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Kash
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ATTENZIONE:
Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli
all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella
Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
| Becki
Digregorio - GODS EMPTY CHAIR 4854(Ziglain Music) |
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Cinque
lunghi anni sono passati da quella meraviglia di Seven Worthies
of the Bamboo Groove; cinque anni in cui credevo che Becki fosse
sparita. Ma ora in questa estate 2002 ecco Gods Empty Chair,
il secondo cd di questa straordinaria cantautrice, cantante, (la
voce è particolarissima) e chitarrista.
Ancora una volta una gemma. Un disco vincente in ogni sua canzone,ognuna
intrisa di magia, sia quando i toni sono dolci o elettrici, arrangiamenti
psichedelici, etnici, heavy, arcani. Unartista che con questo
cd dovrebbe uscire dallanonimato. Ancora una volta un componente
degli XTC partecipa alle sessions: questa volta si tratta
di Dave Gregory che suona in tutto il cd (nel precedente
cera anche Andy Partridge). Ma non è il solo
grande musicista impegnato qui: infatti ritroviamo John Wedemeyer
alla chitarra, Endre Tarczy al
basso e Lyle Workman (Bourgeois Tagg, Todd Rundgren).
Tutti i musicisti hanno lavorato come una band, aggiungendo o togliendo
qualcosa in fase di arrangiamento. Le coordinate di questo cd sono
un po' le stesse di Seven Worthies:non ci sono stravolgimenti, questa
è la strada della grande Becki e, dopo pochi ascolti, il
disco, , può piacere a chiunque. Becki e Vince Sanchez
alla produzione hanno lavorato benissimo creando un disco difficile,
affascinante e comunicativo. La favola continua, dunque e davvero
tutta lopera ha il sapore di una fiaba, tutto si conclude
bene perché quello che si libera sono la bellezza e la serenità,
e pochi artisti riescono in questo intento. Solo i grandi e non
è detto che per essere grandi bisogna avere una copiosa discografia
alle spalle. Tutte le canzoni hanno una freschezza inimitabile e
appaiono dei sempreverdi: Love Can ne è un esempio,
un corale rock granitico, costruito in maniera splendida con la
metallica voce di Becki davvero inusuale. Cats in the Aviary
è luce tenue che si accende al mattino, brillanti stelle
che atterranno sulla spiaggia, chitarra acustica e voce, maestosa
e sublime. Bathe My Heart si tinge di industrial music allinizio,
oscura e molto heavy. Laudanum è una litania drammatica,
tutta giocata su infinite percussioni stranissime. Supplication
è da brividi. Gods Empty Chair è come
un mare furioso, e gli echi della musica di Becki sono come onde
che ti attanagliano, ti rapiscono in un vortice per farti ammirare
bellezze sottomarine. Sirena dei boschi, sirena dei cieli adesso.
Una grande performance, e unartista da non confondere con
tutte le altre cantautrici (Sheryl Crow,Alanis Morrisette,Tracy
Chapman): Becki Digregorio è superiore e i suoi echi vagano
molto più lontano, non rinchiusi in un canyon, ma volteggianti
come spirali nellaria per andare a sedersi sulla "sedia
vuota di Dio"...
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Memoria
Zero - FREE SDRAIO 7312 (Lizard)
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Certamente
un disco di questo genere si riallaccia a un discorso che già
gli italiani Opus Avantra avevano proposto negli anni '70,
riscuotendo favori dalla critica, ma perplessità da parte
del pubblico. Negli anni '90 bands come i francesi Ace, gli
americani His Name Is Alive hanno presentato una miscela
simile, e gli italiani Memoria Zero seguono, anche se con
toni jazzati, le loro trame. Cè meno classicità,
meno strumenti acustici a favore di una bramosia rock come in Godzilla
1953, con le chitarre dure e latmosfera cupa. Non seguono
una linea ben precisa, a volte giocano, altre fanno sul serio. Ma
il divertimento è parte portante di Free Sdraio e
così, sebbene in modo diverso,il gruppo usa la stessa ironia
che usavano i californiani Tubes. Dare quel tono scherzoso
a composizioni difficili e poco orecchiabili per creare comunque
arte. Ancora una volta è la Lizard a pubblicare album
sempre coraggiosi e, in qualche modo, al di fuori della catalogazione.
Sembra di essere tornati al tempo del rock per "frikkettoni",
dove le regole venivano abbattute in favore dello stare insieme,
dell'ascoltare musica, del bere e divertirsi. Ma, a differenza di
allora, cè da dire che la matassa è più
intricata, più complessa.Il cd offre ventisei brani, alcuni
brevi, altri più lunghi, a comporre un mosaico ben rappresentato
dalla copertina, fitta di trame , situazioni, personaggi ammassati
fra loro, eppure protagonisti. un collage variopinto per rappresentare
un mondo parallelo di sette note.
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| The
Slowmovies - EGOCAINE HITS 1920/1933 5601 (Lizard) |
Dalla
Sicilia arrivano gli Slowmovies con un bel cd, lontano da accenti
folkloristici mediterranei, ma quasi mitteleuropeo. Egocaine Hits
1920/1933 è un disco pieno di passione, commovente in alcuni
passaggi davvero ricchi, in bilico fra jazz e rock di alta qualità.
I brani vengono concepiti come piccole soundtrack per film
in bianco e nero (da qui il titolo dellalbum). Dieci brani compongono
il disco, tutti strumentali. La formazione è composta da basso,
violino, sax, clarinetto, batteria e tromba e il progetto è
ambizioso. Lo stile abbraccia diversi generi e così, fra il
jazz di stampo Weather Report, Perigeo di alcuni pezzi si nasconde
il be bop e la musica da camera, il tutto in un ensemble raffinato
e melodico. E' davvero notevole notare che un debutto possa essere
così ricco e ben strutturato. Emozioni che arrivano dritte
fino allepidermide. Valga su tutte la bellissima Free Messagge
in apertura, che in qualche modo è un incrocio fra Jean-Luc
Ponty Experience e Rain Tree Crow. Il disco è godibilissimo
e non ha nulla di cervellotico, ma la tecnica è ineccepibile
e in qualche accenno traspare anche una stuzzicante ironia. Speriamo
che questo non rimanga un capitolo a senso unico , ma che gli Slowmovies
pubblichino presto un secondo lavoro. |
| Uzrujan
-
THIRTEEN DAYS FORTH AND THIRTEEN BACK
3409
(Earwing/Wallace/Free Land) |
Virtuosismi
di stile improvvisato. Free jazz e contemporany music alla sua più
elevata esponenzialità. Questo in sintesi il materiale presentato
dagli Uzrujan, un trio croato. La macchina da scrivere in copertina
ci ricorda che uno dei componenti, Ivica Baricevic, era un
giornalista musicale e anche un amico e per anni ci siamo scambiati
resoconti di concerti e di dischi. Era, perché purtroppo ci
ha lasciati il 17 maggio scorso. Oltre agli Uzrujan aveva guidato
splendidamente letichetta Earwing Records (Glasshopper).
Questo lavoro ce lo farà ricordare per sempre. La sua band
dimostra che anche presentando un lavoro spigoloso, si può
farlo con forma ed eleganza, e perché no raffinatezza. Ogni
brano viene intitolato con una angolazione diversa,98° è
quello più contemporaneo con clarino scosceso e bassi allimpazzata
che non si inseguono, ma ognuno prende strade diverse creando immagini
o frammenti di vita particolari. Ma sono facilmente riconoscibili
e così diversi dalle recenti prove di Memoria Zero,
Flying Luttenbachers e Gastronauti,
tanto per fare un esempio. Il cd è stato registrato
in diretta in un giorno solo e il risultato è notevole, non
bellissimo, ma interessante. Basato quasi tutto su improvvisazioni
che poi prendono la forma di composizioni vere e proprie, per via
anche della chitarra solare che sintravede nelle tracce. Un
disco in bianco e nero, con pochi colori, ma tanti contrasti e sfumature
luminescenti. Grande brano è 17° dove la matrice
rock si fa più viva , regalando un pezzo dove ogni strumento
è al proprio posto, scandito spesso da gorgoglii subacquei
e la carica è granitica. Un lavoro che anche nelle sue pieghe
più disarticolate e poco inclini alla concessione, si rende
godibile e attento. Ricco di armonie di un'anima che ora vola in alto
nel cielo. |
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