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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
Todd Rundgren - LOVE IS THE ANSWER 42’12” (Akarma)
Todd Rundgren avrebbe potuto essere il protagonista del film Un’estranea fra noi di Sydney Lumet. Certo lì era una protagonista, ma Todd ci appare simile in quanto sembra davvero essere un estraneo nella cultura musicale di oggi, ieri e del futuro. Come Emily Eden, Todd s’introduce in culture diverse, in terre differenti, e ne rimane coinvolto, sebbene subito certi accostamenti possano sembrare impossibili, come le sue ultime composizioni infarcite di acid-jazz e drum’n’bass. Quando Todd decide di introfularsi in una nuova strada, si mimetizza con i suoni caratteristici di quelo stilema e filtra tutto attraverso la sua magica personalità. Questo cd Love is the answer si intitola in origine Todd Rundgren and His Friends, e per la prima volta l’album non è prodotto da Todd ma da Bruce Kulick e Billy Sherwood e vede la partecipazione di ospiti illustri come Gary Hoey, Vivian Campbell, Jeff Skunk Baxter, Edgar Winter, Tony Levin, Steve Lukather, Richie Kotzen, Steve Stevens, Dweezil Zappa, gli stessi Billy Sherwood e Bruce Kulick insieme a Derek Sherinian. Todd, per una volta, ha soltanto cantato. Vengono passati in rassegna molti suoi classici e un merito va alla casa discografica italiana, la Akarma, che ha cambiato completamente l’edizione americana, producendo un gioello di packaging e grafica. Il cd si apre in quattro parti ed è realizzato con un materiale nuovo, splendide foto, un booklet lussuosissimo, con tanto di biografia, discografia completa e testi.
Per chi ancora non lo conoscesse questa è un’occasione bellissima e, ancora una volta, l’arte di Todd è sfuggevole: quando ti sembra di averla racchiusa, se ne va a braccetto con un una nuova meta da raggiungere. Il sentimentalismo di Mated, canzone coverizzata anche da Jaki Graham, si arricchisce della chitarra latina del virtuoso Richie Kotzen già membro dei Poison e dei Mr. Big.
Love is the Answer diventa qui più elettrica e scintillante grazie alla splendida chitarra di Gary Hoey e le brillanti tastiere di Billy Sherwood; Compassion, anche se guidata dalla chitarra del Kiss Bruce Kulick, non ha perso nulla della sua celestiale melodia; Something to Fall Back On è di nuovo incalzante e adatta alle discoteche e Jeff Skunk Baxter dei Doobie Brothers e degli Steely Dan pare divertirsi molto con la sue chitarre elettriche e slide che sgusciano all’interno di un pezzo ballabile. Steve Stevens sostituisce il piano originale di Todd con la sua chitarra elettrica e la canzone d’amore si trasforma in una ballata dove la chitarra ha mille voci. Vivian Campbell (dei Def Leppard) sviscera tutta la sua bravura in Drive che diventa quasi funk: bellissimi gli echi di Todd ai cori in lontananza. E Tony Levin con i suoi bassi carichi di fumante lava, dà il ritmo al grande cavallo di battaglia Bang the Drum All Day, che man mano scivola nel rhythm’n’blues, soul bianco, ska, e tutti i ritmi salsa del globo, senza dimenticare i cicalecci elettronici odierni.
Ancora una volta un gigantesco juke-box dove a ogni gettonata corrisponde una freschezza che s’incontra pochissime volte in altri artisti. E questa volta la "cometa" per eccellenza si è fatta accompagnare da tantissime stelline che illuminano questa via lattea artistica. Un disco che giustamente è stato concepito per rendere omaggio a un vero mago, una vera stella. Qui non ci sono i pezzi più sperimentali e complicati della carriera di Todd, ma qualcosa di più accessibile che non ha perso un briciolo del suo mestiere di fare l’arte. Love is the Answer (o Todd Rundgren and His Friends) è ancora una volta il manifesto di un artista che è figlio sì dell’America ma che si allontana sempre dallo status americano, per inglobare elementi di altre culture. Todd Rundgren è un semplice uomo di popolo, che con la cultura stradaiola ha coltivato un immenso campo d'arte.
Todd è passato, presente, futuro della musica mondiale, e questi brani composti in epoche differenti continuano a sfuggire a ogni datazione. Time Heals con Dweezil Zappa e Emperor of The Higway con Derek Sherinian sfuggono poi a qualsiasi catalogazione, sono puri pezzi à la Todd Rundgren che racchiudono il germe della bellezza, del fascino, del gioiello, dell’ironia dissacrante. Ma ognuna delle undici canzoni qui presenti ha una sua storia, alcune sono catapultate in un pianeta sbagliato dove gli artisti provano indicibili torture, e i loro lamenti si sentono a cappella, poca roba ma sempre qualcosa. Lamenti che lanciano in cielo nel tentativo di raggiungere una guarigione, che sia senza lustri o povera, ma contraddistinta dalla persistenza di una visione destinata a non scomparire mai. Questo è TODD.
P.S. (Provate a indovinare il Trivia soprastante)
Monorail - A…COME ANNI DI PIOMBO 23’34” (Vitaminic)
Attraverso Vitaminic vengono pubblicati i cd dei Monorail, un gruppo parecchio strano legato a sonorità anni ’70; anzi per la precisione A…Come Anni Di Piombo pare essere stato registrato nel 1974. Certo nel 1974 un disco come questo avrebbe colpito per intensità e maturità, ma al giorno d’oggi alcuni passaggi appaiono un po’ datati. A parte le voci narrate e recitate tratte dalla colonna sonora di questo film , il repertorio presenta un rock strumentale ricco di fuzz e elementi tipici dei film thrash anni ’70 italiani molto rivalutati ultimamente, ed essendo la lounge music un prodotto attuale ecco dove i Monorail vanno a parare, diventando personaggi fissi di un panorama non ingiallito dal tempo. Splendida è Il caso è risolto con un incedere aggrovigliato di tastiere magiche e chitarre in fuga. Ancora più accelerata è Bersaglio altezza uomo, sebbene le tastiere tramandino un groove più soffuso. Appuntamento con lei è certo il pezzo più bello e interessante del cd, dove la struttura diventa elaborata. Le tastiere e le chitarre acustiche disegnano un intreccio raffinato, e la batteria campionata diventa un tuttuno con il pezzo antico. Forse i brevi dialoghi all’interno di ogni brano hanno rovinato un po’ il sapore di questo cd dal valore discreto.
  The Perishers - FROM NOTHING TO ONE (Nons)
Cercare campioni di melanconia, suoni dolci e tristi allo stesso tempo è oggi appannaggio di artisti come Devics e Tindersticks. Ma gli svedesi Perishers pare nel loro cuore abbiano riservato un posto ai grandi Beatles. Un debutto di cui essere orgogliosi, canzoni tristi che hanno però una soluzione felice al loro interno…Il look è tipicamente anni ’60 e sembrano lontani da mode e stili. La loro musica benché abbia qualche modello è personalissima e mai scontata. Si sono formati nel 1997 nella lontana Svezia e hanno incominciato a provare nei pomeriggi dopo la scuola. Una band internazionale che ha costruito un classico; tutto è curato nei minimi dettagli e perfino i cori sono grandi. Steady red light è basata sulla splendida voce e su un arpeggio di chitarra seguito da tocchi stellari di pianoforte; tutto qui. Eppure è una canzone che scava nelle viscere fino ad arrivare negli abissi più profondi, di un sognante blu. Perché ci ritroviamo di fronte ad una nuova forma di composizione che ha grande valore a differenza di tante bands esordienti. Questa è classe al di fuori di ogni spazio e di ogni tempo. Già un sempreverde che non ingiallirà mai. Nulla di glam, ritmi dance o upbeat: quando vogliono diventare movimentati lo fanno con My Home town dove s’insinua una marcetta potente e i bassi esplodono nell’aria rupestre. Sembrano non adeguati ai tempi, ma seguono solo la loro storia. Sentimenti, emozioni, stati d’animo sono quello che i Perishers catturano nella fase di composizione. Hanno nel Dna il germe dell’arte e sono sicuro che sentiremo presto parlare dei Perishers. La loro terra d’origine se n’è accorta e ha mandato i Perishers a rappresentare la nazione all’Eurosonic Festival in Olanda (l’Italia chi ha mandato?...).
Si torna a casa in On My Way Home e siamo deliziati da una chitarra lunare e una batteria perfetta e la voce che si libra alta. Il clima è più rilassato e le voci bellissime tanto da ricordare Steely Dan o Utopia di Todd Rundgren, da brividi davvero. Grandi canzoni. When I wake up tomorrow è la più beatlesiana di tutte ed è imparentata anche con i Cock Robin: è un brano con un riff che ti entra subito in testa,in una giornata di pioggia a scaldarti le vene. Let’s write something down ha il grande pregio di includere appena percettibili atmosfere da cabaret mitteleuropeo, e la voce si fa più roca: grandissimo Ola Kluft cantante e chitarrista. Un volo libero da ogni contaminazione e da ogni tentativo ruffiano da parte di industria discografica di commercializzare artisti di questo calibro. Un bel 10 e lode.

Scented Meat - MUSIC FOR VISUAL ART 47’19” (Mahbohoibo)

Un musicista e uno scultore. Un progetto: Scented Meat. Musica disturbante, a volte tediosa e sicuramente malata. Dopo Body Language di DJ faccia Di Merda, la Mahbohoibo pubblica questo esperimento. Gli esecutori sono Massimo Giuliano (scultore) e Giuseppe Leali (musicista improvvisatore).
e' un atipico progetto ma non dissimile dai Frog Pocket, anche se manca assolutamente l’elemento melodia. Quindi è tutto un accozzarsi di suoni che hanno anche una logica, ma pur sempre soltanto rumori. Tre composizioni compongono il cd e non sono assolutamente commerciali, quindi paragonabili a vendite sottozero. Geometrie, sperimentazioni elettriche anarcoidi. Il disco è diviso in Altered Interferences e Not at All, in quest’ultima si percepisce qualche feedback di chitarra, il tutto rigorosamente a bassa fedeltà. Un lavoro di cui non era necessaria, a nostro avviso, una pubblicazione: a differenza di tanti altri lavori già presenti sul mercato piuttosto pretenziosi, qui c’è solo il gioco, il divertimento e nessuna pretesa di imporsi.
Ricochets - SLO-MO SUICIDE 44’05(Progress)
Ancora dalla fredda Svezia un altro gruppo, ma con un suono più diretto e immediato dei Perishers, e anche più rock, benché tutto sia curato e studiato con grande maestria. Niente di cerebrale, canzoni pulite e robuste con agganci blues e soul per l’uso dei fiati. Tutto il soul bianco di gruppi come Kingfish o Southside Johnny & Asbury Jukes viene qui rivitalizzato senza perdere smalto e con un nuovo groove. Certo la matrice è selvaggia e grintosa, e si cerca di pulire un disco che senza le dovute cure sarebbe stato molto duro, ma anche le chitarre sono poco distorte e ricalcano alcuni passaggi degli anni ’70. Difficile stabilire i brani migliori: se solo i Ricochets fossero il gruppo spalla della Dave Matthews Band e la loro label fosse una major americana, avrebbero il successo alle spalle. Fall Down Dead è un pezzo yo-yo con soluzioni nuove, che inserisce elementi originali in un pezzo orecchiabile e trainante. Le canzoni sono tutte rock-blues e seguono una linea ben precisa cioè introdurre riffs inusuali e frizzanti in canzoni prettamente garage-sound. Il cd è pubblicato dalla Progress Records e in Italia viene distribuito da Audioglobe, ed è un prodotto adatto ad un pubblico eterogeneo e non necessariamente alternativo. I Ricochets sono una band con un profilo interessante, ma attendiamo maggiori conferme.
JULIE'S HAIRCUT I'm in love with someone older than me/Perfect Country Disaster/G.G.Allin was innocent Gamma Pop Records 
Unlimited Julie's Orchestra dovrei dire: nel giro di due settimane questo e' il terzo pezzo che scrivo sui Julie. E loro, è indubbio, sanno comporre. E ogni volta allargano il loro cerchio di contaminazioni. La facciata a I'm in love with someone older than insieme a chitarre acide coniuga il verbo della Love Unlimited Orchestra di Barry White: un accostamento impensabile, ma i Julie's Haircut sono cosi' ...prendere o lasciare, come del resto tutti gli altri alfieri della Gamma Pop, l'etichetta piu' coraggiosa attualmente in Italia e vera fucina di talenti (Cut, Roseislandroad ed altri). Una canzone che disturba e ti fa gioire, assolutamente non commerciale, intelligente, una melodia infiammabile come direbbero gli Stiff Little Fingers. Pimpante e molto americana!
La canzone del retro Perfect Country Disaster mi ha impressionato ancora di piu': torbida e vellutata, suscita un'ebbrezza languida che sa di cose antiche.
G.G.Allin was innocent ti aggredisce in chiusura, ed è un omaggio al grande pitcher of shit. Aspetto fiducioso i risultati che questo singolo otterra', perche' e' gia' un piccolo culto e, ragazzi, questo singolo ti fa trovare la ricerca del tempo perduto.
DJ Faccia Di Merda - BODY LANGUAGE 49’31” (Mahbohoibo)
Si affaccia alla ribalta un nuovo progetto di cui si conosce poco o nulla, a parte il coinvolgimento di un nome sacro della sperimentazione italiana e cioè Jacopo Andreini. Musica che si serve dei linguaggi del corpo per esprimersi e delle voci orgasmiche e sensuali delle protagoniste. La sperimentazione è davvero massiccia, ma i ritmi sono danzerecci e terzomondisti. La personalità musicale di Jacopo è schizofrenica, e il cd è davvero strano: vi sono accostamenti stranissimi fra rumore, bassi all’ennesima potenza e batterie elettroniche di prima generazione. E’ un piccolo capolavoro questo cd, che ti attira come una calamita e t’incuriosisce sempre più. Peccato che anche di questa etichetta, la Mahbohoibo, si conosca davvero quasi nulla. Qui c'è estrema libertà sonica: infatti Body Language è un manifesto di liberazione della carne e dello spirito visto che dovrebbero vivere in perfetta armonia, ma il linguaggio del corpo rivela anche disagi. DJ Faccia Di Merda suona contemporaneamente tre-quattro sorgenti alla volta, mescolando dischi di battiti cardiaci, violenza, scherzi telefonici, pubblicità anni '30, freejazz, disco-house, cori gregoriani, e la sua stessa musica. Divertimento e terrore. Quindi è ancora una volta un progetto solista di Jacopo Andreini in toto. Un disco spaventosamente bello, che sconvolge in certi punti ma che ha il pregio anche di presentare far le altre cose pezzi dall’andatura classica con avantgarde (Classics). Un disco che fa parte di quella schiera di prodotti destinati ad un pubblico ricercato e non di maniera, per intenditori. E intanto ho inteso che Jacopo si lancia con la sua Frigorifero productions in mille altre avventure come Nando Meet Corrosion, Bz Bz Uei, Crap. Suona felicemente batteria, percussioni, pentole, sassofoni, cornetta, chitarra, basso, basstarra, contrabajissimo (strumenti di sua costruzione), campionatore, computer, batterie elettroniche, synth, tastieracce, tubi, paperelle blu. Uno degli artisti del nostro paese più interessanti nell’ambito underground.
Bad Sector - RETROVIRUS 41’23”(Afe)
Bad Sector è il nome d’arte di uno studioso di informatica di Pisa che è anche musicista (sarà giusto questo termine?) e ha pubblicato già molti cd: non è da confondere, dunque, con i Red Sector A, altro gruppo sperimentatore. Ha anche fatto un sacco di spettacoli e la sua musica è una destinazione irraggiungibile, proiettata verso chissà quali cosmi, o zone della mente ancora inesplorate. Retrovirus è una compilation di ponti che erano eseguiti dal vivo per allacciare le tracks. Gtac è un cacophonico gioco di voci che si inseguono; Biosphere è puro futuro, un giorno nel mondo di Blade Runner, passeggiate sotto cieli colmi di immagini olofoniche di jingle pubblicitari, freddezza del clima e violenti neons. Scatter, invece, è ipnotica e potrebbe essere il viaggio anomalo di una cometa che incontra ostacoli o riti di passaggio in un’altra dimensione. Una musica alternativa che sa essere varia e che anche dal vivo affascina. Infection poteva far parte benissimo della soundtrack di Dune, quando i vermi invadono le sabbie di Arrakis, anche se il verme che descrive Bad-Sector è quello della morte. I suoni e le voci in qualche modo mi hanno ricordato il mitico gruppo dei Magma, un parallelo forse non proprio accostabile, ma mai così lontano. Non c’è un amore per la musica dai canoni classici, ma una paranoica ricerca verso gli esperimenti che la musica può produrre. Un banco di regia dove strani alambicchi elettronici regnano. Un lavoro che è in grado di suggestionare l’ascoltatore in mille modi. Fantasia da una parte, realtà dall’altra. Due mondi lontani che s’intersecano. Un cyberfreak?


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