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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Chuck Weiss/Old Souls & Wolf Tickets

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
ivan maroello - TERRA MAGNIFICA 37'47"(Artesuono/Aua)

Ivan Maroello è un artista della ArteSuono , splendida etichetta che cura particolarmente i suoi prodotti anche da un punto di vista grafico. Lui suona piano, tastiere, percussioni e campionamenti. Per questo Terra Magnifica ha optato per un suono etnico convenzionale, infarcito di ritmi dance e voci da sottofondo. Terra Magnifica è un omaggio al Friuli Venezia Giulia, terra natia di Ivan. Il cd contiene due grandi pezzi come Melodia celtica e I riflessi del lago, la prima ritmata, la seconda più intimista. Le musiche appaiono semplici, ma c'è qualche gemma di passaggio che va ad incastonarsi nel tessuto, creando dei veri gioiellini di cristallinità e purezza. In Silva Giulia appare anche una chitarra acustica che sprigiona dalle nebbie un canto andaluso, testimonianza di come il Friuli sia stato in passato un crogiolo di contaminazioni e immigrazioni dei più svariati popoli. Il ritmo, poi, è un soft-jazz d'atmosfera vicino alla new-age. Il pianoforte solare e i sintetizzatori incantano e ti portano via verso lidi lontani dalla galassia. Bellissimi anche gli interventi alle chitarre di Massimo De Agostini. Aria di poesia, meglio di un libro di versi. Ivan riesce a trasfondere in suoni quello che le parole scritte a volte non riescono ad evocare. Bell'esordio, ma attendiamo per una maggiore conferma un'altra prova di Ivan Maroello.

Artisti vari TR-IBUTE A WIZARD 62’19” (Awats)

Quasi trent’anni passati non hanno cambiato l’opinione di giovani generazioni nel considerare A Wizard, a True Star di Todd Rundgren un capolavoro che il tempo non ingiallisce. Così un gruppo di vari artisti ha deciso di reincidere per intero il disco di Todd Rundgren del 1973. Certo tributi a Todd ne sono già stati fatti, però questa operazione non ubbidisce a leggi di mercato e pare davvero una bella sorpresa: attraverso composizioni come Sometimes I don’t know what to feel, qui rivisitata da Lee Mc Clellan o Rock’n’roll Pussy, di Billy Marsh, o Just another Onionhead Da/da dali di Jay Hallett (tutti i tributari sono esordienti) ci si accorge di come le canzoni siano state avanti nel tempo. Il rock’n ‘roll viene scarificato ed elevato a massima potenza, introducendo elementi caratteristici di altri stili e generi diversi, per poi riportare il motivo verso l’inizio originale. Anche nella copertina viene ripresentato lo stesso puzzle, però in versione cyber, e non regge il confronto con la bellissima copertina originale realizzata da Arthur Wood per la Bearsville Records. Naturalmente c’è anche qualche caduta di tono, come la Flamingo di Ron Napoli, che è impossibile da eguagliare alla versione di Todd. Il cd, per chi lo volesse acquistare , può essere richiesto inviando una mail a: synchro1@ix.netcom.com. La produzione del cd ha un suono ovattato e, nonostante i pezzi siano stati incisi in studi diversi, si percepisce una certa omogeneità. A Wizard, a True Star è un disco che è entrato prepotentemente nella storia del rock eterno e quindi ben vengano omaggi di questo tipo. Peccato solo che maggioranza del pubblico non si accorga che la vera musica sta qui e non nelle charts manipolate.

michael shull - HIS AMAZING GRACE 44’36” (Michael Shull)

Un cd interamente dedicato al dulcimer, uno strumento antichissimo americano che ha visto la sua comparsa anche in ambienti rock grazie a Joni Mitchell, o a Veronique Chalot.
Certo questo è un album di dolci melodie, però Michael Shull e il suo ensemble si dimostrano come un fenomeno che va al di là della semplice melodia, un progetto interessante. Il cd contiene dodici canzoni dedicate alla grazia di Dio, dove le pizzicate allo strumento risultano ogni volta più scintillanti. Leaning on the Everlasting/Down at the Cross è frizzante, mentre Pass Me Not , O Gentle Savior è meditativa e rilassata. Shull è un caposcuola che nelle sue Smokey Mountains vanta una notevole notorietà.. Immagini di pastori, di antichità, di lanterne nell’oscurità, quando per scaldarsi bastava il suono di un piccolo strumento così geniale e caro, e ammirare le lucciole nelle notti d’estate.. Nell’ensemble figura la bravissima Karin Lyle all'arpa e al fiddle. Non servono parole per cantare queste canzoni, il dulcimer è uno strumento che parla e tesse splendidi arrangiamenti. E’ il cuore che canta e, molte volte, un disco come questo risulta
molto più terapeutico di tonnellate di rock.

Zu + Eugene Chadbourne - MOTORHELLINGTON 52’03” (Felmay)
Gli Zu meriterebbero un premio non soltanto per essere una delle più grandi bands italiane in fatto di originalità e potenzialità, ma anche per aver pubblicato quel gioiello che risponde al nome di Bromo. Ora dopo il primo esperimento con Eugene Chadbourne ci riprovano con Motorhellington, che è un album di covers che vanno dai Motorhead a Charles Mingus. Le covers sono tutte creative e non una semplice rilettura, estremamente eccellenti ed anarcoidi, apparendo unite da quel sottile filo di comunicazione che è l’ironia mascherata da follia. Un voltafaccia al business. Questa seconda prova insieme a Chadbourne è senz’altro quanto di meglio avrebbero potuto produrre. Sacrifice dei Motorhead acquista una nuova tinta e il suono un po’ obsoleto della band di Lemmy scintilla ancora una volta, e fende l’aria; Boogie Stop Shuffle di Charles Mingus spinge il jazz in territori quasi dance, ma non si è perso nulla della grandezza originale: il tempo è un upbeat con le scorribande noise della tromba di Roy Paci; Corcobado di Antonio Carlos Jobim diventa musica monastica, suprema, sacra: la bossa nova viene trasformata in un pezzo intellettuale, da ascoltare attentamente senza perdere un passaggio. Ancora una volta un puzzle gigantesco dove è difficile trovare l’origine e il termine, ma solo una grande voglia di suonare, divertirsi e fare di tutto questo un'arte.
milch - SEVENTY GLASS 41’09” (Olga)
L'Olga è l’etichetta che annovera nelle sue fila Fatur, e ora lancia gli epici Milch. Chiarisco subito: loro sono un gruppo dance, ma le loro canzoni hanno degli arrangiamenti magniloquenti da renderli epici appunto. Il brano Milch 00 è tutta una rollata anfetaminica, con suoni spaziali fuorvianti. Where ISP è ipnotica con scoppiettanti fastidi rumorosi in sottofondo, e voci orgasmiche da contorno. Souhait con basso pulsante si distacca un po’ dal resto dell’album arrangiato pesantemente: è una melodia contaminata da suoni di pianola meccanica, e vocine surf che ricordano i B 52’s. Overshower chiude questo album che è davvero una doccia glaciale su di noi. Suoni computerizzati, musica delle macchine , pochissima anima a parte la bella voce della cantante Cristina. I Milch si sono perduti dentro un laboratorio atomico, e speriamo trovino la formula per uscirne fuori prima che esploda la bomba. Saturazione.
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