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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Lou Reed: The Raven
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona
Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| Frozen
Autumn - EMOTIONAL SCREENING DEVICE 6125 (Eibon Records) |
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Un
tuffo negli anni 80 elettronici. Italiani ma con spirito internazionale
e magia delicata. Diego Merletto in compagnia di Claudio
Brosio forma questo duo che assomiglia di più ai Color
Theory che ai Pet Shop Boys, ma tutto è gradevole, e Freon
heart, fayence mind potrebbe essere un grande singolo.
Cinque anni sono passati dallacclamato album Fragments
of memories, e questo lungo tempo è servito per creare
Emotional Screening Device.
Con il suo pop elettronico, il disco sembra essere stato pubblicato
negli anni 80, un decennio che per i Frozen Autumn deve essere
stato mitico. Tastiere usate in modo massiccio ma mai ingombranti
tracciano le coordinate per una dance psychedelica che cavalca
le onde spumeggianti di una new age romantica. Più
di unora di musica dove si può sognare e viaggiare.
Verdancy price è un altra bellissima canzone
che ricorda i Clan of Xymox e grande notizia di questi giorni è
che i Frozen Autumn sono stati chiamati per collaborare con la mitica
formazione di Medusa. Emotional screening device è
tormento ed estasi, una song di 6 minuti che non è
mai ripetitiva perchè le tastiere e le voci aprono nuovi
cerchi che si intersecano. Wintertag trascina lascoltatore
verso il muro del pianto. Second sight è presente
in due versioni ed è uno dei pezzi più toccanti del
cd, dove il notevole lavoro alle tastiere emerge in prima linea.
Un album da amare soffusamente.
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| Hogwash
- TAILORING 5041(Red Sun) |
Gli
Hogwash per questo secondo lavoro Tailoring hanno cambiato
nettamente la grafica di copertina. Non più paesaggi e creature
fantasy come nel precedente Fungus fantasia, ma una fotografia
minimale di capi dabbigliamento.. MA il cambiamento non riguarda
soltanto la componente grafica: anche la musica si è evoluta.
Ospiti sono i Verdena, e le atmosfere sono più anestetetiche;
certo lo stoner rock è sempre la matrice, ma vi è
unapertura maggiore verso altri stili. Sono passati alcuni anni
da Fungus Fantasia e i ragazzi di Colzate sono davvero maturati e
mutati. Twelfth è il capolavoro dellalbum, una
lunga odissea sonora che elettricamente ti conduce verso lidi arabi,
turchi, con freddi contrattempi occidentali. Hanno cercato qualcosa
e la formula trovata è stata impressa in questo Tailoring (ma
cè anche un progetto parallelo Colt 38 di cui
parleremo prossimamente). La rabbia è sempre costante ma si
è insinuata fra le pieghe una meditazione psichedelica, prima
assopita e ora venuta alla luce. Ladybird è un dark-blues
esplosivo, cadenzato da belle chitarre e tastiere gorgoglianti,
ma tutto molto vellutato.Snapshot è una delle più
belle canzoni composte dagli Hogwash, che dal vivo deve assolutamente
rilasciare unonda adrenalinica. Notevole l'affiatamento degli
strumentisti e della voce.
Just a little bit dei Blue Cheer conserva la sua animalesca
energia e le chitarre e il ritmo eccedono in un cataclisma ossessivo.
Attendo con impazienza un live di fuoco perché il palco
con gli Hogwash dovrebbe assumere una dimensione "lavica".
In Tailoring , furore, sole, free psychedelia, e hard-rock vengono
sedotti da questi signori della distorsione che hanno intrapreso la
via di un tunnel luminoso dove può confluire tutto.
E come in un film le immagini scorrono veloci e rimaniamo abbagliati
da questa band che credevo di avere perso ma che invecce ritrovo alle
prese con battaglie soniche cariche di euforia e compostezza. |
| kleinkief
- COLORI DOLCIUMI FOTOCOPIE (Dischi Woland) 66'03" |
Dare
ordine al caos, immettere precisione programmando quasi un concept-album
dalle forti tinte hard-rock noise, può far sembrare i Kleinkief
di Mestre (qui alla seconda prova dopo Il sesso degli angeli)
una band glaciale e certamente c'è molta distanza fra i Kleinkief
e i teutonici Kraftwerk o gli italiani Technogod. Ma fra le composizioni
comincia a comparire un certo germe di provenienza Chrome.
Lacunaponia pare essere il pezzo meno inumano della raccolta,
una sorta di ballata elettrica molto coinvolgente. Ma il paradosso
sta proprio qui: i Kleinkief non hanno usato quasi per niente tastiere
elettroniche o campionatori, eppure alcuni loro pezzi tagliano la
carne a zero gradi catapultandoli nell'olimpo di autentici signori
del killer-rock.
Il germe della cattiveria e della drammaticità la fa da padrone
in Marghera Strasse (verde e ancora verde), fuga disperata
dal grigiore che ricompare inesorabilmente in una Akron italica. E'
il pezzo vitale dell'intera raccolta.
19 e un minuto è veramente un gran casino, aprendosi
in toni quasi funky e poi recitazione, monologhi, rumore, sconclusione,
e le corde di latta delle chitarre che si ricollegano a un coro da
musical di Broadway. Un esperimento un pò incerto che
i Kleinkief dovrebbero mettere da parte. Tristezza è,
invece, una bella canzone dalle tinte psychedeliche che piano piano
scaraventa l'ascoltatore in un turbinio di chitarre elettriche crivellanti.
I suoni sono un pò troppo oscuri ma in Ermafroditi la
scelta è stata giusta: scintillanti bagliori di luce escono
dall'interno di una creautura indefinita, rendono quasi palpabile
l'inquietudine. L'inferno e' una marcia nel vero senso della
parola, che emula la partenza e l'arrestarsi di un treno, in un incrementarsi
di clangori metallici che deturpano l'armonia.
Piccola bambina zoppa, il pezzo più bello della raccolta,
è una sinfonia urbana ai confini della realtà, naturale
e molto esplosiva: è come ascoltare un disco dei Plasmatics
del futuro e le sirene impazzite paiono essere prese pari pari da
Undercover di Todd Rundgren, anche se probabilmente si tratta di un'assimilazione
inconscia. Su queste basi i Kleinkief devono tessere le loro ragnatele
per agganciare definitavamente l'effimera scena musicale italiana.
Le premesse ci sono tutte. |
| Ku
- TSUNAMI 4155 (Ku) |
Suoni
provenienti dal mare. Lo Tsunami è unonda irregolare
che raggiunge dimensioni spropositate seminando terrore e angosce.
In mezzo a questo terrore blu regnano i cetacei e i Ku, gruppo
italiano di Monza, propongono suoni e ritmi sottomarini in una miscela
che sa di moderno, ultra-moderno e ancestrale. Lelemento naturale
fuso con la tecnologia da una band che vede tra le sue fila Jean-Philippe
Bordoni alla chitarra, rigenerazioni armoniche, loops; Franco Canneto
alle unità psico-percussive, zendrum; Lorenzo Pierobon alla
voce, vertones, loops, didgeridoo.
17 brani o meglio collages, per un cd affascinante della durata
di 40 minuti. Discesa è eterea e volteggiando sintroduce
nellabisso caro a formazioni come High Tide, ossessiva e magnetica,
un paradiso surreale e ascetico. Basaltic depths è la confessione
di unorca. Pulau we vale lacquisto dellintero
cd, un quadro sonoro ipnotico e rarefatto dove percussioni e archi
orientali trascinano in trance lascoltatore. Blue dome
è intensa, un folk-rock ballabile con le voci delle
sirene polinesiane ad acclamare la discesa dellonda. Lultimo
canto è un verso dilaniato, un addio tragico. Delphina
è un loop elettronico con suoni in sinergia che
evoca cime himalayane, deserti mistici, danze tribali, viaggi cosmici
o profondita oceaniche... Tsunami affascina e disorienta
lascoltatore, ma non è criptico come si potrebbe pensare...
Certamente non è new age, ma dimostra che in Italia ci sono
grandi sperimentatori. Un immagine che regala innovazioni e
folclore, psychedelia e suoni industriali dissonanti. Baja californiana
è epica ed è la meditazione delle balene.
Lelettronica usata dai Ku è proposta in modo bellissimo
con il furore di onde violente e lagune cristalline. Gli overtones
emessi dalla voce (un'antica tecnica mongolo-tibetana), le "rigenerazioni"
sonore della chitarra (loops e feedback di effetti)
e la variegata linea ritmica delle percussioni (acustiche ed elettroniche)
si fondono empaticamente in un flusso sonoro che scorre attraverso
i più disparati idiomi musicali, orientali e occidentali, lasciando
trasparire i ritmi e le armonie di un probabile passato, di un immaginario
presente e di possibili futuri.
Chiediamo solo ai Ku una maggiore chiarezza nellelencare i pezzi
del cd in copertina. |
| Ljubarosa
- THE NO-SENSE SONG 1301 (Depot) |
Il
nome della band fa pensare subito a paesaggi dellest europeo,
ma la musica che si incontra non ha caratteristiche etniche di quei
posti. Cold wave anni 80, Simple Minds e un po
del nostro Garbo sono le direzioni che sembrano affacciarsi allorizzonte
di The No-Sense Song. Ma le similitudini si fermano qui. Infatti
i Ljubarosa reincarnano a loro piacimento un cd single ricco
di sfumature vellutate e cantato in un inglese abbastanza corretto.
I sintetizzatori e le chitarre si fondono così bene che lelettronica
è solo un altro strumento. Strutture armoniche ben congeniate.
The No-Sense Song ha il pregio di farsi notare nellarcipelago
ormai infinito delle bands italiane. Basso, batteria, chitarre e synthesizers
più voce sono gli elementi base di questa formazione bolognese.
Le chitarre a volte acide a volte maestose si tuffano in freddi iceberg
sonori. Soffuse luci in un mare denergia delirante. Le melodie
sono urbane, e la voce riesce anche a graffiare nel suo malinconico
lamento. Non cè etnia, nemmeno reggaee suoni solari,
solo dissociazioni metropolitane. Aleggiano i fantasmi della new
wave inglese anni 80 e spettri di poesia maledetta.. Peccato
che si siano sprecate poche pagine sui Ljubarosa; ma sono allinizio
e senzaltro andranno avanti, in un paese come lItalia
dove essere intelligenti musicisti forse non ha senso. |
| Nest
- DRIFTING 3300 (Urtovox) |
Ecco
un gruppo interessante che è da tempo sulle scene e merita
un grande riscontro. I Nest sono una delle nuove bands che
mi stanno molto a cuore perché iniziano dove finirono i Mirabilia,
infatti anche loro sono toscani e hanno diversi punti in comune. Hanno
iniziato col nome Malastrana (malsano quartiere di Praga) e
hanno esordito in cd come Nest. Hanno aspettato che unetichetta
come la Urtovox li notasse. Con arrangiamenti scarni e allo
stesso tempo titanici, i Nest hanno creato un cd davvero immenso nella
sua breve durata. Armonia e fascino, narcolessia e magniloquenza volano
via come un soffione nellaria. Psychedelia beat è
la prima parola che mi viene in mente. Squalobalena pare avere
le stesse cadenze e il movimento di un enorme cetaceo che, con grazia,
sposta la sua immane mole. Cè un lento progredire nei
suoni e nelle atmosfere tristi che questo cd emana caratterizzato
dalluso del violoncello suonato da Francesco Dillon.
Un manifesto di fusione fra psychddelia e post-rock che incredibilmente
è stato partorito in Italia , ma il sapore di brughiera è
costante. Chitarre sperdute nella nebbia,tuffi pindarici verso Loch
Ness per constatare che il mostro esiste davvero (nei nostri incubi
o nella vita?). Il viaggio audio dei Nest non approda nel 2000 ma
bensì fra bobine fine anni 70. In quel tempo le bands
cominciavano a sperimentare e a studiare partiture per archi e orchestre,
e i Nest lo fanno oggi con l'ausilio dell'elettronica. Il disco esplora
così territori ricchi di spleen dando vita a una musica per
cuori malati di solitudine. A volte anche il fascino orientale sinsinua
fra le pieghe di una white ballad come Kids of Seattle
che levita nella mente e nei cieli plumbei insolcabili dellIo.
I Nest sono materia grigia spessissima e deserto dacciaio, e
sono una nuova grande band italiana... |
| Planet
of the Werewolves (1999) |
Cast:
SANTO MAROTTA, TOM NONDORF, JOE ZASO, DEBBIE ROCHON, SASHA GRAHAM,
HOLLIS GRANVILLE, MICK McCLEERY ; Musica di STORM WITHIN & SPRINGWELL;
Effetti speciali di FANTASY CREATIONS, TIM THOMSON, JAY ALVINO ; Scritto
da KEVIN LINDENMUTH & SANTO MAROTTA; Diretto da KEVIN LINDENMUTH
; Prodotto da SANTO MAROTTA
Ecco un film della Brimstone che potrebbe lasciare un segno
se solo fosse distribuito regolarmente. In una cineteca dedicata allhorror,
Planet of the Werewolves non dovrebbe mancare. E' un underground
movie girato da un Kevin Lindenmuth in forma smagliante.
Certo incertezze ce ne sono ancora, ma dovute più che altro
ai pochi mezzi di finanziamento che allinventiva. Alcune soluzioni
narrative sono impensabili. Il film è straordinario. Un asteroide
giunge in collisione con la Luna, da quel momento migliaia di persone
si ritrovano Licantropi. Ma Jack era già stato licantropo e
sa come cambiare la sua mutazione a piacimento. Così vuole
conquistare la Terra.
Horror e sci-fi si fondono insieme. E così oltre a licantropi,
ci sono vampiri e mutanti. I Licantropi rimandano ai vecchi films
di Roger Corman, e a volte fanno sorridere. I costumi sono stati creati
con tutta linventiva possibile. Gorilla con sembianze di lupi
e orecchie da elfo. Insomma la fantasia di Kevin è illimitata
e giardando il film ci sembra di leggere un vecchio fumettodella EC
Comics. Da segnalare la bella interpretazione di Debbie Rochon.
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| R.u.n.i.
- LA ZUCCHA POLMONATE 5250 (Bar La Muerte/Beware!/Wallace) |
Il
Cucchiaio Infernale, seconda prova dei R.u.n.i., è
stato uno dei migliori albums della passata stagione musicale italiana,
e non era giusto che un gioiellino così rimanesse nel vago.
I R.u.n.i hanno così realizzato La zuccha polmonate,
un cd di rilettura dei brani del Cucchiaio, ma eseguito e remixato
da altre dieci bands diverse (tranne in una traccia dove è
il gruppo a rileggersi.
E puro divertimento, ma di quelli che fanno pensare e stravolgere.
E così Pediluvio universale è un acid-rock undergrond
riletto dai Mutables una formazione di cui non si sa nulla. Saranno
reali o fantasmi? La Zuccha Polmonate nasce da una pazza idea e funge
da antipasto al nuovo cd appena uscito in questi giorni, Ipercapnia
in capannone K. Anche il mini-boss della Wallace , Mirko Spino
si destreggia come non strumentista in Fun Kon Frenk tutta
sussulti e vagiti elettronici sulla scia di Miss Murgatroid. Come
già detto molte bands sono agli esordi e i R.u.n.i hanno dato
la possibilità a questi principi della lande suburbane di possedere
un piccolo regno. Il mento è a rischio ed io me ne infischio
invece è affidato ai corrosivi A Short Apnea che introducono
il pezzo con le note di You make me feel di Sylvester (famosa
icona disco-gay) per violentare la traccia con coriacei
loops metallici ed elettronici. Gli Ovo aggrediscono con
Infernale Remix piena di rumori quasi inutili che deflorano un
bel pezzo, forse questo è davvero troppo ostico, però
lascia il segno e senzaltro gli Ovo sono sperimentatori da seguire.
I Tasaday, invece, rilasciano una versione sottomarina di Pig
Party, e qui si odono ravvicinati suoni celestiali e abissali,
grazie anche al grandissimo sax (ma è Gian Maria Offredi?)
. Però in tutto questo si perde un po dellironia
che aveva caratterizzato Il Cucchiaio Infernale. I ritmi sono troppo
ossessivi e oltranzisti. Vellutati marroni con i Rollerball
come registi è un guazzabuglio di elettronica, caos e disperazione.
Non si riesce più a eliminare il disordine dalla mente e lalienazione
regna sovrana, e un merito va alla masterizzazione di Maurizio
Giannotti che è lucida e scintillante . I R.u.ni. si rileggono
in Clinigrillo, un pezzo proveniente da una radio marziana
che invoca canzoni invece di follie. E dopo la domanda ecco il funky
anarcoide a yo-yo che i R.u.n.i. sanno tirare fuori. Incubo ipnotico.
Gli Aerodynamics sono i fautori di un remix lunare ed etereo
contornato da percussioni pneumatiche e scoppiettanti, e loops elettronici
tutti circoscritti in una jungle ossessiva e glaciale.
Manca un po di calore al tutto ma se si vuole sapere dove sta
andando il rock italiano, La Zuccha polmonate è una
lacerante risposta sonora che genera il manifesto dellunderground
italiano cybertronico e selvaggio figlio di un Dorian Gray in fase
di mutazione organolettica.
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