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THIRTEEN DAYS (id.)
, Regia di Roger Donaldson, con Kevin Costner, Bruce Greenwood, Ed Lauter, Steven Culp; Distribuzione: Medusa; Anno: 2000; Nazione: Stati Uniti; commento: ***

Nell’ottobre 1962, durante l’arco di tredici giorni ebbe luogo la “crisi dei missili cubani”, uno dei più gravi scontri politici tra Stati Uniti e Unione Sovietica, a causa di una serie di missili a medio-lungo raggio, con testate nucleari, che i russi stavano installando a Cuba.
Il rischio di una reazione militare americana con l'invasione di Cuba è che i sovietici si rifacciano sull'Europa, bombardando ad esempio Berlino e colpendo anche la Nato. Il rischio di un terzo conflitto mondiale e della tanto temuta guerra nucleare si fa di giorno in giorno più concreto….
L’australiano Roger Donaldson (di cui ricordiamo soprattutto l’avvincente Senza via di scampo, sempre con Costner) al posto del consueto film muscoloso-patriottico ci ha regalato un’insolita pellicola in cui il fulcro dell’azione, anziché sui mari o tra I cieli, si svolge tra le mura della Casa Bianca, in un acceso confronto dialettico tra I diversi personaggi diplomatici che all’epoca gravitavano intorno al presidente John Fitzgerald Kennedy (Bruce Greenwood ) e a suo fratello Bob. Il tutto viene visto attraverso gli occhi di Kenneth P. O’Donnel, assistente particolare e uomo di fiducia del presidente.
Il regista è bravo nell’illustrare il confronto-scontro tra l’ala attendista e l’ala interventista – composta principalmente dai vertici militari – all’interno della Casa Bianca; anche gli stessi russi, vengono ritratti, giustamente, non come I soliti demoni irrazionali bensì come una controparte antagonista, multiforme, al cui interno si muovevano diverse correnti politiche e di pensiero, proprio come in territorio americano. Peccato che nel finale Donaldson non riesca a trattenersi da un riflusso di retorica patriottica.
Se da un lato si apprezza l’azione corale e la disamina della complessa dinamica relazional-conflittuale, dall’altro si rileva una scarsa incisività dei personaggi, soprattutto se analizzati individualmente. In alcuni casi può essere una specifica scelta del regista, il quale ha voluto maggiormente concentrarsi sul “gioco di ruolo”, tuttavia non si può non notare l’opacità dello stesso Costner che, nel ruolo di O’Donnell, risulta poco convincente e sembra capitato sul set per caso.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

© dell'immagine New Line Productions 2000
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