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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Arecibo - ARECIBO (Arecibo) 27’07

Un esplosione di ritmi e grooves campionati in maniera sapiente, si riscontra nel mini-cd di debutto degli Arecibo. La carta vincente è la voce intensa di Marilena Anzini che con forza e dolcezza caratterizza tutti i brani. Pop-songs accattivanti sulla scia dei Subsonica, ma maggiore charme e toni decadenti tessono la tela. Apprezzati anche dal vivo in vari concerti, hanno avuto un’estate ricca di concerti. La loro musica ha anche visioni fiabesche come giustamente la copertina ha saputo incastrare. Sono stati la rivelazione dell’edizione anonima di quest’ anno di Ritmi Globali che ingiustamente non li ha resi vincitori (ma si sa le gare e i concorsi non rendono mai giustizia alle vere sorprese). In qualche modo la musica degli Arecibo è anche debitrice delle dolci melodie di Jackson Browne, ma anche Kim Carnes, e gli italiani Dirotta Su Cuba come avviene in Lascia che sia con una bella armonica e un grande sax da capogiro verso il fondo suonato dall’ospite Paul Drummy. Il mini cd infonde buone vibrazioni all’ascoltatore senza pretendere commenti cerebrali e intellettuali. Matrioska è più agguerrita caratterizzata dalle chitarre selvagge di Giorgio Andreoli, una composizione ambiziosa, un inno radicale e martellante, una passeggiata fra Eden ed Inferno, impostata nello stile degli Eh? Che guarda caso erano ospiti dell’edizione di Ritmi Globali 2001 dove si sono esibiti gli Arecibo. “D” ha qualche increspatura ruffiana verso la musica leggera di Marina Rei ,i Gazosa e Mietta, ma poi esplode in una composizione autoctona, di notevole profondità e bellezza. Visitateli e lasciate commenti sul loro sito

Bugo - SENTIMENTO WESTERNATO 44’16”(Bar La Muerte/Beware!/Wallace)

Il ritorno di Bugo. Non è passato molto tempo dal secondo cd di Bugo per Snowdonia ed ecco una terza prova, molto curata rispetto alle altre che Bugo ha fatto bene a pubblicare. Quattordici canzoni o meglio storie che il Franz Kafka della musica italiana snocciola con sentimento e fantasia. Il cd viene diviso in lato A e B, ma, appunto, è inciso solo su un lato. Nostalgia dei tempi andati? Fra i musicisti compaiono alcuni membri dei Runi. Alcune tracce partono da situazioni assurde per approdare alla triste realtà. Un lavoro non commerciale, che però si fa apprezzare per alcune belle melodie, anche se sarà difficile vedere Bugo nelle charts nazionali. Interessante come gli altri due lavori, e visto che Bugo produce in pace e in abbondanza, molto probabilmente ci sarà già un altro lavoro, anche se è un rischio pubblicare troppo in Italia. Quando siamo stanchi ribadisce il concetto di caos legato alla gioia: una ballata acustica, con una bella chitarra elettrica orientaleggiante anni ’70 (ricordate i Middle Of The Road?). Io berrò alcol sul mito degli ubriachi, una colonna sonora per i diari di Charles Bukowski, molto calda e leggermente psichedelica. Bisogna fare quello che conviene è ironica e mette d’accordo il cervello e il cuore, portando all’estremo lo stile di Rino Gaetano.
Certamente qualche anno fa le parolacce di Bugo avrebbero fatto scalpore, ma ora i tempi sono cambiati e certi pudori sono scomparsi. I suoni sono puramente lo-fi ma raffinati, con la chitarra acustica sempre in primo piano. Siamo di fronte a un Bugo unplugged che riesce a cancellare il sentimento di diffidenza che si poteva avere con i precedenti lavori.

Caboto - NAUTA 40’35” (Scenester)
Navigare, sognare, remare in un mare onirico di apparenti sensazioni narcolettiche.
I Caboto, italianissima band di Bologna, stupiscono in questo cd d’esordio. Ricordo il passato di Stefano Passini come batterista nei Rose Island Road, un grande gruppo di rock obliquo e durissimo della Gamma Pop, che ha avuto la sfortuna di esistere solo per un bellissimo cd. Le coordinate qui sono completamente diverse: musica rarefatta che ipnotizza, dove il rock è solo un punto di partenza, per approdare poi a spiagge care agli Hatfield & The North, Caravan e ai Camel. E la cosa interessante è che il disco sembra avere rapito le soluzioni più moderne in superficie di quei benedetti 33 giri per esporli in una forma nuova.
Le nuove bands italiane si stanno riscattando e in testa metterei proprio i Caboto e qualche gruppo della Wallace Records, più gli Empty Frames. Tutti così diversi e grandi, ma non perdiamoci per strada. Misterioso è il contenuto di Nauta: si, già, perché se Canterbury affiora é anche facile /difficile incastonare in quelle lande sonore spettri di Cornelius e Le Hammond Inferno. Se in Italia non si capisce un lavoro del genere, ci ha pensato la californiana Scenester a dare credito ai Caboto: infatti il cd è già stato apprezzato oltreoceano ed è superiore di gran lunga alle cose dei Giardini di Mirò per esempio. Sono incantato. Archi marziani prodotti dai soldatini Caboto, carillons e corde a manovella e un cuore che si fonde in una fiamma.
Fermiamo le macchine, stop ai telefoni, alla frenesia , rilassiamoci con Nauta, un’oasi in mezzo all’alienazione quotidiana, perché da quello stato parte il cd, svelandoci l’antidoto per abbracciare Poseidone, Nettuno, e Morfeo. Tra cielo e mare, come direbbero i siciliani Sciroccu. Tempi precisi e sincronizzati, ineccepibili, senza sbavature e grande fantasia; in Krill c’è quasi easy jazz alla Toots Thielemans e arie di Lucky Guy di Todd Rundgren. Un disco da diffondere. Musica per adulti, adolescenti, sballati e ordinati. Chiavi di violino evanescenti dal cilindro di un cappellaio matto. Eleganti e distanti dalla scena indipendente rock...Però, chi l’avrebbe detto?
Empty Frames - LESS THAN WE COULD MORE THAN WE SHOULD 38’54” (Great Machine Pistola)
Un disco sublime, come un frutto che si raccoglie in un limbo sospeso fra il verde speranza e il dolore reale. Una bella rivelazione. Quaranta minuti davvero di estasi. Musica nuova che non è elettronica, con qualche congiunzione con il rock anni ’70. September Comes è forse il pezzo più emozionante dell’album: molto lirico, umano e carismatico con una chitarra lunare che accarezza i sensi. Lontani anni luce dal metal e dalle sue corrosioni, gli Empty Frames sono una band di Brescia che è al suo terzo lavoro; il primo (un demo) e il secondo, Anise, sono passati inosservati; sembrano accomunarsi ai Flaming Lips, anche se la psychedelia è vissuta in modo molto diverso. Musica assopita, con l’energia che fa capolino da sotto le lenzuola in una notte potente. Come potente è il sound, aggraziato ma carico. Afraid è rock’n’roll di latta, quei suoni così smorzati e la voce proveniente da una radio anni ’50, martellante eppure gioiosa come alcuni pezzi di Brian Briggs. Eleganti ma anche leggermente fuori di testa: quella giusta ricetta che permette di creare prove tangibili di una musica che va verso l’evoluzione. Sono da seguire attentamente ed è importante la carta live. La traccia 10, non citata fra i brani (l’orrendo ghost-track messo così per moda) è un sentito omaggio a Nico dei Velvet Underground, e il tempo sembra tornare indietro di trent'anni e forse più. Chissà se questi fanciulli conoscono i Velvet Underground o é un’ispirazione inconscia? Loro ondeggiano spumeggianti in un arco di generi molto stretti che vanno dalla new wave al rock anni ’70, tutto condito con sonorità sottomarine. Un parto di perle tutte ricollegabili alla collana madre della band, ai cuori di Raffaele Caenaro, Stefano Cagninelli, Paolo Zaninetta. Per maggiori info potete visitare il loro sito
Nunc Bibendum Est - L’UOMO CHE FACEVA ESPLODERE I LAMPIONI 44’56” (Happy Man Rec.)
Esplosione ska: si ritorna alle sonorità di bands come Bad Manners, Madness etc. etc per gli italianissimi Nunc Bibendum Est. Un tuffo nel passato in pieno stile, un cd per nostalgici: nessuna innovazione, nessun tentativo di sperimentare ma solo la gioia di eseguire canzoni scanzonate e gioiose con una buona dose d’ironia. L’uomo che faceva esplodere i lampioni è come un concept-album o, perlomeno, é inciso come se fosse un libro con tanto di capitoli sulla storia della band. Ii pezzi sono però stati scritti da altri autori, come Claude Cambed (autore di un bellissimo cd) e da Rudy Tanzi.
Vispashock ha la verve di qualche carosello con i Brutos, e parla di elettroshock, ma la canzone non ha nulla di elettrico, bensì è una filastrocca annacquata da ritmi ska. Max in Cina viene arricchita da tempi e arie del popolo dei mandarini, con una chitarrina giocattolo in prima linea e fragorosi sapori psycho-space verso la fine. Una canzone davvero originale all’insegna della felicità, sentimento che si respira per tutti i 45 minuti del cd. Ma anche se l’aria è ilare, il cd è come un laboratorio dove ogni cosa non è mai fuori posto, composizioni elaborate nella massima serietà e professionalità. Un cd che può piacere, oltre che a un pubblico adulto, anche a quello dei teen-agers e che che fa parodia, nello stesso paiolo, di gente come Gianni Morandi, Jo Squillo e Sabrina Salerno (vedi S. Eufemia). I Nunc Bibendum Est vincono anche la palma per la cover dei Pink Floyd, Wish you Were Here, non era mai accaduto di sentirne una versione reggae-ska, ma loro giocano e divertendosi ci fanno apprezzare un pezzo che in tutte le salse pare non invecchiare mai. Tutto è veloce e così passano i 45 minuti senza che ce ne accorgiamo. Deliziose le tastiere che non sono mai onnipresenti, ma aggiustano il tutto, vedi Piangi pure. Un gruppo che saprà sicuramente imporsi perché tutto è fatto con passione, quel motore che pulsa e arricchisce la creatività.
The Pornography - WRITE, READ, CANCEL 23’03”( Wallace)
I Pornography arrivano al loro secondo capitolo per la Wallace Records. Write, Read, Cancel è un disco sibillino ed è difficile capire dove la band voglia arrivare. Il materiale è corposo, vibrante, ma la sostanza alla fine risulta molto cerebrale. Difficili e non paragonabili ad altre bands italiane. Ricco di chitarre dilanianti e a volte irriconoscibili e dall’uso dei bassi martellanti, la proposta risulta indefinibile, ma affascinante. Quello che manca è una forza propulsiva capace di dare vigore e trait d’union alle tracce del disco; un vero peccato perché la band partecipa in pieno alla struttura dei pezzi e l’emozione viene fuori specialmente in My Money, vera e propria odissea sonora. Un pezzo dove la band catanese esce vincente, e dove sventola alta la bandiera di costruttori postindustriali apocalittici. Raffinati e allo stesso tempo anarcoidi...Una bella ricetta in cui solo pochi riescono a calarsi. E la prova è l’uso delle trombe, strumento inusuale in formazioni dell’area post-core. Un gruppo in completa trasformazione già nel susseguirsi dei pezzi. Un nuovo modo di fare musica e rendere la musica autonoma, capace quasi di autocomporsi in ibridi mostri dalle forme non definite. Volk è una canzone intrattabile e psicotica, una tribalità racchiusa in grattacieli di acciaio. Questo é lavoro più radicale del debutto Car: chissà se il pubblico nostrano riuscirà ad amare un disco come questo...
JOE LEAMAN - Double penetration Aua Records
Uhm, Joe Leaman, band interessante di Sassuolo, con una proposta un po' difficile da inquadrare in un determinato genere. Mood molto americano anche se la voce di Giancarlo Frigieri in Fadin' out ricalca Richard Butler, ex Psychedelic Furs e ora vocalist nei Love Split Love. Sta di fatto che il cd e' veramente ben fatto e dovrebbe essere divulgato maggiormente, al di la' dell'inizio troppo Nirvana di Suicide well, una canzone passabile, ma non molto di piu'. I Joe Leaman pare vogliano proporsi a un pubblico piu' ampio: lo dimostra la canzone Everything Went Up in Smoke, che ha risvolti interessanti con chitarre acide che gettano un ponte fra garage e psychedelia, due generi molto vicini, che per anni si sono intersecati, come dimostra la splendida antologia Nuggets.
Comunque i brani che vanno menzionati di questo disco sono appunto l'eccellente "Fadin' out", la corrosiva e strascicata Flowers, la zuccherosa e ironica Marlin, la gia' citata Everything went up in smoke, Punt con matrice folk profana. Honeybeat sorprende e ribadisce il concetto che un arrangiamento puo' essere ricco anche con tre soli strumenti, a meta' strada tra Psychedelic Furs e Pursuit of Happiness, ruggine e velluto. L'ultima segnalazione é per il pezzo If You Put a Coin in a Glass of Coke, una canzone che ci ricorda i nostri giorni adolescenziali, quando ci improvvisavamo alchimisti casalinghi, un rock'n'roll da high school.


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