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il sito ufficiale della Stone Cupid Records

Julie Christensen: scheda biografica e altre info

Barrato: il sito ufficiale

Splatterpink: il sito ufficiale

Bugo: pagina dedicata all'artista nel sito della Wallace Records

Inu-Yaroh: il sito ufficiale

Giulio D'Agostino: il sito ufficiale

Tarpigh: il sito ufficiale



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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
Barrato - ‘MMERRECANO SIUPESCIO’ 38’03” (Soul Craft)

A volte quando si produce buona musica cervellotica e i risultati di consacrazione tardano ad arrivare , si volta pagina e si cercano nuove strade. Vinicio Amici mente dei Crunch con un bell’album Worth Mentioning (vera perla dei bassifondi sonici), torna con un nuovo progetto, Barrato e una musica più blues, più rockeggiante e più aperta. Una vera anima nera, un amore per le varie etnie e sonorità magrebine, molto mediterranee. Suoni potenti ma anche cristallini, e dietro l’apparente ironia si cela un messaggio di disagio nella nostra società. Si racconta di persone che vivono emarginate, di stranieri senza un’anima; la musica marcia e nella sua durezza e potenza è come un incanto, riesce a comunicare il disagio che si respira. In molti punti ci sono però riallacciamenti con i Crunch e i Megastore, per cui potrebbe anche essere un degno successore di Worth Mentioning, con un’apertura verso i Napoli Centrale e i Primus per la ritmica. Vanno via gli estremismi, e la sostanza è più limpida e quindi ci meraviglia ancora di più, e ci fa meditare. Pochissima scuola noise, ma un rockeggiare granitico e a volte stralunato con alcuni passaggi funky. Un quadretto dipinto con armonia. Bluseza è il brano che più caratterizza questo nuovo corso, un allucinato blues-funky rock per menti elevate, movimento e concettualità. Groove intellettuale con liriche ricche di frasi popolane.Uuuh!... ha il sapore del mare , dei confini aperti ed è stracolma di mediterranea passione e preziosi suoni campionati. Il combo Barrato viene idealizzato dai componenti come una piccola officina meccanica. Ancora una volta dalle radici raggiungono il vertice in un baleno.

GD Giulio D’Agostino - TRAVELS Mp3 (26’10)

Travels di "GD" Giulio D’Agostino ha lo stesso titolo di un famoso album di Pat Metheny, e lui è un chitarrista virtuoso, che però sembra rifarsi alla lezione di chitarristi come Steve Hackett e, più ancora, Anthony Phillips.
il disco è composto da pezzi strumentali bilanciati fra chitarre acustiche ed elettriche. D'Agostino non è, forse, un innovatore come Reeves Gabrels, ma è un eccellente musicista e compositore che ci regala splendide armonie eteree. Giulio ha anche pubblicato due libri in America e ha lavorato con Andy Warhol, non occupandosi solo di musica, e vive la maggior parte del suo tempo in America, anche se è genovese.
Stupisce l’assemblaggio di chitarre antiche e strumenti moderni come avviene in Holmdel, con un intreccio sognante: chitarre che sembrano mandolini e fanno respirare aria di montagne e fiumi americani. Un country-rock tinteggiato di aromi New Age. Tutto scorre in modo naturale senza nulla di artificioso: D'Agostino è un’ artista che mette a nudo la propria arte. Straordinaria è anche Into the wood con la chitarra che sembra un liuto intento a dipingere un quadretto molto impressionista. La tecnica è degna di un grande chitarrista. Stranger ha sapori orientali ma la chitarra è molto fusion. Certo ci piacerebbe ascoltare GD in dischi con pezzi più variegati, ma Travels, nel suo genere, è un lavoro onesto e senza pretese.

Inu-Yaroh - ADAPT 19’36”(Inu-Yaroh)
Il primo cd che ascolto degli Inu-Yaroh. Un piccolo e delizioso gioiellino di musica contemporanea. Diversi da altre bands nipponiche rumoriste, con un allacciamento anche ai grandi compositori giapponesi come Toru Takemitsu. Tre brani che hanno la forza del vento e degli alberi in movimento, scuotono come mari tempestosi, ma sono vellutati, perché la furia si sposa con strumenti elettronici e campanelli provenienti da altri pianeti. Gli Inu-Yaroh sono in due più vari ospiti, sono anche venuti in Italia e mi rammarico di non averli potuti vedere. La quiete in mezzo al ciclone, paura e ritrovata dolcezza. Veri architetti del suono, sanno combinare e filtrare diversi strumenti fra loro ottenendo manipolazioni impressionanti, un po’ come avveniva negli anni ’70 , quando si suonava un saxophono dentro la cassa della batteria(lo fece Todd Rundgren in War Babies di Daryl Hall & John Oates). La musica è improvvisata e libera da ogni vincolo e spazia su diversi generi e non è assolutamente musica noise. Il pezzo apocalittico dell’album è Maga-zine , davvero superbo, magniloquente, titanico nel suo messaggio. Una delle bands nipponiche più interessanti che fa delle chitarre una vera forza cybertronica d’assalto, il basso poi lancia tuoni con detonazioni sismiche. E dopo i fulmini, nell’aria la pioggia.
JULIE CHRISTENSEN Love is driving Stone Cupid Records
Una splendida copertina molto noir anni '30 racchiude questo grande debutto di Julie Christensen, mai dimenticata cantante dei Divine Horsemen. In effetti non e' proprio un debutto in quanto Julie incise nel 1992 un album prodotto da Todd Rundgren per la Polygram, ma mai pubblicato perche' ritenuto troppo poco commerciale.
E cosi' ufficialmente Love is driving e' il suo primo lavoro solista. Un album affascinante carico di atmosfere jazzate e con uno scintillante pianoforte che accompagnano la voce in alcune fra le piu' belle dark torch songs mai pubblicate fin d'ora. Un'ammaliante Jessica Rabbit del pop.
Ha usato uno strumento guida come un contrabbaso acustico, anzi tutto l'album non ha nessun suono elettronico. Maybe something con il pianoforte della grande Karen Hammack ti sveglia dal tuo intorpidire in una notte ricca di stelle. La voce di Julie sa esserepotente e poetica allo stesso tempo, affascinante come poche.Sebbene il disco non sia cerebrale, non ho trovato nessuna similitudine con altri artisti o altre cantanti, difficile da classificare e da paragonare. Blues on my street e' appunto un blues, ma con atmosfere da piano-bar anni '30 che piano piano sfocia in una canzone anni '80, un blues che ti tiene sveglio la notte, e che fa ti sognare. Il testo e' una grande poesia con reminiscenze alla Emily Dickinson.
Questo album e' un disco che senz'altro sopravvivera'in mezzo agli altri,e Julie sara' senz'altro una cantautrice di cui sentiremo parlare a lungo. Mile Zero e' un pezzo che difficilmente la mia mente cancellera', ti proietta in una dimensione senza tempo, accorato e drammatico, grande equilibrio fra tutti gli strumenti,e interpretazione vocale da manuale, prima tenue, poi ombrosa, poi potente ed infine appena sussurata come una nuvola sopra un arcobaleno.
Ma perche' Madonna riempie le pagine dei giornali e Julie Christensen rimane una sconosciuta? Mistero. Cos'e' che interessa al pubblico e ai giornalisti? Una grande artista capace di pubblicare un album straodinario oppure un manichino che crede che l'arte sia scioccare dei poveri allocchi con imprese sessuali? So che quando ascolto Living through it mi viene voglia di riascoltarla all'infinito, un capolavoro di composizione, che voglio che rimanga impressa nella mia memoria. Quattro strumenti ed una grande voce, quasi tutto inciso in diretta, repentini cambiamenti di tempo e di atmosfera, due diversi temi musicali che s'inseguono e s'intrecciano, raccolti dalla magica voce di Julie anche ai controcanti,divertente e sofferta, brividi lungo la schiena mi fanno capire di come sia divino vivere ed ascoltare un pezzo come questo. Dobbiamo amare Julie Christensen, amica di Leonard Cohen, di Steve Wynn, di Todd Rundgren, splendida artista solista. Mi piace dare forza all'imperativo per questa cantautrice.
Splatterpink - # 3 37’34”(New Scientist)
In Italia stanno aumentando le bands che con una formazione minimale, creano pantheon sonici dalla complessa architettura. E se qualche band guarda ai Morphine e ai Primus, non li si deve vedere come copiatura, ma bensì come l’associarsi di idee simili, di incontri fra matrici diverse e quindi il raggiungimento di una mèta nuova. Bene gli Splatterpink non sono dei novellini, come dice il titolo questo è il loro terzo capitolo dopo lo splendido Nutrimi. Gli Splatterpink si aggiungono ai Barrato, ai Gastronauti, ai Nando Meet Corrosion. #3 è ricco di contrappunti geometrici, tempi difficili e rompicapo,tecnica strabiliante in un muro del suono elementare non sovraccarico di arrangiamenti,
e il tutto ci regala canzoni in bianco e nero talmente colorate da apparire piene nella loro struttura. E così, oltre al rock ultradinamico, s’intravedono tracce di jazz e free –jazz. Regina di seghe è massiccia, con i bassi potenti e i fiati che fuoriescono come lava calda, tempi bistrattati, jazz-core e noise che si fondono e aggrediscono ogni condotto auricolare. Penetrante. La musica di #3 è libera ,senza costrizioni e come una manciata di pezzi di vetro viene soffiata nell’aria, e con i suoi spigoli acuminati ferisce lasciando il segno.
Speedball è violentissima, spacca con i suo vorticosi e velocissimi tempi, mozza il fiato. Bologna è un omaggio alla città natia, anche se non si parla dei luoghi, delle piazze, ma del disagio e della vendita del sesso ad ogni angolo, Bologna come luogo di perdizione e dove spesso s’incontra il male di vivere. Non c’è un pezzo calmo, o che dia un attimo di tregua: tutto viene elaborato nel corso di una folle corsa senza tempo e senza arrivo, ma esplorando ogni possibile incrinatura. Non c’è tempo per pensare: la musica ti attanaglia e ti stringe in una morsa. Utopica colonna sonora di un film di Shinya Tsukamoto. Splatterpink, nobile fusione di carne e acciaio.
Tarpigh - MONSIEUR MONSOON (North East Indie) 54’55”
Questa band del Maine è giunta con Monsieur Monsoon al terzo lavoro, ma già c’è un nuovissimo lavoro che gira…Sperimentatori intelligenti hanno assemblato un cd composto di vari puzzle sulla linea della Big City Orkestraw, anche se poi i pezzi si arricchiscono grazie all’uso degli archi, e degli ottoni e la loro rivolta sembra assomigliare più ai Fugs che ad altre formazioni attuali. Il cd è interessante ma parecchio insolito, e non poteva che provenire dal Maine, uno degli States americani più in ombra ,noto musicalmente per aver dato i natali a Buffy Sainte-Marie. I pezzi sono curiosi e fanno trascorrere un bel tempo, perché in alcuni punti come in Majj si respira di più aria mitteleuropea con i suoi salotti pittoreschi; ed il sogno scaturisce dai solchi. I tre Tarpigh usano esibirsi con tre maschere (Residents?) e oltre a strumenti tradizionali usano veri e propri giocattoli e non si capisce ancora se fanno sul serio o vogliono solo divertirsi. Fatto sta che hanno girato in lungo e largo l’America, ma un America fatta di sballati, di intellettuali, figli di hyppies sessantenni, forse più attenti dei loro padri perché la musica dei Tarpigh è davvero ingarbugliata. Sono aiutati e hanno collaborato anche con i Cerberus Shoal. Traggono ispirazione da ogni parte e ci sono anche influenze indiane ed orientali per via della collaborazione di Eric con il vecchio virtuoso Al Shavarsh Gardner. Musica improvvisata che riunisce in sé diverse matrici come new age, jazz e contemporary music. Loro inseguono tendenze effimere, per raggiungere la propria strada fatta di un grande mix di suoni. Monsieur Monsoon è senza tempo, quasi isolato dal rock, e impreziosito da strumenti anomali. Shaporatake è chitarra minimalista, Chance è un aforisma amplificato e ritmato elettronicamente. This That è pneumatica, suoni di gomma che scivolano via da una strana officina di toys. Musica difficile da capire ma che va oltre le mode per inseguire bizzarrie. Una parata di grandi strumenti e melodie dissonanti. Molto carina la copertina: il booklet interno sembra davvero scavato nel legno e rapisce i tre durante un concerto.
Viola Venice - ADOLESCENT LOVE 32’16” (Viola Venice)
Intrecci chitarristici, voci adolescenziali, qualche ingenuità, ed i Viola Venice pubblicano il secondo cd Adolescent love che va ad aggiungersi all’interminabile sfilza di nomi nuovi che si affacciano nella scena indie italiana ma, anche se il cd non è un capolavoro, è abbastanza solido, prova ne è la partecipazione come ospite di Gianluca Lo Presti che ha anche mixato due pezzi e che lo ricordiamo come splendido autore di tre cd, l’ultimo inciso insieme a Blaine Reinenger dei Tuxedomoon. La notte te è una ballata dark ammaliante, canto d’amore dilaniato da chitarre pastose acide, ma che enfatizzano l’armonia. Tutte le canzoni sono semplici ma composte con fantasia e guardano sia a bands italiane come Marlene Kuntz che ad artisti stranieri come gli All About Eve. Chissà se faranno il grande salto verso le majors, ma penso che per qualche tempo resteranno ancora nella scena underground. Il cd come ripeto è tutto ben misurato, ma le composizioni hanno ancora qualche incertezza , appaiono come larve in via di metamorfosi, manca quel passaggio che le renda composizioni con la A maiuscola, soprattutto il cantato deve essere migliorato. I suoi baci è il pezzo migliore del cd, la canzone trainante, dove l’amore per una volta viene un po’ accantonato ( si parla troppo di amori perduti, ma comunque il titolo ci aveva avvertiti), e il tempo diventa una vera marcia metropolitana, chitarre come treni in stazioni e il fantasma di David Bowie aleggia nelle gallerie, canzone robusta, ma allo stesso tempo dolce.
Quel leggero tono di acerbo che matura nel giro di qualche stagione.


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