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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Bad Company: In Concert - Merchants of Cool

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Becki Digregorio - GOD’S EMPTY CHAIR 48’54”(Ziglain Music)

Cinque lunghi anni sono passati da quella meraviglia di Seven Worthies of the Bamboo Groove; cinque anni in cui credevo che Becki fosse sparita. Ma ora in questa estate 2002 ecco God’s Empty Chair, il secondo cd di questa straordinaria cantautrice, cantante, (la voce è particolarissima) e chitarrista.
Ancora una volta una gemma. Un disco vincente in ogni sua canzone,ognuna intrisa di magia, sia quando i toni sono dolci o elettrici, arrangiamenti psichedelici, etnici, heavy, arcani. Un’artista che con questo cd dovrebbe uscire dall’anonimato. Ancora una volta un componente degli XTC partecipa alle sessions: questa volta si tratta di Dave Gregory che suona in tutto il cd (nel precedente c’era anche Andy Partridge). Ma non è il solo grande musicista impegnato qui: infatti ritroviamo John Wedemeyer alla chitarra, Endre Tarczy al basso e Lyle Workman (Bourgeois Tagg, Todd Rundgren). Tutti i musicisti hanno lavorato come una band, aggiungendo o togliendo qualcosa in fase di arrangiamento. Le coordinate di questo cd sono un po' le stesse di Seven Worthies:non ci sono stravolgimenti, questa è la strada della grande Becki e, dopo pochi ascolti, il disco, , può piacere a chiunque. Becki e Vince Sanchez alla produzione hanno lavorato benissimo creando un disco difficile, affascinante e comunicativo. La favola continua, dunque e davvero tutta l’opera ha il sapore di una fiaba, tutto si conclude bene perché quello che si libera sono la bellezza e la serenità, e pochi artisti riescono in questo intento. Solo i grandi e non è detto che per essere grandi bisogna avere una copiosa discografia alle spalle. Tutte le canzoni hanno una freschezza inimitabile e appaiono dei sempreverdi: Love Can ne è un esempio, un corale rock granitico, costruito in maniera splendida con la metallica voce di Becki davvero inusuale. Cats in the Aviary è luce tenue che si accende al mattino, brillanti stelle che atterranno sulla spiaggia, chitarra acustica e voce, maestosa e sublime. Bathe My Heart si tinge di industrial music all’inizio, oscura e molto heavy. Laudanum è una litania drammatica, tutta giocata su infinite percussioni stranissime. Supplication è da brividi. God’s Empty Chair è come un mare furioso, e gli echi della musica di Becki sono come onde che ti attanagliano, ti rapiscono in un vortice per farti ammirare bellezze sottomarine. Sirena dei boschi, sirena dei cieli adesso. Una grande performance, e un’artista da non confondere con tutte le altre cantautrici (Sheryl Crow,Alanis Morrisette,Tracy Chapman): Becki Digregorio è superiore e i suoi echi vagano molto più lontano, non rinchiusi in un canyon, ma volteggianti come spirali nell’aria per andare a sedersi sulla "sedia vuota di Dio"...

Memoria Zero - FREE SDRAIO 73’12” (Lizard)

Certamente un disco di questo genere si riallaccia a un discorso che già gli italiani Opus Avantra avevano proposto negli anni '70, riscuotendo favori dalla critica, ma perplessità da parte del pubblico. Negli anni '90 bands come i francesi Ace, gli americani His Name Is Alive hanno presentato una miscela simile, e gli italiani Memoria Zero seguono, anche se con toni jazzati, le loro trame. C’è meno classicità, meno strumenti acustici a favore di una bramosia rock come in Godzilla 1953, con le chitarre dure e l’atmosfera cupa. Non seguono una linea ben precisa, a volte giocano, altre fanno sul serio. Ma il divertimento è parte portante di Free Sdraio e così, sebbene in modo diverso,il gruppo usa la stessa ironia che usavano i californiani Tubes. Dare quel tono scherzoso a composizioni difficili e poco orecchiabili per creare comunque arte. Ancora una volta è la Lizard a pubblicare album sempre coraggiosi e, in qualche modo, al di fuori della catalogazione. Sembra di essere tornati al tempo del rock per "frikkettoni", dove le regole venivano abbattute in favore dello stare insieme, dell'ascoltare musica, del bere e divertirsi. Ma, a differenza di allora, c’è da dire che la matassa è più intricata, più complessa.Il cd offre ventisei brani, alcuni brevi, altri più lunghi, a comporre un mosaico ben rappresentato dalla copertina, fitta di trame , situazioni, personaggi ammassati fra loro, eppure protagonisti. un collage variopinto per rappresentare un mondo parallelo di sette note.

The Slowmovies - EGOCAINE HITS 1920/1933 56’01” (Lizard)
Dalla Sicilia arrivano gli Slowmovies con un bel cd, lontano da accenti folkloristici mediterranei, ma quasi mitteleuropeo. Egocaine Hits 1920/1933 è un disco pieno di passione, commovente in alcuni passaggi davvero ricchi, in bilico fra jazz e rock di alta qualità. I brani vengono concepiti come piccole soundtrack per film in bianco e nero (da qui il titolo dell’album). Dieci brani compongono il disco, tutti strumentali. La formazione è composta da basso, violino, sax, clarinetto, batteria e tromba e il progetto è ambizioso. Lo stile abbraccia diversi generi e così, fra il jazz di stampo Weather Report, Perigeo di alcuni pezzi si nasconde il be bop e la musica da camera, il tutto in un ensemble raffinato e melodico. E' davvero notevole notare che un debutto possa essere così ricco e ben strutturato. Emozioni che arrivano dritte fino all’epidermide. Valga su tutte la bellissima Free Messagge in apertura, che in qualche modo è un incrocio fra Jean-Luc Ponty Experience e Rain Tree Crow. Il disco è godibilissimo e non ha nulla di cervellotico, ma la tecnica è ineccepibile e in qualche accenno traspare anche una stuzzicante ironia. Speriamo che questo non rimanga un capitolo a senso unico , ma che gli Slowmovies pubblichino presto un secondo lavoro.
Uzrujan - …THIRTEEN DAYS FORTH AND THIRTEEN BACK… 34’09” (Earwing/Wallace/Free Land)
Virtuosismi di stile improvvisato. Free jazz e contemporany music alla sua più elevata esponenzialità. Questo in sintesi il materiale presentato dagli Uzrujan, un trio croato. La macchina da scrivere in copertina ci ricorda che uno dei componenti, Ivica Baricevic, era un giornalista musicale e anche un amico e per anni ci siamo scambiati resoconti di concerti e di dischi. Era, perché purtroppo ci ha lasciati il 17 maggio scorso. Oltre agli Uzrujan aveva guidato splendidamente l’etichetta Earwing Records (Glasshopper). Questo lavoro ce lo farà ricordare per sempre. La sua band dimostra che anche presentando un lavoro spigoloso, si può farlo con forma ed eleganza, e perché no raffinatezza. Ogni brano viene intitolato con una angolazione diversa,98° è quello più contemporaneo con clarino scosceso e bassi all’impazzata che non si inseguono, ma ognuno prende strade diverse creando immagini o frammenti di vita particolari. Ma sono facilmente riconoscibili e così diversi dalle recenti prove di Memoria Zero, Flying Luttenbachers e Gastronauti, tanto per fare un esempio. Il cd è stato registrato in diretta in un giorno solo e il risultato è notevole, non bellissimo, ma interessante. Basato quasi tutto su improvvisazioni che poi prendono la forma di composizioni vere e proprie, per via anche della chitarra solare che s’intravede nelle tracce. Un disco in bianco e nero, con pochi colori, ma tanti contrasti e sfumature luminescenti. Grande brano è 17° dove la matrice rock si fa più viva , regalando un pezzo dove ogni strumento è al proprio posto, scandito spesso da gorgoglii subacquei e la carica è granitica. Un lavoro che anche nelle sue pieghe più disarticolate e poco inclini alla concessione, si rende godibile e attento. Ricco di armonie di un'anima che ora vola in alto nel cielo.
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