voi siete qui: drive index > musica > bloc notes indice > marzo 2002

 

visita l'indice della rubrica per consultare le recensioni e gli articoli finora pubblicati

la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Chuck Weiss/Old Souls & Wolf Tickets

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo č Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
Gruppo Spontaneo Di Musica Moderna GRUPPO SPONTANEO DI MUSICA MODERNA 19’59”(Toast)

Nel Far-West italiano e cioè le Langhe e tutto il basso Piemonte, la musica degli anni’80 continua ad affascinare giovani musicisti. Il Gruppo Spontaneo di Musica Moderna è rimasto colpito da queste atmosfere ed è una prova la riproposta in questo debutto di Alexander Platz di Milva, scritta da Battiato per Milva e Dintorni, un bellissimo album che purtroppo La Rossa italiana non ha più saputo riproporre. La formazione ha una buona teatralità e un cantato molto recitato, e comunque l’album, eseguito in modo calibrato e preciso, è tutto guitar-oriented e si rispecchiano echi di Thin White Rope. Sfiorando me ha anche una bella melodia, Paradossalmente tuo è più dura e ha un ritmo che aggredisce ed esplode grazie alle chitarre e al basso; O-d-o è una fusione fra romanticismo e guerra, con suoni graffianti ma sempre raffinati. Sentimenti rivolti al cielo e catapultati di nuovo in terra in un rock dalle tinte solide e robuste.. Non tanta sperimentazione, ma quello che presentano è davvero dignitoso. Un gruppo per cui non s’intravedono porte chiuse, ma solo un luminoso orizzonte.

Isola Di Niente ANGELI MANNARI 17’32” (Toast)

Secondo mini-cd per i vercellesi Isola di Niente, sempre basato su sonorità soft- funky jazz, ma questa seconda prova è davvero un bel disco. Una bella orchestra perché il gruppo, composto da cinque elementi, si arricchisce anche di due ospiti, rispettivamente alla tromba e al trombone, una vera big-band come quelle di strada di New Orleans, che produce suoni di festa danzerecci. Chiara produzione, suoni limpidi e trasparenti. Senza un attimo di tregua tutto rulla. Alcuni momenti sono troppo dirompenti e troppo omogenei perciò qualche "uscita di campo" avrebbe creato un cd curioso. La sezione fiati è, però, strepitosa. Angeli Mannari è composto di pezzi con un buon groove come in Lucifero, canzone d’assalto ma dolce. Più ricca di graffiti jazz é, invece, Il sogno, costruita su ritmi tesi e decisi con un bel basso di Roberto Salino che spinge il pezzo verso paesaggi r&b. Forse c'é troppa pulizia, ma il risultato è centrato. E il funky esplorato in pieno.

Il Pianto Di Rachel Cattiva SOTTOBOSCO 15’50” (Toast)

Da molto tempo sulla scena ed apprezzati, finalmente Il pianto di Rachel Cattiva arriva all’esordio con Sottobosco. A volte cattivissimi, a volte curiosi e dolci, con pezzi che farebbero invidia ai Tiromancino, i nostri producono un disco maturo, in cui ci saremmo aspettati una maggiore ironia. Invece loro si prendono molto sul serio. E' punk con strane miscelazioni, strane angolature e una ventata di perduta gioventù. Stabilire un genere è difficile, tutto va all’insegna del circo rock’n’roll, anche di quello più navigato e smaliziato. Puro stato d’incoscienza va sparata al massimo volume, e c’è un grande equilibrio fra voce e strumenti, chitarre che urlano come dei lupi nella steppa. Sottobosco è puro stile Rachel cattiva, con una melodia stuzzicante che é già un piccolo marchio di fabbrica. Paranoia è meno interessante perché ricalca in qualche modo il punk contaminato col metal (Joan Jett + Sepultura). Un gruppo da seguire attentamente perché ha grandi cartucce da sparare, come dimostra il brano D.O.C, riuscito esempio di prog-metal molto ricercato e allo stesso tempo immediato. Sentire per credere.

Jean Jovenet INTERFAITH 58’29” (Interfaith)
Dovremmo ricordarci di Larry Martin o di Mama Bea Tekielski, per annotare le ultime cose interessanti arrivate dalla Francia, e ora, nel 2002, arriva Jean Jovenet con Interfaith, un cd stranissimo…Fisicamente Jean ha echi somatici di David Bowie, Iggy Pop e Peter Murhy dei Bauhaus. Suoni elettronici e tempi disco drum’n bass sono principalmente i generi affrontati da Jean (vedi Liquid Gold) ma non sono estranee le chitarre come avviene nella bellissima ballata assassina Kilglass Lake, un pezzo davvero stupendo ricco di pathos ed intensissimo. Interfaith è anche il nome dell’etichetta e questo esordio è davvero molto promettente. Sembra di ritornare alle pagine più belle di Jobriath o di Zaine Grieff o di Duffo, sfortunati alfieri del post-clone rock glamour. Nulla è scontato, e Jean suona chitarre e canta splendidamente, e ha una piccola band di musicisti espertissimi. Fascino e bravura emergono a piene mani. Vertigo Wax, qui proposta in due versioni, inizia dove finivano i Sigue Sigue Sputnik di Flaunt it, ed è rinnovato vigore verso la statua di cera che corrisponde al nome di Tony James. Alice in Furs è interessante: una canzone minimale abbastanza loureediana ( e non poteva essere altrimenti visto il titolo…) tutta giocata su pianini meccanici e ticchettii da pendola antica. Qua e là le atmosfere s’intingono di suoni orientali e fanno di Interfaith un lavoro frizzante, forse troppo aperto ad influenze esterne, ma comunque tutto è positivo e fa respirare aria pura e ossigeno. Consigliato a tutti gli amanti del glam che si era solo assopito.
Nema Problema K@RMA.NET 17’49” (Toast)
Dopo una lunga eterna assenza, tornano i Nema Problema, una band vicentina "guitar oriented" che non ha mai raggiunto una grande popolarità al di fuori del Veneto. Quella vecchia volpe di Massimo Ferrauto li guida ancora, anche se lui è il cantante, mentre invece il chitarrista su cui s’imbastisce l’intero cd è Bob. Questo è un mini-cd e, forse, dopo un ascolto attento, si va un po’ più lontani del solito verso un suono indie infarcito di chitarre. Da anni battono le strade e grazie alla Toast hanno inciso K@rma.Net, davvero un mini intelligente, con dei testi molto belli, armonie sovversive e aria fresca che esplode al di fuori dell’odio per raggiungere la gioia di vivere che un nuovo vento soffia. Quattro musicisti in piena forma. Stanno a metà tra i Barenaked Ladies e il rock grezzo di Henry Rollins. Semper racconta la bizzarra storia di un sogno metropolitano. Un'ultima osservazione: il rock e il pop e la new wave che ne escono fuori male si adattano alla copertina misticheggiante ma, forse, nella Bhagavad Gita loro hanno trovato la soluzione del male dei giorni nostri. Un album inaspettato ed eccitante.
Richard Bone COXA 52’44” (Quirkworks Laboratory Discs)
Esistono musiche ispirate profondamente dall’anima, un passaggio dal pentagramma alle stelle, un mezzo per raggiungere qualcosa divino. Appartiene a questa categoria il cd Coxa di Richard Bone, grandissimo musicista che fu fondatore dello stupefacente gruppo Shox Lumania che furoreggiò a New York e che pubblicò una cassetta ormai mitica (Live at the Peppermint Lounge). Gli Shox Lumania furono una meteora che segnò profondamente il venire di tutta la musica dandy elettronica degli anni’ 80. "Troppo e troppo presto" come suggeriva un disco delle New York Dolls. Fa un grande piacere ritrovare Richard Bone dopo anni, la musica è totalmente diversa ma, appunto, bellissima e piena di estasi clamorosa. Coxa è un lavoro a senso unico dove sottili percussioni s’invaghiscono di tastiere massicce ma cristalline, suoni di un’altra era, passato o futuro non ha importanza.
Una musica terapeutica , liberazione e creatività, quiete dopo la tempesta. Jazz infarcito di lounge music che raccorda Yma Sumac con i New Order attraverso Herbie Hancock. Non è la rielaborazione il punto forte di Richard, ma una nuova scrittura vicina a stili classici in un’ottica odierna.
Sintetizzatori e computers usati con cuore (prevalendo l’aspetto umano sul cyborg), suoni della natura, oceani, uccelli, contaminano questo lavoro che non piacerà ai puristi del jazz, ma che si pone avanti in fatto di novità. E chi apprezza la musica d’avanguardia rimarrà senz’altro colpito dalle nove tracce di Coxa (l’ultimo pezzo è senza titolo)..Non a caso ha trovato in Italia la giusta appartenenza presso la MaSo, grande etichetta particolare e di ricerca.
Dragneta my love è un pezzo magico: le tastiere romantiche fanno da introduzione a un nero sassofono che traccia fuochi d’artificio in una notte calda, una melodia suadente che diventa poesia subacquea come l’alba arancione sul Gange. Insomma, un lavoro eseguito con devozione e diligenza, che ha raggiunto in pieno il suo scopo. Ricordiamo che i dischi di Richard sono anche pubblicati in Italia dalla Materiali Sonori e che il suo sito è www.hypnos.com/bone
webmasters: stefano marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati 1999-2003 | a True Romance Production