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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Chuck Weiss/Old Souls & Wolf Tickets

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Hermafrodit - ARCHITEKTURA OSTRYCH HRAN 38’59” (Epidemie Records)

Hermafrodit è in realtà un one-man band che corrisponde al nome di Tomas Zavadi, personaggio proveniente dalla repubblica ceca di cui si sa poco o nulla, a parte che questo album è un piccolo classico. Si direbbe un amante della scena jungle internazionale, e le sue composizioni sono un fulgido esempio di acid jazz elettronico vicino alle composizioni drum’n’bass di Todd Rundgren, David Bowie, Jimi Tenor e Leftfield, Freestylers e, se prodotto bene come in questo caso, non è davvero poco. Anche se Tomas prende le distanze da questi grandi - e così alcune sue composizioni in un tentativo di essere originali, sono davvero troppo acide per i nostri palati - l’elettronica è potente, basata su alcuni passaggi ambient cari a Brian Eno. Hermafrodit sa rendere le composizioni accattivanti infarcendole di un soft funky, tentativo che tenta di sdrammatizzare le glaciali architetture delle canzoni. Tutto è in propulsione: sintetizzatori, campionature, chitarre. Gli strumenti sono tutti impegnati in un viaggio verso un’altra galassia, viaggio costellato di febbricitanti armonie sputate fuori da un seltzer carico di soda caustica.
Lui fa da cicerone alle tracce e, più che cantare, introduce gli adepti in questa fabbrica del suono urbano. C’è la voglia di divertire. ponendosi un gradino al di sopra dl gusto dei ragazzini da rave-parties. Lavoro intelligente, con l’unico neo di operare in una nazione che difficilmente permette ai propri artisti di affermarsi. Architektura... è senz’altro uno dei migliori cd che mi sia capitato di ascoltare da parte di artisti emergenti. Sono sicuro che ne sentiremo ancora parlare
.

isola di niente - ISOLA DI NIENTE 20'45" (Toast)

E' una proposta estremamente soft-funky, tinta con qualche pennellata di jazz elettrico, quella degli Isola di Niente, gruppo di Vercelli. Musica resa elegante dai delicati arrangiamenti di tastiere, dalla limpidezza della voce, che si risolve in un commento sonoro un po' troppo estetizzante, e per questo, a tratti, privod'anima.
Vivere è tutta controtempi, con virate acid-jazz ed ampie orchestrazioni e melodia alla Dirotta su Cuba, e un bellissimo intermezzo di piano che emula il Chick Corea dei mai dimenticati Return To Forever. Gli altri brani del Cd seguono più o meno la stessa formula. Un Cd carino e poco più.

Jennifer McKitrick - GLOW 44’13” (Jenomatic)
Di questa cantautrice rock californiana si sa molto poco - non ne conosciamo neppure la sua discografia - ma questo album è abbastanza intrigante e notiamo con piacere che fra i musicisti coinvolti compare anche Chuck Prophet. Questo cd si può richiedere on line a www.jenomatic.com.
Glow è un gioiellino con una bella copertina che fotografa Jennifer distesa in un campo di fiori porpora. Ci sono anche i testi inclusi e sono molto belli e poetici. Si tratta di undici tracce rockeggianti e, a volte, direttamente intimiste, senza nessun tipo di sperimentazione. Glow, il pezzo omonimo, e So Far Gone mostrano come l'influenza dei Byrds sia ben presente nella musica di Jennifer. E se un tempo questo finto revival destava qualche preoccupazione, nel caso di Jennifer tutto evolve verso livelli di perfezione creativa, grazie anche all’ottima registrazione di Noah Rabinowitz e, soprattutto, all’intervento di alcuni strumentisti , primo fra tutti il già nominato Chuck Prophet alle tastiere, e alla co-produzione di Sandy Pearlman (per anni insieme ai Blue Oyster Cult). Tutte le composizioni di Jennifer sono particolarmente ispirate e navigate. Peccato che anche in patria Jennifer sia una sconosciuta: il fatto, poi, di avvalersi di una piccola etichetta non ha certo favorito il diffondersi di questo meraviglioso cd. Oltre a una montagna di rock ci sono ballate toccanti e profonde come Jaco (I’ll take mine) che, anche se non è detto esplicitamente, è senz’altro dedicata a Jaco Pastorius, visto che si parla dell’episodio della rissa fuori da un club di Los Angeles. Questa canzone è basata su due riffs ripetitivi ma è talmente abbellita da interventi di strumenti satelliti, come il violino e la chitarra wah-wah da farne un piccolo capolavoro. Pochissimi esordi (se questo è un esordio) possiedono una carica emotiva talmente appagante come in questo caso. Angel (Requiem) invece è folk spensierato .
Jennifer McKitrick è una chansonnier dall’anima profonda e granitica, intelligente. Speriamo che non rimanga un episodio cult come la grande Cindy Lee Berrihill. Sicuramente la sua musica rappresenta una colonna sonora ideale per le nuove strade dell’America perduta e infinita.
Ozric Tentacles - PYRAMIDION 41’20” (Stretchy)
C’è una vera esplosione di interesse negli USA per gli Ozric Tentacles. Loro hanno fatto praticamente tutto da soli senza il supporto di grandi majors, ma andando avanti macinando musica. E' comunque vero che è un bel momento per il progressive-rock. Gli Ozric Tentacles non sono proprio prog, ma la loro musica si avvicina e invade questo campo. I loro dischi sono sempre di ottima fattura, anche se non eccezionali o fuori dal comune (ad esempio i meravigliosi Think Tree erano andati più avanti), ma gli Ozrics, almeno all’inizio, hanno sempre colpito per i loro live acts travolgenti e carismatici. E, in qualche modo, il gruppo rifugge da semplici etichette: non appartengono al filone del Near Prog Festival, e nemmeno a quello new psichedelico inglese. Insomma sono sempre rimasti estranei e confinanti, sempre pronti a scivolar via. E sempre irriducibili freakettoni, portabandiera degli anni ’70 catapultati negli anni ’90 e oltre. Il loro rock è rocambolesco e, allo stesso tempo, ipnotico, etnico e spaziale. Iniziano dove gli splendidi Hawkwind lasciarono i semi di Astounding Sounds/Amazing Music, circumnavigando anche verso i territori di Shamal dei Gong, con un ampio respiro africano e la musica di deserti arabeggianti, il folk mediterraneo. Possiedono una grande forza e temperamento che mancano, invece, in bands come Echolyn, Nathan Mahl, Thinking Plague, After Crying. Così i suoni escono fuori cristallini ed evanescenti, senza autocelebrazioni, come un logico susseguirsi di eventi. Tutti i brani di questo live sono dedicati al culto delle Piramidi (che in passato avevano già affascinato bands come Utopia di Todd Rundgren, Earth Wind & Fire, Grateful Dead, Iron Maiden ed Eloy, per citarne alcune). Le atmosfere si fanno ora dolci , ora frenetiche, maestose, oscure e luminescenti come la bella copertina. Aramanu è un pezzo grandissimo, dalle atmosfere arabeggianti, caratterizzato da flaut: Un "mercato" di odori e di sapori africani con grande equilibrio fra i synth di Seaweed e la maestria di Ed nel condurre la chitarra in un vero e proprio safari delle sei corde. Chiudete gli occhi e lasciatevi incantare dalle tracce di Pyramidion: sembra davvero di essere all’inseguimento di una carovana di Tuareg, e quasi percepire il vento del deserto o la maestosità delle piramidi di Kheops. Punti lontani che affluiscono, ancora una volta, nella grande musica degli Ozric Tentacles.
Pleasure - FINE, 72’20”(Pleasure)
I Pleasure di Novara li avevo conosciuti in occasione del loro precedente demo e adesso escono con il il loro primo cd ufficiale, intitolato Fine,. Un lavoro che subito si fa notare per la lussuosa e splendida grafica, praticamente un cofanetto di legno originalissimo, uno scrigno che racchiude alcune perle. E così è, in realtà. Fine, è uno dei più bei cd incisi in Italia come opera prima. Il suono è sempre negroide ma la loro negritudine non ha nulla di commerciale, non è un disco alla Zucchero per intenderci, ma un vero omaggio alla musica nera. Forse ancora di più che nel demo la miscela è intrigante, perché le parti sono più raffinate, meno immediate ma costruite con intelligenza. C’è qualche adeguamento alle mode, e cioè il silenzio alla fine di Gone to rhyme (ma perché?): quella è una grande song che doveva terminare così, senza prolungamenti inutili. Comunque la musica si apprezza in pieno. Nel loro piccolo Fine, è una sorta di operetta-rock come si faceva negli anni’70, con tanto di mini-ospiti a suggellare un lavoro ricco di pathos. Know in time e Wake’n’bake potrebbero essere dei potenziali singles, che però non hanno la caratteristica di essere commerciali. La chitarra e la voce all’inizio delle tracce rimandano a echi lontani e a strumenti e voci prigioniere, che non si inseriscono nel filone rap-melodico casereccio, ma potrebbero essere anche ballate in una discoteca proletaria. Le canzoni suddette si tingono infatti di drammaticità e non sono così scanzonate. Mickey Mouse Song è una sorta di rockabilly con grande evidenza di tastiere, Musselss (with plastik pants) ancora una volta affronta il tema del sesso come avveniva nel demo. Temo che i Pleasure non siano adatti al pubblico italiano, che non è pronto a cogliere un fiore così raro come questo. Seguono la musica nera, ma la infarciscono di elementi bianchi degli anni’ 70 e, inoltre, cercano di dare un aspetto melodico alle tracce, tutte cose che per un pubblico abituato a comparti stagni, come quello di casa nostra, potrebbero risultare astruse. Dal vivo senz’altro giocano molti assi e vincono il poker.
Yoshihiro Sawasaki - DR.YS & THE COSMIC DRUNKARDS 61’08” (V2)
Non capita tutti i giorni che un grande maestro mi contatti di persona per avere un cd recensito. Ho seguito da molto tempo le gesta di Yoshihiro Sawasaki, sia con i suoi album per la Sublime, che con il lavoro con i Transonic Jokers, dove reinventava in terra nipponica il lavoro dei teutonici Cosmic Jokers. Perfumed Garden è stata una bomba in un mare di tranquillità, un disco che, col passare del tempo, non perde la sua autenticità e freschezza. Qualità che solo artisti come Todd Rundgren, Klaus Schultze o Stevie Wonder riescono a mantenere nel tempo. Le conferme sono prima arrivate con Transonic Jokers e, ora, con questo Dr.Ys & The Cosmic Drunkards. La musica vola su nidi altissimi che racchiudono tutta la produzione globale scandita da ritmi ultrastellari e ripercorre in chiave nuova capolavori del passato come Todd Rundgren’s Utopia. Ed è bello ricordare che Yoshihiro Sawasaki ha preso parte al tributo giapponese dedicato a Todd Rundgren, Todd/A True Star. Yoshihiro si conferma la punta di diamante di tutto il panorama del Sol Levante ed è star di prima grandezza. Difficile descrivere a parole quello che questo album riesce ad infondere nell’ascoltatore. Ed infatti proprio mister Runt ha fatto i complimenti a Yoshihiro per la sua musica. Questo nuovo lavoro lo vede debuttare sotto le ali della Virgin, e spero che anche l’Italia decida di pubblicare questo autentico gioiello. Jet Steam Locomotive è la Station to Station di Bowie degli anni 3000, un pezzo dove Yoshihiro suona tutti gli strumenti ed è aiutato, alla voce, da Izumi Oakawara e dalla chitarra acustica di Keiichi Sokabe
Ma tutte le undici composizioni si rivelano capolavori: The theme from Drunkards, con la sua apertura da parata spaziale che poi s’intrufola in sentieri scarni, lo-fi, e poi Bomber, Sniper, Stargazer con un arrangiamento venusiano e una sezione ritmica da capogiro alla The Name of This Band is Talking Heads, con grande lavoro di percussioni e di basso. E come un fiume in piena il disco scorre via trascinandoti in un vortice psichedelico di suoni e sfumature corrosive e raffinate allo stesso tempo.
C’è anche un momento di riflessione e melodia nella bella Night Cruising ’99, caratterizzata dalla bella voce femminile di Yoshimi Goto e dalle maracas e dal violoncello, un momento latino nella terra dei samurai. Comunque il grande lavoro di Yoshihiro Sawasaki risalta nella produzione, decisamente avanti anni luce rispetto, forse, anche ai suoi maestri. I suoni vengono elaborati e i rumori si tramutano in sogni sonici e per capirlo basta ascoltare Marlboro, stacchi industriali in una canzone guidata dall’armonica e dalla voce della sirena. My wife is?? è un ritorno alle sonorità di bands come Digital Underground, Parliament e Funkadeli,. Quindi questo lavoro è un ampliamento dei precedenti lavori di Yoshihiro, con un affannamento di ricerca di suoni nuovi, spesso esaminati a 360 ° e spogliati e poi rilanciati, con una nuova vernice, in un calderone unico.
Un disco da amare incondizionatamente, da portare in paradiso, raggiungendo il settimo cielo... Davvero non credo di esagerare eleggendo Dr.Ys & The Cosmic Drunkards disco dell’anno.
www.superEva.it - LA SUPERGUIDA DI INTERNET 544 pag. Apogeo
Nel 1999 Dada.it decide di creare virtualmente la prima donna che ti guida in rete: superEva. Da allora SuperEva ha fatto molta strada diventando un grande portale e un capacissimo server.
Ora la Apogeo pubblica questo libro che ci guida ai segreti di SuperEva e contiene anche un cd essenziale per navigare. Ma in questo capiente libro vi sono anche migliaia di indirizzi web non legati a SuperEva, dove è facile consultare, per esempio, i beniamini dello spettacolo, dello sport, della salute e benessere, dell’arte della cultura e delle scienza. Insomma, una guida al meglio del meglio di Internet, con glossari tecnici e il galateo di Internet. Per chi desidera ulteriori informazioni sull’acquisto di questo libro vada a: www.apogeonline.com.
Terzogrado - ANIMA SOMBRAS 12’19”(Terzogrado)
I Terzogrado di Firenze pubblicano questo mini-cd ufficiale dopo un demo che aveva girato un po’ presso tutte le riviste italiane di musica. E dopo un bel pop italiano, per questo esordio si sono tuffati in un genere latino che fa un po’ sorridere, all’acqua di rose. Quindi la carica emotiva è minore in favore di apprezzamenti da classifica. E' vero che in Sombras hanno modo di emergere la maturità vocale di Costanza Neri, e la chitarra di Simone Taurisano (già con Ivan Cattaneo), che emula perfettamente Santana). Ma, purtroppo, questo cambio di direzione non è del tutto positivo e rovina le buone caratteristiche che erano presenti nel demo. Anima, in apertura, è un grande pezzo e questa doveva essere la strada da seguire. Un percorso dove risaltano la bella voce di Costanza e gli arrangiamenti davvero belli dei Terzogrado. Magari aprirsi al rhytm ‘n’n blues sarebbe stata una logica apertura, ma con tutto il bailamme della musica latina che sovrasta il mercato discografico i Terzogrado rischiano di perdersi nei giri anonimi di questo stile, riscoperto solo dalle mode. Riescono, comunque, a essere grandi in ballate romantiche ad alto livello come la sopra citata Anima. Mi auguro che l’episodio di Sombras possa essere presto dimenticato e che Terzogrado vadano avanti e riscoprire la loro vera anima.
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