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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Mercury Rev /All Is Dream

 

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it

ataraxia - SUENOS 54'22" (Cruel Moon)

Ogni notte un sogno, un viaggio che ultimamente ha portato gli Ataraxia a svegliarsi al mattino nei cicli della storia, per poi approdare nel continente perduto di Atlantide e, oggi, con Suenos verso il Mediterraneo. Insieme agli Ordo Equitum Solis e a Gor (che altri non è che Francesco Banchini, ospite degli Ataraxia in qualità di fiatista) gli Ataraxia sono il più grande gruppo di musica storica di ricerca operante in Italia. Questa ricerca fa sì che le esecuzioni siano attualissime e fuori tempo, le arie sono spesso tristi ed evanescenti come polvere di stelle che si perdono nel crepuscolo. Il gruppo di Francesca Nicoli, Vittorio Vandelli e Giovanni Pagliari per Suenos ha attraversato le porte del tempo, catapultando il combo nel Mediterraneo e nell'Oriente, nelle correnti sottomarine del medioevo prossimo, la luce dopo la grande tenebra. Il fantasma dell'opera fu il lavoro che rese noti gli Ataraxia e che aprì le porte ai successivi. Suenos appare più freddo di Historiae e Lost Atlantis, ma proprio la presenza di Francesco Banchini da più solarità alle composizioni, ed esse si liberano nell'aria leggere come soffioni, potenti come nubi oscure. Le tastiere appaiono qua e là timide e Suenos è il più statico degli album degli Ataraxia ascoltati fino ad oggi. Lost Atlantis, benchè seguisse un concept unico, era più vario. Suenos interpretando diversi lidi è più omogeneo. Musica statuaria come avviene in Mnemosine, una ballata struggente ed eterea con la bellissima voce di Francesca che incanta; un modo di cantare a binario unico ma che proprio per questa capacità apre universi paralleli che solo lei può emanare con la sua voce di seta. Saderaladon è tipicamente europea, fiamminga oserei dire, una cavalcata ritmica senza fine; The Corals of Aqaba (ancora con Francesco Banchini al clarinetto) è cristallina e pura.
Comunque tutti gli intrecci sonori creati dagli Ataraxia sono sempre affascinanti, quasi un marchio di fabbrica. Attendo di nuovo un maggiore uso dell'elettronica nei loro prossimi lavori degli Ataraxia e sono sicuro che la loro aura magica tornerà di nuovo ad illuminare i contorni di una gloriosa formazione italiana, unica nel suo genere.

eh? - FESTA DEI NATI IN MAGGIO 40’42”(New LM)

Era assolutamente inevitabile che gli Eh? trovassero una nuova label per pubblicare il nuovo lavoro, Festa dei nati in maggio, dopo aver esordito, sotto l’egida del Consorzio Produttori Indipendenti, con l’album Falso falso, malvagio malvagio. Ancora una volta a produrli è quel mago chiamato Bruce Morrison che era anche al banco di regia del bellissimo esordio dei Mirabilia. Rossella Pompei e Fabio Farina conducono questa band che. oltre a matrici chiaramente rock. introduce nel proprio universo sonoro dub e ultimi fermenti in campo dj. Tutto il cd è pervaso da un aroma globale, dove matrici balcaniche, mediterranee e canti patriottici vengono impastati con tempi rock o dell’ultima avanguardia house. Il risultato è estremamente urbano, con le chitarre pesanti ed acide di Fabio Farina. Dodici spaccati di vita dei musicisti vengono così narrati e musicati, dodici storie che potrebbero essere il vissuto di ognuno di noi. A volte le chitarre e la voce urlata irritano, perché già la struttura strumentale rende bene l’idea di caos e disordine, e un ulteriore pesantezza delle tracce rende Festa dei nati in maggio un lavoro difficilmente comunicabile e con una emblematica radiodiffusione, anche se probabilmente non è il mezzo di diffusione che la band cerca. Non c’è traccia di relax in questo lavoro, che ha il pregio di non avere nessuna similitudine con i cugini anglosassoni ne con parenti di casa nostra. Campionamenti usati intelligentemente per un gruppo unico che dovrebbe aver un maggior seguito. Non era da sottolineare, ma comunque i suoni di Bruce Morrison restano sempre i più lucidi in Italia. Non un brano da menzionare o tutti. Festa dei nati in maggio è un lavoro da ascoltare globalmente. Una annotazione: Distinta ed elegante composta a marzo dell’anno scorso anticipava già il problema delle donne afgane e dei loro burqa e chador. Adesso ne parlano tutti...

mario donatone & one night band - MARIO DONATONE & ONE NIGHT BAND 42'24" (New LM)
Il rhytm'n'blues, il boogie e il blues sono correnti musicali proprie degli Stati Uniti, ma hanno sempre affascinato musicisti in tutto il mondo, Italia compresa (vedi Zucchero). Mario Donatone è un personaggio conosciuto nell'ambiente romano e ha inciso un altro album per la Splasch, Blues Immmaginario, carico di gospel. Mario Donatone & One Night Band è un lavoro classico di musica "nera", sebbene sia presente qualche pennellata di jazz, soprattutto nell'uso delle tastiere; Mario ha collaborato con infiniti nomi dell'area blues, jazz e soul mondiale. Per questo lavoro si è unito alla One Night Band che è composta da amanti della cultura afro-blues. E allora la passione sfocia in un ottimo lavoro che deve essere stato anche grande divertimento per i musicisti. One night boogie è boogie ad alta fedeltà, sulla scia di gruppi bianchi come i grandi e mai dimenticati Foghat; A long day back home è una bellissima e intensa ballata, caratterizzata dai sassofoni e e dai cori dei guests Ton Sheret, Etta Lomasto, Claudia Atlas; Get what you need, scritta insieme a Massimo Cappa (batterista pulsante già con Gianna Nannini, Zicchero, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Tolo Marton) è un rhytm'n' blues caratterizzato da un organo Hammond liquidissimo; Morning Song non fa che confermare le ottime credenziali di questa band che potrebbe benissimo essere confusa con un combo americano vista l'anima completamente soul che trasuda dal cd.
patton - JR FOR 'JAUNE-ROUGE' 41'05" (Prohibited)
Questo è il primo full lenght cd dei Patton, (non c'entrano i Faith No More) una formazione belga di Bruxelles, dopo il mini-cd Love Boat.
Il titolo è enigmatico come il contenuto del cd e il gruppo, tramite una rilettura in chiave post-rock,attraversa diversi generi come il blues, il funky e la sperimentazione. L'effetto generato è un disco pulito, un rock "grado zero" eseguito in chiave rurale, che logicamente e difficilmente potrà scalare le classifiche, ma potrebbe avere un richiamo sulla stampa specializzata. La musica contemporanea è vista attraverso diverse angolature e viene scarificata per poi ridurla all'osso. Max e Sam Bodson si sono uniti al bassista Philippe Koeune per dar vita a Jr for 'Jaune-Rouge dove c'è anche il cantato o, meglio, il recitato. La nebbia e il climo freddo di Bruxelles ben si adattano alla musica del trio, che risulta semplice e onesta, e nata da innumerevoli improvvisazioni. Les Chiens è una delle songs più ritmate dell'intero cd, dove la chitarra ampia il suo raggio d'azione verso lidi jazz e anche il tempo è una cavalcata sonora e, ancora una volta, il cantato emula Lou Reed. Anche in Italia abbiamo validi gruppi che si muovono su queste stesse coordinate come i Madrigali Magri, i Kash e, più esposti verso il funk rocambolesco, gli Splatterpink.
hogwash - FUNGUS FANTASIA 71'23"(Lucifer Rising)
Gli Hogwash si contraddistinguono da tutta la produzione italiana attuale per la loro estrema internazionalita'. Questo disco, se solo fosse pubblicato in America, sarebbe affiancato ad altre stars-underground, perche' lo merita. L'unica pecca è la produzione un po' sottotono. Dovevano essere
valorizzati di più gli strumenti e il sound avrebbe acquistato una maggiore chiarezza. Comunque il disco offre tredici grandi brani, con una originale struttura compositiva, senz'altro partiti da improvvisazioni e poi cammuffati in songs. Il disco non è assolutamente commerciale, ma può essere accessibile. Gli Hogwash piaceranno a chi ama gente come Kyuss, Fu Manchu e Three Fish, ma anche a chi in passato guardava ai Jo Jo Gunne. E siccome su quel versante esce poca roba valida, gli Hogwash colmano degnamente un vuoto.
The baith è una divulgazione onirica e acida, guidata da delicati arpeggi di chitarra e basso pulsante, con la musica che sembra nascere da una sorgente irridiscente di luce acida. Willie the rebel è rock'n'roll esplosivo, con la sezione ritmica che sovrasta su tutto e la voce quasi doom - un sintetizzatore oscuro avrebbe reso ancora più inquietante questo pezzo. Travolgente. Come del resto tutti i brani di questo ottimo CD. Fungus fantasia, il pezzo omonimo in apertura dell'album, ha un ottimo giro armonico, ed è pieno di stacchi e controtempi tutti uniti dalla voce un po' più capricciosa di E.R. - compare il synth ed è bellissimo il finale con una chitarra dalle lacerazioni orchestrali. Limpid e The Spine le accomuno, ballate la prima elettrica, la seconda acida e più pop, con una chitarra quasi hawaiana, entrambe proiettate nell'orizzonte concreto del divenire di una serata magica. Season Wrap è un disperato lamento, reso più drammatico dalla chitarra incisiva. Spiral Walls e 5 Poles Field confermano le due facce di un rock apocalittico, la prima nel furore della battaglia, la seconda al termine del conflitto, elettro-acustica e piu' rilassata. Bloodgrim paga il tributo ai Kyuss, ossessiva verso un turbinio di elucubrazioni radicali del suono, addolcita alla fine da un tenue synth, anche se un flauto avrebbe reso l'idea ancora meglio. Fungus fantasia è uno dei capolavori del rock italiano ed è sicuramente un biglietto valido per oltreoceano.
rollercoaster - HIGH SOCIETY 54'22" (Suiteside)
Un po' confusa questa seconda prova per i Rollercoaster. TheThrill Crowd era stato l'album d'esordio e con le sue atmosfere psychedeliche incrociate con il rock d'assalto di Detroit si era rivelato funambolico e divertente. Anche adesso sembra che la ricetta sia la stessa e cioè raggiungere l'obiettivo di una musica nuova che fonda questi stili. Chitarre bizzarre e organi hammond stavolta usano un linguaggio prettamente seventies, evidenziato anche dal cantato tipicamente loureediano. Le canzoni sono tuttavia spontanee, anche se sembra che il metodo di composizione dei Rollercoaster vada a ritroso nel tempo, in ordine cronologico, e così si passa dal 1969 agli anni '71 -'73 dove s'iniziava a introdurre i fiati in ambito rock (Nosebleeding). Così questa spontaneità a tavolino crea qualche dubbio sulla resa finale. Ma ci sono anche momenti in cui qualche zappata appare davvero geniale, come nella infuocata Cut me out of this shitty scene, immagini notturne di una passeggiata nel lato selvaggio di New York, per fermarsi poi in una bottega londinese di Carnaby Street. I Rollercoaster sono una band racchiusa nel loro sogno popolato da folletti corrispondenti al nome di Velvet Underground, Ultra-Violet, e tutti quei personaggi bizzarri che uscirono dalla Factory di Andy Warhol. Bologna , nuovo centro di rock-art.
Da gustare con un bicchiere di whisky, una sigaretta accesa e l'immagine di una metropoli che si addormenta con gli echi di un blues narcotico. Ancora una volta Matteo Perra si fa aiutare da Giuseppe Barone e da Giacomo Fiorenza, rispettivamente dei Valvola e Mirabilia.
utopia - OBLIVION TOUR 78’54” (Crown)
Il fiore di loto che si schiude in copertina genera un cuore. Musica che nasce prima dal sentimento, e poi passa per il cervello. Oblivion tour degli Utopia, un bellissimo documento che testimonia quel tour del 1983 per la formazione di Todd Rundgren così carica di energia, fascino e grandi avventure sonore. Dal fiore di loto esce un fanciullo eterno che è la mente di Todd, sempre con la voglia di crescere, di sorridere, di non invecchiare, di stupire e Oblivion tour lo testimonia. Ultimi cavalieri di un’orda elettrica che ha ormai sepolto i propri cervelli nella sabbia gli Utopia sono stati una grandissima band, capace di fondere qualsiasi musica e, grazie all’aiuto del loro leader, essere sempre dieci anni avanti o, per capriccio e divertimento, dieci anni indietro (Deface the music). Ma qui è soprattutto la sarabanda alla corte del mondo utopiano che esce fuori: chitarre, tastiere elettroniche, batterie pneumatiche, stick bass, cori e lead vocals da capogiro. Quattro cyborg dalle multicentriche identità scandagliano le proprie spade al servizio della squadra…Non scrivo queste righe con enfasi, e se appaiono epiche, beh, dopo un ascolto di Oblivion tour potranno sembrare piccole e minuscole…Swing to the right, tratta dall’album omonimo capolavoro del 1982 (uno dei migliori in assoluto di tutta la discografia Rundgreniana), ci lascia spiazzati per il suo ritmo swing- jazz cadenzato su tastiere di cristallo suonate dal grande Roger Powell e sembra davvero che il tempo si sia fermato a quel lontano 1982 quando i Talking Heads pubblicavano Fear of music e i B’52’s Mesopotamia, o gli Psychedelic Furs Talk talk talk, eh già perché Swing to the right era uno degli album che caratterizzarono gli anni ’80.
Truffaut, Meet the Beatles, una fotografia all’infinito, gli emblemi di un commentario socio-politico. Swing, folk, zappa melodies, ritmi ellenici, beat rock, Rundgren style, soul elettronico, frippertronics, disco-music, love songs e merseybeat style era tutto ciò che era racchiuso in quel capolavoro… diversissimi approcci uniti da una meditazione comune che ha generato quelle perle come un gioco. Todd Rundgren come canta in una sua canzone è veramente nato per sintetizzare,note del pentagramma come obiettivo dei nostri tempi. Oblivion Tour rispecchia il concetto di equilibrio fra i quattro membri di Utopia, ognuno ha i fari puntati su di sè, e Todd vuole essere un semplice componente, ma non era possibile. Troppa acqua è passata sotto i ponti, acqua e musica contaminata, sporca, non originale. L’ estro del mago ha qualcosa dei grandi compositori dell’ottocento, sarà perché anche un pezzo disco come Too much water riesce a non essere banale ma diventare ricerca infernale di ritmi ossessivi futuristici all’interno della forma canzone. Percussioni dal ritmo primitivo sono le protagoniste di Bring me my longbow, un pezzo che credevo Todd non eseguisse mai dal vivo e che invece, sorpresa, viene riproposto qui.
Un raggio di luce rosa attraversa le tracce di questo cd, uno dei tanti dei TODD ARCHIVE SERIES. L’ascoltatore riesce a stare con il sorriso sulle labbra e forse anche con qualche lacrima, perché sono talmente pochi i dischi cosi modestamente grandi nell’universo musicale. Non una pubblicità, non un annuncio, solo la pubblicazione ed il resto avviene da solo…
Dischi che non trovano la via dell’abbandono, ma semmai saranno rari tesori in città semi-distrutte. Utopia una band che non esiste più, ma che è stata come la Cadillac del rock.
Todd ora sta suonando con John Entwistle, Alan Parson, David Pack e Ann Wilson per il A walk down Abbey Road Tour. Senz’altro starà preparando delle sorprese, la linea di fuoco non è mai sta spezzata. Intrappolato nel mondo creato da lui stesso, lo scrigno dove armonia, melodia, composizione, invenzione si liberano sotto la forma di una canzone che vola alta nel cielo, leggera come una piuma, chiara come una stella.
frammenti - L’APPESO 30’00” (Fork Boys)
A chi ama canzon,i ma ad una velocità supersonica, hard-core punk dilatato ma ricco anche di aperture verso altri lidi, consiglio i Frammenti, una band torinese vicina ai grandi Panico che pulsa di energia viva e sensibile ai problemi sociali della città. Infatti la forza espressiva di questa band, che ha prodotto un bel 12 pollici elegantissimo con un bel albumetto all’interno, è proprio questa: aprirsi a nuove soluzioni musicali - come accade in Nadine, terzo brano del primo lato di L’Appeso.
Il ritratto di Torino esce in modo realistico: una città fredda, dura, colma di nebbia da dissipare, clangore metallico e vapori insani, cieli oscurati dall’inquinamento e monumenti bellissimi che contraddistinguono la città. Odio e rabbia tramutati in musica. L’appeso è stracolmo di testi cinici, bassi e chitarre usati come mitragliatrici, ed è anche il futuro dell’hardcore-punk perché più in là di qui non si può andare. Tre o quattro accordi bastano per far diventare la musica micidiali bombe come avviene in Un altro inverno. Sporadicamente il disco è attraversato da noises disturbanti, il male che ci circonda e la merda che ci scagliano addosso vengono rappresentati dalle chitarre. Un motore roboante per le strade della società malata , isolata , chiusa di oggi. Il libretto interno è curatissimo e la copertina è curata dallo studio di Torino, Necron (che pubblica anche fumetti intelligenti), e stranamente presenta immagini naif che sono l’opposto della musica presentata.
L’appeso, attraverso la sua musica dura e dai testi tristi, offre una soluzione dalla struttura emozionale e corale, le voci sono usate come quelle dei Ramones. Peccato che le info su questa band siano così poche. Si dice in giro che abbiano collaborato all’ultimo parto dei Panico... bene, allora questi sono solo appunti, la conferma fra qualche mese.
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