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Benicio Del Toro in una scena di Traffic


TRAFFIC (id.), regia di Steven Soderbergh, con Michael Douglas, Don Cheadle, Benicio Del Toro, Dennis Quaid, Catherine Zeta-Jones, Luis Guzmán, Salma Hayek, Keith P. Cunningham; Anno: 2000; Nazione: Stati Uniti; commento: ****

Un flusso continuo in divenire: la lotta tra Bene e Male è senza soluzione di continuità e non ci sono né vincitori né vinti. Solo momentanee vittorie da entrambe le parti, in un contesto che si fa via via sempre più ambiguo e intollerante.
No one gets away clean recita lo slogan sui manifesti cinematografici di Traffic in America ed effettivamente nessuno ne esce immaccolato, ciascuno a suo modo “sporcato” dalla preziosa polvere oggetto di tanti conflitti. Il nuovo capo delle unità antidroga, Robert Wakefield (Michael Douglas), che lotta con determinazione contro gli spacciatori, ma scopre che la figlia è eroinomane ed è costretto a venire a patti con la devastata realtà della sua vita privata. Anche la bella e ignara Helena (Catherine Zeta-Jones), per giunta incinta, dopo un momentaneo stupore alla scoperta che il marito è un boss della droga, per difendere la sua vita nel lusso non esita a prendere in mano le redini del traffico della droga
Soderbergh (Sesso bugie e videoptape, Erin Brockovich) non prende posizione né difende ideologie, ma si concentra sui singoli personaggi, parti di un ingranaggio mostruoso e fuori controllo che in ogni modo finirà per schiacciarli.
“Traffic” analizza con grande capacità di documentazione e larghezza di respiro le ragioni di diffusione, espansione e commercio della droga: il regista Steven Soderbergh e lo sceneggiatore Stephen Gaghan (che ha provato l'esperienza della tossicodipendenza), arricchiscono la narrazione con rappresentazioni, di taglio quasi informativo, che sembrano tratte da dossier specializzati.
Un montaggio quasi da notiziario televisivo, frantumato, ellittico, virato in diverse colorazioni a seconda delle situazioni; fin dalla prima immagine che si apre su una prateria messicana bruciata e spettrale, lo spettatore viene introdotto in una rete complessa e labile di personaggi che si muove tra Washington e Tijiuana, sfiorandosi o sconfinando ognuno nello scacchiere opposto, vittime inconsapevoli nel proprio ruolo di pedina.
La droga per Soderbergh, non è solo una piaga, è anche una forza ingovernabile, alla base della legge del caos, nonché una delle forme di globalizzazione dell’economia più riuscita e perfetta.
Il film stesso, nel suo divenire richiama l'esperienza della droga: la storia sprofonda sempre di più dentro se stessa, senza via d’uscita, in una spirale ossessiva in cui ogni gesto produce solo un ulteriore affanno in un accumulo spossante di sensazioni d'impotenza.
Traffic si è aggiudicato quattro meritati premi nell’ultima edizione degli Oscar (marzo 2001): miglior regia (Steven Soderbergh), miglior attore non protagonista (bravissimo Benicio Del Toro), miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio.
E’ un film intelligente e particolare, senz’altro inadatto a una platea dalla cultura cinematografica approssimata e superficiale, alla quale raccomandiamo il tipico thriller d’azione prodotto a nastro dall’industria hollywoodiana.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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