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SERIAL KILLER SECONDO VON TRIER...

L'ELEMENTO DEL CRIMINE (Forbrydelsens Element), di Lars Von Trier, con Michael Elphick (Fisher), Esmond Knight (Osborne), Jerold Wells (Kramer); produzione: Danimarca; anno: 1984; commento: *** 1/2

In un'Europa senza tempo, dove regnano caos e anarchia e gli uomini si comportano come topi in un esperimento di laboratorio, il poliziotto Fisher - richiamato da un lungo soggiorno di ozio in Egitto - ritorna al lavoro per mettersi sulle tracce di Henry Gray, un efferato serial killer, che uccide bambine e le sevizia con schegge di vetro e colli di bottiglia.
Il metodo di indagine di Fisher è basato sull'analisi psicologica, seguendo gli insegnamenti di Osborne, il suo vecchio capo, ora caduto in disgrazia, a favore del rampante e arrogante Kramer. Ma l'approccio di Fisher, basato su un manuale di indagine investigativa, scritto da Osborne stesso, dal titolo "L'elemento del crimine", è approfondito al punto di spingersi alle estreme conseguenze: il detective, non solo entra nella mente dell'assassino, ma arriva a identificarsi con questi, fino a emularne le gesta e continuare in sua vece la catena di delitti. In questo modo, veniamo a scoprire che, nel corso del tempo, prima Osborne si è sotituito a Henry Gray e poi Fisher si è sostituito allo stesso Osborne. Girato nel 1984 - in un'epoca antecedente la moda cinematografica dei delitti seriali - "L'elemento del crimine" è il primo lungomentraggio di Lars Von Triers.
L'esordio su grande schermo del regista danese è un patchwork figurativo di grande impatto espressivo, con citazioni e rimandi che vanno da "Blade Runner" a "Eraserhead", dal cinema di Peter Greenaway all'arte figurativa tra le due guerre.
La Germania in cui si aggira il protagonista è un paesaggio caotico, cupo e notturno, dove buio e pioggia sono gli elementi dominanti: l'effetto è inquietante e il risultato avvincente, e si perdonano all'allora giovane Von Triers certi virtuosismi stilistici alquanto fini a se stessi.
Alcuni temi qui presenti - il caos universale, il rientro in un'Europa post evento bellico, la vocde narrante fuori campo - sono stati in seguito approfonditi da Von Trier nelle sue opere successive, in particolare "Europa" e "The Kingdom". Molto bravi i tre interpreti maschili: Michael Elphick (Fisher), Esmond Knight (Osborne), Jerold Wells (Kramer). Da ricordare: la scena in cui Fisher si cala negli archivi della polizia, invasi dall'acqua, alla ricerca di un dossier sui pedinamenti di Osborne.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore


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