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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Bad Company: In Concert - Merchants of Cool

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Gastronauti MOSCHE MUTANTI 43’08” (Stereosupremo)

Anche se le avventure degli Ella Guru e del Trio Magneto sembrano essersi esaurite, la vena creativa dei componenti di alcune di quelle bands è ancora viva e vegeta. La Stereosupremo pubblica il primo cd dei Gastronauti che sono un duo , Mirko Sabatini e Vincenzo Viasi rispettivamente alla batteria e al basso. Si tratta di una formazione interessante, ma atipica, come lo é la loro musica: brani essenziali, ridotti all’osso e poco musicali, di natura anarcoide che svelano un grande virtuosismo. Tempi impossibili, situazioni rarefatte e un amalgama alquanto freak. Promettenti , perseguono ossessivamente scale armoniche e ritmiche rocambolesche. Mosche mutanti é un disco da ascoltare e riascoltare, perché l’ingorgo è alquanto complesso. Nasce in gran parte dall’improvvisazion, perciò è inutile sottolineare alcuni brani…La prova è a metà fra l’ibrido e il concreto. Belli i giochi di percussioni, ma la materia è troppo scarna e in qualche momento può anche annoiare. Forse un po’ più di musicalità avrebbe giovato, ma probabilmente il loro intento è quello della sperimentazione, non della concessione, e così i vagiti e le belle melodie di Ella Guru, qui non sono rintracciabili. Sicuramente non un disco per nostalgici.

Giovanni Maier - MOSAIC ORCHESTRA, VOL.1 71’12” (Artesuono)

Giovanni Maier si diploma in contrabbasso presso il Conservatorio "G. Tartini" di Trieste nel giugno del 1988. Ha preso parte, nel 1995, alla realizzazione della clonna sonora (musiche di T. Tononi) del film Ketchup, che ha
ricevuto il Primo Premio al Festival di Venezia nella sezione Cortometraggi. Fa parte stabilmente dei gruppi Rava Electric Five (E.Rava, R.Cecchetto, D.Caliri, U.T.Ghandi), Italian Instabile Orchestra, Gianluigi Trovesi Nonet, Italian String Trio, Nexus, Quatuor (G.Trovesi, M.De Mattia, G.Pacorig, E.M.Ghirardini), Claudio Lodati "Vocal Desires" (C.Lodati, E.Christi, A.Rolle, U.T.Ghandi), Daniele Cavallanti Quartet, Umberto Petrin Trio, Lauro Rossi Quartet, Ettore Fioravanti "Belcanto", Open Sound Ensemble. Mosaic Vol.1 è un album dal sapore orchestrale è vi è anche una rilettura dei King Crimson, quel Red che qui viene proposto con un grande respiro, con un pianoforte sempre puntuale a sottolineare le rocambolesche scalinate e discese della tromba. E' un disco difficile, eppure scorre via come una sorgente limpidissima e fresca. Non è un disco che fa gridare al miracolo in quanto vi sono molte riletture, però tutto ciò che è rappresentato è al meglio della forma. Bastano poche idee, quattro amici, una splendida registrazione e si può realizzare un’opera d’arte, Mosaic vol. 1 rispecchia tutto questo e Artesuono si conferma una fucina unica, dove ogni musicista può realizzare ciò che sogna.
Un piatto appetitoso da gustare nei suoi mille sapori, perché non è solo jazz, e se questo è presente lo si rielabora sulla base anche del doo-woop e del jazz fine anni’50 catapultato negli anni 2000 con una raffinatezza da certosino. La bellezza, l’eleganza, l’architettura valicano la superficie, e le dieci composizioni sono semplici, ma suadenti. Goccioline di rugiada fresca dopo una notte di calura, soffioni sputati da un vento tiepido, lucciole che si in seguono in una calda notte d’estate, Buster Keaton e Charlie Chaplin che guardano l’obiettivo in un un mosaico di suoni, bagliori ed emozioni talmente intenso da non risultare astratto.

Kash - BEAUTY IS EVERYWHERE 18’05”(Kiff Records)
Kash: quattro ragazzi che ritornano nel luogo del delitto. Ma stavolta, dopo la strategia, trovano la bellezza di nuovo con Steve Albini e danno un calcio in culo alla scena italiana che li ha messi al margine. E' proprio da qui che nasce questo terzo lavoro, ancora una volta fragoroso, elettrico allo spasimo, che mette a dura prova le nostre fragili orecchie. Beauty Is Everywhere è Kash allo stato puro: nessuna innovazione, nessun dirottamento di stile, forse nessuna apertura. Chiusi nel loro mondo, senza sapere che il tempo scorre e va, racchiusi in una scatola di latta ermeticamente inaccessibile. Certo qualche aggiornamento in fase di arrangiamento non sarebbe stato male ma anche se scheletriche le canzoni sono pienissime, soprattutto grazie alle chitarre lancinanti di Paride Lanciani. La loro soddisfazione non insegue nessuna moda, la loro musica non vuole tingersi di nuovo. Le loro armonie oblique, indemoniate, psicotiche, assassine non temono le ragnatele. In Italia sono i soli che sappiano produrre elettricità, disperazione sonora ed eleganza. I Kash sono una band che possiede un grande equilibrio, e se Paride Lanciani è quello su cui marcia l’intero cd , anche i gregari non sono da meno. Forse per questo la neonata etichetta Kiff li ha voluti subito come prima band a firmare per loro. Perché sono un caso unico. Pirotecnicamente sono impareggiabili: esplosioni dopo l’estasi per accorgersi che "la bellezza è da qualsiasi parte"...
Rand_O_Mania - STRADE 52’25” (Artesuono)
Qualche giorno fa ero in cerca di maggior informazioni su U.T. Gandhi, ed ecco che lui appare come membro dei Rand_O-Mania. Una jazz-band, anzi direi una big band, perché l’atmosfera generale è quella delle bande di New Orleans o dei grandi come Dizzy Gillespie. Il loro é un percorso che ci porta alle radici del jazz e della musica nera in generale. Contaminandole anche. Non più elucubrazioni da free-jazz, da musica contemporanea, da art-rock, ma il naturale jazz. Quello più solare, lontano da Sun Ra o dall’Art Ensemble of Chicago e nemmeno vicino a quello di Elton Dean o Hugh Hopper o ai dischi della Ogun. I Rand_O_Mania non invadono il limite: loro si sono fermati a Stan Getz.
Rand_O-Mania è composta da quattro elementi , un combo che non riesce mai ad affondare perché sa essere profondo nella loro lettura della musica, perché in alcuni casi non è solo jazz. Strade è un primo album che è già una summa. Si muove fuori e dentro dagli archetipi e oltre, dentro e fuori dalla materia, per esplorarla meglio e renderla compatta. A volte c’è una sottile linea mistica, altre volte è musica di fuoco. Uno di quegli album che vengono subito notati ed entrano a far parte dei classici, come avvenne per Ballata della grande Patrizia Scascitelli (album rarissimo e mai ristampato su cd) . Losts si sgancia dal resto dell’album, particella indipendente dello stesso atomo madre. Su trombe classiche vi sono chitarre quasi grunge, ma non è rock e nemmeno jazz. The choice sembra un tributo a Leonard Bernstein cosi orchestrata e piena; Tony’s lament era già apparsa nel disco solista di U.T. Gandhi, ma qui è meno sperimentale e più onirica, quasi felpata; Circles è la più ermetica e criptica, quasi neurodislettica; Giulietta’s theme è una storia d’amore. Skovats ha vagiti elettronici rabbiosi che si stagliano sulle percussioni come venti trascinatori di note e melodie aliene. Un signor disco. Una band che merita un posto di riguardo. Basterebbe solo citare Charter way , un corposo inno funky gestito completamente dagli splendidi fiati di Gianluca Putrella. Non posso sapere cosa produrrà la band in seguito. Ma anche solo così ha già colorato molto questa terra italiana. Ancora bellissima la confezione e la copertina; due pompe di un distributore di benzina di altri tempi. Contenitori antichi di carburante sempreverde e prezioso: che sia verde , o super sempre gasoline è e allora via, marciamo…
JEFF HART AND THE RUINS: Glances from a nervous groom Bombay Records
JEFF HART: The singles 1961-1990 Bombay Records
Mi stupisce che agli appassionati di rock dell'anima il nome di Jeff Hart dica poco o niente! Jeff ha una lunghissima carriera ed é un musicista carico di idee e con una grande forza granitica. Eppure sembra destinato a rimanere nell'ombra del business, anche se a lui poco importa. I dischi che incide sono tutti splendidi come l'ultimo Glances from a nervous groom", il mini CD Love you long time, o come nella docuumentaristica antologia The singles 1961-1990.
Jeff Hart e' un cantautore a cui senz'altro il boss ha guardato , e insieme a lui devono averlo fatto anche anche Gary Us.Bonds, Garland Jeffreys, Tom Petty, Ian Hunter, Southside Johnny, Comander Cody. Insomma Jeff Hart appartiene a quella razza li'. Ma preferisce restare nella sua North Carolina, e allora dobbiamo essere noi a scovarlo se ci piace ascoltare del sano rock'n'roll. Jeff parte dal blues ma ha ascoltato di tutto, eppure i suoi cd sono molto omogenei, e il blues, la musica del diavolo, fa capolino in qualche traccia debitrice dei Rolling Stones.
Jeff Hart é riuscito a superare tre decadi con dignità, proponendo una musica di classe. Adesso si fa accompagnare dall' ottima band dei Ruins e nell'ultimo Cd ripropone anche una magnifica cover di Top of the pops, dei Kinks. Ma quanti anni ha Jeff Hart? Questo rimane un mistero, anche se ha iniziato da giovanissimo. In Italia piacerebbe molto ai Cheap Wine...chissà, forse loro lo conoscono!
Come dicevo ogni proposta di Jeff é fresca e con una verve frizzante e vivace, e pare che lui voglia continuare ancora per molto. Speriamo che sia così. Intanto consiglio a tutti di ascoltarlo. Inutile soffermarmi su qualche brano: sono tutti meravigliosi.
Andrea Massaria Quartet - TITAPANA 64’10” (Artesuono)
L’Artesuono è un’etichetta nel crepuscolo, una label che non ha grande pubblicità, non ha una fittissima distribuzione, non fa una grande promozione, ma racchiude alcune delle perle più luminescenti della penisola e cura in modo eccessivo l’artwork dei suoi lavori. In poco tempo ha pubblicato grandi e numerose cose. Ecco ora Titapana: i vivaci colori della copertina sono tratti da un quadro di Guido Massaria, pittore e padre di Andrea, chitarrista distante dalle mode e che, pur muovendosi in territori jazz, tenta di recuperare stilemi etnici e tradizionali appartenenti ad altre culture. L'album è, in questo senso, una sorta di taccuino di viaggio. I brani contenuti in questo lavoro nascono dalla voglia di iniziare un percorso musicale nuovo, raccontando le esperienze passate, e filtrandole attraverso l’introspezione. Per il musicista triestino è un punto di partenza per modificare la propria rotta artistica. La prima tappa potrebbe essere Body and Soul, che è l’unico pezzo classico del cd, con voli pindarici di chitarra frastagliata su un orizzonte dai colori caldi. La Rosa Rossa sa d’Italia e, non a caso, deve il titolo a un pub dove Andrea si esibiva. E' un brano interessante dove si fa notare, nella parte centrale, il bel dialogo fra la chitarra e il sax soprano di Francesco Bearzatti, contornato dalle percussioni strabordanti di U.T. Gandhi. Notte solitaria potrebbe essere stata scritta a Creta , visto il tono mediterraneo che la canzone emana e il suo sound pulito e liquido. Titapana raccoglie, invece, passaggi inediti per il jazz e sembra essere nato a Vienna: è un brano molto mitteleuropeo, con un'atmosfera vecchia negli intenti e nuova nell’esposizione. Chitlins con carne, di Kenny Burrell, conferma quanto la band sia ben rodata e amalgamata con il percussionista U.T.Gandhi, che sta dietro a tutta la band senza sbagliare un passaggio. Titapana raccoglie dieci composizioni, scritte in un arco di tempo vario e alcune dedicate agli anni ’50 come Per Franco, dedicata al musicista jazz e maestro di Andrea, Franco Vallisneri. Se Via fax è un po' sottotono, ha invece un grande suono Matisse, dedicata al grande pittore francese: è un be-bop lunare e magico, una delle più grandi canzoni scritte da Bearzatti. Ogni singola nota si fa amare e ogni passaggio strumentale è prezioso. Francesco Bearzatti merita davvero più spazio come compositore e mi auguro di vederlo presto in veste solista.
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