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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Chuck Weiss/Old Souls & Wolf Tickets

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Deadly Tide - THE OPPOSITE SIDE 29’45” (Demo cd)

The last time da questo demo cd dei Deadly Tide è senz’altro un brano interessante, che ripesca a piene mani il sound di bands come Boston, Styx, Kansas, insomma tutto il power rock anni’ 70. Se invece ascoltiamo The one you want ci accorgiamo che le chitarre diventano più pesanti e sfociano nell’hard-rock di natura Dokken e simili. Comunque, anche se ricalcano molto nomi già sentiti, il tutto non è poi così male. Provengono dalla Toscana e si attende da molto il loro debutto ufficiale, che dovrebbe annoverare diversi stili. Ogni brano è un esercizio di stile, e loro si destreggiano egregiamente. Highway 69, in apertura, è un rock drammatico tutto stacchi e molto teatrale, corposo e vitale, Bob Seger che incontra Steve Stevens. Starlet Blue è invece una canzone notturna che si scalda al tepore di una debole fiamma, una ballata da consumare insieme a una bottiglia di Southern Comfort,quando di notte si è soli. I Deadly Tide dimostrano di saper affrontare diverse strade e riescono a farlo bene, sia nelle pieghe androgine della voce del cantante che nella struttura delle canzoni. Se qualche discografico s’imbatterà in qualche loro concerto il gioco è fatto e se volete contattarli potete scrivere a deadlytide@tiscalinet.it

Jungle Boogie - LUCKY SEVEN & THE 8 BALL DISASTER 22’30” (Gogamagoga Records)

Grande amore per il rock’n’roll. I Jungle Boogie debuttano con questo cd presentando un ultraloud rock’n’roll sull'esempio di artisti lo-fi rock come Lightining Beat Man ma, a dispetto di alcuni rock’n’roll grezzi, quello che propongono è molto curato e poco influenzato da nuove bands. Naturalmente il patrimonio rock’n’roll d’epoca è tutto qui dentro, ma i ragazzi sono davvero in gamba. 8 Ball ne è la prova. Con muri di chitarre che rappresentano il grande aspetto di questa band, chitarre come mitraglie ma anche capaci di piccoli, deliziosi stacchi. 45 è più melodica e si infila quasi quasi nel pump rock degli Angel, mitica band degli anni ’70, anche se la strumentazione è scarna. L’impatto è comunque potente. Goin’ home, invece, è più psichedelica e sembra far parte di quel filone di rock italiano legato ai Barbieri e ai Liars, con le chitarre così lunatiche e stralunate allo stesso tempo. Non solo vengono in mente immagini dell’America più edulcorata di American Graffiti e Happy Days, ma anche quella di Easy Rider, dei film di Kenneth Anger, Russ Meyer e John Waters. Soprattutto è stuzzicante il fatto che a proporlo siano degli italiani. Speriamo che non rimangano degli eterni sconosciuti; così si fa il revival, lontano anni luce dalla proposta di personaggi come Steve Sperguenzie. Qui non c’è pretesa e la musica trionfa. Ricordarli è importante.

Rha - FOTOGRAMMI DELL’ESSERE 42’40”(Mp3.com)
Torna la band italiana amante del culto egiziano dedicato al dio Rha, ma imparentata con lo speed-metal. Non sono grandissimi, ma quello che propongono è valido. Alterazioni è, però, l’unica canzone che può rientrare nei canoni dello speed-metal tradizionale. Per il resto tutto il cd vola abbastanza alto, con solenni giri di chitarra e la voce abbastanza adolescenziale ad aprire le piste di questo giro di musica potente. Così si possono trovare esempi di normale rock, folk e melodia, come un fotogramma di un essere aperto a tutte le esperienze musicali. Dune è anche epica e ha un bel testo; Primavera è molto fantasiosa, con stacchi e controtempi derivativi di gruppi come i Romeo Void. Tutti i brani divertono e sono costruiti molto bene e il disco è una conferma che li pone in un contesto diverso dal solito trito e ritrito metal. Certo questo loro modo di essere eclettici non li renderà più popolari in un panorama monocorde come quello italiano, ma crescono in modo esponenziale e sarebbe molto bello vederli in tour , visto che fuochi d’artifici e suoni pirotecnici ne sparano parecchi. Promoters italiani... che aspettate a scritturarli?
Xilema - ORIGAMI 12’06”(Fermenti Vivi)
Tornano gli Xilema con un mini cd chiamato Origami (anche se dovrebbe essere già uscito il nuovo cd Lapix). Avevano debuttato con Si ode lontano, lontano, una sirena d’allarme, un disco che poteva essere innovativo ma che, alla fine, risultava un po’ troppo ibrido. Senz’altro Origami venderà di più del cd precedente, anche perché sono ora sotto l’egida di Franz Di Cioccio della PFM, che li ha scritturati per la sua Fermenti Vivi.
L’approccio a Origami è senz’altro più facile rispetto a quello di Si ode lontano, e c’è una elettronica più curata. che sortisce suoni magniloquenti, teatrali, a volte inquietanti ma coloriti e frizzanti. Sempre bravissimo il tastierista, anche se non sono riportati i crediti. Devo dire che, nonostante l’elettronica preponderante, i suoni sono caldissimi e ricchi di passione, grazie anche agli stupendi arrangiamenti di Paolo Pischedda e alla professionalità degli studi Nautilus di Milano. Bollicine che salgono vertiginosamente verso contaminazioni da cui è difficile trovare remore, solo qualche passaggio alla Ultramarine, ma inconscio. Elementi subacquei fusi con la canzone, il rock e la modernità. Un po’ di nostalgia per gli anni ’ 80. Ma non un tuffo nel passato. Ammirazione per i maestri tramutata in un registro proprio. Non c’è nebbia e la loro luce brilla.
INVITRO - Fragorosi Boom (Stone Blind Productions)
Gli Invitro, band milanese, presenta questo mini Cd chiamato Fragorosi Boom, tutto giocato sulle chitarre e abbastanza granitico, ma si sa gia' che dal prossimo lavoro introdurranno elementi elettronici nel loro sound. In attesa, dunque, di queste nuove coordinate ci gustiamo questo debutto.
Il mini cd è comunque bello: con una line up classica gli Invitro dimostrano di saper suonare con una certa grinta, anche se nel turbine chitarristico s'incontrano anche momenti tranquilli e un suono abbastanza raffinato come in Mai...ormai, costruita molto intelligentemente (e che dal vivo fara' venire voglia di muovere il culo a piu' di una persona). In Disperdersi forgiano un suono adatto proprio ai nostri giorni, nervoso e schizofrenico, con i duetti delle chitarre di Davide Sada e Ricky a farla da padrone. Una maggiore cura della voce avrebbe ottimizzato questo prodotto. L'introduzione di Dieselove ha poi qualche reminescenza gotica,anche se il bravissimo batterista Fede, un vero tornado, trascina i ragazzi della band in un rock velocissimo e tirato.
Attendiamo perciò gli Invitro alla seconda prova, anche se con gia' con questa si sono dimostrati una delle piu' interessanti band dell'hinterland milanese.
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