una serie di tavole dallaspetto assolutamente scarno e ripetitivo. Sagomine
che sono si e no tre segni e pallini come sfondi, ripetuti drammaticamente
di vignetta in vignetta. Il tutto per offrirci monologhi o minidialoghi spiazzanti
ed esilaranti. Ed è subito evidente che questo qui è tutto fuorchè
uno sprovveduto.
Lanno dopo la bolognese Kappa edizioni dà alle stampe La Mosca
(in originale FlyFly), una storia completamente muta dellesilarante
giornata tipo di una mosca sui generis. Lidea, nella sua semplicità,
è così forte che genera al produzione di una serie animata che
passa anche qui da noi su Rai Due.
Poco dopo altre due case editrici italiane lanciano una serie di questo autore:
le edizioni Bande Dessinèe che pubblica proprio il premiato Slalom,
e Phoenix che pubblica il primo volume del fantasy La Fortezza, che
realizza su testi dellamico Joan Sfarr.
E a questo punto del nostro Lewis una cosa è chiara: non ha limiti
tematici, ma è lumorismo la sua attenta chiave di lettura.
Slalom, ovvero la storia desordio delle avventure di Lapinot,
parla di vita comune, amicizie, settimane bianche e limmancabile rapporto
uomo donna. Tutto attraverso buffi e umanissimi animali antropomorfi.
Per la BD Lapinot ha visto pubblicati altri due volumi della serie, Blacktown,
dove il far west finisce tra le grinfie del nostro autore, ed Amore ad
Interim, dove credo già il titolo la dica lunga. Arguzia, acutezza
e forse un velo nostalgico. La serie accompagna sorrisi, risatine e pensieri
lungo tutta la sua lettura.
Le serie de La Fortezza ha avuto tre volumi per la Phoenix, ovvero
Cuore danatra, Il re del casino e La principessa dei barbari e ora viene
portata avanti da Magic Press (che dalla scomparsa Phoenix ha ricevuto
il testimone delle sue pubblicazioni) che ne ha già pubblicato un nuovo
volume. Qui ci troviamo davanti ad un dissacrante fantasy, che gioca e smonta
un clichè dietro laltro, in situazioni e pastichè tra
lesilarante e il demente.
E tra il 2000 e il 2001 tutto questo diventa semplicemente la punta delliceberg:
BD in breve tira fuori unaltra serie di volumi ad opera del nostro cugino
doltralpe, con quella che sembra lintenzione di pubblicare tutto
il pubblicabile.
Prima arriva la serie Piccolo Babbo Natale, di cui ha già pubblicato
Buongiorno Piccolo Babbo Natale e Felice Halloween Piccolo Babbo
Natale, dove scrive per i disegni del cartoonesco Thierry Robin.
E proprio un cartone animato sembrano le buffe avventure di questo Piccolo
Babbo Natale, che via via ha a che fare con creature e mostri bizzarri e deliziosi.
Senza una parola, totalmente universale.
Subito dopo la serie del Re Catastrofe, anche questa arrivata già
a due volumi italiani, anche questa solo scritta dal nostro: i disegni sono
di Fabrìce Parme (con cui in Francia ha realizzato un altro
volume, Venezia, che credo non tarderemo troppo a vedere anche qui
da noi). Il re catastrofico del titolo è Adalberto, bimbo evidentemente
viziato che si concede tutto quello che le voglie di un bimbo e i poteri di
re gli possono permettere, in una struttura che ricorda molto da vicino il
concetto della striscia e con una grafica ancora una volta colorata e umoristica.
Per quanto cambino i collaboratori certe caratteristiche restano costanti.
Infine, almeno per ora, due volumi autoconclusivi. Il primo è di nuovo
un opera di totale paternità del nostro, anche se ai suoi disegni ha
accompagnato quelli dei suoi figli, utilizzandoli in una chiave che non immaginate
neanche lontanamente. Sempre un disegno di quelli che porta al sorriso, sempre
animali umanizzati e ancora una storia con retrogusto da fiaba moderna. Eppure
non è difficile notarci qualche spizzico di autobiografico nellentourage
familiare protagonista della storia. anche se quelli che ricoprono contemporaneamente
il vero ruolo di protagonisti e quello di narratori (con tutto ciò
che questo può comportare) sono i bambini di casa. un ottica del racconto
quindi bizzarra e diverso.
Il secondo, realizzato con i disegni di Sergio Garcia, che è
anche colpevole di aver lanciato lidea (della multilenearità
narrativa ne ha fatto la tesi che gli è valsa il dottorato), può
tranquillamente definirsi un prodotto sperimentale. Le Tre Strade,
infatti, si potrebbe leggere come un'unica lunga monotavola dove le vicende
dei quattro protagonisti più coprimari, si svolgono in unico piano
spazio temporale, intrecciandosi e ingarbugliandosi continuamente. Dietro
una spiegazione così stravagante in realtà cè una
storia dallimmediata comprensibilità: tre strade e tre storie
e i personaggi che le percorrono, tutti sulla tavola davanti a voi che è
un'unica grande vignetta: le strade si sa non sono mai una linea retta, sia
in senso pratico che in quello figurato, e così è normale che
possano intrecciare il loro percorso. Una storia e unidea che affascinano.
A questo punto unaltra caratteristica di Trondheim sarà ormai
saltata agli occhi di tutti: i bambini sono uno dei suoi bersagli preferiti.
Ma non un bersaglio da colpire e sfruttare, bensì un bersaglio da coinvolgere,
di cui e per cui scrivere, attraverso i quali osservare il mondo. Nellopera
di Trondeihem ci si trova spesso a notare come sembri tutto filtrato attraverso
un bambino. Il gusto del giocare, che sia col lettore, che sia con la storia,
in mille diversi modi. Il gusto per il sorriso e la risata. Il disincanto.
E il piacere per i mostri.
Forse è proprio questo il segreto di Trondheim. Tutta lenergia
che dimostra, tutto lentusiasmo che si legge tra le righe. Tutto il
frizzante divertimento. Tutta la nuvola costante di idee. Quali altre creature
se non nei bambini trovate queste cose?
A rigor di logica, quindi, Trondheim altro non può essere che un adulto
bambino..
© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
