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Lo Presti, One Dimensional
Man e Devics
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Black Heart Procession

Bad Company: In Concert - Merchants of
Cool
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ATTENZIONE:
Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli
all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella
Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
| Gastronauti
MOSCHE MUTANTI 4308 (Stereosupremo) |
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Anche
se le avventure degli Ella Guru e del Trio Magneto
sembrano essersi esaurite, la vena creativa dei componenti di alcune
di quelle bands è ancora viva e vegeta. La Stereosupremo
pubblica il primo cd dei Gastronauti che sono un duo , Mirko
Sabatini e Vincenzo Viasi rispettivamente alla batteria
e al basso. Si tratta di una formazione interessante, ma atipica,
come lo é la loro musica: brani essenziali, ridotti allosso
e poco musicali, di natura anarcoide che svelano un grande virtuosismo.
Tempi impossibili, situazioni rarefatte e un amalgama alquanto freak.
Promettenti , perseguono ossessivamente scale armoniche e ritmiche
rocambolesche. Mosche mutanti é un disco da ascoltare e riascoltare,
perché lingorgo è alquanto complesso. Nasce
in gran parte dallimprovvisazion, perciò è inutile
sottolineare alcuni brani
La prova è a metà fra
librido e il concreto. Belli i giochi di percussioni, ma la
materia è troppo scarna e in qualche momento può anche
annoiare. Forse un po più di musicalità avrebbe
giovato, ma probabilmente il loro intento è quello della
sperimentazione, non della concessione, e così i vagiti e
le belle melodie di Ella Guru, qui non sono rintracciabili. Sicuramente
non un disco per nostalgici.
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Giovanni
Maier - MOSAIC ORCHESTRA, VOL.1 7112 (Artesuono)
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Giovanni
Maier si diploma in contrabbasso presso il Conservatorio "G.
Tartini" di Trieste nel giugno del 1988. Ha preso parte, nel
1995, alla realizzazione della clonna sonora (musiche di T. Tononi)
del film Ketchup, che ha
ricevuto il Primo Premio al Festival di Venezia nella sezione Cortometraggi.
Fa parte stabilmente dei gruppi Rava Electric Five (E.Rava,
R.Cecchetto, D.Caliri, U.T.Ghandi), Italian Instabile Orchestra,
Gianluigi Trovesi Nonet, Italian String Trio, Nexus,
Quatuor (G.Trovesi, M.De Mattia, G.Pacorig, E.M.Ghirardini),
Claudio Lodati "Vocal Desires" (C.Lodati, E.Christi,
A.Rolle, U.T.Ghandi), Daniele Cavallanti Quartet, Umberto
Petrin Trio, Lauro Rossi Quartet, Ettore Fioravanti
"Belcanto", Open Sound Ensemble. Mosaic
Vol.1 è un album dal sapore orchestrale è vi è
anche una rilettura dei King Crimson, quel Red che qui viene proposto
con un grande respiro, con un pianoforte sempre puntuale a sottolineare
le rocambolesche scalinate e discese della tromba. E' un disco difficile,
eppure scorre via come una sorgente limpidissima e fresca. Non è
un disco che fa gridare al miracolo in quanto vi sono molte riletture,
però tutto ciò che è rappresentato è
al meglio della forma. Bastano poche idee, quattro amici, una splendida
registrazione e si può realizzare unopera darte,
Mosaic vol. 1 rispecchia tutto questo e Artesuono si conferma
una fucina unica, dove ogni musicista può realizzare ciò
che sogna.
Un piatto appetitoso da gustare nei suoi mille sapori, perché
non è solo jazz, e se questo è presente lo si rielabora
sulla base anche del doo-woop e del jazz fine anni50 catapultato
negli anni 2000 con una raffinatezza da certosino. La bellezza,
leleganza, larchitettura valicano la superficie, e le
dieci composizioni sono semplici, ma suadenti. Goccioline di rugiada
fresca dopo una notte di calura, soffioni sputati da un vento tiepido,
lucciole che si in seguono in una calda notte destate, Buster
Keaton e Charlie Chaplin che guardano lobiettivo in un un
mosaico di suoni, bagliori ed emozioni talmente intenso da non risultare
astratto.
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| Kash
- BEAUTY IS EVERYWHERE 1805(Kiff Records) |
Kash:
quattro ragazzi che ritornano nel luogo del delitto. Ma stavolta,
dopo la strategia, trovano la bellezza di nuovo con Steve Albini
e danno un calcio in culo alla scena italiana che li ha messi al margine.
E' proprio da qui che nasce questo terzo lavoro, ancora una volta
fragoroso, elettrico allo spasimo, che mette a dura prova le nostre
fragili orecchie. Beauty Is Everywhere è Kash allo stato
puro: nessuna innovazione, nessun dirottamento di stile, forse nessuna
apertura. Chiusi nel loro mondo, senza sapere che il tempo scorre
e va, racchiusi in una scatola di latta ermeticamente inaccessibile.
Certo qualche aggiornamento in fase di arrangiamento non sarebbe stato
male ma anche se scheletriche le canzoni sono pienissime, soprattutto
grazie alle chitarre lancinanti di Paride Lanciani. La loro
soddisfazione non insegue nessuna moda, la loro musica non vuole tingersi
di nuovo. Le loro armonie oblique, indemoniate, psicotiche, assassine
non temono le ragnatele. In Italia sono i soli che sappiano produrre
elettricità, disperazione sonora ed eleganza. I Kash sono una
band che possiede un grande equilibrio, e se Paride Lanciani è
quello su cui marcia lintero cd , anche i gregari non sono da
meno. Forse per questo la neonata etichetta Kiff li ha voluti
subito come prima band a firmare per loro. Perché sono un caso
unico. Pirotecnicamente sono impareggiabili: esplosioni dopo lestasi
per accorgersi che "la bellezza è da qualsiasi parte"... |
| Rand_O_Mania
- STRADE 5225 (Artesuono) |
Qualche
giorno fa ero in cerca di maggior informazioni su U.T.
Gandhi, ed ecco che lui appare come membro dei Rand_O-Mania.
Una jazz-band, anzi direi una big band, perché latmosfera
generale è quella delle bande di New Orleans o dei grandi come
Dizzy Gillespie. Il loro é un percorso che ci porta alle radici
del jazz e della musica nera in generale. Contaminandole anche. Non
più elucubrazioni da free-jazz, da musica contemporanea, da
art-rock, ma il naturale jazz. Quello più solare, lontano da
Sun Ra o dallArt Ensemble of Chicago e nemmeno vicino a quello
di Elton Dean o Hugh Hopper o ai dischi della Ogun. I Rand_O_Mania
non invadono il limite: loro si sono fermati a Stan Getz.
Rand_O-Mania è composta da quattro elementi , un combo che
non riesce mai ad affondare perché sa essere profondo nella
loro lettura della musica, perché in alcuni casi non è
solo jazz. Strade è un primo album che è già
una summa. Si muove fuori e dentro dagli archetipi e oltre, dentro
e fuori dalla materia, per esplorarla meglio e renderla compatta.
A volte cè una sottile linea mistica, altre volte è
musica di fuoco. Uno di quegli album che vengono subito notati ed
entrano a far parte dei classici, come avvenne per Ballata
della grande Patrizia Scascitelli (album rarissimo e mai ristampato
su cd) . Losts si sgancia dal resto dellalbum, particella
indipendente dello stesso atomo madre. Su trombe classiche vi sono
chitarre quasi grunge, ma non è rock e nemmeno jazz. The
choice sembra un tributo a Leonard Bernstein cosi orchestrata
e piena; Tonys lament era già apparsa nel disco
solista di U.T. Gandhi, ma qui è meno sperimentale e più
onirica, quasi felpata; Circles è la più ermetica
e criptica, quasi neurodislettica; Giuliettas theme è
una storia damore. Skovats ha vagiti elettronici rabbiosi
che si stagliano sulle percussioni come venti trascinatori di note
e melodie aliene. Un signor disco. Una band che merita un posto di
riguardo. Basterebbe solo citare Charter way , un corposo inno
funky gestito completamente dagli splendidi fiati di Gianluca Putrella.
Non posso sapere cosa produrrà la band in seguito. Ma anche
solo così ha già colorato molto questa terra italiana.
Ancora bellissima la confezione e la copertina; due pompe di un distributore
di benzina di altri tempi. Contenitori antichi di carburante sempreverde
e prezioso: che sia verde , o super sempre gasoline è e allora
via, marciamo
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JEFF
HART AND THE RUINS: Glances from a nervous groom Bombay Records
JEFF HART: The singles 1961-1990 Bombay Records |
Mi
stupisce che agli appassionati di rock dell'anima il nome di Jeff
Hart dica poco o niente! Jeff ha una lunghissima carriera ed é
un musicista carico di idee e con una grande forza granitica. Eppure
sembra destinato a rimanere nell'ombra del business, anche se a lui
poco importa. I dischi che incide sono tutti splendidi come l'ultimo
Glances from a nervous groom", il mini CD Love you
long time, o come nella docuumentaristica antologia The singles
1961-1990.
Jeff Hart e' un cantautore a cui senz'altro il boss ha guardato ,
e insieme a lui devono averlo fatto anche anche Gary Us.Bonds, Garland
Jeffreys, Tom Petty, Ian
Hunter, Southside Johnny, Comander Cody. Insomma Jeff Hart appartiene
a quella razza li'. Ma preferisce restare nella sua North Carolina,
e allora dobbiamo essere noi a scovarlo se ci piace ascoltare del
sano rock'n'roll. Jeff parte dal blues ma ha ascoltato di tutto, eppure
i suoi cd sono molto omogenei, e il blues, la musica del diavolo,
fa capolino in qualche traccia debitrice dei Rolling Stones.
Jeff Hart é riuscito a superare tre decadi con dignità,
proponendo una musica di classe. Adesso si fa accompagnare dall' ottima
band dei Ruins e nell'ultimo Cd ripropone anche una magnifica
cover di Top of the pops, dei Kinks. Ma quanti anni ha Jeff
Hart? Questo rimane un mistero, anche se ha iniziato da giovanissimo.
In Italia piacerebbe molto ai Cheap Wine...chissà,
forse loro lo conoscono!
Come dicevo ogni proposta di Jeff é fresca e con una verve
frizzante e vivace, e pare che lui voglia continuare ancora per molto.
Speriamo che sia così. Intanto consiglio a tutti di ascoltarlo.
Inutile soffermarmi su qualche brano: sono tutti meravigliosi. |
| Andrea
Massaria Quartet - TITAPANA 6410 (Artesuono) |
LArtesuono
è unetichetta nel crepuscolo, una label che non ha grande
pubblicità, non ha una fittissima distribuzione, non fa una
grande promozione, ma racchiude alcune delle perle più luminescenti
della penisola e cura in modo eccessivo lartwork dei suoi lavori.
In poco tempo ha pubblicato grandi e numerose cose. Ecco ora Titapana:
i vivaci colori della copertina sono tratti da un quadro di Guido
Massaria, pittore e padre di Andrea, chitarrista distante
dalle mode e che, pur muovendosi in territori jazz, tenta di recuperare
stilemi etnici e tradizionali appartenenti ad altre culture. L'album
è, in questo senso, una sorta di taccuino di viaggio. I brani
contenuti in questo lavoro nascono dalla voglia di iniziare un percorso
musicale nuovo, raccontando le esperienze passate, e filtrandole attraverso
lintrospezione. Per il musicista triestino è un punto
di partenza per modificare la propria rotta artistica. La prima tappa
potrebbe essere Body and Soul, che è lunico pezzo
classico del cd, con voli pindarici di chitarra frastagliata su un
orizzonte dai colori caldi. La Rosa Rossa sa dItalia
e, non a caso, deve il titolo a un pub dove Andrea si esibiva. E'
un brano interessante dove si fa notare, nella parte centrale, il
bel dialogo fra la chitarra e il sax soprano di Francesco Bearzatti,
contornato dalle percussioni strabordanti di U.T.
Gandhi. Notte solitaria potrebbe essere stata scritta
a Creta , visto il tono mediterraneo che la canzone emana e il suo
sound pulito e liquido. Titapana raccoglie, invece, passaggi
inediti per il jazz e sembra essere nato a Vienna: è un brano
molto mitteleuropeo, con un'atmosfera vecchia negli intenti e nuova
nellesposizione. Chitlins con carne, di Kenny Burrell,
conferma quanto la band sia ben rodata e amalgamata con il percussionista
U.T.Gandhi, che sta dietro a tutta la band senza sbagliare un passaggio.
Titapana raccoglie dieci composizioni, scritte in un arco di tempo
vario e alcune dedicate agli anni 50 come Per Franco,
dedicata al musicista jazz e maestro di Andrea, Franco Vallisneri.
Se Via fax è un po' sottotono, ha invece un grande
suono Matisse, dedicata al grande pittore francese: è
un be-bop lunare e magico, una delle più grandi canzoni scritte
da Bearzatti. Ogni singola nota si fa amare e ogni passaggio strumentale
è prezioso. Francesco Bearzatti merita davvero più
spazio come compositore e mi auguro di vederlo presto in veste solista. |
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