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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Bad Company: In Concert - Merchants of Cool

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Davide Camerin - 40 METRI QUADRI 43’45” (La Luna e i Falò)

Questo è il debutto di Davide Camerin, interessante cantautore trevigiano, che ha appena pubblicato un secondo cd, sempre per La Luna e I Falò, etichetta che prende nome da un bel libro di Cesare Pavese. E in questo debutto il cantautore fa una gran bella figura. Lontano dalle politiche delle majors, con una vena onirica poco incline alle charts, Davide si trova a proprio agio nel territorio indie. Questo lavoro nasce dall’associazione con la Lizard di Loris Furlan che ha creduto in pieno a questo cantautore. Tra l’altro, ora che la Lizard è distribuita dalla Audioglobe sarà più facile rintracciare i cd di Davide Camerin. 40 metri quadri è un lavoro semplice e allo stesso tempo ambizioso, che rivanga Fabrizio De Andrè in qualche traccia. Camerin non è un cantautore pazzoide in stile Bugo, ma i riferimenti vanno giù anche per Trieste, a bagnarsi delle onde di Gino D’Eliso e anche della scuola italiana dei cantautori classici. I testi sono un po’ ridondanti e spesso l’elemento acquatico fa capolino, le melodie sono tenui ma complesse, vedi Belle Parole, dove, dentro gli occhi, si assiste a un "naufragio" dell’anima, con la bellezza di una chitarra acustica e la tenebrosità di un computer programmato che scivola via verso le note di un sax dall’incedere notturno. E' un cd molto vario, ritmato, fatto di ampi respiri e di angosce metropolitane. Mister Sun è orecchiabile, Fuoripasso è introspettiva e delicata, Baba Yaga Club sa di big band. Lo consigliamo caldamente.

Discolor - III 71’55” (Mizmaze/Lizard)

Musiche anticonvenzionali che si tuffano in labirinti sonori elettronici che raffermano il concetto che nella psychedelia si può dire qualcosa di nuovo. I Discolor sono tedeschi, quasi tutti gli strumenti li ha suonati un certo Limo e questo è il loro terzo lavoro. Un disco dove non esiste noia. Anche se a volte cerebrali, i Discolor sanno presentare anche pezzi molto godibili come And Wonder. Un lavoro bello dall’inizio alla fine, dalla durata lunghissima, che unisce una profonda ricerca al divertimento. Ritroviamo piacevolmente il Micromoog, uno strumento capace di farci sognare e ricordare le cose più belle degli Hawkwind, in qualche modo qui rintracciabili. Formule nuove, vecchie, canti antichi, ossessioni notturne, dissonanze si fondono e si stagliano all'orizzonte dell'ascoltatore in un’escursione senza tappe verso grotte sotterranee. I loop chitarristici passano dal rumorismo a creare vere e proprie sinfonie hippy. Non è prog rock e nemmeno psychedelia, ma un excursus che abbraccia ogni suono un po’ malato apparso negli archivi del rock, da Tim Blake alla Third Ear Band, agli Egg, ai Kyrie Eleison, agli Amon Duul II di Utopia. Tra i pezzi Soundbath Installation è corposo e vitale. Purtroppo continuare ad elencare stili e bellezze potrebbe diventare banale. Rispetto ai lavori precedenti c’è meno folk ed etnia se non in As light as feather. Ma non è una grande pecca perché il cd si fa amare immediatamente. La coniugazione fra profondo e solarità è molto marcata, e Limo e i suoi Discolor non sono cloni, ma hanno abbastanza originalità. Un lavoro affascinante, meditativo, mistico e coraggioso. Immagini mentali nate nel cuore.

Gatto Marte - GIOCO DEL MAGO 52’22” (Lizard)
Una serata danzante, all’aria aperta ,nella campagna festosa e coloratissima, con strumenti primordiali, esclusivamente acustici. E’ il respiro dolce e tranquillo che si percepisce da questo secondo cd dei Gatto Marte, una band nata con intenti jazz, ma poi trasformatasi in ensemble dove musica da camera, folk, ballate e arie prog alla Jethro Tull si fondono. Gioco del Mago è composto di quindici pezzi tutti variabili, facenti parte di una storia divisa in tre capitoli, ma ognuno distante dagli altri come temperamento e forza. Canzoni scritte ed elaborate duramente che hanno preso l’arco di tempo di un anno per essere catapultate nel dischetto. Tarumba, in chiusura, è una parata a metà fra il tango e la rumba, un discorso che potrebbe essere distante dalla mente dei giovani, ma è elaborata in modo sottile e gustoso che anche le orecchie più radicali possono apprezzare (la conferma è stata infatti la loro partecipazione ad un Arezzo Wave Festival). Ancora una volta è grazie al coraggio della Lizard che questi lavori vengono pubblicati. Al double-bass c’è Pietro Lusvardi, vera anima portante della band, che con il suo tocco caldo e a volte nervoso caratterizza il suono di questo gruppo “ marziano” dalle tinte sospese nell’arcobaleno di suoni ottocenteschi. Eclettismo e divertimento dominano, tra ricordi di Penguin Cafè Orchestra, Gwendal, Jethro Tull, National Health. Diari di bordo di vascelli navigati e risplendenti. Un’ora per tuffarsi nella stiva di una goletta orchestrata. Petra è pianistica ed eterea, una danza triste che aleggia sulle ali di una piuma morta. Il pianoforte disegna toni surrealistici ed evocativi. Mille sfaccettature, per un lavoro con angoli obliqui vellutati e sì, Gioco del Mago è un vero frutto della passione.
Nema Niko - …MIO SCIALBO 61’08” (Lizard)
Poesia e qualunque forma d'arte che abbia voglia di farsi accompagnare in un viaggio narrativo e poetico è quello che i Nema Niko vogliono proporre. Un misto di prog-rock con ermetismo alla Kash per intenderci. Sembra di ritrovare piacevolmente i Semiramis con un accento marcato nell’interpretazione parlata, narrata, ma anche nelle atmosfere e nella chitarra che rimandano a Dedicato a Frazz, unico lavoro del gruppo dove militava Michele Zarrillo. Euphonium è esemplare anche nell’uso dell’organo ma l’ispirazione attinge anche da altre fonti, come avviene in Insonnia nello stile di Jim Steinman, molto epica e scarna allo stesso tempo. Il pubblico potrebbe anche innamorarsi di un lavoro come questo, che contiene ricerca musicale e creazione di un sound personale, caratterizzato dall'intrecciarsi di vari stili e sensibilità individuali. Bellissime poi le tastiere cristalline che introducono Araba Fenice o la sognante Mio Scialbo. Certo c’è molto anni ’70, soprattutto nell’uso forzato del recitato e quindi non so come oggi potrebbe essere recepito questo lavoro, però lo si ascolta piacevolmente, anche per le pieghe elettroniche: non solo l'utilizzo di basi e loops, ma
anche la realizzazione di programmi ed algoritmi per la generazione del tutto artificiale di
suoni e campioni "anomali". Le basi musicali non fanno passare in secondo piano l'utilizzo di
strumenti acustici, prova ne è la attuale formazione che prevede una chitarra elettrica,
una classica, e un parco tastiere/effetti che si integrano e permeano a vicenda. Presto dovrebbe uscire il nuovo cd, La storia dell'uomo che incontrò se stesso, che ancora una volta dovrebbe incontrare i favori di Loris Furlan, capo della Lizard Records.
Pandora's Box - ORIGINAL SIN 67'19" (Virgin)
Mi piace molto Jim Steinman, mi piacciono i suoi arrangiamenti epici e mi piace il "Wagner rock" da lui creato. Peccato che in Italia non lo si conosca abbastanza, e non si conosca l'album delle Pandora's Box, gruppo vocale da lui diretto e prodotto . Original Sin è un intero album di Jim Steinman, un seguito stupefacente all'unico solo Bad for Good, prodotto nel 1981 da Todd Rundgren - il wizard di Philadelphia compare anche qui. Original Sin è una vera e propria opera rock, un concept album che milita Ellen Foley, cantante che ha anche inciso un album con Ian Hunter e i Clash chiamato Spirit of St. Louis, bellissimo e introvabile. Ma in "Original Sin" c'è anche la primigenia versione di It's all coming back to me now, reincisa l'anno scorso da Celine Dion, e qui proposta in una versione piu' aspra. molti resteranno indifferenti ma a me vengono i brividi quando Jim Steinman produce: la sua miscela di post-rock, elettronica e fanfare epiche è unica ed inimitabile. Fra i musicisti, ormai un punto fisso, ritroviamo Roy Bittan della E-street Band, presente in tutte le produzioni di Steinman , compreso Meat Loaf. Il vortice Steinman colpisce ancora.
Akineton Retard - AKINETON RETARD 42’41” (Lizard/Mylodon)
L’Akineton Retard è un farmaco somministrato per eliminare effetti di rigidità in sindromi extrapiramidali con un largo uso in psichiatria. La band omonima proviene dal Cile e tenta di fondere avanguardia e jazz urbano mischiandoli insieme a elementi tradizionali. Il risultato è brillante ed è interessante che da un paese difficile come il Cile si importino progetti del genere, tutto questo per merito della nostrana Lizard. Questo debutto è molto interessante ed è in bilico fra aggressività e riflessione, interfacciandosi con stilemi del jazz ‘anni 50. Nel disco c'è poco rock, ma prevalgono grandi atmosfere jazz che si incarnano in melodie latine e sapori parigini. Sono sette i brani che compongono il cd e si segnala subito Blues en re, che, come dice il titolo, fa riferimento al blues e all’anima nera. Ma anche Viaje a Erlebnis è notevole, forse più vicina a John Zorn e così anche Copenhaguen Schtorba, frenetica e contorta e Gansos, patos y gallynas vicina agli esperimenti dei nostrani Zu. Primogenia Satiria è invece più pesante e narcolettica. Aquelarre satiri sarnaz presenta tinteggiature urbane velate di art rock quasi psichedelico. Mamut y milodones fa invece tesoro di bands strampalate e d'avanguardia come i Church of Betty, vera e propria meraviglia della New York di oggi, di cui presto approfondirò i dettagli. Gli Akineton Retard ci hanno servito una bella minestra ricca di sapori latini, piccanti, stuzzicanti , giustamente capaci di eliminare la rigidità dagli arti e dagli orecchi.
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