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AMERICAN
PIE 1: VERMI NELLA TORTA ovvero LA PRIMA MORTE DEL ROCK'N'ROLL...
E' il 1955 e siamo tutti al sicuro. Il nostro
mondo è basato sul tenere pulita la nostra stanza, nel finire
i compiti in tempo e nel tagliare l'erba del prato. La nostra esistenza
è fatta di canti di Natale e feste nelle cantine pulite e rimesse
a nuovo dei nostri vicini. Non c'è crack, né Aids, nessuna
sparatoria tra gang. Ognuno possiede due genitori e nessuno dei due
è in terapia.
La TV arriva nelle nostre case con il suo glorioso bianco e nero.
Certo esistono anche alcuni pericoli: meglio evitare le spiagge affollate
o si può prendere la poliomielite. E occorre ripararsi sotto
un tavolo nel caso di bombe atomiche russe e non guardare versò
il bagliore. Nel frattempo grosse automobili con motori a otto cilindri
ruggiscono per le strade e bravi ragazzi con le mani pulite fremono
in attesa degli appuntamenti con ragazze che devono rientrare a casa
per le undici. Ragazze che aspirano segretamente a sedere al fianco
degli hot rodders, bruciagomme, giù per la Sunrise Highway.
In pochi anni tutti avranno una bella casa, tagliaerba e station wagon
sempre più potenti e compreranno dischi di Perry Como per le
feste da ballo dei loro figli. Saremo ancora al sicuro.
Nei
tardi anni Cinquanta una catena di eventi tragici sembrò decretare
la fine del rock'n'roll. Alcuni dei suoi più grandi
protagonisti erano deceduti, e spesso non per loro volontaria ed entusiastica
scelta.
Nel
1957 Little Richard, a bordo di un aeroplano in avaria in volo
da qualche parte nel cielo sopra l'Australia, ebbe una visione dell'apocalisse
e promise che sisarebbe ravveduto e sarebbe filato dritto se il Signore
avesse riportato a terra quel dannato aereo senza alcun danno. Dio
sembrò ascoltare la sua preghiera e così Little Richard
entrò in un seminario e venne infine ordinato ministro della
Chiesa dei Santi del Settimo Giorno.
Un'altra versione della "conversione" di Richard racconta
che, durante un giro dell'Australia, nel 1959, vide lo Sputnik lampeggiare
per i cieli e lo interpretò come un ammonimento divino ad abbandonare
i suoi modi peccaminosi. Perciò, per non essere condannato
all'inferno, Little Richard gettò via anelli e giacche dorate
di lamé e scomparve dalla scena rock sino alla metà
degli anni Sessanta, quando diventò segretario dell' Oakwood
College di Huntsville, Alabama.
Richard era stato il primo cantante di soul a "rubare" la
musica sacra, il gospel, per utilizzarlo a fini apertamente
commerciali.
Quello
stesso anno, all'età di ventidue anni, Jerry Lee Lewis
sposò la sua cugina tredicenne prima che il divorzio dalla
sua
seconda moglie fosse sancito dalla legge; quando la notizia venne
allo scoperto, nel 1958, la sua carriera sembrò concludersi
tanto spettacolarmente quanto era iniziata, anche se, da allora, il
"killer" è sopravvissuto come una sorta di Lazzaro,
utilizzando le sue capacità country in quelle occasioni dove
non poteva cavarsela soltanto con il rock'n'roll.
Nel
1958, Elvis Presley andò nell'esercito, e dopo la morte
della madre, Gladys, iniziò un protratto ritiro dal mondo che
si
concluse solo con la sua morte, nel 1977.
Nel
1959 Buddy Holly, assieme a Ritchie Valens e a Big
Bopper, morì in un disastro aereo; la sua presenza, da
allora,
come vedremo, non abbandonò mai il rock'n'roll.
Alla fine di quell'anno, in uno dei più ripugnanti capitoli
della giustizia razzista statunitense, Chuck Berry venne distrutto
da un'accusa che riguardava la sua moralità. Così come
era già successo a un altro importante uomo di spettacolo,
Charlie Chaplin, fu processato per una trasgressione al Mann
Act (legge sulla violenza carnale ai minori). Al contrario di Chaplin,
fu riconosciuto colpevole dopo un processo durato più di due
anni e venne condannato a due anni di carcere. Anche se Berry non
smise mai di dichiararsi innocente, l'episodio rovinò il suo
matrimonio e mise in grave pericolo la sua carriera.
Nel
1959 iniziarono anche una serie di indagini governative sollecitate
dagli editori musicali - un settore dell'industria decisamente terrorizzato
dall'ascesa del rock'n'roll, che ave-va, in molti modi, scosso
vecchie consuetudini e attentato alla loro avidità. Queste
inchieste vennero ufficialmente avviate con la complicità di
alcuni uomini del Congresso e dimostra-rono, per molti aspetti, che
la corruzione aveva già iniziato a intaccare la nuova musica.
Le case discografiche avevano spesso cercato di essere compiacenti
anche con i disc-jockey. Nei. primi anni del rock offrivano
loro soldi, prostitute, regali, affinché trasmettessero più
frequentemente certi dischi alla radio.
Lo scandalo che scoppiò nei primi anni Sessanta, diventato
famoso con il nome di payola (bustarella) fu, secondo molti
storici del rock, un tentativo intenzionale di eliminare dall'etere
la nuova musica giovanile.
Lo scandalo distrusse la carriera del pioniere del rock, il dj Alan
Freed, che fu arrestato per corruzione nel 1960 e nel 1964 e morì
poco dopo, umiliato e in disgrazia, mentre altri dj non-rock riuscirono
a farla franca.
In
risposta alle investigazioni, nuovi zeloti religiosi continuarono
la loro pratica di distruzione dei dischi con rinnovato vigore - un
rituale pubblico che era iniziato, su, scala nazionale, con l'ascesa
di Elvis Presley nel 1956. Se l'intenzione degli uomini del Congresso
era quella di ripulire l'industria della musica da certe pratiche
di affari, il risultato più immediato fu comunque un inaridimento
della musica più vitale, che diede il via a una nuova era di
idoli prefabbricati, destinati ai teenager e graditi ai genitori.
Dove una volta c'tra stato Elvis Presley, adesso c'era Ricky Nelson.
Dove una volta c'era stato Buddy Holly, ora c'era Bobby Vinton. Dove
una volta c'era stato Alan Freed e il suo Moondog Rock 'n'
Roll Party ora c'erano Dick Clark e il suo American Bandstand.
E così, in qualche modo, tutti questi eventi - gli scandali,
la nascita del primo muzak e la morte di molti musicisti di
rock'n'roll - amplificati dai media e accolti con soddisfazione
da molti adulti, significarono la prima morte del rock'n'roll.
Per la prima volta il fenomeno culturale iniziato da Presley nel 1956
fu vigorosamente attaccato dall'America della middle class
bianca, che intendeva ostacolarne la diffusione o, almeno, rallentarne
considerevolmente la crescita. Le morti di alcuni dei più celebri
campioni della nuova musica si rivelarono dunque propizie ai loro
occhi e permisero la nascita di campagne informali di aggressione
e propaganda: il rock'n'roll era ormai diventato un fenomeno
sgradevole e imbarazzante e la sua "morte" venne ben accolta.
Ma per quelli che avevano creduto sinceramente in questa musica, coloro
che l'avevano amata senza esitazioni, la prima morte del rock'n'roll
significò la fine di un'era.
Il rock'n'roll aveva perso irrimediabilmente la propria vitalità,
la cruda energia dei suoi inizi, si era trasformato da un'immediata
celebrazione tribale in una cinica e distaccata sofisticazione.
Per
altri ancora il rock'n'roll morì con Buddy Holly. In
effetti la sua morte fu uno degli eventi più sentiti dell'epoca
a livello emozionale e la prima (dopo quella di Johnny Ace) a essere
destinata al mito e alla saer lizzazione. Come la morte di Ace, anche
quella di Holly provocò un diluvio di tributi, tra cui la celebre
Three Stars di Tommj Dee, e il consueto catalogo di ironie
e macabre coincidenze: l'ultimo successo di Holly, prima della sua
morte, era stato It Doesn't Matter Anymore. Ed Eddie Cochran,
un anno prima della sua scomparsa, registrò una versione dello
stesso brano... La morte di Buddy Holly lasciò un vuoto incolmabile
tanto che la sua immagine riapparve, come una misteriosa, e quasi
beffarda, icona all'epoca delle due. succesive morti del rock'n'roll,
nel 1970 e nel 1977. La figura. di Holly divenne il
motivo centrale della celebre canzone di Don McLean, American
Pie (1971), che dichiarò i tardi anni Cinquanta e i primi
anni Settanta come "il giorno in cui la musica morì".
Ma la prima morte del rock'n'roll non fu, fortunatamente, una morte
definitiva: nel giro di pochi anni il rock'n'roll risorse trionfante,
grazie agli sforzi di quella the fino ad allora era stata considerata
una colonia culturale dell'America, la Gran Bretagna. Questa nuova
incarnazione espresse una musica più ricca e matura, e alla
fine, intorno al 1967, diede alla luce una sua propria cultura,
chiamata semplicemente "rock".
Rock'n'roll
Noir © 2004 Stefano Marzorati |
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