visita l'indice della rubrica per
consultare le recensioni e gli articoli finora pubblicati
la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca
Lo Presti, One Dimensional
Man e Devics
e
Black Heart Procession

Chuck Weiss/Old Souls & Wolf Tickets
|
ATTENZIONE:
Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli
all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella
Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
| Bugo
- PANE, PENE, PAN 4355 (Loretta Records) |
|
Grottesco,
delizioso e coniglio. Già perché questo pazzoide chiamato
Bugo sforna cd alla velocità della luce: questo per
la Loretta è il primo, ma ne sono seguiti altri due,
di cui vi racconterò prossimamente.
Così nellinsieme Pane, pene, pan può
anche deludere, ma preso a piccole dosi può piacere molto.
Alcuni pezzi, però, sono prematuri come un parto settimino,
arrivano alla luce ma incompleti, abbozzati e grezzi. In altre tracce
Bugo è dignitoso, marchia a fuoco con la sua personalità
i pezzi, ed è una sorta di Fatur più allucinato ed
esoterico. Le canzoni di Bugo sono come goccioline malefiche che
cadono sul parabrezza, offuscandoci la vista. Forse manca ancora
il giusto equilibrio, ma negli altri due albums senzaltro
lavrà raggiunto.. Strumentalmente la chitarra, ora
acustica ora elettrica, è lelemento galleggiante della
materia, ma non lassoluto protagonista: in 805 si ha
un bellesempio di cosa possano diventare sei corde nella struttura
compositiva di Bugo. Totale anarchia fuori dal controllo delle regole
è la strada intrapresa dall'artista, la stessa che anni fa
inaugurò Juri Camisasca con l'album La Finestra
Dentro. Un pout-pourrì zappiano e kafkiano. 805 non è
da confondere con 851 che è un altro pezzo, condotto
questa volta da una chitarra insetto caduta in un bicchiere di gazzosa.
Samurai è un brano che tanti avrebbero voluto scrivere:
parte dalle elucubrazioni furiose degli A Short Apnea per
sfociare in un rocknroll alla Ted Nugent. E' normale
rock che si incontra con la pazzia, inferno e paradiso sullo stesso
piatto. Bugo è un artista da seguire, anche perché
semina che è un piacere.
|
|
JARBOE
- Anhedoniac (J Records)
|
|
Essere
grandi e non avere riconoscimento, questo in sintesi il primo pensiero
che affiora nella mia mente ricordando gli Swans. Jarboe,
l'incantatrice di serpenti, dedica questo suo nuovo lavoro osceno,
Anhedoniac, proprio al suo gruppo amato e ora sciolto. Eccesso
è sempre stata una parola comune nel linguaggio degli Swans,
ma Jarboe e' andata oltre, anche nelle foto del booklet interno,
che catturano la sua vagina divaricata e intrappolata in una cintura
di castità con tanto di cosce scarificate; in tutte le altre
foto e' sempre senza veli, con mise sado-maso. Anhedoniac è
un'opera blasfema e universale, un cuore di tenebra che pulsa e
sanguina, e che mostra incontrastato amore per le situazioni orrende
che lei riesce a trasformare in incantate litanie (Circles in
Red Dirt). Colpi duri sferzano la mia incoscienza attraverso
le note di un disco malato; amo molto Lou Reed e, se alcuni suoi
dischi furono definiti sporchi ed inquietanti, sinceramente non
ho aggettivi per definire la pazzia che si respira nei solchi di
Anhedoniac. Burnt è supplizio messo in musica, disperazione
neurodislettica. Anhedoniac potrebbe essere la punizione
per i buoni da parte della diavolessa Jarboe. Un disco per chi non
ha niente degli Swans da possedere ma attenzione: non fa sognare,
ma produce incubi sensuali. Jarboe vuole scopare la nostra anima,
penetrarci. In Forever la creatività e il lirismo
raggiungono il loro massimo livello, in una preghiera sorretta da
un organo a canne e da un basso malleabile. Un disco post-atomico,
dove chitarre acustiche e triangoli si aggrovigliano con elettronica
minimale. La voce, poi, cambia registro ogni volta, ma sempre con
la forza di un'indemoniata che assume varie identiità: ora
è Jarboe, ora è Marianne Faithfull, poi Patti Smith,
quindi Jill Sobule ,per risvegliarsi con il vagito di Rosemary's
baby. Anche il modo d'interpretare è cambiato molto rispetto
al passato. Nessun brano è smussato, non c'è alcuna
concessione alla commercialità. Anhedoniac rappresenta un
passo avanti rispetto al precedente Sacrificial Cake, opera
transitoria che non riuscì a raggiungere i picchi elevati
di Thirteen Masks, ma nel suo genere (quale?) è un
capolavoro. Jarboe è un folletto incompreso che vaga alle
nostre spalle, un'inclassificabile artista terrena, regina delle
fogne metropolitane, eterna sirena dark.
Il CD e' stampato in 1500 copie, numerate e autografate dall'artista,
e non è in vendita nei negozi ma solo su Internet, per chi
ha più di 21 anni. Jarboe registrera' il prossimo lavoro
in Israele, disperatamente attraverso il muro del pianto, penso.
leggi l'intervista
a Jarboe >>
|
| Onq
- The Supreme Weight 2927(Ouzel Records) |
Da
molto tempo per le strade della Liguria si sente parlare di questo
famigerato Onq e, finalmente, ecco la risposta ai vari interrogativi.
Laugh like a clown, in apertura, è una canzone dal salmodiare
sacro, che esprime un' atmosfera arcana gotica e insieme psychedelica,
alla Flaming Lips. Ma con gli altri brani presenti in The Supreme
Weight la situazione cambia e ci presenta un artista interessante
che sa miscelare suoni vecchi con pruriti tecnologici nuovi, regalandoci
una simpatica freschezza. Un nome (Onq è un solista) che si
distacca dalle mode del momento, inseguendo una sua strada, con un
cd pieno di originalità e spontaneità, che dovrebbe
aprire molte porte a Onq. Ci sono anche brani in pieno revival come
Reset, che si avvicina alle cose degli Zumpano o di Doug Powell
o dei Mood Six, ovvero quel rock semplice, melodico, ma molto lo-fi,
disturbato da qualche chitarrina serpeggiante e nervosa. Ci sono,
però, anche pezzi più maturi come Frigor, dove
tutto il disagio giovanile viene rappresentato in una ballata narcolettica,
con armonica e toni cupi. The Supreme Weight è più
ariosa, magniloquente nella sua bassa tecnologia con grandi aperture,
un piccolo hit. Tutto il cd ha unatmosfera confusa, ma la struttura
delle canzoni vuole descrivere questa confusione di mentalità
tipica dei giovani di sempre. Senza compiacimenti The Supreme Weight
è un grande disco rock che ti coinvolge fin dalla copertina
, in pieno stile artigianale Factory, anche se, con gli anni '80,
Onq ha davvero poco da spartire. |
| Panico
- ULTIMO PANICO (Fork Boys) |
Era
il 1990 quando venne pubblicato un bellissimo lp chiamato Sete
a opera di un gruppo punk politicizzato chiamato Panico, proveniente
da Torino. Fu un episodio bellissimo, dove la rabbia urbana si trasfigurava
in musica e imprimeva una svolta ai soliti quattro accordi del punk.
Poi venne Amnesie, un altro grande tassello, e ora lultimo,
in tutti i sensi, lavoro dei Panico, intitolato appunto Ultimo
Panico.
Per i Panico non esistono sogni ma solo concretezza e realtà:
loro trattano temi sociali e quindi anche il pop non può rientrare
nelle loro sonorità. Il loro è un rock duro ma riflessivo,
soprattutto per i testi, che non ti lasciano immaginare ma fanno pensare.
Certo i Clash di London Calling hanno fatto scuola, ma anche qualcosa
di sensuale emerge dalla musica e dalle splendide grafiche dei Panico.
Torino si presenta così come una metropoli caotica dove è
presente tutto, una città oscura dove lemarginazione
è di casa. Muri di chitarre vive, suonate da Claudio che trafiggono,
feriscono, pulsano e la voce di Sergio ora adolescenziale, ora matura,
ora aggressiva, qualche volta straziata. Nessun suono raffinato eppure
non è caos, le tracce sono lucidissime. Tino Paratore
ha registrato e prodotto questo grande extended play e sapere che
lavventura è finita fa molto male, perché difficilmente
nascerà un altro Panico.
Niente di sconvolgente certo, però il gruppo possedeva unanima
genuina che, attraverso il rocknroll, scagliava colpi
di kalashnikov sonico per richiamare lattenzione del pubblico
nei loro concerti infiammati. Estasi brutale. Grandi ed è tutto
un attimo. |
| Sciroccu
- TRA CIELU E MARI 4838 (Sciroccu) |
Sono
partiti dal folk della Sicilia, gli Sciroccu, e progressivamente
in ogni loro disco inseriscono anche nuove composizioni perlopiù
composte dal loro leader Raimondo Minardi; questo Tra Cielu
e Mari è il loro terzo lavoro (sebbene abbiano pubblicato
allinizio un lavoro solo su musicassetta). E' nuovamente la
Terra il teatro dove ambientare splendide storie: tra cielo e mare
cè la sabbia, un elemento terreno importante per gli
Sciroccu. Gli Sciroccu sono un grande ensemble e questo cd ce lo dimostra
in pieno, ripresentandoli in grandissima forma. Le registrazioni sono
perfette e la musica da brividi. Il gruppo va al di là della
ricostruzione tradizionalista per inserire elementi etnici e arabeggianti.
Tutto pulsa, tutto scorre, tutto vive allinterno di Tra Cielu
e Mari. Emozioni che durano per tutti i cinqunata minuti del disco,
senza sbavature , nè errori, frutto di una grandissima tecnica
figlia della passione pura. Bellissima Cchhiussai di loru
che riscopre un testo antico musicato da Raimondo Minardi, semplici
accordi di chitarra e voce profonda di grande effetto; adattissima
a questo lavoro anche Ventu, composta dal flautista Carlo
Cattano, un brano su cui viene incentrato anche il concept dellalbum.
Altri importanti pezzi sono Pirmetti chistu abballo??, a metà
tra la balera romagnola e il dialetto siciliano; Na jurnata
di scuru, dove il folk lascia spazio a coordinate jazz cupe, con
un gran lavoro di basso di Filippo Di Pietro; Giovedi di
fera, brano scherzoso e allegro, da festa in piazza. Questo cd
consacra definitivamente gli Sciroccu come una delle maggiori bands
che recuperanola tradizione per riproporla in tempi moderni; spero
solo che non rimangano relegati a suonare solo in Sicilia ma che abbiano
l'occasione di essere invitati in molti festival della penisola italiana.
Anche se loro sono distanti dalla logica di mercato italiano, inseguono
la loro strada di ricerca e passione come pochi (anche Rosa Balistreri,
non scordiamolo, divenne grande cantando storie della sua Sicilia).
Tra Cielu e Mari è un lavoro che non può passare assolutamente
inosservato, è una gemma che fiorisce nellaria, incantando
latmosfera con il suo sapore terreno. |
| Tecnikamista
- CORROSIONI 2026 (Materiali Musicali) |
|
Rock
corrosivo a tutti gli effetti. I Teknicamista (da Faenza)
si erano fatti conoscere grazie alla loro partecipazione a Transromagna,
il tributo in chiave rock a Casadei. Corrosioni è
il loro secondo lavoro ufficiale dopo Supernova, registrato
da Gianluca Lo Presti. Il disco testimonia lattuale
vena creativa della band romagnola. I Teknicamista sono un trio
composto da Fabio Carovita al basso, Stefano Monduzzi
alla chitarra (davvero bravo) e Andrea Rossi alla batteria.
Speriamo che possano diventare popolari. Le carte sono in regola.
La produzione lascia il suono graffiante quando lo necessita (Il
cesto di frutta) e raffinato altrove (Selvaggina). Selvaggina
si avvicina a dei Blu Vertigo più elettrici, ma anche con
soluzioni strumentali migliori; Il cesto di frutta è
una ballata rock scarna, che si accende e svela riffs di chitarra
kamikaze. Ricordo ancora bene è una perla di rock
granitico indefinibile. In Piccolo chimico, invece, lalchimia
torna sovrana e i Teknicamista sputano fuori un allusivo pout-pourri
scanzonato e psichedelico dove metallo, polvere e suoni raggiungono
il giusto flashpoint. I Teknicamista potrebbero davvero essere considerati
i Devo italiani? Ancora una volta solo il tempo potrà giudicare.
Corrosioni è pubblicato dalla Materiali Musicali,
letichetta che ha pubblicato anche il bel disco di Gianluca
Lo Presti e Blaine Reininger.
drive
index
| musica | bloc
notes indice
|
webmasters:
stefano marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati 1999-2010
| a True Romance Production
|