Training Day

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Heist

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TRAINING DAY (id.), Regia di Antoine Fuqua, Sceneggiatura di David Ayer, con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Eva Menders, Tom Berenger, Raimond J. Barry; Produzione: USA; Distribuzione in Italia: UIP; Giudizio: *** 1/2

Il sottile confine tra bene e male, tra Legge e illegalità, giustizia e sopruso. Impalpabile quanto significativa frontiera tra due universi contrapposti, in costante conflitto tra loro, sovente varcata da coloro che si trovano a combatterla in prima linea.
E’ questo il tema centrale di Training Day, presentato fuori concorso al 58° Festival di Venezia. Siamo a Los Angeles, dove il poliziotto Jake, deciso a fare carriera, dopo aver abbandonato la stradale, ha vinto il concorso per entrare nell’antidroga e viene affiancato – per la giornata di addestramento - al tenente Alonzo Harris , veterano dell’ambiente.
Questi, cresciuto alla dura legge della strada, vive ai margini della legalità, portando avanti un concetto di giustizia personale, a suo uso e consumo. Il racconto si sviluppa sul confronto-scontro dell’eterogenea coppia di poliziotti e sulla progressiva presa di coscienza da parte di Jake della realtà dell’ambiente della polizia.
Il tema, peraltro non originale, viene sviluppato sapientemente e il film avvince lo spettatore, grazie anche ad un eccezionale Denzel Washington (tra i vari, ricordiamo Malcom X, Molto rumore per nulla, Hurricane), in un’interessante parte di ambiguo cattivo, un personaggio terribile che si condanna ma non si riesce a detestare.
Bravo anche Ethan Hawke (Alive, Prima dell’alba, Gattaca). Ricordiamo i “cameo” di Scott Glenn (Silverado, Caccia a Ottobre Rosso, Vertical Limit) nel ruolo dello spacciatore e al redivivo Tom Berenger (Il grande freddo, Betrayed, Platoon) che decisamente invecchiato, con segni evidenti di problemi con l’alcool – interpretava un capitano di polizia.
Una particolare nota di merito per Antoine Fuqua, un regista proveniente dalla pubblicità, che è riuscito a rendere in maniera eccelsa il degrado sociale e urbano dei quartieri dormitorio di Los Angeles. Pur avendo visto situazioni analoghe in molti altri film americani, non si riesce a trattenere un brivido di raccapriccio di fronte ad alcune rappresentazioni e in queste ampie fasce di popolazione allo stato brado non si può non vedere una bomba sociale innescata che grava sul futuro della società occidentale.
Da ricordare: la scena in cui Ethan Hawke viene abbandonato da Denzel Washington e lasciato a casa dei portoricani. Fuqua riesce a trasmettere nello spettatore uno stato d’angosciosa immedesimazione nella figura del personaggio che solo Tarantino in Pulp Fiction (nella sequenza in cui Bruce Willis e Wing Rhames vengono fatti prigionieri) era riuscito a dare.

HEIST (Heist) di David Mamet, con Gene Hackman, Rebecca Pidgeon, Danny De Vito, Delroy Lindo, Ricky Jay, Sam Rockwell, Lawrence Fishburne; sceneggiatura: David Mamet;; fotografia: Robert Elswin; produzione: USA; anno: 2001; distribuzione : Warner Bros; commento: ***

Joe Moore è un uomo benestante, con un buon lavoro, amato dalla moglie, ma tutto questo non basta. Moore è in realtà un ladro professionista che un furto andato male costringono a tentare l’ultimo grande colpo della vita per poi ritirarsi in qualche paradiso tropicale a godersi la vecchiaia. Per fare questo, però, è necessario il coinvolgimento di diversi personaggi......
Giocato continuamente sui colpi di scena, i doppi giochi e i difficili equilibri tra fiducia, sospetti, minacce e ricatti, Heist è un buon thriller d’azione ben diretto e ben recitato.
Certo da un regista capace di genialità quali La casa dei giochi ci saremmo aspettati qualcosa di più di un prodotto di buona fattura ma simile a molti altri del genere. Tuttavia un buon ritmo e un valido cast, dove spicca la presenza di Gene Hackman - attore che da solo garantisce allo spettatore di non annoiarsi - fanno di “Heist” un trhiller del genere da vedersi con piacere in una serata disimpegnata.

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