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Led Zeppelin: The Song Remains the Same
Atlantic
Recording
28 settembre, 1976
Formazione
John
Bonham
John Paul Jones
Jimmy Page
Robert Plant
Tracklist
Rock And Roll
Celebration Day
The Song Remains The Same
Rain Song
Dazed And Confused
No Quarter
Stairway To Heaven
Moby Dick
Whole Lotta Love
Electric
Magic
Achilles
Last Stand
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LED ZEPPELIN'S THE SONG REMAINS
THE SAME: Lo spettacolo rimane sempre lo stesso....
Certo il sottoscritto Tasselli non è mai stato un folle
ammiratore del Dirigibile per antonomasia del Rock, ma questo
non puo' impedirmi dal redigere una personale retrospettiva
su uno dei maggiori fenomeni musicali del XX° Secolo.
Non ho idea di quanti abbiano parlato del famigerato primo "quadrilatero",
ovvero i primi quattro LPs a portare la firma LED ZEPPELIN,
e poco mi importa. Anzi, quasi nulla. Nulla.
Non c'e' veramente nulla da aggiungere che non sia gia' stato
detto milioni e milioni di volte..... Che il gruppo capeggiato
da Jimmy Page e Robert Plant
abbia costituito una svolta fondamentale per l'evoluzione della
musica rock del secolo (e Millennio) passato e' fin troppo risaputo,
e sarebbe assai arduo, per non dire impossibile, reinterpretare
le gesta dei nostri eroi senza cadere in un ottuso e fine a
se stesso, ingombrante, volgare esercizio verbale, con il fatale
rischio di raggiungere i limiti prossimi ad un vero e proprio
"abuso di parola".
Il sottoscritto se ne frega altamente del "periodo aureo
targato Led Zeppelin", onde invece "appoggiare"
il proprio critico ed inconvertibile, inattaccabile pensiero
su uno dei capitoli zeppeliniani meno discussi di sempre: il
progetto THE SONG REMAINS THE SAME, autentica
summa e perfetto concentrato dell'esuberanza tipica del gruppo
inglese, ma, anche, molto tristemente, il primo accertato punto
di non ritorno, un non ritorno indicante una musica Rock che
non sarebbe più stata capace di fare marcia indietro
per ritornare sui propri passi, collassando impietosamente e
favorendo l'avvento dell’ iperdistruttivo ed iconoclasta
fenomeno PUNK (e conseguente "morte" del rock'n'roll).
A suo modo, il celebrefilm THE SONG REMAINS THE SAME è
lo specchio di un istituzione (il Rock, appunto) sempre più
prossima alla decadenza, rivoltata su se stessa, distorta in
ogni maniera possibile, segregata all'interno della sua pregiata
campana di vetro, una campana sinonimo di assurde forme di arroganza,
estrema pignoleria, perfezionismo esasperato e pavoneggiamenti
fino al limite della sopportazione umana. Concettualmente, la
pellicola vorrebbe rappresentare i LED ZEPPELIN in forma-concerto,
habitat a loro congeniale e naturale, ribadendo a pubblico
e critici la loro immensa portata rivoluzionaria, onde legittimare,
semmai a quel punto ce ne fosse veramente il bisogno, la propria,
indiscussa, inattaccabile leadership musicale in tutto il mondo.
Anziche' riunire, semplicemente, una serie di eccitanti filmati,
rigorosamente fedeli alla carica on-stage del complesso
londinese, i LED ZEPPELIN optarono, sconsideratamente, per una
serie di trovate a effetto, di stampo "sovra-cinematografico",
ognuna delle quali rappresentative dell'ideale filosofico dei
quattro protagonisti: Robert Plant che gioca
a fare il vichingo, sperduto nella foresta, con tanto di moglie
e figli "nature", Jimmy Page epicamente
impegnato in qualità di estremo scalatore di insormontabili
vette montane, John Bonham (indovinate un po'...?)
incallitissimo collezionista di macchine d'epoca, con tanto
di corsa spericolata, mentre John Paul Jones,
il piu' romantico dei quattro, ha il piacere di intercalarsi
nella parte di un cavaliere roso dal desiderio di salvare la
propria madamigella in pericolo, prigioniera del Male.
Le pretenziosità divistiche e assolutistiche dei quattro
membri del dirigibile non lascia spazio alla gioia visiva di
uno spettatore oramai nauseato da tanto, troppo auto-compiacimento,
una sequela interminabile di auto-celebrazioni, esasperata mitizzazione
del proprio io e del sentirsi con assoluta certezza padrone
del mondo, quasi i quattro intendessero rendere noto al pubblico
un loro ipotetico "raggiungimento metafisico", dove
il lecito viene scavalcato dall'illecito, e la razionalità
affoga nell'irrazionalità, in qualcosa di sempre più
irraggiungibile e impalpabile, insopportabilmente irreale.
La linea che separa la loro modestia dall'egocentrismo piu'
spropositato e' equivalente alla distanza che intercorre tra
il suolo terrestre e la linea più avanzata della stratosfera.....
Non so se ho reso l'idea…. In THE SONG REMAINS THE SAME,
per assurdo, non e' la musica a essere padrona, inspodestabile
sovrana delle immagini, bensi' un aberrante, quasi gretto ,
eccesso divistico, all'interno del quale si complementano alcune
trovate registiche di assai dubbio gusto, sorta di "neo-classicismo-psichedelico",
ammesso che il termine possa rientrare nei vostri gusti.
Francamente ad una prima visione il sottoscritto rimase interdetto,
confuso, infastidito, innervosito... avrei avuto voglia di estrarre
la videocassetta dal registratore e gettarla nel piu' vicino
bidone dell'immondizia. In quell’ occasione i LED ZEPPELIN
si dimostrarono furbi mestieranti schifosamente ruffiani e dalla
consistenza e concretezza gravemente latenti; spettacolarmente,
cinematograficamente e musicalmente THE SONG REMAINS THE SAME
risulta essere un semi-fiasco. Sottolineo "semi" perche'
perlomeno meta' della pellicola e' "salvata", in extremis,
dal groove e pathos di azzeccate (ma non poi troppo)
versioni di WHOLE LOTTA LOVE e STAIRWAY
TO HEAVEN, i due mega-classici per eccellenza ed assoluti
must-have per ogni fan di rock che si rispetti. Da
par suo, Page si dimostra lontano anni-luce dal concetto di
umilta', e ostenta marcatamente i propri pavoneggiamenti chitarristici,
al limite della corrosione pura, tanta è la logorrea
musicale riversata dal chitarrista sul pubblico, in aggiunta,
of course!, alle non secondarie dosi di innata superbia da parte
degli altri tre “compari”. Altrettanto discutibile
la scelta delle sempre decantate, osannate performances dal
vivo, a metà tra irrisorie, auto-parodistiche celebrazioni
del mito LED ZEPPELIN e sconcertanti, vomitevoli, incomprensibili
"prolungamenti strumentali jammati" da parte soprattutto
di un comunque ispirato Page. Plant, nondimeno, pare sforzare
oltre il dovuto la sua inconfondibile ugola, alternando prove
convincenti ad altre decisamente meno ispirate. Ineccepibili,
se buon memoria non mente, lo status interpretativo
di Bonham e Jones, sempre all’altezza della situazione.
Propongo un quesito: ma non sarebbe stato meglio incentrare
il proprio carisma di marca zeppeliniana sulla realizzazione
di un documentario-rock stile GIMME
SHELTER dei Rolling Stones?... (fra l’altro
qui l’entourage degli Zeppelin non avrebbero
dovuto sopportare l’incombenza e la pesante responsabilità
di un omicidio tra la folla…) Era davvero necessario auto-"commiserarsi",
auto-compiacersi pateticamente, così come i Led Zeppelin
hanno palesemente dimostrato lungo tutto il corso di THE SONG
REMAINS THE SAME?... Valeva davvero la pena sovraccaricare di
(finto, quanto mai opaco e falso) entusiasmo un pubblico troppo
"sordo" e "cieco" per poter realmente comprendere
la portata di una truffa preparata, presumo io, a tavolino da
nostri quattro "sacri" del Dirigibile?....
Di sicuro, gli Zeppelin sono riusciti nell'intento di far passare
in secondo piano cio’ che avrebbe dovuto rappresentare
il fulcro del video/film, vale a dire il concerto tenuto al
MADISON SQUARE GARDEN di NEW YORK nel lontano 1973. Si avra',
come risultato finale, un film che non decolla mai, fastidiosamente
dispersivo e pasticciato, una "polpa" di situazioni
inutili ed ampollose, apparentemente senza capo ne' coda, quasi
rovesciate sull'ascoltatore/spettatore senza rispettare un minimo
senso logico, il tutto riflesso e riassunto in una dimostrazione
di arroganza e totale mancanza di rispetto tipiche di quelle
rock-stars ultra-viziate e iper-miliardarie che non hanno piu'
niente da dire ma che si ostinano, maledetti loro, a far suonare
la stessa canzone all'infinito, senza alcuna intenzione di alzarsi
dalla poltrona onde alzare la puntina del disco e far calare,
con gran sollievo da parte di un pubblico spossato e rintronato,
il sipario.
Forse non si trattò di un caso che il titolo di quella
infame pellicola fu "LA CANZONE RIMANE SEMPRE LA STESSA".
Lo spettacolo, noiosissimo e indigeribile, pure. E il "Dirigibile"
comincio', da allora, a volare sempre piu' basso... |
© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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