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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics e Black Heart Procession

disco del mese

Mercury Rev /All Is Dream


ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
bartok - THE FINEST WAY TO OFFEND YOU 49'46" (Gamma Pop)

Poco si sa di questa band italiana chiamata Bartok; il nome sembra essere ispirato a Bela Bartok, anche per via di alcune composizioni minimali, e comunque questa band sembra rifarsi ai Devics e a Nick Cave. Infatti le loro sono murder-ballads, e il gruppo dà molta importanza ai testi che accompagnano ballate con arrangiamenti ricchi di tastiere strampalate che si stagliano spigolosamente contro la struttura delle canzoni, molto recitate. Il quadro che ne esce fuori è, comunque, grande. Le canzoni sono dieci e se, tuttavia, l'ambito è quello del rock esse offrono molto di più. Polansky ha un atmosfera tetra, dall'incedere sepolcrale, disturbata da tuoni e noises inquietanti; Untitled ospita un piano assassino che sferza colpi di lama su carne inanguinata; Damo's question brilla per una bella performance vocale da vero crooner che poi lascia il posto a una ballata vicina ai Black Heart Procession. E' anche il pezzo più lungo (dura quasi 10 minuti) ed è una preghiera, una litania che non annoia mai e che pian piano sbriciola i riferimentisi durante l'ascolto per il coinvolgimento. Slacker, invece, rieccheggia il folletto Julian Cope. Un disco per adulti che giocano con un'eterna infanzia e, comunque, davvero un debutto interessante.

theremin - UNA VENDETTA PER DINGO 35'39" (Nkk)

I Theremin sono una band di culto italiana abbastanza rispettata per i precedenti album di elettronica lo-fi, infarcita di riferimenti agli anni '60. Questo terzo album è un'ipotetica (o forse vera?) colonna sonora di uno spaghetti western all'italiana, ma di far west c'è ben poco, anche se pezzi come il Theme from Dingo occhieggiano a un bel pop dagli sprazzi quasi sinfonici. Secondo incubo di Dingo è puro esperimento, a metà fra la ricerca e l'improvvisazione;Nella chiesa non ha, a differenza del titolo, atmosfere sacre, ma è piuttosto una fuga elettronica sintetizzata, davvero uno score ideale; Rito 2 sono frammenti di deserto messicano attraversato sotto il sole; Man Dingo è invece percussiva e tribale, molto minimale, senza l'ausilio di altri strumenti che non siano le percussioni. Invece Guarigione sembra spostare il tappeto percussivo verso lidi ellenici , uno pseudo sirtaki divorato dai sintetizzatori ossessivi. Tutte le composizioni hanno una facile grazia ibrida che non è solo sperimentazione, ma una poltiglia densa dove confluiscono diversi elementi. Alla fine si nota che i suoni impiegati sono davvero ampi e che i collegamenti sono infiniti. Non un album festoso, comunque.

julie's haircut - EVERYTHING IS ALRIGHT 27'45" (Gamma Pop)
I Julie's Haircut sono una delle formazioni del nuovo rock made in Italy che sopravvivono, ed infatti sono anche stati invitati recentemente su MTV. Insieme ai cd pubblicano una marea di singoli e mini cd e ora è la volta di Everything is Alright, che presenta pezzi nuovi e altri già noti in versioni differenti. Il loro rock è tipicamente anni '60, ma in una versione più cinica, come dimostra la rilettura di Sexpower, qui più dura, tetra e rallentata, ma che non perde quella infatuazione pop così cara ai quattro ragazzi di Sassuolo. New Love è, invece, sorprendentemente folk psychedelica, vicina alle ballate di Bruce Cockburn, ed è un brano davvero inusuale per una band dedita al rock'n'roll...Forse lascia presagire qualcosa di nuovo. La vera novità è, però, il pezzo Eveything is Alright con delle belle linee di basso da parte della femme non fatale Laura Storchi, un glam rock tuttavia normale se non fosse per la freschezza della bassista. Super K dura 12 minuti e qui Laura è alla voce, in un pezzo frizzante, con percussioni tribali che rocckano e rollano e lasciano una buona impressione, nonostante il cantato a volte toppi. Una musica e un gruppo da party, direbbero negli USA, ma capace di mordere e di proporre soluzioni nuove.
pelican milk - SOUTH ENOUGH 50'15" (New LM)
Eddie Kramer, producer di Jimi Hendrix e dei Led Zeppelin, dopo avere ascoltato South Enough, incoraggia la band italo-inglese a incidere questo lavoro. E così, con la produzione di Paul Chain , South Enough vede la luce. E non si capisce come questa band sia ancora sconosciuta qui da noi: South Enough, infatti, è uno degli album più intensi ascoltati in questo periodo. E' un viaggio magnifico condotto dalle chitarre di Alex Savelli che disegnano rocamboleschi affreschi di beat-rock anni '70, senza l'ausilio di nessuna elettronica, punteggiati, talvolta, da un sax che fa volteggiare la musica nel limbo del free-jazz. Difficilmente le tracce inseguono la via del rock duro e South Enough si dimostra un album attento nell'aver carpito la lezione di maestri come Santana e Mike Keneally, tinteggiandoli con oscure matrici psychedeliche. South Enough è comunque il secondo lavoro della band dopo Reacosticollution. Inutile elencare i brani migliori, tutti sono grandi pezzi, e ascoltando South Enough vengono in mente le pagine migliori del rock e e le sue contaminazioni: blues, psychedelia, hard-rock,etnia, jazz....Tutto viene accennato in modo sublime per poi dare forma a canzoni con la A maiuscola. Spero davvero che i Pelican Milk riescano ad avere una notorietà pari alla loro grandezza.
hiroshima mon amour - ANNO ZERO 28'18" (Ideasuoni)
Non sono cambiate molte cose col secondo Cd Anno zero: infatti gli Hiroshima Mon Amour seguono una propria linea che non guarda alle leggi di mercato, anche se alcuni brani rimangono pregevolissimi e, con una curata promozione, il gruppo potrebbe anche scalare le classifiche.
Se nel primo Cd c'era una voglia di andare avanti - il dark miscelato con la sinfonia elettronica e quasi progressive - in Anno zero, gli Hiroshima sembrano subire una caduta di tono, rendendo un omaggio più diretto ai loro idoli. E così Paura nella valle dell'Eden è un rock'n'roll semplice alla Rolling Stones, una copia carbone di I can't get no (Satisfaction) disturbata da qualche ronzio di tastiera.
Non è assolutamente materiale scadente come si può notare nella lirica Eclissi, con interessanti aperture al rock vellutato degli Psychedelic Furs, e con il bellissimo testo, una canzone quasi geniale.
Anno zero poteva anche essere un album pregevole, ma alcune canzoni come Desiderio impossibile sembrano appartenere, appunto, a un decennio fa e patiscono del peso degli anni. Notevole, come sempre, comunque, il lavoro alle tastiere di Pierluigi Di Sciascio, uno dei più intelligenti keyboard players italiani e le chitarre di Carlo Furii.
Gli Hiroshima Mon Amour devono proseguire la strada lasciata da ....Di notte e non tornare indietro; ora sono già al lavoro per il terzo cd, e vanno senz'altro incoraggiati per la loro caratura artistica che è capace di fondere e accomunare stili diversi. Sarà senz'altro interessante ascoltarli dal vivo.
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