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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Patty Pravo - RADIO STATION 50’06” (Pravitia/Sony)

Ormai i veri artisti non esistono più, quelli di cui bastava uno sguardo per attirare l’attenzione del pubblico, quelli che attraverso un’ottava della voce riuscivano a far venire i brividi, quelli che attraverso la loro vita facevano sognare. E’ davvero incredibile che ancora dopo trent’anni ci siano dei grandi capaci di far provare le stesse emozioni di sempre. Patty Pravo rimane immutata nel tempo, fisicamente e mentalmente, forse nemmeno lei avrebbe immaginato che in quei giorni quando passeggiava con Ezra Pound nella sua magica Venezia, sarebbe diventata un mito della musica italiana. Come negli anni passati, Radio Station è una garanzia di qualità ed estasi elevata. Fresca reduce da un San Remo squallido, dove lei è stata l’unica regina incontrastata, pubblica ora un album difficile che contiene il brano sanremese L’immenso scritto da quella meraviglia di Roberto Pacco, che si è dimostrato un autore più interessante dei recenti Vasco Rossi,Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri. Radio Station ancora farà storcere il naso ai ciarlatani di radio private, ai benpensanti, ma ammalierà persone dai gusti coraggiosi e anime prave. Bisognerà vedere se come vendite Radio Station riuscirà ad eguagliare Bye Bye Patty, o Notti Guai e Libertà o Una donna da sognare, ma io scommetto di sì.
La produzione stavolta non è affidata ad un solo team, ma ci sono diversi tecnici e produttori, si vada Roberto Vernetti già con i Delta V, agli Avion Travel, al già citato Roberto Pacco, al brasiliano Marcelo Costa, a Roberto Giglio, quasi tutti nomi nuovi a nutrire la mantide Patty Pravo.
L’elemento sorpresa in questo nuovo album è determinante. Una grande maturità che si percepisce in tutte le dieci tracce. L’immenso è deliziosa, cupa nell’introduzione sembra risvegliare i fantasmi di Emily Dickinson, ansie e paure, inquietudine e voglia di amore allo stesso tempo. Un gioiello.
Lontano sempre composta da Roberto Pacco (ma chi è??) è il rovescio della medaglia: lineare, chiara e felice con i grandi Cugini di Campagna ai cori; La forma materiale un pezzo caldissimo che viaggia attraverso la bellissima voce di Nicoletta qui al meglio della sua forma. Per gli amanti della discordia c’è invece una A me gli occhi stralunata che affonda i suoi toni in qualche traccia di Occulte Persuasioni con una grande batteria metallica e distorta di Mimmo Ciaramella degli Avion Travel. Esplosione di ritmo è invece Noi di là un pezzo del grandissimo Carlinhos Brown scandito da un potente basso di Arthur Mala e da percussioni titaniche e rimbombanti, l’ideale prossimo singolo di Nicoletta.
Fammi male che fai bene, è l’ala più estremista del disco , vero punk noise metallico e ossessivo che solo Patty Pravo poteva fare, altro che nuove bands underground italiane. Voce sanguinolenta e malata, chitarre pesanti, ritmi rallentati, il punto di comune accordo fra Male Bello e Parole . Patty vomita lamenti sadomasochisti, assolutamente regina della yakuza, verso la fine ci si avvicina al cyber-noise. Grandissimo pezzo. Ma ancora se tutto questo potesse non convincere ci sono gocce di pioggia radioattiva in Captivity un pezzo di dieci minuti con la conclusione di A me gli occhi; tutto sovrastato dal magico piano scintillante di Federico Bruno e dall’organo in lontananza di Roberto Vernetti come onde calme nel mare della sirena Patty Pravo, regina degli abissi più celesti, con una voce in grandissima forma, dizione perfetta, una preghiera notturna, che denuncia la fragilità di questo mondo. Grande ugola che si libera nell’aria con la delicatezza di una piuma che vola lontano. Patty Pravo conferma con Radio Station una grandezza ritrovata a pienemani. Ancora più interessante che nel recente passato. La Minaccia bionda fende l’aria con i suoi artigli ancora più taglienti che mai. Quando la musica ti fa piangere per la bellezza e il messaggio d’amore che emana. Altro che Matia Bazar………roba da matti.

Matka - ZEN N.3 19’15” (Toast)

Avrebbe potuto essere un bel cd, ma la sua durata minima non ci consente di approfondire il materiale. Il riferimento al Giappone non si nota, visto che si tratta di un rock-robusto e melodico allo stesso tempo, forse in qualche arpeggio di chitarra, e comunque i Matka ripercorrono la strada della Dave Matthews Band e simili, un suono americano che ben si agglomera con una verve tipicamente italiana. Questo è il secondo lavoro dei torinesi Matka, ancora una volta pubblicato dalla coraggiosa Toast, una delle poche etichette che da spazio alle nuove bands. La radice dei pezzi però, analizzandoli bene, sembra partire dal blues, anche se poi è il tessuto rock a prevalere. Eugenio Mirti è comunque un bravo compositore che scrive musiche e testi, e c’è anche una bella voce femminile che corrisponde a Rita Martini. Invece il cantante leader è Roberto Rosso, che ha uno stile suo e non insegue i soliti ammiccamenti alla Piero Pelù. Grande energia comunque sprigiona questo cd, e appunto un innata intelligenza compositiva e di tecnica. Gli arrangiamenti sono pulitissimi e non tolgono nulla ad un rock graffiante e in alcuni tratti cattivo. Zen n.3 la title track posta in chiusura è anche il pezzo più lungo, una ballata elettrica,con qualche spruzzata di chitarra acustica che cambia spesso refrain, e alla fine rende bene. Fin qui è stata una sorpresa ma mi sarebbe piaciuto analizzare un intero cd. Dal vivo potrebbero anche eliminare ogni interrogativo.

Zerokelvin - ELETTRICO 14’53” (Toast)

Con una maggiore promozione, gli Zerokelvin potrebbero aver una audience più numerosa. Infatti il loro sound è una sorta di Edoardo Bennato molto più elettrico per l’appunto, ma anche musica pop sparata come un bazooka.
Incidono per la Toast, ma se qualche major li incontrasse sono sicuro che li ingloberebbe. Il loro cocktail di musica è carico di energia e adrenalina. Amanti di Iggy Pop al punto che il chitarrista ha usato lo stesso nome. Comunque il lavoro è uno dei migliori della Toast e lo dimostra in pieno il brano Lobotomia , un rock’n’roll roboante e melodico che fa da antitesi a Rifiuto molto più punk e vicina ai Bad Religion, Zapping è agguerrita e molto calibrata, il punk raffinato sta di casa qui e viene lanciato a 30000 mila mitragliate al minuto per poi evolversi in una canzone pop di ampio respiro. La copertina con la mucca potrebbe far ricordare i Pink Floyd di Atom Heart Mother, ma non c’è nessuno stralcio di psychedelia. Attraverso le parole c’è una rivoluzione e la musica è lo schermo dove proiettare questi contesti sociali. Davvero gradevole, un esordio che insegna tantissimo.

Jet-Sons - ARIA NUOVA 20’02” (Toast)
I Jet-Sons sono un trio di Cantù (Como) composto da Stefano, basso e voce, Oreste, chitarra e voci e Roberto, batteria e voci, che esplora diversi generi tutti riconducibili a una matrice prettamente rock. Questo è il loro terzo lavoro e vede la formazione cambiata. Il suono è professionale e nonostante i pezzi non siano così orecchiabili, potrebbero interessare masse abbastanza cospicue di gente. C’è aria di rivoluzione anche perché i ragazzi hanno abbandonato l’inglese per imbracciare l’italiano. Un tentativo, questo, che ci sembra però non andato a buon fine (in alcuni casi è abbastanza incomprensibile riuscire a distinguere i vocaboli). Come dicevo Aria Nuova è prettamente rock e non ci sono momenti acustici o infarciture new wave, non c’è nessun cedimento, il treno marcia a velocità incredibile, stazione dopo stazione. Un buon groove attraversa tutte e cinque le tracce e l’equilibrio nel trio è notevole. La voce di Stefano è interessante ed è lo strumento guida del cd. Difficili da catalogare, come le ultime proposte interessanti della Toast, deliziano e confondono allo stesso tempo. Un gruppo che viaggia nei propri binari senza sconfinare in modelli già sentiti. Da seguire col tempo.
.Officine Aurora - APPUNTI PER UNA NUOVA VITA 19’17” (Toast)
Nonostante ci siano degli spunti originali in questo debutto delle .Officine Aurora, si riscontrano echi provenienti dal cold punk di chiara matrice britannica come Psychedelic Furs e Joy Division.
Le chitarre sono vagiti di white noise e creano una sorta di rimembranza di primi anni ‘80, ma in qualche modo si evolvono e perciò diventano interessanti. Appunti per una nuova vita è tutto giocato sul minimalismo d’effetto, infatti pochi strumenti che costruiscono un pantheon grande, sono un trio e le grandi prove le offrono in pezzi come Dal dialogo stupefacente, rock solido ma colorito con sfumature policromatiche, e Potremmo dire con qualche aria arabeggiante sempre racchiusa in quattro spoglie mura tinte di candore britannico. Niente di cervellotico, ma rock diretto e a volte ingombrante. Interessante poi è il tappeto percussivo del bravissimo batterista che ha convogliato l’ensemble drumming in una sorta di giungla tribale, tam tam di guerra, che arricchisce tutto l’insieme con una sprizzante e pazza energia, dovuta anche al fatto che il cd è stato registrato in studio in diretta. Se continueranno a proporre debutti come questo, senz’altro la vita delle .Officine Aurora potr
ebbe essere più longeva di quanto ci aspettiamo. Io glielo auguro di cuore perché i presupposti ci sono tutti.
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